Pinterest

Il fatto che prima o poi nella vita avrei avuto quella che potrebbe definirsi una “crisi delle vocazioni” era insito in me sin dalla mia nascita. Immagino che la mia adorabile madre lo avesse già capito, ma semplicemente avrà voluto provarci lo stesso. A portarmi sulla retta via, intendo.

Ho avuto la fortuna di nascere col cordone ombelicale intorno al collo. Hanno dovuto tirarmi fuori con una specie di sturacessi gigante perché non volevo saperne di seguire la luce. Capelli neri e occhi nerissimi: una vera rarità. Uno dei miei primi ricordi è una suora dell’asilo (per motivi oscuri registrata nel mio immaginario come la sosia della strega cattiva di Biancaneve) che incombe su di me e con stupore misto ad indignazione commenta il fatto che io stia facendo un disegno con la mano sinistra. Il risultato della sua opera di convincimento a tramutarmi in destrorsa con la forza fu una mia ribellione gastrointestinale che riversò la pastasciutta della mensa direttamente ai suoi piedi. Additata come figlia del demonio, cambiai asilo. Anni dopo, un ulteriore presagio. Alla mia prima visita dal ginecologo, questi mi informò di avere l’utero retroverso, aggiungendoci anche un commovente tentativo di farmi sentire “speciale” per questo. Essendomi l’equivalenza “speciale=diverso” già chiara da allora, non ci cascai e cominciai ad accettare la mia situazione con matura indifferenza.

monksAdesso, cari lettori e lettrici, è importante precisarvi una cosa: provengo da una famiglia siciliana che per certi versi ha solidi e antichi principi morali. Uno di questi è la religiosità, la cui portavoce indiscussa è appunto mia madre. Sin da piccola fui abituata a rituali precisi, come la messa della domenica, e a 12 anni mi iscrissi negli scout della parrocchia locale. Fu un disastro. Anzi no: fu l’inizio della mia crisi delle vocazioni. Non capivo perché, ma non trovavo nessun tipo di realizzazione nel montare latrine e tendoni puzzolenti durante i campi estivi. In più temevo qualsiasi confronto fisico con i miei nerboruti compagni di squadriglia. Tutti e tutte più prestanti di me, tutti più competitivi, tutti più bravi nei giochi di forza. E si da il caso che il 90% dei giochi del mio reparto fosse di forza. Il restante 10% erano modi divertenti per lodare il Signore. Un incubo. Mi rifugiavo spesso in tenda, e, naturalmente, questo mi rese il bersaglio preferito della ciurma degli atletici adepti di Gesù Cristo. Un giorno, non ricordo neanche più come, qualcuno mi ruppe gli occhiali e da lì decisi che avrei odiato per sempre quella categoria di individui da me catalogati in seguito, e senza nessuna forma di presunzione, come “la mediocrità”.

La stessa estate di quell’agghiacciante campo scout, mi recai come ogni anno al mare dai miei nonni, in Sicilia. Lì conobbi quella che poi si rivelò come l’artefice dell’epifania che mi fece avvicinare alla mia vera vocazione: una ragazzina coi capelli neri e il guardaroba spaventosamente in tinta per essere in pieno agosto. Dopo l’esperienza con l’esercito dei puffi di Dio non avevo alcuna voglia di farmi nuovi amici, ma accettai il suo invito a casa in un pigro primo pomeriggio di canicola. Ricordo ancora la luce di quell’estate siciliana filtrare impertinente tra gli scuri, trasformandoci in buffi mostriciattoli a strisce orizzontali. Lei, grattandosi ad intervalli regolari le punture di zanzara, cominciò a mostrarmi la sua collezione di cd, catturando completamente la mia attenzione e aiutandomi a vincere l’imbarazzo, dandomi qualcosa di cui parlare. Non conoscevo quasi nessuno di quei nomi scritti a pennarello su dischetti masterizzati, così cominciai a farle domande su due album che mi ispiravano in particolare. Si trattava di Reject All American delle Bikini Kill e Pretty on the Inside delle Hole. Fu l’inizio della fine. O meglio, fu l’inizio dell’inizio. Insomma fu un inizio. Ci vorrebbero interi paragrafi per descrivere la mia metamorfosi dopo aver scoperto il genere Riot Grrrl. Ma l’unica cosa che in questo momento mi sento di riportare è il ricordo del mio totale stupore nel trovare qualcosa di così vicino alla mia personalità, in un momento in cui tutto ciò che mi circondava era totalmente distante dal mio modo di vivere. “Revolution Girl Style Now!”: capite bene che per una ragazzina siciliana cresciuta in Calabria quella scoperta era molto più di una rivoluzione. Un aneddoto simbolico (nonché abbastanza ridicolo) di questo mio rinnovamento spirituale potrebbe essere il mio passaggio, l’inverno successivo, dal coro della chiesa al ruolo di bassista in un gruppo composto principalmente da donne la cui prima cover fu un brano dei Sex Pistols che esordiva con un’inequivocabile dichiarazione anticristiana.

In allegato a questo racconto neanche troppo originale, ma quantomeno reale al 100%, vi lascio la mia prima compilation de neopatentata che conservo ancora tra i cd, e che credo sia la perfetta colonna sonora degli anni della mia crisi delle vocazioni. Detto questo, “mia madre non lo deve sapere”.

Rebel Girls from softrevzine on 8tracks Radio.

Bikini Kill – Rebel Girl
L7 – Fast and Frightening
Hole – Teenage Whore
Spinnerette – All Babes Are Wolves
Babes in Toyland – Sweet 69
The Distillers – L.A. Girl
7 Year Bitch – Dead Men Don’t Rape
Slits – Typical Girls
Yeah Yeah Yes – Date With The Night
Sonic Youth – Kool Thing
Dum Dum Girls – Hey Sis

Pinterest