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“L’avanzata dei porno ragazzini”...

“L’avanzata dei porno ragazzini” è una grave piaga sociale alla quale risponderò con mugolii di varia natura

La settimana scorsa ho fatto una figura di merda con la mia capa. Stavo leggendo la rassegna stampa di zeroviolenzadonne.it, quando me la sono trovata alle spalle, con lo sguardo ben piantato sullo schermo del mio pc. Di per sé non stavo facendo nulla di proibito; avevo però commesso il grave errore di aprire un “articolo di costume” di La Repubblica, il cui titolo era il seguente:

sexting

In quel momento, mentre l’ennesimo esempio di Sindrome da Titolista Fuori di Testa troneggiava davanti ai nostri occhi, non so chi sia stata la persona più sconcertata. La mia capa, posta di fronte all’ennesima conferma dello spirito delirante e perverso della sua stagista, o la sottoscritta, indecisa tra la via dell’Ira, del Pianto Isterico o del Conato di Vomito?

L’articolo, a firma di una sessuologa di nome Roberta Giommi, sembrava commissionato per gettare benzina sul caso delle prostitute minorenni dei Parioli.
Lo scenario è difatti desolante e irto di Paura, Ansie e Disagio.
A quanto pare, stando ad una ricerca dell’Istituto Internazionale di Sessuologia svolta su ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, la fine del mondo sarebbe alle porte. Il problema, come immaginerete è il seguente: una fetta consistente di questi minorenni fanno sesso, si masturbano e, come se tutto ciò non bastasse, alcuni e alcune di loro consumano e producono “materiale pornografico”.

Sotto sotto so che Roberta Giommi voleva dire che sarebbe importante fare educazione sessuale nelle scuole. E farla seriamente! Si capisce che intendeva anche quello, se si legge con grande tranquillità il suo articolo. E, per Dio, sono d’accordissimo con lei.
Il problema è che la questione viene posta nei soliti deprecabili termini, che vedono gli adolescenti come una manica di imbecilli senza cervello, senso critico e forza di volontà, e gli adulti come il club delle persone posate e responsabili che sanno cosa è davvero importante nella vita.
Personalmente ho sempre trovato irritante questo approccio, perché esso sottintende che durante l’infanzia e l’adolescenza si sia incompleti e “privi d’identità”. L’immediata conseguenza è che ciò che viene detto o fatto da una persona minorenne tende ad essere considerato meno valido rispetto all’opera e alle opinioni di chi ha dolori alle ossa e qualche decennio di vita alle spalle.

Un conto è dire che sarebbe importante fornire informazioni chiare, precise e oneste sulle mille questioni connesse ai temi della sessualità e del corpo (senza peccare di eteronormavità, ça va sans dire), un conto è buttare l’infante con l’acqua sporca stigmatizzando i comportamenti sessuali “promiscui” e ribadendo per l’ennesima (inutile) volta che la gioventù dovrebbe navigare su internet in compagnia di un adulto.

Sappiamo fin troppo bene che molto spesso gli e le adolescenti risultano molto più competenti nelle “faccende digitali” rispetto ai loro genitori e insegnanti, così come ci è chiaro come la via dei divieti non porti da nessuna parte.
Se una persona nutre un interesse (assolutamente legittimo) nella pornografia, non ha senso proibirgliene la fruizione, perché in qualche modo la consumerà comunque. Sarebbe opportuno, invece, smetterla di fare le Persone Per Bene, e mettere gli e le adolescenti nelle condizioni di comprendere e problematizzare i linguaggi della pornografia mainstream, ovvero quella con la quale è più facile venire a contatto.

L’articolo di Giommi riporta una correlazione positiva tra consumo di pornografia e comportamenti violenti negli adolescenti di genere maschile, ma non viene minimamenente spiegato (e credo neanche indagato) di che tipo di materiale si tratta.
Là fuori è pieno di ottima pornografia femminista, sia autoprodotta sia patinata, giusto perché sia chiaro.
Ha più senso continuare a far finta che le persone minorenni non si masturbino e non siano curiose oppure portare alla luce i tanti validi esempi di porno che hanno al centro persone vere e che sono pensati per persone vere?

La retorica sottostante resta la stessa anche quando si parla di comunicazione mediata. Il rischio di imbattersi in potenziali pedofili o di diventare dei vili divulgatori di materiale erotico privato viene inserito nel calderone di un gran numero di pratiche del tutto banali per una persona abile nella navigazione. Eppure per Giotti si tratta di “comportamenti trasgressivi e pericolosi”.

Allora perché non chiuderci tutti in cantina, senza una rete wi-fi, da soli e con le mani inchiodate al muro? Questo è sicuramente il metodo migliore per impedirci di far collassare la società intera con lo spargimento di umori corporei e di pensieri impuri.

Basterebbe davvero solo un minimo di buon senso e di riconoscimento delle capacità intellettuali delle persone minorenni. Usare espressioni come “porno ragazzini” non è il modo giusto per costruire un clima positivo e aperto alle curiosità e alle esigenze sessuali e affettive di ciascuno di noi. Non mi pare ci voglia un genio per arrivarci.
Basterebbe essere onesti e fare informazione come si deve, senza moralismi e senza inutili vergogne.

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  1. àPHELE PàNTA

    25 novembre

    Bene, dalle “Baby squillo” ai “Porno ragazzini”.

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