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Tutti i mali del mondo: la brutta piega della Ques...

Tutti i mali del mondo: la brutta piega della Questione Miley Cyrus

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Vi piacerebbe non sapere chi è Miley Cyrus, che roba è il twerking, qual è il ritornello di Blurred Lines, sì? Mettere il microfono in muto sulle parole di Guido Barilla e la relative polemiche, spegnere la tv quando passa (l’ennesimo) spot sessista e sicuramente menzognero, ignorare l’esistenza di commenti misogini e cretini praticamente intorno ad ogni “fenomeno di costume” capitato sulla terra quest’ultimo mese?
Ah, sarebbe bello. Eccome se sarebbe bello.
Purtroppo i sogni son (solo) desideri di felicità, e che lo vogliate o meno questo mese, in un modo o nell’altro, da qualcuno a cui volete bene o dallo sconosciuto al bar sotto casa, in seguito a Miley Cyrus che ha fatto quello che ha fatto, avrete probabilmente sentito dire da qualcuno:

L’hai vista quella? Si dimena come una zoccola
L’hai vista quella? Che brutta fine per una ragazzina così carina
L’hai vista quella? Sì, ma è anche colpa anche sua, di lui.
L’hai vista quella? è la società sessista che l’ha costretta a finire così.

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L’hai vista quella? Quando le donne danno certi messaggi, è poi inevitabile che lo stupro sia all’orizzonte.

È stato un mese di prorompente vitalità per lo slut shaming. Tanto che, se avesse un petto ora sarebbe gonfio d’orgoglio.

In questo strano ribollente calderone autunnale, un gran bollito misto di buone intenzioni, tanta retorica e avvenimenti quotidiani che fanno venire l’acidità di stomaco, capita così che Il Presidente del Senato dichiari:

Nelle ultime settimane una ragazzina di venti anni, ex star della Disney, ha deciso di conquistare l’attenzione dei media con un balletto e un video molto provocatori e ad alto contenuto erotico”, ha ricordato Grasso in occasione di un convegno sulla convenzione di Istanbul e sul femminicidio, “In ogni sito di informazione del mondo abbiamo avuto video e gallerie fotografiche, nell’ordine: del balletto, delle imitazioni, delle parodie, delle reazioni e delle curiosità, ognuna di queste corredata da immagini esplicite di adolescenti seminude”. Il presidente del Senato invita quindi i giornalisti a impegnarsi maggiormente nella lotta alla violenza di genere anche declinando “l’invito implicito a partecipare ad una campagna di marketing così ben costruita” e evitando le “gallerie delle tifose più belle, le atlete più sexy e quant’altro.

In un’immaginaria linea retta della rettitudine, ove a un estremo si colloca la sempiterna Santa Maria Goretti e all’estremo capo il male assoluto dell’impudicizia, Miley si va dunque a trovare agli antipodi della sopracitata santa: sinonimo ormai del cattivo gusto e delle ragazze che la via l’hanno da un po’ perduta, esemplare esempio da non rispettare, ennesima prova che tutte le ragazzine targate Disney sono destinate a fare una gran brutta fine.

Esempio così esemplare di cattivo gusto, stigma di tutto quanto è brutto e sporco nel mondo della musica che anche le sue colleghe che prima più o meno risalivano la stessa china s’affrettano subito a correre ai ripari, ad invertire la rotta: Katy Perry, l’altra faccia del pop “graffio senza fare scandalo”. La svolta intimista della cantautrice “sono tutte canzoni che parlano di me e sono sincere” (Dal Corriere di domenica 6 ottobre).

Vittima ed allo stesso tempo carnefice del suo stesso problema, Miley Cyrus è alternativamente vista come a- una che da Hanna Montana si è trasformata in Hanna Montata, un mostro maligno che, privo di talento e lungimiranza, ha solo il suo sedere per far parlare di sé. b- una povera ragazzina sfruttata, priva di talento e lungimiranza che viene costantemente sfruttata dalle grandi case discografiche, spremuta come in limone, e a breve destinata al dimenticatoio.

Comunque la rigiriate, il quadro non è lusinghiero.

Alle parole di Grasso, risalenti alla scorsa settimana, si sommano in questi giorni le parole di Sinead O’Connor, autrice di una lettera aperta in cui, con fare saggio e materno, dispensa consigli alla versione pecorella sperduta di Miley.

