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Del rosa e di altri demoni: Pink Stinks

Del rosa e di altri demoni: Pink Stinks

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Nel corso di una conversazione avvenuta qualche anno fa, qualcuno mi disse che l’associazione rosa=femmina e azzurro=maschio che oggi diamo per scontata è in realtà un fenomeno piuttosto recente. Il mio interlocutore mi spiegò che in epoca vittoriana il rosa era associato ai maschi, ed è per questo che al giorno d’oggi capita ancora di vedere molti uomini che portano cravatte rosa. “Ma questo succede solo in Inghilterra; in America ti prenderebbero per gay”, concluse. Io mi limitai ad immagazzinare l’informazione in qualche angolo del cervello, e la discussione proseguì sul perché essere scambiati per gay costituisca un problema.

2Ho trovato conferma dell’informazione di cui sopra mentre mi documentavo sulla campagna Pink Stinks, di cui intendo parlare oggi. Fino agli anni Cinquanta, il rosa era dedicato ai bambini maschi visto che deriva dal rosso, un colore forte, vivace ed aggressivo, caratteristiche legate alla maschilità, mentre il blu, colore calmo e tranquillo, era più adatto alle femmine, da cui ci si aspettava un atteggiamento più posato.

Non è chiaro cosa abbia innescato quest’inversione, eppure al giorno d’oggi il rosa è un colore che viene quasi esclusivamente visto come femminile, senza che questo significhi che le caratteristiche associate alla femminilità siano cambiate da quando questa era associata al blu; al contrario, il rosa viene visto come stereotipicamente femminile, carino, gentile e delicato. Proprio per questa ragione molt* bambin* ed adult* schifano il rosa perché “da femmine”, dove per “da femmine” si intende qualcosa tipo “persone frivole, lagnose, permalose, schizzinose e in generale poco divertenti”.

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Pink Stinks (“il rosa puzza”, o meno letteralmente “il rosa fa schifo”) è una campagna lanciata da due sorelle inglesi, Emma ed Abi Moore. Entrambe madri, si sono rese conto che per quanto riguarda le bambine, il rosa ha il monopolio assoluto, dai vestiti agli accessori ai giocattoli. La prima azione di Pink Stinks è stata quindi di boicottare il rosa, invitando i consumatori a non regalare niente di rosa alle bambine per Natale 2011.

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In seguito, Pink Stinks si è impegnata a denunciare prodotti che incitano le bambine ad una adultizzazione e/o sessualizzazione precoci (come ad esempio costumi da bagno imbottiti, scarpe con il tacco o trucchi) o che reiterano gli stereotipi di genere: sono infatti riuscite ad ottenere che Sainsbury’s, noto supermercato britannico, smettesse di classificare i costumi da infermiera ed estetista come “for girls” e quelli da dottore o meccanico “for boys”.

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Pink Stinks ha ricevuto molte critiche, fra le quali anche quella di voler demonizzare il rosa o di voler negare alle bambine il diritto di amare e scegliere questo colore. “Scegliere” e’ la parola chiave: in molti casi, i prodotti per bambine esistono solo in una certa gamma cromatica, rendendo quasi impossibile la scelta di ogni altro colore. Se una non vuole lo zaino con il motociclista, deve per forza comprarne uno rosa e viola? Parrebbe di sì, e che quindi il rosa sia una scelta obbligata.
6Personalmente, sospetto che anche quando il rosa viene scelto in modo apparentemente spontaneo nonostante siano presenti alternative, questa sia in ogni caso una scelta forzata: facendo un giro nei reparti per neonati, si trovano moltissimi oggetti disponibili solo in rosa o in azzurro, senza altre alternative. Se fin dalla più tenera età, prima ancora di prenderne conoscenza, si viene circondate e vestite di rosa, credo sia naturale poi sceglierlo quando l’occasione si presenta, ma-ripeto- questa è solo una mia supposizione. i

A mio avviso, il problema di questo imperversare del rosa come colore destinato esclusivamente alle femmine e come unica alternativa si riassume nei seguenti punti:

