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Le grandi gioie del suonare la sega

Qualche tempo fa ebbi l’onore e il piacere e di partecipare (nelle vesti di animale parlante) ad un incontro dedicato al cosiddetto “rock femminile”, inteso non come il rock delle essenze femminee, bensì come il rock fatto da donne, in tutta la loro splendida varietà. In quell’occasione vi fu un intervento di Elli de Mon (una lodevole polistrumentista veneta che, tra le altre cose, insegna anche musica ai bambini). Elli ci raccontò brevemente delle sue osservazioni relative alla segregazione di genere degli strumenti musicali scelti dai suoi alunni e dalle sue alunne, enfatizzando soprattutto le difficoltà che aveva incontrato con alcuni genitori quando aveva cercato di indirizzare le bambine verso strumenti considerati “maschili”.
Non avendo mai suonato nulla in modo “serio” e avendo frequentato ben poca gente uscita dal conservatorio, non mi era mai passato per la testa che il pianoforte potesse essere percepito come molto più adatto ad una ragazza della tromba, tanto per fare un esempio a caso. Avevo però ben presente i discorsi che mi sono sentita fare per anni ed anni, durante la mia ridente adolescenza berica, sul fatto che il basso è uno strumento “più da donne” della chitarra, perché “più facile da suonare”, per non parlare di altre oscenità registrate in tempi più recenti, tra le quali spicca senza ombra di dubbio un dibattito sulla scarsa moralità delle batteriste – specialmente quelle che si esibiscono in minigonna – le cui ginocchia non sigillate tra di loro sarebbero chiaro indicatore di impudicizia.

SawMarleneDietrichRestando sul piano della demenzialità e della presunta inappropriatezza di alcuni strumenti tra le mani di una innocente fanciulla, vi invito ora a soppesare il caso della sega musicale.
Nonostante essa possa produrre dei suoni estremamente eterei, che alle orecchie di un nevrotico essenzialista potrebbero essere letti come “femminei”, il fatto che la sega si chiami sega non ha mancato di suscitare piccole risatine isteriche nelle persone che mi hanno chiesto perché mai ci fosse uno strumento da falegnameria nella mia fidata borsa di tela.
Uno scambio di battute esemplificativo potrebbe essere questo:

“Ma è una sega quella?”
“Sì”
“Perché vai in giro con una sega?”
“Perché la suono”
“Suoni la sega? [risatine isteriche]”.

Ovviamente è bene precisare che non sempre le risatine isteriche sono state dovute alla comparsa di fotogrammi di pornografia vintage sulla retina dei miei interlocutori, anche se in diverse occasioni ho avuto la netta impressione che lo scenario più plausibile fosse proprio quello. In altri casi, l’ilarità è stata semplicemente dovuta al fatto che molte persone non sanno che le seghe possono essere suonate, e l’idea di cavare qualche suono da un attrezzo che in genere viene usato per tutt’altro scopo può risultare quanto mai ridicola e assurda.
Ma, come potrete immaginare, uno dei motivi principali per cui ho cominciato a suonare la sega sta proprio nella sua squisita assurdità.

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Il pregi della scelta della sega come strumento sono molteplici. Alcuni di essi sono frivoli, mentre altri non lo sono per niente.
Personalmente provo molto piacere all’idea di essere l’unica persona che io conosca a Vicenza e a Trento (o in quasi tutto il resto del mondo) che si sia imposta l’obiettivo di imparare a suonare la sega, il che fa di me – una beginner semi-incompetente – un’autorità in materia, oltre che il genere di fenomeno da baraccone al quale di solito va tutta la mia simpatia. Apprezzo particolarmente il fatto che nelle mie terre non ci siano spocchiosi individui che hanno studiato la sega per anni, con un maestro e tutti i crismi del caso, poiché questo significa che non c’è nessuno in grado di giudicarmi sulla base di un presunto standard. Questo mi fa sentire libera di sperimentare e di produrre suoni agghiaccianti, cosa che non ho mai provato con altri strumenti.
Un altro motivo per cui amo la sega è che essa ricorda vagamente il theremin, uno strumento in grado di produrre suoni che mi fanno letteralmente impazzire, ma che è molto più fuori dalla mia portata. Quando mi è capitato di far sentire per la prima volta a qualcuno come può suonare una sega, le reazioni sono state quasi sempre di incredulità ed esaltazione, proprio perché – come accennavo sopra – quello è un oggetto che non siamo portati ad immaginare come dotato di una voce che con un minimo di pratica può essere modellata fino ad apparire soprannaturale. In un certo senso anche la mia reazione fu molto simile, quando vidi per la prima qualcuno intento a suonare la sega, nonostante ne avessi già presente il suono.