Tanto sono discordanti i pareri intorno a Miley, tanto lo sono quelli intorno alla lettera. Si va da una delle migliori lettere d’amore di sempre a uno dei più grandi esempi di slut shaming di sempre:

Mi preoccupa il fatto che quelli che ti circondano ti abbiano fatto credere che è ok essere nuda in un video, mentre lecchi un martello. Il tuo talento verrà solo oscurato, se permetti che il tuo corpo venga usato così: sia che la colpa sia del mondo della musica, o tua.
A lungo andare, verrai solo danneggiata se ti lascerai sfruttare in questo modo. Il fatto che tu lasci trapassare il messaggio secondo cui ha più peso la tua sensualità piuttosto che il tuo talento, non giova né a te, né a nessun altra ragazza.
Sono felice di sapere che in qualche modo sono un modello per te, e spero che proprio per questo motivo, mi darai ascolto.
Il business della musica se ne frega di te, se ne frega di tutti noi. Faranno di te una prostituta, e molto ingegnosamente ti faranno credere che sei stata tu a volerlo… e quando finirai in riabilitazione, tutti loro staranno prendendo il sole su uno yatch in Antigua: yacht che si sono comprati vendendo il tuo corpo. Allora, ti sentirai molto sola.
Che ci piaccia o no, noi donne nel mondo della musica finiamo per diventare dei modelli, e per questa ragione dobbiamo essere estremamente attente al messaggio che mandiamo alle altre donne. Quello che stai comunicando tu ora, è che va bene essere sfruttate: non lo è Miley… è pericoloso. Le donne vanno ammirate per molte altre cose, di valore più alto. Non siamo oggetti da desiderare. Ti suggerirei di inviare un messaggio più genuino alle tue coetanee: cioè che tu, e loro, valete molto di più di quello che stai dimostrando adesso. Puoi gentilmente licenziare tutti gli st****i che non ti avevano avvisata di tutto ciò, perché queste persone se ne fregano di te.

(Alla lettera di Sinead ha risposto, in un modo meraviglioso, Amanda Palmer. Lo potete leggere nella sua interezza qui.)

Let’s give our young women the right weapons to fight with as they charge naked into battle, instead of ordering them to get back in the house and put some goddamn clothes on.

Se nelle parole di Grasso dal twerking si arriva al femminicidio, in quelle di O’Connor si atterra dritte dritte nella braccia della droga prima e del rehab poi. Dall’ idea di difesa e protezione della parte lesa nel perverso meccanismo “sex sells” all’identificazione della parte lesa come un ingranaggio complice, con la sua spregiudicatezza, di svilire l’immagine della donna, istigare gli uomini, rovinare le giovani generazioni, travisare ogni singola riga di femminismo che sia mai stata scritta.

Ecco a voi Miley Cyrus: tutto il male del mondo, in un pratico formato tascabile.

(immagini: Roger Zubiate, Rosea Lake)


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  1. victoria

    7 ottobre

    Lo problematico di Miley Cyrus non è che la sua nudità sia pericolosa per lei ma che è una rappresentazione mediatica pericolosa per le donne, il nuovo modello aspirazionale non è più “casalinga perfetta” ma ” giovane puttanona” , é importante non confondere liberazione sessuale con ipersessualizzazione, e Miley come una figura mediatica, educa alle persone ( non solo ai bambini ) a ciò che le donne sono e cosa vogliono, non sta solo “esprimendo se stessa”, lei ha i soldi, ha potere, la sua immagine arriva da tutto il mondo.
    Questo non è “victim blaming” o “slut shaming”, questo è “education blaming”, i media ci educano nella cultura dello stupro, una cultura d’un mondo dominato dagli uomini.
    La oppressione raramente accade senza l’aiuto di un gruppo privilegiato degli oppressi, in questo caso Miley è colpevole di seguire la parte della “puttana”, vendendo la sua immagine ipersessualizzata come un modello di ciò che le donne sono, facendo altri vincere molti più soldi di lei mentre si perpetua un stereotipo negativo della donna. Miley può lavarsi le mani dicendo: ” me ne fotto, questo sono io e non ho intenzione di cambiare” ma starebbe diminuire la sua importanza: la sua immagine è più di quello che considera se stessa di essere.

