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Il processo alla scrofa e tanti altri preziosi ane...

Il processo alla scrofa e tanti altri preziosi aneddoti medievali

Una volta, quando mi chiedevano perché studiavo il medioevo, cercavo di trovare una risposta avvincente ed acuta. Poi è successo che ho iniziato a dire che lo facevo perché mi piacevano i draghi, così da non scatenare vane inchieste sul mio futuro nel mondo del lavoro e risultare immediatamente bollata come individuo antisociale. Non è stato difficile.

Ho pensato dunque di allietarvi con alcuni opinabilissimi frammenti di medioevo, fatti poco o molto noti, spesso al contempo seri e demenziali, che ho potuto incontrare tra le carte o dentro cripte e chiese in questi lunghi anni.

I processi agli animali.
5564138558_b63a1ce16e_oAlla fine del medioevo, quando sta per iniziare quella che noi chiamiamo epoca moderna, succede che ogni tanto si facciano dei processi agli animali. Uno di questi avviene in Normandia, nel 1386, e vede coinvolta una scrofa accusata di aver ucciso un neonato. Non è difficile infatti che, vista anche una certa coabitazione tra uomini ed animali, un maiale entri in casa e mangi pezzi di bambini incustoditi. La scrofa viene quindi fatta comparire di fronte ad un tribunale, dove, sebbene affiancata da un difensore, verrà giudicata colpevole. Dovrà quindi subire la pena capitale, amministrata di fronte alla comunità di villaggio, che risulta peraltro composta da un lato dagli esseri umani e dall’altro dai suoi simili, i quali si spera ne traggano valido esempio e monito perenne. La scrofa appare in pubblico vestita, nel senso che risulta abbigliata da umano e non da salsiccia lanosa come succede ai carlini nei pressi dei parchi pubblici, e viene per punizione mutilata di coscia e grugno. Da qui, già deceduta, sarà appesa alla berlina, poi, dopo un finto strangolamento, esposta nuovamente al pubblico di uomini e suini ed infine bruciata. Le autorità decideranno quindi di farne realizzare un dipinto commemorativo nella chiesa, affinché la vicenda non venga lestamente dimenticata dagli eterogenei abitanti di cui sopra.
A questo punto chiunque si porrebbe delle domande. La risposta ad una di queste è che no, in prigione alla scrofa non è stato affiancato un prete confessore. Tuttavia, alla base di questi processi vi è precisamente una riflessione sull’anima degli animali, scivolata fin dentro alle aule universitarie di Parigi e debitrice sia all’aristotelismo sia ad un certo cristianesimo (san Francesco, per dirne uno). Gli animali hanno una vita dopo la morte? E dove vanno? Saranno insieme in cielo o saranno invece divisi per specie? E poi, è giusto farli lavorare la domenica?
In questi processi gli animali sono pensati come esseri con un’anima, attribuendo dunque loro una considerazione prima impensabile, ma insieme a questa viene loro affidato anche il peso difficile di una moralità e pertanto il dovere di rispondere delle proprie azioni. Un po’ a sorpresa, c’è allora da dire che, da qui all’animalismo, il percorso è forse meno lungo di quanto si potesse pensare.

La storia degli scacchi.
03 0k Mosaico pavimentale (Piacenza, S[1].Savino, sec. XI)Gli scacchi sono nati in India nel VI secolo, anche se qualcuno dice che sono stati inventati molto tempo prima. Come tante altre cose, tra cui le spezie ed alcune forme di spiritualità mistica, arrivano in Occidente dall’Asia, passando per la Persia e approdando infine nel Mediterraneo, forse intorno al IX secolo. La penisola iberica e l’Italia meridionale faranno poi da ponte tra i territori arabi e l’Europa continentale, anche se qualcun altro ritiene che la storia degli scacchi fosse iniziata già con i Romani.
L’interesse di ciò non sta tanto nella migrazione del gioco in sé, quanto in quello che succede ai pezzi degli scacchi durante il percorso. Questi infatti subiscono delle alterazioni d’identità e genere, tanto che solo il Re, il Cavallo ed i Pedoni rimangono tali e quali. Per le arcane e splendide leggi del linguaggio, infatti, l’Elefante – Ualfil diventa l’Alfiere in italiano ed il Pazzo – Fou in francese. Il Cammello – Rukh, tradotto nel Rochus latino, diventa una Torre. Ma è il Visir – Fers che viene a perdersi totalmente nel percorso e, passando per la Vergine – Fiers, evolve nella Regina. Questo fatto spiega peraltro anche il notevole peso di questa nella scacchiera, un potere certamente non accordato ad una regina medievale sul campo di battaglia – e nemmeno ad una donna qualsiasi, a meno che questa non si chiami Giovanna d’Arco.

