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Dimensione danza: liberarsi dei molesti e vivere f...

Dimensione danza: liberarsi dei molesti e vivere felici con l’autodifesa da dancefloor

di Giulia Blasi

Ci sono due modi per parlare di molestie da dancefloor: una è rivolgersi ai maschi, spiegando loro – con parole il più possibile semplici – che una ragazza va a ballare per andare a ballare, non per essere rimorchiata da un arnese sudato e ubriaco che a un certo punto le si appiccica dimenandosi. Ma sarebbe lungo e complicato e non è questo lo scopo di questo articolo: per chi vuole ripassarsi la prossemica del due di picche, la qui presente autrice ha già firmato un pratico prontuario con tanto di diagrammi di flusso, consultabile qui.

Il secondo modo per parlare di molestie da dancefloor è rinunciare completamente alla catechesi del rompiballe, che tanto di essere educato non ne vuole sapere: il molestatore da dancefloor vede le ragazze su una pista da ballo come il cacciatore nella savana vede le gazzelle. Le quali si trovano nella savana non per essere impallinate ma per brucare e vivere felici, ma al cacciatore poco importa, dato che ritiene di avere il diritto di portarsi a casa la sua brava gazzella da impagliare.
Concentriamoci dunque su quello che può fare una ragazza per levarsi di torno un molestatore da dancefloor.

Identificazione del soggetto molesto
Un molestatore da dancefloor è tale se, mentre tu stai ballando felice da sola o con le amiche, ti si avvicina in modo da violare il tuo spazio personale, cercando di attirare la tua attenzione e impedendoti di goderti la musica come vorresti. Per essere molesti basta veramente poco: da lì in poi si può anche peggiorare, c’è gente che ti acchiappa per le mani o le braccia o addirittura ti si struscia contro senza essere stato minimamente invitata a farlo. Anche per questi esiste un metodo, ma ci arriveremo.
L’importante è tenere ben presente che tu hai il diritto al tuo spazio e a ballare come ti pare e piace. Nell’affrontare il molesto da dancefloor, la fermezza è tutto: ogni secondo della tua attenzione che gli tributi è un secondo rubato al tuo diverimento. Non gli devi niente. Levatelo di torno senza problemi.

Fase 1: lo Sguardo della Morte
La maggior parte dei molestatori da dancefloor si scoraggia con molto poco. Basta fermarsi e fissarli con una variante di questo:

death-bitch glare

O questo:

momo_death_glare

Lo sguardo deve essere fisso, fermo e percorso da un misto di esasperazione e sufficienza: in sostanza, trasferire il concetto di “Te ne vai?” in maniera assolutamente inequivocabile. Il corpo è fermo, non balla, non partecipa: sta aspettando che il molesto si levi di torno.
Questa manovra è di norma più che sufficiente per far sì che non solo lui, ma anche tutti i suoi amici rinuncino all’impresa di importunarti. Penseranno che sei antipatica: sono affari loro. Sei sul dancefloor per ballare, non per essere simpatica agli imbecilli.
In alcuni casi, lo Sguardo della Morte può essere accompagnato da un eloquente Gesto del Vattenne: mano semipiegata, due o tre oscillazioni secche del polso.

Fase 2: Sguardo della Morte + Ingaggio diretto
Il molesto da dancefloor che non se ne va, spesso prova ad avviare una conversazione. Qui di solito entra in gioco l’educazione delle bambine, che sono da sempre incoraggiate a essere gentili con tutti, anche e soprattutto con gli uomini che le degnano della loro attenzione. Perché bisogna essere grate che qualcuno ci trovi sessualmente attraenti, no?
Non sempre. Anzi, è molto probabile che se sei arrivata a leggere fino qui non te ne freghi nulla di risultare sessualmente attraente per un idiota dalle maniere discutibili, che peraltro balla come se qualcuno gli tirasse gli arti e il bacino in cinque direzioni diverse, tutte fuori tempo. Comunque sia, se il molesto da dancefloor avvia una conversazione sappi che sei autorizzata a settare la tua temperatura emotiva sul livello “Glaciale”.
“Come ti chiami?” “Non sono fatti tuoi.”
“Sei figa!” “Grazie, ciao.”
(Improbabilissimo) “Ti posso offrire qualcosa da bere?” “No, grazie.”
E se continua: “Ho detto no, grazie. Ciao. Ciao. Ciao? Ho detto ciao.”
Un’altra notevole percentuale di molestatori se ne va a questo punto. Una persistente fetta ha invece bisogno di messaggi espliciti: “Mi stai dando fastidio. Puoi andartene, per cortesia?”
Non avere paura di essere antipatica. Il molestatore da dancefloor non si merita la tua simpatia.
C’è chi consiglia come metodo anche la cessione del territorio, ovvero spostarsi da un’altra parte sul dancefloor, ma questo non solo è umiliante, ma non risolve il problema: dall’altra parte del locale potrebbero esserci altri molestatori, e si ricomincia.

Fase 3: ira funesta
Quelli che toccano senza autorizzazione non sono frequentissimi, ma esistono. E quando lo fanno vanno trattati con tutto il disprezzo che meritano. Ognuna si regoli qui al volume che preferisce, ma il messaggio deve essere: non ti permettere mai più di mettermi le mani addosso. Avvertire la sicurezza, nei casi più gravi, è utile anche a evitare che il molestatore infastidisca altre ragazze, per cui non fatevi scrupolo ad attirare l’attenzione di un buttafuori, se c’è.
Alcune scuole di pensiero consigliano di attaccarsi al maschio amico più vicino, espediente senz’altro efficace sul breve periodo ma dannoso sul lungo: il molestatore si scoraggerà davanti a un maschio concorrente, ma non smetterà di scocciare le donne in generale (e non è escluso che torni all’attacco vedendovi da sole, più tardi). Se possibile, quindi, arrangiarsi da sole: da “Che cazzo vuoi?” in su vale tutto. Una sola raccomandazione: non usate la violenza, non è necessario ed è anche controproducente, dato che l’escalation in rissa è abbastanza probabile.

Conclusioni
Se vuoi rimorchiare sul dancefloor, fallo. Sai come farlo e sei in grado di individuare chi ti interessa, saggiarne il grado di reciprocità e portare l’azione a una conclusione soddisfacente per entrambi (nei limiti della probabilità). Che tu sia maschio o femmina, un modo per svoltare la serata si trova: appiccicarti ad altri esseri umani impedendo loro il movimento e costringendoli a prestarti attenzione controvoglia non è il modo giusto.


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  1. Cristiano

    8 novembre

    molto più efficace del classico death stare,c’è questo 🙂
    http://youtu.be/8wRXa971Xw0

  2. Ilaria

    8 novembre

    Ah ah, sono d’accordo con Cristiano, lo sguardo del video è molto più scoraggiante di quello descritto nel post… 😉

  3. Simona

    11 novembre

    Post fantastico, sono morta dal ridere

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