  • il problema non è il rosa in sé, ma la mancanza di alternative: trovare un tutù rosa o viola è facilissimo, trovarne uno verde quasi impossibile. Perché?
  • il problema non è tanto la dicotomia rosa= femmina, quanto il tipo di femminilità che questo colore sembra rappresentare. Può essere che questa sia solo un’impressione mia, ma il rosa sembra essere associato a una donna frivola, al contempo infantile e (iper)sessualizzata, delicata, ‘decorativa’ e che non costituisce un pericolo per un modello maschile virile e deciso. Sarebbe bello se il rosa, se e quando interpretato come femminile, non avesse solo questa connotazione.
  • Dare al rosa un’impronta esclusivamente femminile significa non solo “ghettizzare” le bambine, relegandole per l’appunto ai reparti ‘rosa’, ma anche escludere i maschi. Se un bambino volesse vestirsi da parrucchiera, ricevere un kit per fare collane o avere una bicicletta rosa, dovrebbe poterlo fare senza dover necessariamente passare per il ‘reparto bambine’, né che lo si tacci di essere “una femminuccia”. Con questo non voglio dire che andare nel reparto del sesso opposto sia vergognoso, ma che sarebbe bello se non ci fossero distinzioni così spiccate fra i giocattoli per bambini e quelli per bambine.

Dopo queste riflessioni, sono andata a farmi un giro in alcuni negozi di giocattoli, per farmi un’idea della situazione e scattare alcune foto.ii Come potete vedere, i reparti per bambine saltano all’occhio perché quasi completamente monocolore. Rosa a parte, quello che ho notato è stato che i colori impiegati per i giocattoli destinati alle bambine rientrano quasi tutti nella gamma dei colori pastello, con una predominanza di rosa, viola e lilla, mentre i giocattoli per bambini sono caratterizzati da colori vivaci e saturati: blu, rosso, arancione, giallo, (questi ultimi due spesso in combinazione con il nero). Torniamo quindi alle caratteristiche descritte sopra: colori decisi per temperamenti altrettanto volitive, colori tenui e delicati per caratteri timidi e passivi. I giocattoli unisex sono invece spesso contenuti in confezioni gialle e verdi, colori considerati come ‘gender-neutral’ per antonomasia.

Da quanto leggo, la situazione è nettamente migliorata rispetto a qualche anno fa, quando da Hamleys, celebre negozio di giocattoli a cinque piani, non esiste più la divisione “maschi/ femmine”. Questo è vero, ma c’è comunque ancora un piano segnalato in rosa, con il pavimento viola, zeppo di Barbie, con una Hello Kitty gigante e un sottofondo musicale da film Disney, e ce n’è un altro con circuito stampato sul pavimento, musica vagamente rock, stile videogame, ed un tripudio di trenini, macchine, aerei, action figures, merchandising di James Bond. E poi ci sono altri tre piani con peluche, colori, giochi da tavolo, monopattini, Lego… (per la cronaca, la sottoscritta voleva comprarsi il Crystal Ball e la pistola spara bolle di sapone).

8Quel che però mi ha particolarmente colpita è stato il caso che chiamo “tazze personalizzate”, che ho riscontrato non solo da Hamley’s, ma anche da Toys R Us. Si tratta di borracce, tazze o cartelli da appendere alla porta della stanza, già personalizzati con il nome del bambino. Si può scegliere il proprio fra un paio di combinazioni cromatiche presenti, ma non si può scegliere personalmente quali colori usare per comporre il proprio nome. Ebbene: tutti i nomi maschili sono composti da combinazioni di giallo, arancione, rosso, verde e blu scuro, in toni vivaci; tutti quelli femminili, invece, da palette giallo pastello, rosa, lilla e viola.
9L’opzione “a Kate piacciono il verde e il blu” non è proprio contemplata, come non lo è “a James piacciono il viola e il lilla”. La situazione sarà anche migliorata, ma c’è ancora molto da fare.

