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Mansplaining: ovvero tutto quello che già sappiamo...

Mansplaining: ovvero tutto quello che già sappiamo sugli uomini, ma che non avevamo ancora nel dizionario

di Carmen Pisanello

Avete mai sentito parlare di mansplaining? In America (e sul web) si tratta di un termine piuttosto comune, perché in casa, sul posto di lavoro, sul web o in università il mansplaining è parte integrante della vita di moltissime donne.

Il termine deriva dalla frase “man explaining things” e generalmente definisce l’atteggiamento che molti uomini assumono durante una conversazione in cui l’interlocutore sia una donna. Vi è mai capitato mentre parlavate con un uomo che questi per controbattere alzasse le mani e vi dicesse: “non c’è bisogno di essere così aggressiva” o “sei così carina quando sei arrabbiata” oppure “non credo sia un argomento da donne”? Beh, ragazze, quello si chiama mansplaining. E poiché sono sicura che tutte noi ne abbiamo abbastanza di sentirci trattate come se fossimo delle idiote è probabilmente giunto il momento di individuare il problema e cominciare a spiegarlo ai nostri amici maschietti.

Chiariamoci: mansplaining non significa “uomini che spiegano cose” ma significa “uomini che spiegano cose e pretendono di aver ragione in quanto maschi”. Ossia  quel modo di spiegare le cose senza riconoscere alle donne la loro intelligenza e competenza.

mansplaining

Nel bel libro The beginning of the american fall, Stephanie McMillian definisce mansplaining o “intervento del maschio bianco sputasentenze” come la tendenza di alcuni partecipanti alle assemblee del movimento Occupy Wall Street a monopolizzare le discussioni. Con questa definizione McMillian ci fa notare che questa tendenza è strettamente connessa all’appartenenza a una parte specifica della società, storicamente privilegiata rispetto a tutte le altre categorie. Categorie fra cui si annoverano (udite udite) le donne.

La cosa affascinante è che, quando espongo il problema, molti uomini affermano che il mansplaining non esiste davvero, ma d’altronde la maggior parte di loro non l’ha nemmeno mai subìto! Quindi vorrei esservi utile e darvi qualche suggerimento:

Se sei un uomo che si ritiene un antisessista (o se perlomeno vuoi evitare di fare incazzare tutte le donne che conosci), il mansplaining è qualcosa che dovresti abolire dal tuo repertorio. Se non sei certo di esserti comportato come un mansplainer, controlla il sito Academic Men Explain Things To Me. Lì potrai leggere un sacco di esempi di mansplaining (alcuni sono davvero spassosi) e sono sicura che ci troverai delle frasi che probabilmente ti faranno suonare qualche campanello.

Esempio: sei in grado di dirmi almeno una cosa in cui gli uomini sono migliori delle donne? Sì? Allora sei un mansplainer. Certo, gli uomini spesso sono fisicamente più forti o si basano sulle distribuzioni di genere osservabili nei diversi settori disciplinati per dichiarare che la loro categoria può vantare un’inclinazione maggiore per alcune materie. Tuttavia questo non basta per dare per scontato che la tua ragazza/collega/mamma non sappia nulla su argomenti come l’informatica, la meccanica, l’edilizia o la scienza tutta. Solo perché si sa molto su un argomento non significa necessariamente che la donna con cui parli ne sappia di meno. La tua esperienza non sovrascrive le nostre. Se pensi, infatti, di saperne di più della donna con cui stai parlando su un argomento, prima verifica la tua convinzione. Si può dire: “Sono piuttosto sicuro di sapere cosa sia un buco nero, perché da piccolo non mi perdevo una puntata di Quark.” Questa frase è molto più utile di: “Ma tu sei una donna, che diavolo ne sai scienza?”. Questo significa ridurre al minimo le nostre esperienze, cancellarci. Non stupirti se poi a qualche tua interlocutrice venisse voglia di cavarti gli occhi. Ancora più importante: quando la tua amica/collega risponderà, “Oh, questa sì che è buffa. Avrei giurato di aver imparato cosa sia un buco nero quando ho studiato astrofisica all’università”, non far vedere che sei sorpreso e non chiamarla bugiarda.

Il problema ruota tutto intorno a una questione: l’ascolto. Quando si parla di esperienze che riguardano in modo sproporzionato le donne, come l’accesso all’assistenza sanitaria ginecologica, tocca a noi dire come stanno le cose. Nessun uomo dovrà mai decidere come gestire la sua gravidanza indesiderata. Semplicemente gli uomini non possono avere idea di cosa significhi vivere come una donna e di cosa sia il sessismo. Ma questo non li autorizza a minimizzare i nostri problemi, o a dirci come dovremmo risolverli. Semplicemente, noi vorremmo dei buoni compagni. Essere un buon compagno non è dire sempre qualcosa in più dell’altro fino a che non si arrende ed è “d’accordo” con te. Significa immagazzinare ciò che ci viene detto.
Questo punto è particolarmente importante quando si parla di soggetti che fanno parte di altri gruppi emarginati, come le donne di colore o le persone trans o le sex workers.

