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A noi ci piacciono le torte – Il meglio del ...

A noi ci piacciono le torte – Il meglio del Bologna Lesbian Film Festival

Spesso mi viene chiesto: ma non ti stanchi a guardare film lgbt? Signore (e signori), la parola “troppo” in questo campo per me non esiste. Sono disposta a sottopormi anche alle cose peggiori che il cinema (o la televisione) hanno da offrirmi perché riesco sempre a trovare quelle due o tre gemmette che ne valgono la pena. Per questo sono scappata a Bologna lo scorso fine settimana e mi sono data anima e corpo (e soldi) al Some Prefer Cake – Bologna Lesbian Film Festival.

Insomma, ho fatto una scorpacciata vera e propria.

Non sono riuscita a guardare tutte tutte le produzioni, ma ne ho viste abbastanza per avere gambe anchilosate e occhi brucianti alla fine di ogni giornata.

Un genere a volte completamente dimenticato dal grande pubblico, quello dei cortometraggi, è quello che ha regalato più soddisfazioni, almeno per quanto mi riguarda. I corti, spesso realizzati in poco tempo e con pochi fondi, danno il meglio di sè proprio perché lasciano spazio alla creatività di persone che altrimenti non riuscirebbero a farsi sentire. Lo stesso discorso vale per le web-series, genere emergente e che raggiunge vette sempre più alte (in Italia abbiamo ancora molto da imparare, comunque).

Per meglio navigare attraverso le acque torbide e burrascose del cinema lesbico, avente il difetto di adagiarsi spesso sulla sua etichetta di “lesbico” e trascurando l’importanza del sostantivo “cinema”- no, non basta che ci siano lesbiche per fare un bel film -, vi porto qui, brevemente, le produzioni che hanno meritato pimpanti stellette arcobaleno, almeno nella mia testa. E quelle che avrebbero dovuto, ma qualcosa è andato storto. Non tutte hanno, in realtà, contenuto lesbico vero e proprio, ma rimangono delle produzioni interessantissime e di pregio.

Perciò, bando alla ciancie.

Cortometraggi

Solo sè que no sè nada (Spagna)

Una madre capita per sbaglio sul libro di filosofia del figlio e si appassiona. Poi scopre l’Emilio di Russeau e decide che quel misogino cretino poteva anche tenersele le sue opinioni (Russeau era convinto che le bambine non dovessero essere educate a pensare, ma ad assumere il pensiero dei loro mariti). Divertente e molto carino.

Tsuyako (Giappone)

Storia ambientata nel Giappone degli anni ’50: due donne, un tempo innamorate, si rincontrano dopo tanto tempo ed è subito DRAMA. Ma è il Giappone, e sono gli anni ’50, non so cosa pretendiate. Impregnato dell’atmosfera di eterea tristezza tipica dei film giapponesi, è uno spiraglio sul mondo e il modo in cui le donne giapponesi sono state costrette a vivere per secoli.

Pardon! Kim, Ben mi? (Who, me?) (Turchia)

Deniz tenta di sopravviere alle tiranniche prepotenze di una società in cui il binarismo di genere non lascia scampo a solide alternative. Ci riuscirà? Ci riusciremo, noi? Molto bello e intenso. Ha vinto Miglior Cortometraggio.

The Womanhood

Le mestruazioni non devono per forza essere una croce implacabile da sopportare. Anzi, in realtà è tutto uno schema del patriarcato per non farci rendere conto dei nostri veri poteri. Ma le forze del bene sono al lavoro per rimediare e ogni giovane donna in sindrome premestruale si trasforma presto in un’impavida eroina. Adorabile e francamente geniale.

The Maiden and the Princess

Il Gran Consiglio delle Fate prescrive alla piccola Emmy, che ha dato un bacio ad una ragazza a scuola, un sana favola eteronormativa, nel malvagio tentativo di farla ritornare sulla retta via. Ma il Narratore ne ha sinceramente avute fin sui capelli…Una favola dolcina che fa riflettere sull’importanza educativa delle favole per i bambini e quanto sia fondamentale offrire un’alternativa. Personalmente mi sono sciolta in brodo di giuggiole.

Menzioni speciali per The First Date e Polaroid Girl, due corti carini, coccolosi e divertenti.

Lungometraggi

Ho visto cinque dei lungometraggi proposti e devo dire che solo due possono dirsi promossi con le doverose stellette. Soongava – Dance of the Orchids (Nepal-Francia) si perde per strada, Jack & Diane (USA) nemmeno ci arriva (alla strada) e She: Their love story (Thailandia) è dolce ma la trama è banale e la frammentazione lo lascia senza una vera e propria degna conclusione. I due che ho apprezzato sono invece i seguenti:

Aynehaye Rooberoo – Facing Mirrors (Iran-Germania)

Toccante e drammatica storia di un’amicizia fra Edi, giovane trangender in fuga verso la Germania e Rana, madre e moglie devota e tradizionale che guida un taxi al posto del marito per guadagnarsi da vivere. L’Iran contemporaneo è impietoso verso qualsiasi forma di differenza o disrispetto nei confronti delle leggi (di Allah), ma l’amicizia che nasce fra le due è onesta e sorprendente e finisce per salvare la vita di Edi. Un bel mattoncino sul cuore, ma non manca dei suoi momenti ironici e dolci.

Who’s Afraid of Vagina Woolf? (USA)

Le scapestrate avventure di un’aspirante regista lesbica che vive nel garage di un’amica ed è costantemente alla ricerca di una ragazza e del film della sua vita. Niente di impegnativo, ma divertente e ironico, con quel pizzico di sentimentalismo da romantic comedy che però alla fine ci sta pure. Non aspettate che vi cambi la vita, ma è un modo simpatico per passare una serata. Ha vinto Miglior Lungometraggio.

Fra i documentari che ho visto (pochi) segnalo Amica Nostra Angela, interessante documentario sulla vita e la figura di Angela Putino, filosofa napoletana.

Infine, delle due webseries italiane proposte quest’anno, LSB e Re(l)azioni a Catena, promuovo la seconda a quasi pieni voti: fotografia e cinematografia spettacolari (specialmente per una webseries), ottimo audio e buona soundtrack, buoni personaggi e trama non male; l’unico difetto si può notare a volte in certe banalità in alcuni pezzi di sceneggiatura, ma tutto sommato migliora di episodio in episodio. Priceless la tata russa comunista che odia il capitalismo.

Tirando le somme non è andata poi così male, anche se avrebbe certo potuto andare meglio. Ma non bisogna disperare: i prodotti di qualità iniziano finalmente a farsi vedere. Nel frattempo, aspetto disperatamente di vedere Blue is the Warmest Colour (La vie d’Adéle), e spero che Xavier Dolan decida di fare un’apparizione nel cinema lesbico e regalarci un altro capolavoro come il suo Laurence Anyways. La speranza è l’ultima a morire no?

Siamo comunque ormai lontane dai giorni dell’Altra metà dell’amore (Lost and Delirious) e The L word. Quindi, Non temete, si va avanti, si va sempre avanti. Per fortuna.

 

Tutte le immagini sono state prese dal sito ufficiale del Some Prefer Cake. Se volete saperne di più, i titoli rimandano ai trailer o, in assenza di questi, alle pagine imdb.


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