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Robottoni e donne vestite: i passi in avanti (e qu...

Robottoni e donne vestite: i passi in avanti (e quelli indietro) di Pacific Rim

MakoMori1Attenzione: Questo post contiene spoiler a manetta. Come sempre, non dite che non ve l’avevo detto.

C’è una sola ragione per cui ho trascinato il mio fidanzato a vedere Pacific Rim: i robottoni che le menano agli alieni giganti. Per me, gli umani potevano proprio essere completamente ignorati e sarei uscita dal cinema soddisfatta, canticchiando la sigla di Ufo Robot — strofe oscure comprese. Purtroppo però la presenza di personaggi parlanti e di un cervello dentro la mia scatola cranica sono stati deleteri alla mia visione, così come il fatto che c’è un solo personaggio femminile parlante nell’intero film.

Mako Mori (Rinko Kikuchi) non appare nemmeno fino a più di mezz’ora di minutaggio e, anche dopo questo, ci vuole un po’ perché cominci ad interagire con gli altri. Rinko Kikuchi non è la prima modella-riciclata-attrice capitata sul set, bensì una che nel 2006 è stata nominata sia agli Oscar che ai Golden Globes per la sua performance in Babel, oltre ad essere Bang Bang in The Brothers Bloom. Ok, in entrambi i film era muta ma, come dimostra quando ha delle battute, sa quello che sta facendo.

Pacific Rim, come ovvio, non si avvicina neanche lontanamente a passare il Bechdel Test. L’altra donna è la guidatrice di jaeger russa chiamata, come IMDB ci informa, Lt. Sasha Kaidanovsky; io non mi ricordo di averla sentita chiamare per nome o di averla sentita parlare per l’intera durata del film quindi, nel caso l’abbia fatto, dev’essere stato un intervento piuttosto irrilevante. Lei e Mako ovviamente non si rivolgono la parola. Si incrociano a malapena. Nessuno manderebbe in produzione un film con solo due personaggi uomini con un nome, che appaiono dopo mezz’ora abbondante di film, e che parlano a malapena (mai tra di loro).

Ma non è tutto tragico e odioso: quando finalmente comincia a fare qualcosa, Mako Mori è un personaggio più che degno di nota e trattato in maniera esemplare, rispetto ad altri film. Innanzitutto non ci sono tette al vento: anche uno sci-fi con personaggi di peso come Star Trek (sia il primo che il secondo) ha sempre e comunque la scena in cui una attrice si toglie la maglietta, mentre l’unico shirtless di Pacific Rim è il protagonista Raleigh (Charlie Hunnam), che esibisce i suoi invidiabili addominali.

MakoMori2

Mako viene trattata esattamente come gli uomini; il fatto che sia una donna è evidente, ma non influenza per niente il comportamento degli altri personaggi nei suoi confronti. È la migliore partner possibile per Raleigh, il posto le viene dato per quello e molti alieni tentacolari vengono ammazzati con il suo contributo. L’unica volta in cui viene offesa in maniera sessista è dal personaggio stronzo e un po’ idiota, quello creato per essere odiato, che poi si prende anche un sacco di botte. Nemmeno il suo guardaroba è particolarmente rivelatorio o sexy; non corre mai con addosso i tacchi alti; quando si mette la tuta spaziale, non ha supertette scolpite nella plastica o dettagli rosa. Infine, nonostante Mako sbavi piuttosto evidentemente per Raleigh — come non capirla, lui è l’anello mancante della catena tra uomo e orsacchiotto — la cotta è altrettanto palesemente ricambiata. Niente personaggio femminile che sospira e frigna.

Un’ulteriore perla di fastidio — anche se non ha propriamente a che fare con il film — è la quantità di interviste e press junket in cui alla povera Kikuchi viene chiesto più e più volte come si sente in rispetto al suo “strong female character”. Mako è piuttosto badass, ma è proprio necessario usare questa fraseologia insopportabile ogni volta che un personaggio femminile non è un’ameba dagli occhi vuoti? Oltretutto: è strong rispetto a cosa? Rispetto al non esistere affatto, vista la quantità di donne presenti?

Ma questo è dopotutto un film che avrebbe potuto avere un cast completamente maschile senza che nessuno battesse ciglio, visto il genere e la target audience. Il regista Guillermo Del Toro ha dichiarato di aver fatto apposta a non fare di Mako una gattina sexy, cosa piuttosto pregevole. Nonostante i problemi ancora immensi riguardo alla percezione dei personaggi femminili (inesistenti), una leading lady che non sia la fantasia stereotipica di un nerd è più di una piccola conquista. Se più registi vengono richiamati per il loro trattamento delle donne, potrebbe essere che entro qualche anno avremo sci-fi non solo con una protagonista degna di questo nome, ma anche dei personaggi femminili secondari degni di questo nome, o addirittura varie protagoniste degne di questo nome. Pacific Rim si merita uno schiaffo, ma anche un bacio. E comunque viva i robottoni.