Torno spesso al ricordo di quella serata, che fu sembra ombra di dubbio una delle più assurde ed esaltanti della mia vita. Ero appena arrivata a New York e gli Dei vollero che io riuscissi ad acquistare uno degli ultimissimi biglietti per andare sentire Jeff Mangum e i Music Tapes alla Brooklyn Academy of Music, per altro da un ottima posizione, e in mezzo ad un mare di hipster dotati di copricapi di lana. L’assurdità di quella serata mi parve assoluta e palpabile, a partire dall’edificio della BAM, che sembra un enorme e dorato teatrino austriaco pieno di fregi che ricordano una versione tarocca e plasticona dell’antica Grecia, mista a vaga simbologia zodiacale. Ugualmente assurda era l’idea che il teatro fosse pieno di persone amanti dei Neutral Milk Hotel. Ancor più assurdo: stare nelle immediate vicinanze di persone la cui musica ha sconvolto la mia esistenza, per non parlare poi del metronomo gigante dei Music Tapes, che vi auguro di incontrare prima o poi nella vita. In tutto ciò, sentire Julian Koster suonare la sega mi lasciò deliziata e pressoché incredula. Un conto era stato ascoltarlo su disco, ma vederlo con i miei occhi mentre faceva cantare con tale abilità uno strumento che evoca immagini di casino infernale, e che invece può diventare scaturigine di scenari ultraterreni, mi marchiò indelebilmente.

Julian Koster è così bravo da poter forse trasmettere l’idea che la sega sia uno strumento difficilissimo da suonare, ma in realtà basta davvero poca pratica per riuscire ad estrapolarne dei suoni molto interessanti. La difficoltà principale, dal mio punto di vista, sta nel riuscire a controllarli e a riprodurli sistematicamente, dato che si tratta di uno strumento molto suscettibile e prono a quel genere di fischi mortali con cui potreste tenere a bada un esercito di corvi in procinto di saccheggiare il vostro campo di granoturco. Tanto per fare un esempio, mi ci sono voluti tre giorni per riuscire a suonare una scala che non fosse in glissando, ma in staccato. Non so se sia una buona o una cattiva cosa, dato che sto procedendo abbastanza a caso, eccettuate due pagine di un manualetto che ho scaricato da internet. Fatto sta che, in virtù della sua assurdità, la sega è uno strumento che dà fin da subito grandi soddisfazioni.

Altri pregi più pratici che mi sento di elencare sono questi:
– la sega può potenzialmente diventare anche un’arma
– la sega è uno strumento molto più pericoloso di buona parte degli altri che avete conosciuto. Farsi ferire da uno strumento musicale dotato di una lama tagliente può diventare motivo di vanto, anche se la causa scatenante è stata ubriachezza mista a sbadataggine.
ferite
– suonare la sega in un luogo pubblico è un ottimo modo per conoscere persone con gli occhi sbarrati.
– procurarsi una sega suonabile (=flessibile e abbastanza lunga) è molto semplice.

Detto questo, vi invito a riflettere su quanto vi ho detto e a fare le vostre valutazioni.

(nelle foto: Marlene Dietrich, Julian Koster, una ferita da sega musicale sulle mie carni)


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  1. Giu

    2 luglio

    Se decidi di fare un tour lungo la penisola (isole comprese magari) vengo a sentirti suonare per verificare quanto i miei occhi possono mostrarsi sbarrati. Lo confesso, è stata la ferita a convincermi definitivamente.

  2. 4lice

    2 luglio

    io l’ho vista suonare dal osteria popolare berica, pure io incredula e deliziata!:)

  3. 4lice

    2 luglio

    e cmq ecco a vicenza pure il Professore si è già cimentato nell’impresa con ottimi risultati 😉

  4. Paolo1984

    4 luglio

    considerare uno strumento musicale “femminile” perchè “più facile” da suonare è stupido, non esistono strumenti “facili” da suonare..il pianoforte non è certo più facile della tromba. Inutle dire che ognuno ha diritto di cimentarsi e suonare gli strumenti che vuole

  5. […] risultati. Nel giro di una manciata di mesi mi sono dedicata allo studio della chitarra, della sega musicale e di una lunga serie di strumentini scemi. Al momento suono in gruppo composto da quattro ragazze e […]

  6. Peppe

    15 gennaio

    Ciao è da qualche mese che cerco una sega musicale ma qui a roma non miè facile trovarla mi sai dare qualche dritta???????
    Ti ringrazio
    P.

  7. alberto

    26 marzo

    E, venendo all’aspetto tecnico, che è sempre ciò che interessa in primo luogo i maschi, che tipo di sega ti sei procurata? E che tipo di archetto?

    In quanto soft-maschilista (nonchè velleitario musicista), l’idea di suonare la sega non mi suscita risolini, quanto piuttosto invidia: voglio imparare anche io! 😛

  8. […] sugli effetti a pedale per chitarra (che solitamente utilizzo sia su tale strumento sia sulla sega musicale). Prima di sviluppare una dipendenza da questo sottogenere di YouTube, potevo considerarmi a tutti […]

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