In un mondo dove le donne audaci e determinate sono considerate delle stronze e le loro controparti maschili sono considerati leader, non è facile avere una conversazione seria uomo-donna che non finisca in tragedia. Molte donne sono stanche di sentirsi dare delle spiegazioni come se fossero delle bambine, mentre magari sono altamente istruite, per poi sentirsi dire che reagiscono in modo emotivo quando si incazzano. Ovviamente questo non significa che la ragione sia arbitrariamente delle donne, ma semplicemente che nel mondo accademico, nell’attivismo e nella blogosfera, il mansplaining esiste e scoraggia le donne dal partecipare al dialogo. Se sei un uomo e ti consideri un vero antisessista, smetti di farlo. Soprattutto, discutine con le donne quando te lo fanno notare.

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  1. Bianca Bonollo

    6 novembre

    Mmmh, temo che spesso accada anche il contrario, ad esempio quando una donna parla con un uomo di sentimenti-vestiario-pulizie-cucina-bambini, dando per scontato che in quanto uomo sia un incapace… dare la colpa solo agli uomini non mi sembra costruttivo.
    A parte questo, sì, è vero, all’università ho notato che quando un uomo fa una domanda stupida si tende a pensare che “si è sbagliato”, mentre se la fa una donna si tende a etichettarla come “stupida”. Per non parlare del fatto che se un computer non va, automaticamente viene chiesto aiuto a un uomo!

  2. Skywalker

    6 novembre

    All’università non mi è mai capitata una cosa del genere, anche perchè chi aveva i voti più alti era il gruppo delle ragazze. Più in generale noto questo atteggiamento più che al sistema uomo-donna, a quello vecchi-giovani, dove sono i primi a voler spiegare ai secondi come vanno in realtà le cose, nonostante questi siano ormai incapaci di interpretare il presente e i suoi cambiamenti. O anche ho notate tale atteggiamento da parte dei diplomati occupati sui laureati disoccupati e lì stai con le mani legati, anche perchè come glielo spieghi che la disoccupazione del laureato è un spreco per la società visto quel che sa e che non può applicare?

    Cmq in generale trovo irritante quando vogliono prendermi per deficiente e pretendono di spiegarmi cosi a cui ci si arriva con un straccio di terza media. Per dire.

  3. Chiara B.

    6 novembre

    Anche secondo me, messa così la questione è abbastanza valida per tutti gli ambiti di conversazione in cui, tradizionalmente, è solo un genere / un’età / una classe sociale ad essere competente. C’è però una specificità che dall’articolo emerge assieme alle altre e che mi sembra rendere in parte utile la categoria di mansplaining: si tratta di quei casi in cui si discute di un argomento in cui SENZA DUBBIO l’interlocutrice donna è più ferrata dell’uomo – perché afferisce alla sua esperienza personale in quanto donna – ma ciò nonostante l’uomo pretende di istruire la donna, perché è intimamente certo della superiorità della sua capacità di comprensione. Per dirla con un esempio, ho in mente una gif dove un’attivista al microfono, dopo aver interloquito per un po’ con una platea, dice piuttosto incazzata: “if I have to hear another grey-suited man attempt to mansplain RAPE to me, I swear I’m gonna scream” (o qualcosa del genere). Ecco, limitatamente a questo tipo di situazioni il concetto di mansplaining qualche volta mi è servito – perché non mi è mai capitato di sentire una donna cercare di spiegare con condiscendenza a un uomo un problema specificamente maschile, mentre in effetti mi è capitato il contrario.

  4. Elisa

    6 novembre

    Alla fine delle vacanze, sono andata all’auto-lavaggio a lavare il camper prima di restituirlo all’amica che me l’aveva prestato.
    Stavo leggendo le istruzioni dei vari tipi di shampoo per compiere una scelta oculata dal punto di vista economico. Questo tempo di riflessione è stato prontamente identificato dal mio vicino di settore come incompetenza, per cui ha ritenuto opportuno avvicinarsi a me e dirmi sorridente e col tono di uno che parla a una bambina di tre anni “ti serve aiuto? Le monetine vanno inserite lì se vuoi far partire la doccetta.”

  5. ElENA

    17 novembre

    “Semplicemente gli uomini non possono avere idea di cosa significhi […]cosa sia il sessismo.”

    Questa è una frase, e un concetto, sessista.

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