L’asino della cattedrale di Chartres.
Schermata 2013-04-16 alle 09.21.05Quando giravo la Francia con un cappotto bucato e dell’uva secca in tasca, mi capitò di trovarmi di fronte alla cattedrale di Chartres, un centro abitato a circa un’ora da Parigi dove ho mangiato un pessimo gelato. La cattedrale di Notre-Dame qui presente è considerata uno dei capolavori del gotico, con un complesso programma scultoreo ed un rarissimo labirinto che occupa la maggior parte della pavimentazione interna, uno di quegli oggetti che sono soliti veicolare vigorosamente dubbi ed insonnia nella mente degli storici dell’arte. Trovo il termine capolavoro francamente intollerabile, a meno che esso non venga utilizzato per la cattedrale di Chartres.
Sul lato destro della navata centrale, all’esterno, qualcuno ha installato un asino che suona la lira, in una posizione che è apparentemente isolata e fuori luogo. L’asino non è un animale molto considerato dall’Occidente contemporaneo ed è solitamente espressione di ostinazione nella scarsa sagacia. Al contrario, il Vicino Oriente lo ha sempre tenuto in gran conto per la sua indubbia utilità di mezzo di trasporto affidabile, tant’è che anche Giuseppe e la Vergine ne seppero fare buon uso, per esempio come strumento di riscaldamento nella capanna/grotta della Natività. Probabilmente esso ha smesso di rappresentare un nobile destriero quando le popolazioni barbariche diedero dimostrazione di cosa si poteva fare in battaglia con un pratico cavallo. Per un insieme di ragioni dunque l’asino verrà recepito dal medioevo sia come simbolo positivo, a partire dalla tradizione biblica, sia come elemento negativo o del ridicolo, come appare peraltro nelle favole di Fedro.
La domanda è ora che cosa abbia a che fare un asino con una lira. È però lo stesso Fedro a parlare di questo strumento, di uno magico, che anche in mano al peggiore degli stolti avrebbe reso possibile il genio musicale. Tale elemento, insieme alla caparbietà, ovvero al noto tratto del carattere asinino, fa sì che l’animale musicante divenga in questo caso il simbolo della diligenza nello studio, che porta alla conoscenza. Un secolo prima, a Chartres era infatti fiorita una delle scuole di pensiero più originali del medioevo, in grado di assimilare con non pochi sforzi la creazione platonica con quelle esposte nella Genesi. E questa operazione ha davvero dell’improbabile, anche più di un asino che suona la lira.

Quelle cose strane nei quadri di Hyeronimus Bosch.
La storia dell’arte medievale non è composta solo di mosaici, Madonne con bambino, icone votive e giudizi universali in cui membra umane vengono inserite in bocche infuocate al di sopra della porta di uscita della casa del Signore. In un momento che si può considerare già età moderna, da qualche parte nelle Fiandre compare anche Hyeronimus Bosch, la cui pittura infonde spesso profonda gioia mista ad inquietudine.
grilli gotici1Per vedere il Trittico degli Eremiti non serve valicare i confini nazionali, poiché esso è conservato a Venezia, a Palazzo ducale, e credo sia ancora fruibile al pubblico qualora voleste venire in gita nella cara e umida laguna. Quando ne presi visione non mi concentrai granché sui santi padri del deserto e ciò avvenne in primo luogo a causa della multiforme folla minuta che li circondava. Qui, come ne La tentazione di sant’Antonio, esseri bizzarri molestano infatti gli uomini di fede ed hanno fattezze così originali che è difficile pensare che Hyeronimus se li sia inventati da solo.
L’immaginario di Bosch ripesca infatti abbondantemente dagli strani figuri che popolano la glittica, ovvero l’arte d’incidere le gemme preziose, particolarmente sviluppata nell’Antichità e tenuta in grande considerazione dal Medioevo, durante il quale tali pietre venivano collezionate e spesso riciclate su croci, evangeliari o reliquiari (un riutilizzo di questo genere si trova nella croce di Desiderio a Brescia e nell’evangeliario di Teodolinda a Monza). Alle gemme vengono attribuiti poteri e personalità, entrano addirittura a far parte dei bestiari e negli ambienti alti iniziano a circolare i Lapidaria, che riportano per tramite arabo le istanze del mondo babilonese. Su tali gemme, forse amuleti finalizzati a fertilità e ricchezza, venivano riportati esseri all’apparenza mostruosi, caratterizzati dalla mescolanza delle forme, dalla loro ripetizione o dilatazione. Questi soggetti sono chiamati grilli ed il mondo gotico li farà propri, imitandoli e risignificandoli. È da qui che i grilli passeranno a popolare i quadri di Hyeronimus Bosch con lo scopo di angariare i santi padri.

Si ringraziano in calce Michel Pastoreau, Chiara Frugoni, Émile Mâle e Jurgis Baltrušaitis dalle cui ricerche ho qui preso spunto.


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