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  1. Cinzia

    23 luglio

    Condivido tutto tranne le ‘prestazioni’ di Rinko Kikuchi: è talmente poco espressiva che Kristen Stewart, a confronto, merita l’Oscar 😐

  2. Francesca

    23 luglio

    So che è bene mirare alla perfezione, ma nel contesto del genere robottoni devo dire che Pacific Rim se la gioca molto bene. Non so se avete presente Evangelion, o se di questo avete presente l’ultimo reboot, ma in quel caso, la prevalenza di personaggi femminili sullo schermo serve solo a creare più potenziali oggetti sessuali per il protagonista maschile. E nel recente reboot le tute da pilota sono utili e rivelanti quanto un bikini. Se devo scegliere tra 10 personaggi femminili creati per fornire tutti i possibili tipi di oggetto sessuale ai fan e per il protagonista, e una sola donna parlante, ma che sa il fatto suo, io scelgo il secondo any day. Detto questo, andate a vedere Evangelion lo stesso, ma la vecchia serie tv.

  3. sofia

    23 luglio

    Ho visto Pacific Rim, l’altro giorno.. e sono rimasta paralizzata dal fatto che lei praticamente non parla praticamente mai 🙁

  4. Simone B.

    23 luglio

    Urge un ripassone di anime e fumetti vari, perché il personaggio di Mako è perfettamente in linea con i personaggi femminili del genere in questione. E una giapponese con il taglio alla Rey Ayanami che picchia mostri giganti su un robottone è esattamente quello su cui ogni nerd si ammazza di seghe alla mattina.

  5. Paolo1984

    23 luglio

    il bechdel test non mi pare sopravvalutato, non superarlo non significa affatto che il film sia maschilista o senza figure femminili di spessore, credibili e coerenti con la storia che è quello che conta. (comunque consiglio Now you see me-i maghi del crimine)
    Il fatto che il personaggio “sbavi” per qualcuno, ricambiata o meno, non lo rende meno forte..i sentimenti, le cotte, l’amore o la “semplice” attrazione, le dinamiche di questo tipo esistono ed è legittimo raccontarle pure in un action.
    Peraltro non mi sembra che i personaggi femminili forti non manchino nelle produzioni più recenti…gli abiti sexy sono un falso problema (a parte che pure l’eventuale sexytà non rende meno forte o di spessore nessun personaggio maschile o femminile): il personaggio si veste in maniera credibile con la trama e col suo ruolo..e nel primo Star Trek mi pare che si vedesse pure Chris Pine a torso nudo, l’eventuale nudità deve avere un senso e una giustificazione narrativa di qualunque tipo e nel primo Star Trek l’aveva (Uhura era nella sua camera e si cambiava d’abito come facciamo tutti).

  6. Paolo1984

    23 luglio

    il personaggio si veste in maniera credibile con la trama e col suo ruolo e col tipo di film..cioè, è questo ciò che conta

  7. Paolo1984

    23 luglio

    quello che conta (almeno per me) alla fine è avere buone storie avvincenti, con personaggi, ben tratteggiati, credibili e coerenti col tipo di storia, maschili o femminili, protagonisti o no che siano

  8. tostoini

    24 luglio

    Per me, nello sci-fi l’approccio Battlestar Galactica ai personaggi femminili rimane tuttora imbattuto.

  9. Martina

    24 luglio

    Concordo in pieno con il commento di tostoini su BSG.

  10. Skywalker

    25 luglio

    ieri ho visto un film con George Clooney e l’altro ieri uno con Owen Wilson. Erano entrambi vestiti, il primo anche abbronzato, e mi han fatto tutte e 2 comunque sangue. Sono grave?

    Allora per quanto mi riguarda centri il punto, anche se messo un po’ lì in secondo piano, quando dici “considerato il genere e la target audience” diciamo, considerandola come premessa, è un po’ come voler analizzare la figura femminile all’interno di un hentai (per la serie: che ti aspetti da una roba del genere?) o in una roba tipo “Transformers” dove – guarda caso – hanno affiancato ad un anonimo Lebouf una Megan Fox supergonacca (e lo dico da donna). Il pubblico è quello lì: i rigazzini alle prime seghe. Anzi, apriamo parentesi, sarebbe interessante capire cosa guardano le rigazzine quando cominciano a strimpellarsi il clitoride (io penso vadano in cerca di imbarazzanti yaoi o roba soft gay).

