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Romanzi rosa (o: di tutto ciò che ha genericamente...

Romanzi rosa (o: di tutto ciò che ha genericamente a che fare con le donne)

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Osservando le scansie delle più grandi librerie commerciali italiane vi sarà certamente capitato di imbattervi in suddivisioni “cromatiche” dei generi narrativi: giallo, noir (che si alterna al più sdoganato thriller in una deliziosa confusione di categorie), ma soprattutto rosa.
I negozi più “pignoli” hanno nel tempo abbandonato questa sommaria classificazione per offrire ai clienti-lettori definizioni più esaustive del genere di volume commercializzato: romanzi d’amore, letteratura sentimentale, letteratura per adolescenti (giuro che l’ho visto applicato in questi termini!), letteratura femminile. Tuttavia, quando capita d’imbattersi nella scansia “rosa” ci si trova spesso davanti ad una strana amalgama di testi ed autori che spaziano dall’ultimo libro sui vampiri innamorati, ai racconti d’amore fra liceali, per passare ai romanzi sentimentali dell’Ottocento e concludere con romanzi semplicemente scritti da penna femminile.
Nel calderone del rosa rientra, insomma, tutto ciò che ha genericamente a che fare con le donne e poco importa la tipologia di opera letteraria, il periodo storico o il pubblico a cui il testo è rivolto. Anche le copertine richiamano spesso il colore rosa e la grafica risulta impostata su stereotipi di “femminilità” vecchi di secoli (fiori, cavalli, fanciulle dai lunghi capelli, il mare…).

Normalmente gli scaffali “femminili” vengono posizionati all’ingresso della libreria, a fianco delle novità, dei libri di cucina-dieta-moda e dei gialli, andando così a comporre la solida base della lettura mainstream, mentre i classici o i testi collocati nel puro e semplice ordine d’autore si trovano in fondo al negozio o al piano superiore/inferiore. Se poi si osservano i movimenti dei clienti all’ingresso in libreria la situazione diventa ancor più interessante. Premetto che mi riferisco, in questa osservazione, principalmente al lettore saltuario, quello che entra in libreria per “prendere qualcosa da leggere” con lo stesso spirito con cui, alla fine di una giornata pesante, ci trasciniamo al supermercato per individuare qualcosa che valga la pena mangiare. In questo curiosare privo di meta il lettore uomo si dirige principalmente verso le scansie dedicate al giallo, alla fantascienza, al thriller, la lettrice si avvicina invece con maggior interesse alle scansie dei libri “rosa” o “pastello”. Che da sempre alcuni generi vengano considerati maggiormente approcciabili per le donne è risaputo, ma – credo – non ci si sia interrogati abbastanza sull’influsso che le scelte editoriali (grafica, colore, impaginazione, carattere) hanno sul pubblico dei potenziali lettori. Che cosa fa supporre ad un editore che un giovane uomo non possa essere interessato alla lettura di Cime tempestose? Pensiamo davvero che una copertina che vede ritratti due giovani appassionatamente abbracciati e che gioca sull’uso di un carattere “morbido” e di tinte pastello possa invogliare un maschio alla lettura? E la stessa copertina dovrebbe invece catalizzare l’attenzione femminile? Se la definizione dei “writer full stop” corrisponde attualmente solo ad un autore maschio, bianco, eterossessuale, a che cosa corrisponde la definizione di “reader full stop” se usciamo dalle ristrette cerchie dei lettori acculturati e preparati?

Il genere “romanzo rosa” non nasce certo negli ultimi decenni, ma per quali ragioni gli stereotipi ad esso legati continuano a giocare il loro ruolo anche in un contesto, come quello del mondo librario, in cui queste dinamiche (per una minor influenza dell’immagine sulla parola stampata) potrebbero essere più agevolmente superate? Ed infine l’ultima domanda, che in realtà vuole essere una provocazione: che cosa cerchiamo con lo sguardo quando entriamo in una libreria senza un’idea precisa di acquisto? Quali reazioni suscita la visione di un uomo (immaginiamolo di mezza età) con in mano un libro “rosa”?