    Alla fine Miley ha il diritto di fare quello che vuole, ma sarebbe meglio se lei é consapevole di ciò che implica in modo de decidere se vuole essere parte del problema o no, sempre ci sarà qualcuna che vuole collaborare con l’immagine ipersessualizzata della donna, per l’amor di dio, Rihanna “Pour it up” e Britney “Work bitch” sia lyrics che video! ( Provate a notare la differenza tra questi e FKA Twigs – “Papi pacify” che è un video molto sessuale ma senza che lei sia soltanto un oggetto sessuale, FKA Twigs sta cantando/domandando questo gioco di potere)

  2. Terry

    7 ottobre

    Mi lascia perplessa il fatto che la svolta nella carriera di Miley Cyrus venga analizzata solo dal punto di vista della sessualità/sensualità e sulla base dei centimetri di stoffa che si mette addosso nei video o nelle esibizioni live. Anche nelle lettere che Amanda Palmer e Sinead le hanno scritto l’accento cade sempre lì. Personalmente, non ci vedo nulla di strano, visto che quasi tutte le teen star (da Christina Aguilera a Britney) hanno fatto esattamente il suo stesso percorso e comunque ogni discorso che implichi lo slut shaming deve essere condannato a prescindere. Quello che invece pare tagliato fuori è il vero problema culturale espresso da Miley, il cosiddetto elefante nel negozio di cristalli di cui nessuno vuole prendersi la briga di parlare. Miley è una ragazzina bianca e ricca, che ha “preso in prestito” elementi di una cultura marginale (o meglio, non dominante), quella afro-americana (il twerking ne è l’esempio più lampante) per ammantarsi di un’aria trasgressiva e adulta. Secondo me il problema non è il suo volersi affrancare dall’immagine di reginetta pop (è suo pieno diritto portare avanti il suo progetto come meglio crede), ma il volerlo fare tramite l’appropriazione culturale. Le ballerine nere da lei usate come oggetto sessuale/come prop di scena nell’esibizione all’MTV Video Music Awards e nel video “We Can’t Stop” ne sono un altro esempio. Come ha giustamente notato Jody Rosen, l’esibizione in questione è un lampante esempio di minstrel show, in quanto le ballerine afroamericane sono state ridotte a “totem, simboli di una sessualità selvaggia”, a stereotipi. Dal mio punto di vista non è questione di multiculturalismo, così come non lo era la trovata di Gwen Stefani di portarsi dietro le Harajuku Girls ad ogni uscita pubblica.

  3. Margherita Ferrari

    7 ottobre

    @ Terry: d’accordissimo con te. Anche quello è un punto fondamentale, sul quale arriveremo poco per volta anche noi di Soft Revolution. L’appropriazione culturale è un problema pressoché assente dalla discussione femminista (e non) in Italia, sul quale intendiamo spingere poco per volta, quando avremo la preparazione adeguata per parlarne con cognizione di causa. Hai fatto benissimo a sollevare il punto.

  4. TERRY

    7 ottobre

    Da quel punto di vista Miley è indifendibile, così come lo è il suo entourage e chi le ha permesso di andare in onda con un’esibizione così sfacciatamente razzista. Tutto il resto (martello del video, photoshoot transgressive ad opera di Terry Richardson, linguacce a destra e a manca) rientra nel consueto meccanismo di affrancamento dal ruolo di pop teen sensation e presto, mi auguro, verrà salutato con un grande sbadiglio.

  5. Paolo1984

    7 ottobre

    devo dire che pure io non condivido questo scagliarsi che sa un po’ di moralistico sulla “nuova immagine” di Miley Cyrus..tutto quello che le si può rimproverare è che è una cantante mediocre.
    Quanto all’appropriazione mi rendo conto che è un tema delicato ma in musica succede dai tempi di Elvis Presley..ora io credo che le varie culture musicali e artistiche in generale non siano proprietà privata, tutti possono condividerle..non c’è niente di male se un bianco fa jazz o hip hop e con buona pace di Spike Lee non c’è nulla di sbagliato se un cineasta bianco ovviamente con la propria sensibilità racconta una storia afroamericana. Ma un conto è dimostrare amore e rispetto come fa ad esempio spekendidamente a mio parere Tarantino (Spike Lee non lo ama ma io sono d’accordo con Samuel L. Jackson)..un’altra cosa è fare ciò che mi pare abbia fatto la Cyrus che però non mi sento in grado di giudicare

  6. Paolo1984

    7 ottobre

    e se qualcuno guardando il videoclip di “Wrecking Ball” (che per inciso trovo ridicolo e per niente scandaloso nè pericoloso e nemmeno provocatorio) pensa “puttanona” il problema è nella sua testa, non nel video

  7. Chiara

    7 ottobre

    Forse il mio commento va un po’ al di la’ dello scopo dell’articolo di esporre/demistificare lo slut shaming con cui concordo. Non sapevo delle dichiarazioni di Grasso, quindi grazie di aver aggiunto questa perla alla mia conoscenza del capitolo Miley.

