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Paura “di genere”

oTEApK6BcSono quella che si potrebbe definire un’appassionata di letteratura e cinema “di genere”, dove “di genere” non sta per legato alla sessualità e all’identita di genere ma per tutta una serie di sotto-categorie che elencare ogni volta sarebbe piuttosto noioso e complicato. Sotto il “genere” sta l’horror, la fantascienza, il fantasy, il sovrannaturale in generale. Nel “genere”, ogni tanto, rientrano anche i gialli (per lo meno, alcuni gialli) e molti thriller. È un po’ una terra di nessuno, questo genere, e io nelle terre di nessuno mi ci sono sempre trovata bene.

Bugia. Da bambina ero paurosissima. Mia madre racconta spesso che durante la gravidanza non riusciva più a vedere film gialli, sua grande passione. Aveva sviluppato una strana avversione che è sparita più o meno nel momento in cui io sono venuta alla luce. Per tutta l’infanzia, poi, quando la famiglia riunita guardava il giallo di Rai 2 del sabato sera io regolarmente scappavo a nascondermi nel corridoio per i dieci minuti della “scena che fa paura”. Con le mani sulle orecchie e gli occhi strizzati canticchiavo qualsiasi canzone dei cartoni animati saltasse alla memoria, per non lasciarmi raggiungere neanche dai rumori di quello che succedeva. Bisbigliando però, non potevo mica rovinare il film a tutti.

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Più o meno nello stesso periodo ho scoperto le prime letture “di genere” e ho scoperto che, di quelle, non avevo paura. Allora si trattava di Piccoli Brividi e poco altro, ma la mia non-paura è rimasta intatta anche quando sono passata alle letture più adulte. Vampiri, alieni, zombie, ibridi, fantasmi, mummie, streghe. Non saprei elencare tutti i mostri che mi hanno fatto compagnia in quegli anni, e che spesso ritrovo ancora oggi.

Nessuno di questi è mai riuscito a spaventarmi quanto le “scene che fanno paura” dei gialli di Rai 2 e di tutti i loro discendenti. Scene che non prevedevano pelle in putrefazione e zanne ma che erano, comunque, ricoperte di sangue. Non c’era horror, lì, soltanto violenza. Un rapimento, uno stupro, uno strangolamento, una ferita da coltello, delle corde e tante, tante botte. Potrebbe sembrare che stia descrivendo la sigla di apertura di Dexter, e invece no. Sto riassumendo, mettendoli uno vicino all’altro, quei dieci minuti funzionali alla costruzione delle storie gialle. Il delitto. La violenza. La stessa che spesso leggiamo quotidianamente, che quasi non fa più notizia ma magari sposta qualche vendita.

Ora, potreste anche pensare che io sia qui a dirvi quant’è brutta la violenza dell’uomo e quanta paura faccia il reale in confronto alla fantasia, ma non è neanche così. Quello che sto cercando di dirvi, di tirarmi fuori con le pinze, se vogliamo dirla tutta, è che quello che mi fa paura è la consapevolezza di essere (più) debole perché femmina. Abbastanza da costringermi a spegnere il computer a metà di una puntata di Bates Motel a ventisei anni perché quella scena di stupro no, non la voglio proprio vedere. E no, non ho avuto brutte esperienze. Neanche una, neanche mezza, neanche un centesimo.

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Chi dice che sbaglio, che non è vero, che le donne sono forti quanto gli uomini, evidentemente non ha avuto un fratello con cui misurare la propria forza anno dopo anno. Io sì, e ho visto annegare l’equivalenza fisica nei suoi muscoli che crescevano, pur carichi di gentilezza.

Non voglio chiudermi gli occhi e non voglio raccontarmi bugie. So di essere fisicamente più debole di un uomo, della maggior parte degli uomini, non posso dimenticarlo. E questo mi riempie di rabbia e, sì, paura. Perché so che in una situazione sbagliata non potrei lottare ad armi pari perché la natura, le armi pari, non me le ha date.

Il sovrannaturale ha il pregio di livellare l’umano. Uomini e donne sono ugualmente impotenti (o no) davanti a un vampiro, un alieno, un fantasma. E in qualche strano, distorto e forse incomprensibile modo, io questo lo trovo rassicurante.

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  1. Ilaria

    7 ottobre

    Ho un amico che ha seguito una specie di corso “paramilitare” nel quale gli hanno insegnato parecchie tecniche di difesa e di attacco. Questo corso era frequentato anche da varie donne. Quando io gli ho detto quello che hai appena scritto tu, e cioè: come può una donna – che è più debole fisicamente – riuscire a difendersi da/lottare contro un uomo che per es. la aggredisce?, lui mi ha spiegato che ci sono tecniche che consentono al più debole fisicamente di avere la meglio sul più forte (una semplice e immediata, consigliata a tutte le donne in caso di aggressione e che ho sentito/letto da più parti oltre che dal mio amico, consiste nel ficcare due dita negli occhi dell’aggressore: gli fai male e lo spiazzi contemporaneamente. Qui non è questione di forza fisica, anche se io non so se avrei mai il coraggio di fare una mossa del genere considerando che già faccio fatica a schiacciare un insetto con un giornale). Le sue compagne di corso dopo un po’ riuscivano a difendersi perfettamente. Io stessa da bambina ho praticato Judo ed ero in un gruppo misto, maschi e femmine, di età diverse. Alcuni maschi erano molto più grossi e pesanti di me, tuttavia con le mosse giuste puoi lo stesso bloccarli e vincere. Perciò, se la debolezza fisica ti provoca paura (e addirittura rabbia! Come puoi provare rabbia per un dato fisico di natura comune a tutte?) il mio consiglio è di affrontare e risolvere questa paura iscrivendoti a un buon corso di autodifesa o sperimentando un’arte marziale. Vedrai che con le giuste tecniche neutralizzerai il gap di forza fisica maschile/femminile.

  2. Paolo1984

    7 ottobre

    non è affatto strano che il racconto di violenze “reali” cioè fatte dagli esseri umani su altri esseri umani (quindi anche ma non solo la violenza maschile sulle donne) spaventi di più..proprio perchè a differenza di vampiri, lupi mannari eccetera..queste cose capitano nella realtà e la narrativa (“realistica” o “fantastica” che sia) racconta l’umano e la società nel bene e nel male e in ogni sfaccettatura.

  3. Victoria

    7 ottobre

    Ho appena visto un documentario sopra i bonobos, un tempo considerati scimpanzé. La società dei bonobos é matriarcale, e la forma di mantenere questa strutura é stare sempre in grupo, perche un maschio sempre sará più forte che una femmina, ma mai sarà forte come un grupo di femmine.

  4. aden

    7 ottobre

    Ci sono stili di kung fu e karate inventati da donne. La tecnica può fare molto. Vedi ad esempio quella storia alla Fermo e Lucia orientale, ma molto più empowering che è la Wing Chun (e marito).

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