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Sulla libertà di martoriare in santa pace i propri...

Sulla libertà di martoriare in santa pace i propri piedi

Una delle cose che mi urta veramente i nervi da quando sono tornata dal Canada sono i commenti sul modo di vestire della gente. Tollero a malapena certe uscite su esempi eclatanti come le ragazzine con la pelle color mattone per eccesso di terra, ma a ogni commento del tipo “guarda che t**** quella con la minigonna” tendo a girarmi e a mangiare vivo chi dice l’enorme stupidaggine. In particolare, ho maturato una certa insofferenza per quanto riguarda i commenti sulle scarpe col tacco: che i tacchi sono per prostitute, che bisogna metterli solo alle feste, che “oh mio Dio, con i tacchi a scuola!”, che se non sono neri o di un altro colore neutro (leggi: tutte le sfumature del beige e del grigio) non vanno bene perché sono troppo appariscenti e via così. Se una vuole mettersi i tacchi e martoriarsi i piedi, che lo faccia!
Personalmente, ho sempre trovato meravigliose le ragazze québécoises che venivano con le scarpe col tacco a scuola (ed erano tante!). Era considerato dalle stesse ragazze come la cosa più normale del mondo, come venire in ballerine o sneakers. Ricordo un episodio in particolare: una mia compagna di classe corre nel corridoio, indossando un paio di decolletés, e, senza fermarsi, si abbassa a prendere un pallone da calcio, correndo poi fuori dai ragazzi. Il suo gesto era talmente armonioso, talmente naturale ed elegante che ogni volta che ci ripenso rimango ancora stupita. Considerare questa ragazza una poco di buono o una snob è per me totalmente assurdo. Mettersi i tacchi era per lei normale, irrilevante: le piacevano, se li metteva e nessuno diceva nulla.

Partecipando invece a un infelice gruppo di discussione autogestito nella mia scuola italiana, il cui tema era “moda e conformismo”, ho avuto modo di costatare che tutto il mondo non è paese. Sorvolando sulle banalità del discorso sull’anoressia (“sì, essere magrissimi non va bene, però proprio grassi no eh!”, ma che profondità, ma che bravo), siamo giunti, ahimè, anche all’argomento tacchi, che è stato svolto con gli argomenti simili ai già citati (in particolare il binomio tacchi-feste ha avuto un successone). L’unico che ha espresso un parere minimamente discordante dalla massa è stato un ragazzo del gruppo che disse che gli sarebbe piaciuto mettersi in camicia di seta qualche volta a scuola, ma che non lo faceva perché si sarebbe sentito a disagio. Ora, quello che io trovo veramente seccante in tutto questo è che si toglie la libertà agli altri di fare ciò che si vuole: si forzano, appunto, al conformismo. Se io voglio mettere un paio di tacchi, devo essere libera di farlo, senza che nessuno mi accusi di essere una ragazza facile; se il ragazzo di cui sopra vuole mettersi in giacca e cravatta, sono affari suoi. Il vero dibattito sarebbe casomai sui limiti da porre per ragioni di pudicizia (forse venire a scuola in bikini sarebbe un po’ eccessivo) et simili, ma non certo sul se sia lecito o no abbigliarsi secondo i propri gusti.


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  1. Norman

    10 gennaio

    sono d’accordo. ciò non toglie che quando mi trovi ad udire dei tacchi in biblioteca senta il desiderio di uccidere. forse dovrebbero istituire un servizio di pattine all’ingresso.

  2. Bonnie

    10 gennaio

    o della moquette 🙂

  3. Luciana

    10 gennaio

    L’ossessione per l’abbigliamento in genere è una cosa che detesto del mio paese d’origine. Io vivo in Austria, conosco la Germania, e tutti si fanno i fatti loro, almeno in questo campo. Io li amo. Oggi sono stata in palestra per riprendermi dalle 12 ore di treno di ieri, incasinatissima ho buttato nel borsone degli indumenti a caso. Sembravo appena uscita dal museo degli orrori, sono pure grassa, ma nessuno si è scomposto. A Trieste a avrei rinunciato alla ginnastica.

    Oddio, le ragazze facili portano i tacchi…. se i giovani ragionano così va male assai!!!!

  4. Lisa

    16 gennaio

    Ottimo articolo! Se uno pensa che una volta i tacchi erano una cosa normalissima anche in Italia e in altri paesi europei (penso ai primi 30 anni del novecento in particolare). Io li ho sempre trovati eleganti. L’atteggiamento salottiero e bigotto tinto di misoginia è difficile da sradicare.

  5. Rossella

    11 marzo

    Io tenderei a sottolineare l’altra faccia della questione: come alcune ragazze, per il fatto di vestire in un certo modo/mettere i tacchi si sentano migliori di altre e lo proclamino più o meno apertamente.
    Purtroppo è questo ciò che vedo nella mia realtà quotidiana.
    Inoltre l’essere eccessivamente magri/grassi è pur sempre un problema di salute che inficia il benessere di una persona al di là dell’aspetto estetico.
    Il vero punto della questione è il troppo peso che si dà a tutto ciò: l’impatto con l’immagine di una persona dice molto, inizialmente, ma non dice tutto.

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