    Come premessa voglio dire che sono d’accordo con quanto scrivi e che reazioni come quelle di Grasso o Sinead O’Connor sono un mix di patriarchismo e paternalismo. Tralasciando anche l’argomento industria della musica e dello spettacolo, quello che vende e quello che non vende ecc io in maniera pratica mi chiedo come si puo’ fare per equipaggiare giovani e meno giovani, maschi e femmine con gli strumenti per leggere questi fenomeni in maniera piu’ consapevole. Che non vuol dire rigettare il fatto che Miley e tutte le altre si spogliano e fanno video piu’ o meno espliciti ma per capire un po’ meglio perche’ questo succede, perche’ questi modelli inglobano la maggioranza forse delle rappresentazioni della donna nei media (ci sarebbe anche da discutere di quali media) e cosa vuol dire per la nostra vita di tutti i giorni. E non solo in chiave di pop culture occidentale ma guardando anche alle intersezioni tra culture (come commenta giustamente Terry) e classi sociali. Credo che sarebbe un buon passo avanti per capire davvero chi ha potere e e come questo potere viene usato nella comunicazione. Secondo me e’ importante rendersi conto che non tutti abbiamo le stesse armi per rispondere a questo tipo di immaginario che ci viene propinato praticamente 24/7 e riuscire ad elaborare dei metodi per iniziare a costruirsele queste armi. Non dico che dobbiamo tutti fare un PhD in cultural studies pero’ sarebbe interessante trovare dei modi di comunicare cose complesse in modo accessibile.

  8. Nur

    7 ottobre

    segnalo il punto di vista molto interessante di elena http://infetta.blogspot.it/2013/10/miley-cyrus-non-ha-stuprato-la-black.html

  9. Paolo1984

    7 ottobre

    io credo, banalmente, che il sexy e la sensualità più o meno esplicita facciano parte di noi e vadano raccontati anche dal pop. Però fatico a trovare la Cyrus sensuale o sexy..sembra solo comica (non so quanto volontariamente)

  10. Ilaria

    7 ottobre

    Grazie @NUR, davvero ben scritto e interessante quell’articolo. Riguardo al post in questione, concordo col senso del post (non conoscevo le parole di Grasso… aiuto! :-O ), tuttavia non mi scaldo per nulla su questo argomento perché a schierarsi va a finire che, per non “condannare” moralmente Miley (o chi di volta in volta sarà al suo posto), ci si trova magari a dover sostenere un personaggio mettendo in secondo piano il fatto che sia una mediocre cantante e che tutto quello che fa è solo strumentale al cavalcare l’onda finché può. Tutte queste meteore pop, da Britney Spears alla Aguilera (anch’esse ex Disney) alla stessa Lady Gaga fino alla Cyrus sanno che dureranno ben poco, dunque cercano cinicamente di sfruttare più che possono il poco tempo che hanno dandosi da fare con le provocazioni, al solo fine di guadagnare quanta più fama (effimera) e soldi riescano prima di essere inghiottite nel nulla. E sono costrette a spingersi sempre più oltre (la povera Britney era un’ingenua rispetto alle sue epigone). Non si comportano così per portare avanti dei loro valori personali (chessò, di emancipazione femminile) ma solo per mero guadagno. Quindi non mi metterò a difendere il diritto della Cyrus di strusciarsi o leccare martelli perché, benché io ritenga che una è libera di fare e muoversi come le pare senza doversi dibattere tra i due poli “Maria Goretti” – “putt*na provocatrice che merita una sistemata” e quindi sono favorevole alla libertà di leccaggio di martello in pubblico, lei dovrebbe essere una cantante e come cantante non vale niente.
    Peraltro concordo con Paolo, l’esibizione è molto ginnica ma di sensuale ha ben poco… (a parte che non riesco a dimenticare i suoi trascorsi da Hanna Montana e il contrasto mi confonde proprio rendendomela ridicola, ma questo non è colpa sua!).