 

i Anni fa mi è capitato di leggere che i bambini prendono coscienza del proprio essere maschi o femmine verso i diciotto mesi. Continuando con la mia supposizione, se a un anno e mezzo una bambina si ritrova già circondata dal rosa ed inizia ad associarlo al suo essere femmina, è un po’ difficile che poi l’associazione di idee venga meno e la bimba smetta di scegliere il rosa, almeno durante l’infanzia.

ii Mi scuso per la scarsa qualità delle foto, ma in alcuni negozi è proibito scattarne e quindi i risultati ne hanno risentito.


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  1. Paolo1984

    21 maggio

    io non demonizzo il rosa nemmeno quando è associato alla femminilità, ma anch’io sono contrario a questa divisione netta tra maschi e femmine nei giochi per l’infanzia..io tendo a fidarmi dei gusti dei bambini che corrispondano o no al “gender”..

  2. Paolo1984

    21 maggio

    ma certo è auspicabile che nei giocattoli ci sia una varietà sempre maggiore

  3. Elefante Rosa

    24 maggio

    In realtà, almeno fino ai 7 anni i giochi dell’infanzia non dovrebbero essere soggetti a sessualizzazione (vedasi tutta la linea chicco). Da quell’età il mercato comincia a differenziare tra prodotti “maschili” e prodotti “femminili”, un esempio lampante (e di cui si potrebbero scrivere molti articoli) è la pubblicità del giocattolo tipico degli adulti: l’auto. A quanto pare le city car sono tutte ad appannaggio femminile (dalla 500 alla citroen c1), mentre agli uomini sono destinate auto a 3 volumi o SUV. Lasciamo stare che nella realtà poi ognuno guida quel che si ritrova sotto i piedi (io giocavo con le barbie a profusione ma poi mi sono iscritta ad una facoltà scientifica…sto rapporto di causa-effetto del “rosa” lo trovo molto forzato in tutta sincerità), e una bratz scollacciata non ha mai indotto alla prostituzione nessuno, ma il marketing, poichè l’unico fine che ha è il lucro, a certe fesserie dà credito, tara la comunicazione in base al target. Non va cambiato il marketing, ma la sensibilità delle persone, solo così si può sperare in una “rivoluzione”.

    Cmq mi piacerebbe leggere qualcosa sull’emancipazione del maschile.

  4. Lucia

    5 giugno

    Da amante del rosa, sono assolutamente d’accordo.
    Trovo che il rosa, in tutte le sue sfumature, dal fucsia all’antico, sia un colore bellissimo, che mette allegria e ricorda la primavera, l’estate e il sole. Non è facile da portare, oltretutto, quindi quando a una persona sta bene e piace dovrebbe poterlo portare, indipendentemente da considerazioni di genere, del tutto futili e idiote, considerata la velocità con cui cambiano i canoni estetici di una società. Per quanto poi riguarda il discorso sui giochi, c’è da mettersi le mani nei capelli. Sigh. E’ agghiacciante. E, farò un discorso da vecchia, ma a me non sembrava che quando ero piccola ci fossero tutte queste differenze. Credo che l’accentuazione delle differenze sia derivata dalla necessità di sessualizzare sempre più bambini e ragazzini, col risultato che neanche negli anni 50. Mah.
    E ancora oggi: le bambine possono giocare con i giochi “da maschio”, ma guai se un bambino volesse una bambola!

  5. […] a sprangate gli scaffali dei negozi di giocattoli pieni di prodotti marcatamente divisi tra quelli “per bambini” e quelli “per bambine”. Vi capisco. Oh sì, quanto vi capisco. Il problema non è tanto il fatto che i giochi per bambine […]

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  7. […] M, che è daltonico e quindi non riconosce i rosa e i viola, si rende conto che “certe cose hanno tutti brillocchi, ma altre, se non vedi che sono tipo […]

  8. […] restare all’interno del nostro esempio dei giocattoli sessisti (che è occidentale e piuttosto disimpegnato e marginale rispetto ad altri problemi posti da uno […]

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