Termino con un aneddoto (sì, non ce la faccio a non essere sempre maledettamente autobiografica). Tempo fa mi sono recata, come mio solito, a ritirare un consistente numero di fumetti dal mio “pusher” di fiducia. Essendo quest’ultimo malato sono stata accolta da un giovane aiutante che ha preso i fumetti della mia casella prenotazioni e si è messo a passarli uno ad uno sulla cassa chiedendomi di confermare l’acquisto perché, a volte, volumi di altri lettori finiscono per errore nella mia casella. Nessuna particolare domanda al passaggio dei manga e dei fumetti “unisex”, ma quando siamo giunti a Spiderman il ragazzo si è fermato e mi ha chiesto se per caso fosse uno sbaglio. Alla mio “No, sono miei” ha risposto con un sorriso e un “Ottima lettura per una ragazza”. Mi chiedo dunque: quali dinamiche, nel 2013, fanno ancora supporre che una giovane donna non possa essere interessata ad una lettura di “avventura” (fra l’altro spesso infarcita di digressioni sentimentali) e che un giovane uomo non possa, ad esempio, essere accanito lettore di shojo manga? E se Spiderman improvvisamente incominciasse ad indossare una tuta rosa che cosa accadrebbe fra il suo piccolo-grande mondo di accaniti lettori?

(foto: fonte)


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  1. Paolo1984

    9 maggio

    a me pare ovvio che a una ragazza possa piacere spiderman quanto a un ragazzo, o che un uomo possa appassionarsi a storie d’amore che peraltro fanno parte a buon diritto anche della miglior narrativa. Io per esempio non ho problemi a guardare ed apprezzare commedie romantiche.
    Fermo restando che ognuno si legge quel che vuole..se a una donna il thriller non piace non lo legga, supporre che non piaccia a nessuna donna ovviamente è sbagliato

  2. Bianca Bonollo

    11 maggio

    Per il tema della grafica “di genere”, mi sembra che questo collegamento cada a fagiuolo 🙂 http://www.huffingtonpost.com/2013/05/07/coverflip-maureen-johnson_n_3231935.html?utm_hp_ref=mostpopular#slide=2421899

  3. Ilaria

    11 maggio

    In realtà le lettrici occasionali si dirigono in abbondanza anche verso il settore thriller/noir. Non è vero (secondo le mie osservazioni, almeno) che quello sia un genere prettamente maschile. E’ il contrario che non avviene o avviene raramente, come fai notare tu. Per analizzare il fenomeno (a parte che non basta né un post né un commento) occorre anche distinguere i piani. Se con “romanzi rosa” intendiamo i romanzi rosa propriamente detti (cioè romanzetti che già chiamarli romanzetti è tanto),è del tutto ovvio che non attireranno frotte di lettori uomini, e lo trovo normale dato il modo in cui veniamo educati. Sinceramente lo trovo anche sano. Trovo insano vedere frotte di donne leggere quella roba; datemi pure della snob ma ho le mie motivazioni che non metto ora perché allungherebbero troppo il commento.
    Il problema per me è un altro e questo sì mi preoccupa: nel calderone della “narrativa rosa” o “da donne” stanno finendo romanzi che “rosa” non sono affatto. Innanzitutto Jane Austen. Fino a poco tempo fa, i romanzi di Jane Austen, come quelli delle sorelle Bronte, sono sempre stati considerati dei “classici” e di conseguenza anche i librai li inserivano nel settore “classici”. Il settore “classici” è sempre stato considerato, e tuttora lo è (che ci piaccia o no, e a me ciò piace molto) un settore sessualmente “neutro”. Classici per l’infanzia come “L’isola del tesoro” o “Il giardino segreto” sono stati letti da bambini e bambine senza differenza. Idem per i classici “per adulti”. Nessuno si sognerebbe di dire (fino a ora, almeno) che “Madame Bovary” è un romanzo d’amore o “da donne”. E questo valeva fino a poco tempo fa anche per le autrici su citate. Da poco, però, inesorabilmente, Austen, Bronte ecc. hanno iniziato a essere considerate autrici di romanzi rosa. E ho sentito e letto personalmente ragazzi (maschi) dire che non leggeranno quelle autrici perché “parlano d’amore”. Ma c’è ancora di peggio: l’altro giorno navigavo su Amazon in cerca di ebook per il mio kindle; per curiosità ho cliccato sulla categoria “romanzi rosa”: mi è apparso “Anna Karenina”. Questo per me è il segno della catastrofe. Perché questo slittamento di alcuni autori (o di loro romanzi) dal settore “neutro” Classici al settore marcato “al femminile” dei Romanzi rosa, oltre a fare un enorme torto a questi autori (riducendoli a scrittori che raccontano vicende amorose, quando è il modo in cui le racconti, e quello che ci metti dentro e intorno, a fare un’enorme differenza rispetto all’Harmony style del tipo Newton Compton, la casa editrice che spadroneggia attualmente nel settore rosa), si preclude al pubblico maschile soprattutto adolescente l’esperienza di letture importanti per la propria formazione, interiorità e vissuto di uomini e/o donne che si sia.

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