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Quanta la problematicità delle parti anatomiche ch...

Quanta la problematicità delle parti anatomiche che chiamiamo piedi!

Se c’è una cosa che ho imparato nel corso della mia breve vita, è che i piedi – così come i denti – raccontano, muti, le sfighe delle persone. La principale differenza che vedo tra queste parti anatomiche è che i denti tendono a continuare il racconto anche dopo la morte del loro proprietario, mentre i piedi possono fare altrettanto solo se impagliati o conservati in formaldeide.
Ad esempio, le unghie dei piedi di mio nonno, alla pari del suo enfisema polmonare, vi suggeriscono che tipo di lavoro svolgeva da giovane. Le viti in acciaio divenute parte integrante delle estremità inferiori di alcuni esseri umani che chiamiamo amici fanno pensare ad un Wolverine depresso che va a ordinare i plantari nuovi. Gli eccitanti piedi nudi del personaggio di Mathilde ne Il rosso e il nero di Stendhal danno ad intendere al lettore che, tra il corteggiamento da parte di Julien Sorel e il successivo ingradivamento della malcapitata, vi siano stati anche uno o più amplessi.

Oltre alle sfighe della gente, i piedi raccontano molto sui gusti dei loro proprietari. Questo avviene tramite gli oggetti che chiamiamo “scarpe”. Da sempre, occhieggio più o meno di soppiato le scarpe delle persone, con lo scopo di apprendere qualcosa sulla loro anima. Durante la quarta superiore, scrissi un brano umoristico a tal proposito per il giornalino della mia ridente scuola cattolica, di cui ero vice-direttrice. Naturalmente quell’articolo, che aveva la pretesa di colare oggettività quanto un peto di Renoir o di Monet, offese un sacco di gente e io fui cacciata dalla redazione. Scoprii in quel modo infausto che avevo toccato un tema assai problematico.

Un tema problematico, quello dei piedi, della loro vestizione e – non dimentichiamolo – delle loro molteplici utilità e sciagure, che affronteremo questo mese sulla presente webzine, sperando di farvi cosa gradita. Se così non fosse, vi preghiamo di comunicarcelo inviando un telegramma all’indirizzo softrevzine [at] gmail [.] com, dove siete liber* di dirigere anche messaggi diversi dalle lamentele.

Illustrazione di Roberta Errani.


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  1. Elisa Cuter

    2 gennaio

    a questo punto è d’obbligo la riedizione del tuo pezzo incriminato.

  2. Margherita Ferrari

    2 gennaio

    se solo ne avessi conservata una copia… temo che quel numero del giornalino suoresco sia stato fagocitato dalla mia cameretta svariati anni fa.

  3. Chiara

    2 gennaio

    Viste le mie orrende estremità, apprezzo (ed invidio) molto i piedini dell’illustrazione. Invece “Colare oggettività quanto un peto di Renoir” mi ha fatto molto ridere, nonostante il panico da deadline più totale. Grazie 🙂

  4. Veronica Tosetti

    2 gennaio

    Bellissima l’illustrazione! Si prospettano deliri pedestri… 😀

  5. Bianca Bonollo

    2 gennaio

    Davvero bella l’illustrazione!!!

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