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Medioevo contemporaneo – la crisi come occas...

Medioevo contemporaneo – la crisi come occasione per reinventarsi

Me lo ripeto come un mantra, questo pezzo non deve avere il sapore del parallelismo tra il Medioevo e la situazione di crisi mondiale che ci circonda.  La crisi, come l’etimologia del termine stesso dice, è un cambiamento traumatico o stressante; significa scelta, momento che separa una maniera di essere da un’altra precedente. Lo fu allora come lo è oggi.

L’Italia è in un Medioevo contemporaneo (inteso come età di mezzo) perché gli anni passano, ma gli italiani rimangono profondamente radicati entro le mura diroccate delle loro bellissime città medioevali, sprofondati nel perbenismo e perché per quanto si voglia essere moderni, basta un attimo, una parola, un gesto e ci si rende immediatamente conto di quanto sia una millantata modernità e di come l’Italia ami cibarsi delle sue contraddizioni.

medioevo_c_01L’Italia si risveglia, vuole uscire dal buio: vuole i matrimoni misti e via tutti (giustamente) a sostenerli. Poi basta fare quattro chiacchiere, cercare di approfondire, magari guardare un film con chi come te li sostiene e ne esce questa frase: “Dài, ma che brutto vedere due uomini che si baciano! È antiestetico, se io fossi stato il regista avrei messo piuttosto due donne – che mi fanno anche arrapare”. Si parla di uno sconvolgimento sociale epocale di questo Paese, che da secoli si porta sul groppone una calamità come il Vaticano. Come la mettiamo se passa davvero la questione dei matrimoni non tradizionali? Si aprirà in un futuro prossimo (e quando si parla di futuro in Italia mi rendo conto che è sempre un futuro con almeno cinque anni di arretrati rispetto alle altre nazioni) un dialogo sula questione delle adozioni e della procreazione assistita? Ma, innanzitutto: si può pensare di essere pronti a sostenere a parole tematiche così complesse quando nei fatti si prova ancora ribrezzo per un bacio tra uomini?

Naturalmente un altro argomento che rigetta l’Italia in un Medioevo contemporaneo è la questione femminile: nel Medioevo andava di gran moda la donna devota e sottomessa, la donna strega e posseduta, la figura della vergine salvatrice tanto quanto Eva la peccatrice. E oggi? Su internet ho recentemente assistito ad una scena – o in realtà ad un ripetersi di scene – talmente disgustose che descrivendole come “da Medioevo” si offenderebbe l’epoca storica. A. – che non ha più 15 anni, ma ha passato i 30 da un pezzo – posta su Facebook un immagine di una bella ragazza, non nuda ma quasi e con il corpo ricoperto per buona parte da tatuaggi. Nulla di che, per ora. Lo sconcertante si è svolto sotto, nei commenti, quando l’orda di barbari che si vantano di rispettare le donne (usando un termine in particolare “la mia donna”) ha iniziato ad esprimersi. La frase più avvilente è stata “Chissà quanti pompini ha dovuto fare per riuscire a riempirsi di tatuaggi”. Non mi pareva che questa frase fosse degna di alcun commento; doveva rimanere lì, impressa e fredda come un monito all’idiozia, ma non è stato affatto così. Un commento non è bastato, ce ne sono voluti altri ad arricchire quel post di assurdità. Davvero molti uomini pensano che una donna per essere indipendente e, come in questo caso, decidere se vuole o meno tatuarsi non dovendo chiedere il permesso a nessuno debba però almeno procurarsi il denaro inginocchiandosi di fronte ad un uomo praticandogli una fellatio? C’è ancora questo assurdo preconcetto che la donna bella (visto che quella brutta non viene neppure presa in considerazione, se non come carne pronta per essere derisa e macinata) sia una che la deve dare per raggiungere i propri obiettivi?

C’è come allora gente che si riempie la bocca di amore e devozione, proprio come l’amore cortese del Medioevo, ma che cerca ancora di sminuire un essere pensante in quanto donna, come ha recentemente sottolineato Laura Boldrini nel suo discorso di insediamento alla camera, parlando di donne che subiscono violenza travestita d’amore. C’è di fondo forse una mancanza di educazione, l’abitudine a non pensare o la paura? La paura di un futuro annebbiato, per il proprio stile di vita profondamente mutato, lo sconcerto di una generazione smarrita che non sa più da che parte guardare? Ma dal Medioevo si deve pur sempre uscire, ad un certo punto.
medioevo_c_02Dal centro del mio smarrimento, troverò tante risposte proprio grazie a questo periodo di crisi, che mi permette di reinventarmi, di conoscermi un po’ più profondamente, di mettermi in gioco, di scoprire chi vive di giochetti e di chi invece si arma di coraggio ed è pronto alla catarsi. La crisi ha portato un’altissima disoccupazione nel nostro paese, soprattutto giovanile e femminile che tocca i picchi massimi al sud. Ne consegue che il 2012 è stato l’anno dell’esplosione, del vero proprio boom delle partite IVA under 35 che riguardano soprattutto le donne e di cui anche io faccio parte. L’esercito delle partite IVA, un esercito di temerari, che vive in apnea, di tre mesi in tre mesi tentando di sopravvivere al pagamento delle tasse e che cerca di non pensare da un lato a quanto fosse più semplice la vita come lavoratore dipendente e dall’altro a quanto possa essere più stimolante gestire in autonomia la propria professionalità. Da tempo i coraggiosi non vanno più alle Crociate con una croce rossa ricamata sul petto: li trovi tutti i giorni per strada, magari senza un lavoro, ad improvvisarsi imprenditori. Li trovi in questo Paese, e non con le valigie pronte sulla porta per riappropriarsi di una nuova vita altrove. Li scopri fautori di un Rinascimento formato mignon, su un treno di ritorno da scuola con lo sguardo rivolto a nuove prospettive.


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