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Trattive e temporeggiamenti, ovvero cinque luoghi ...

Trattive e temporeggiamenti, ovvero cinque luoghi metafisici in cui rifugiare nei momenti di paura, panico, smarrimento e horror vacui

In principio c’erano gli armadi. Poi ci fu lo spazio sotto il letto. Talvolta il sottoscala. E ogni tanto l’albero di fico nel giardino dei miei nonni. E’ un dato di fatto che fino a quando la tua statura non supera il metro e dieci trovare luoghi di rifugio non è un’impresa così difficile. Anche un banale tavolo può darti discrete soddisfazioni. La cosa diventa difficile poco dopo. Da adulti. Quando a) i mobili diventano impraticabili per usi diversi da quelli originali e b) il nascondersi si trasforma in qualcosa di non previsto e non contemplato dai Manuali Di Comportamento Adulto – cosa parecchio sadica, a pensarci, dato che le categorie di problemi degli adulti sono altrettanto se non più infinite e tremende. Ciò nonostante, avere un Angolo Consolatorio resta un diritto fondamentale ed inalienabile. Di qui l’adattamento ad un nuovo livello. Un piano parallelo in cui arrangiarsi significa anche cantare Oh Calypso.

 

1. Nei siparietti calypso/anni 60 di alcuni film taiwanesi in cui compare tra gli altri Grace Chang

2. Davanti al finestrone, nell’hotel di Lost in translation – o come seconda opzione – al bancone della sala con piano bar

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3. In un pezzo di dance electropop dentro il quale divento una creatura ipertecnologica  e imperscrutabile.

 

4. In un vecchio film di quelli con il linguaggio forbito, le gonne gonfie e le pettinature impeccabili.

5. Nella traccia Sambalero dell’album Jazz Samba Encore, dentro la quale divento quella imbucata ad una festa elegante che rimane fino alla fine a piluccare e sorseggiare


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