  11. Andrea Cocco

    7 ottobre

    A me pare che il primo commento centri, grammatica a parte. Qui non parliamo di una ragazza x che lecca martelli in camera sua, parliamo dell’idolo di milioni di adolescenti che puttaneggia (non lo dico io, lo urla lei) in mondo visione. Una cosa del genere, a 14 anni (ben al di qua di un Phd, diciamo) può segnare, in poche parole è violenza. Di più, è violenza in nome del profitto. Chiamare questa “zoccola” col suo nome mi pare sia il minimo di violenza che possiamo restituire rispetto al bombardamento dei suoi video. Sarà anche poco femminista per qualcuno, per me è semplicemente provare a pareggiare i conti.

  12. francesca

    7 ottobre

    @ANDREA io a 14 anni adoravo Cherie Currie, che a 17 cantava Cherry Bomb indossando autoreggenti e poco altro. Altre compagne amavano Britney Spears piuttosto che Courtney Love e varie eventuali giovani donne che esibivano atteggiamenti ipersessualizzati. Alcune avevano un valore artistico, altre meno. Comunque, se avessero fatto un video dove “puttaneggiavano” su una macchina da demolizone vestite di sole dr.Martens rosse, lo avremmo amato. Non siamo diventate ne’ stupide ne’ insicure, ne’ conduciamo vite sessuali poco salutari.
    Dai, le ragazzine sono sottoposte a violenze psicologiche ben peggiori (e più subdole) di una che lecca i martelli in tv.

  13. andrea

    7 ottobre

    D’accordo con te che il Vaticano e Grasso siano più impattanti di Mtv, ma trovo entrambi deleteri per l’intelligenza e lo sviluppo (non solo delle ragazzine: immagina che standard può sviluppare un tredicenne che si sciroppa 4 ore al giorno di videoclip). Non tutti hanno il senso critico o il background (o backup) del tuo giro. Tra capitalismo e millenarismo, il femminismo ha ben poco da guadagnare e ancor meno da difendere.

  14. ilaria

    8 ottobre

    Il Vaticano, oggi, più impattante di MTV ma soprattutto di you tube e del web in generale su ragazzine pre- o adolescenti? Non mi sembra proprio… Comunque a parte ciò concordo con Andrea sul modello “negativo” per molte ragazzine con scarso senso critico.

  15. CHARLOTTE

    8 ottobre

    http://groupthink.jezebel.com/solidarity-is-for-miley-cyrus-1203666732

    Qui c’è un articolo su Miley e l’appropriazione culturale scritto dopo la sua performance ai VMA.

    Ciò detto concordo con l’articolo sullo slut shaming.
    E per quelli che parlano dell’esempio alle ragazzine personalmente trovo peggiore l’esempio di Taylor Swift. (niente contro di lei come persona intendiamoci,ma è molto discutibile ciò che rappresenta.)

  16. Clelia

    13 dicembre

    Scusa Francesca ma non sono d’accordo. L’adolescenza è un’età di grande fragilità, quel periodo in cui cerchiamo i modelli da seguire per la vita. In teoria, e detta in maniera grossolana. Ora, non credo che i media debbano obbligatoriamente avere una funzione educativa, ma poiché (come sopra menzionato) sono contenitori di potere è bene intercettare il messaggio che mandano, soprattutto se vogliamo veramente che il cambiamento avvenga. Non volevamo che un cambiamento avvenisse? Anche io mi domando spesso quale debba essere la linea di confine tra l’essere in difesa della donna e il bigottismo estremo. E per questo mi freno nell’esprimermi, ma quando ho visto Wrecking Ball per la prima volta ho solo ed istantaneamente pensato due cose: questa è anoressica; questa era l’idolo delle ragazzine a cui insegnavo due anni fa. Io non voglio oltrepassare quel confine e dire a chicchesia di vestirsi nel modo che io trovo più consono. Ma concordo quando si dice che lei è un modello e se lo è lo è per uno scopo preciso: vendere!(se non basta la letteratura femminista vedasi l’analisi sulla manipolazione spietata del capitalismo su corpi come quello di Miley di Naomi Klein et cetera) Miley è evidentemente adulta a sufficienza per decidere cosa fare del proprio destino, non sono mai stata sostenitrice del missionarismo né in Africa né nelle vite degli altri. Ma tutto il sistema che c’è dietro non mi piace, anzi mi disgusta, non fa di Miley una persona libera come non fa degli spettatori individui ma meri consumatori. Non so se mi spiego? Proprio e solo per questo, non credo che tratterei certe immagini con assenza di giudizio con ipotetica/o figlia/o, sorella/fratello o alunna/o di turno.

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