    Premesso che l’unico sci-fi che reputo degno di nota fu quel Cowboy Beebop bistrattato dai lettori di manga perchè nato anime, ma con una colonna sonora da paura (realizzata da una donna tra l’altro: yoko kanno) e una Faye Valentine che non aveva nulla da invidiare al tormentato personaggio principale Spike Spiegel (anche lui alla ricerca di un amor perduto eccetera eccetera). Per me ci stava che Faye andasse in giro un po’ da zoccola perchè serviva a richiamare l’interesse del pubblico maschile, come ci stava che Spike fosse elegantissimo, vestito di tutto punto per attirare il pubblico femminile. All’epoca eravamo rigazzini e attorno ai 14/15 anni ti servono personaggi topici per andare avanti, “richiami” di cui poi crescendo puoi fare a meno.

    E cmq, personalmente tutti questi esempi di personaggi maschili e femminile da seguire io non li ho mai trovati da nessuna parte. Nè in letteratura (dove per me è vincolante la biografia dell’autore: tutti son bravi a predicare nel romanzo e a ruzzolare poi in vita), nè al cinema (dove l’uomo è essenzialmente un debole che deve dimostrare qualcosa a qualcuno o è manipolato, mentre la donna ha i casini suoi sentimentali che non fregano una cippa a nessuno). Qualche messaggio invece la musica è riuscita a veicolarla, attraverso i suoi “artisti” (anche perchè lì sei preso in prima persona, non c’è una vera scissione tra l’artista/artigiano e l’essere umano) dove sono stata in grado di trovare esempi di donna da seguire che hanno sciorinato il proprio eros, parlato del proprio corpo e insistito su come intervenire su questo mondo e rotto il cazzo anche ai cinesi (ciao bjork, ciao pj harvey!) – sai no si dice che siamo più pratiche. Mentre gli uomini sono andati di catarsi e terrore dell’infinito (Radiohead, DM). Ma già parliamo di band, rispetto alle donne che viaggiano da sole.

    E vogliamo aprire un’altra parentesi? Di come tutte le espressioni artistiche (protesi sempre di un’industria) abbiano come target i bimbiminkia (sono gli unici che comprano!) per cui sbattersi con troppe analisi è pure fuoriluogo?

  11. Paolo1984

    28 luglio

    Skywalker,l’importante, ripeto, è avere personaggi maschili e femminili plausibili e coerenti con la storia raccontata..esistono uomini e donne con quel carattere, quei casini “sentimentali” o meno.
    Oltretutto amore, sesso e anche il sexy (maschile e femminile) fanno parte della vita, è legittimo raccontarli nelle loro varie forme

  12. Paolo1984

    28 luglio

    L’importante è che il personaggio (gnocco/a o meno) sia credibile anche fisicamente col suo ruolo

  13. […] non siano male) rimane comunque una sola contro un cast maschile predominante (ne parlo di piu’ qui). Sono piuttosto banali anche gli scienziati, a cui sembra quasi non sia stata data la stessa cura […]

  14. […] Soft Revolution – Essere Grassa d’Estate – Robottoni e donne vestite: i passi in avanti (e quelli indietro) di Pacific Rim […]

  15. Domiziano

    16 agosto

    Avevo scritto un lungo ed argomentato commento che un errore del CAPTCHA mi ha cancellato. Ragion per cui vi perdete le argomentazioni e filo dritto alle provocazioni:

    Se fino a dieci, quindici anni fa la fantascienza ed i fumetti erano ambiti da cui le femmine si tenevano (non venivano tenute, sia chiaro) alla larga poiché passioni di nerd, maschi difettosi e infantili, non è che perché adesso la moda ha sdoganato ed elevato quella sottocultura si può venire a pretendere il Bechdel Test come nulla fosse.

    E se, come mi è stato fatto osservare più di una volta, il modo in cui una donna si veste non è affare di un uomo, perché il modo in cui un uomo dirige dovrebbe essere affare di una donna? Questo, banalmente, per far presente che se si nega in toto la possibilità di un genere di criticare l’altro, il femminismo per primo non avrebbe titolo di esistere.

  16. Marta Corato

    17 agosto

    Come fai a paragonare il modo in cui si veste UNA donna nella sua vita privata, al modo in cui UN INTERO SESSO viene rappresentato in un blockbuster visto da milioni di persone? Qui non si parla di criticare, si parla di rappresentare l’esistenza delle donne che, concorderai, ESISTONO.

    E poi: non si può venire a pretendere il Bechdel Test come nulla fosse?! Stai dicendo che le donne dovrebbero stare zitte e buone nel loro angolo? Cazzo Domiziano, ma anche tu, vai a commentare un sito non femminista se devi dire queste cose.

  17. […] Mako Mori di Pacific Rim; Irene Adler e Joan Watson di Elementary sono straordinarie; Elizabeth Burke in White Collar è una […]

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