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Natale e consigli con le ragazze stellate dell’Elephant 6

Come sappiamo tutti, è sempre Natale in casa Elephant 6, e visto che in questi giorni la festa migliore dell’anno sta passando anche da queste parti, mi sembrava giusto preparare qualcosa a proposito: una playlist dei brani più belli scritti dalle donne del collettivo.

Molti conoscono meravigliosi gruppi interni al Collettivo Elephant 6, come i Neutral Milk Hotel, gli Olivia Tremor Control o gli of Montreal. Ma sotto di essi si trova un mondo fatto a pallina natalizia che contiene decine e decine di belle band, alcune delle quali capitanate da talentuose donne e ragazze. Ho avuto il piacere di intervistare la cara Laura Carter, polistrumentista degli Elf Power, che oltre a spiegarci com’era e com’è essere una donna nell’Elephant 6, ci dà anche dei pregevolissimi consigli di vita.

E più giù, qualche info sulle altre artiste dell’Elephant 6 che figurano nella playlist!

Natale e consigli con le ragazze stellate dell’Elephant 6 from softrevzine on 8tracks Radio.

1) Come membro fondatore degli Elf Power e collaboratrice di molti altri progetti, sei parte del Collettivo Elephant 6 da circa 20 anni. Come è cominciato tutto? Che atmosfera si respirava nei primi anni 90 mentre si formava il collettivo, e come ne sei entrata a far parte?

L’Elephant 6 venne fondato da Will [Cullen Hart], Jeff [Mangum] e Robert [Schneider] molto prima che io entrassi nella scena. Erano cresciuti insieme a Ruston, Louisiana, una cittadina senza grandi attrattive. Cominciarono a scrivere canzoni e a registrare cassette l’uno per l’altro, e iniziarono a etichettare queste “uscite” con il logo Elephant 6 (diseganto da Will, il talentuoso pittore del gruppo). Da quello che ho ascoltato, la maggior parte dei pezzi di questo periodo sono canzoni chiassose e un po’ trash piene di rabbia adolescenziale… ad eccezione di quelle di Robert, i cui pezzi si sono sempre distinti per essere estremamente ragionati e complessi per la sua giovane età. Diventammo amici nei primi anni ’90. Quando Will realizzò che mentre lui stava registrando su 4 tracce il disco degli Olivia Tremor Control noi stavamo producendo, a pochi isolati di distanza, e sempre su 4 tracce, il primo album degli Elf Power, Vainly Clutching at Phantom Limbs, legammo subito. Non c’erano molte persone che registravano dischi con un 4 tracce nel loro salotto, in città [Athens, GA], nonostante la scena musicale fosse notevole. Diventammo amici: condividevamo i nostri progressi nelle registrazioni e vari interessanti esperimenti sonori… e ci invitavamo a vicenda a registrare tracce se qualcuno nel gruppo di amici aveva un talento speciale o uno strumento particolare che avrebbe reso un album ancora più bello.

2) Qual è e quale è stato il ruolo delle donne nell’Elephant 6, a livello artistico e organizzativo? Si sono mai percepite eventuali differenze di genere all’interno del collettivo?

L’intero gruppo è sempre stato molto amorevole e non mi sono mai sentita tenuta in disparte in alcun modo a causa del mio genere. Tutte le donne erano pensatrici avanguardistiche e hanno apportato il loro contributo all’arte, al cibo e al progresso del collettivo in ogni suo stadio. Diventai molto vicina al gruppo quando partii in tour come fonica degli Olivia Tremor Control e dei Neutral Milk Hotel, il che dimostra che avevano molta fiducia in me, considerando che avevo lavorato come fonica di palco in un locale per un anno soltanto! Quindi, in ogni caso, il gruppo era “pro girl”.

Laura Carter che regge troppi strumenti con gli Elf Power nel '98

3) Sei anche la fondatrice della Orange Twin, l’etichetta nata inizialmente come organizzazione di fundraising per il progetto Orange Twin Conservation Community, che si occupa della gestione di un’area verde di 155 acri. Quali sono la natura e gli obiettivi della OTCC, e come si svolge la vostra vita al suo interno?

A un certo punto la Orange Twin Records è diventata una vera e propria etichetta discografica; quali sono state le tue scelte artistiche più importanti all’interno di essa?

Oltre a condividere il mio amore per la musica, ho anche un fortissimo senso di responsabilità umana per la distruzione degli habitat naturali, che porta all’eliminazione di milioni di piante e animali che avrebbero arricchito le nostre vite. Inoltre, il modo in cui gestiamo le nostre risorse idriche è estremamente stupido… pompiamo l’acqua piovana nei fiumi il più velocemente possibile per togliercela di mezzo, e poi ci lamentiamo della siccità e della mancanza d’acqua invece di rallentarla e aiutarla a filtrare nelle nostre falde acquifere che si svuotano rapidamente. Ad ogni modo, non voglio diventare troppo tetra… ma è questa condizione del mondo che ci circonda che ha ispirato molti di noi a spendere molto tempo ed energie nel tentativo di far sviluppare piccoli agglomerati di case ecologiche, produrre il cibo in loco per gli abitanti di quelle case, e preservare due terzi della terra come riserva naturale, lasciandola incontaminata. Dovrei aggiungere inoltre che siamo solo all’inizio.

Al momento abbiamo quasi finito di pagare i 155 acri , e ne abbiamo messi 100 in stato di riserva, preservandoli per sempre dallo sviluppo. Sui rimanenti 55 acri abbiamo costruito una casa che funge da quartier generale del progetto. Ora dobbiamo tirare su una somma di denaro considerevole per creare le infrastrutture richieste dalla legge del nostro Stato per preparare la zona alla costruzione di nuove case, idranti, eccetera.

Abbiamo 23 membri nel gruppo, ma solo pochi di noi vivono dentro l’area per ora. Gli altri sperano di poter costruire la propria casa al più presto, ma al momento vivono in città o sono sparsi per il mondo. Io vivo con due coinquilini nella casa a Orange Twin. Abbiamo capre, pollame, e la vita qui è grandiosa… suoniamo attorno alla stufa a legna e cuciniamo molto. Stiamo sempre a lavorare su un progetto o su un altro.

L’etichetta discografica era il metodo originale di fund raising per il progetto della comunità… cominciò come un mercatino online di belle arti e musica, ma la musica era l’unica cosa che vendeva, e così quella parte crebbe molto. Siamo stati estremamente fortunati a incontrare artisti così talentuosi negli anni e a trovare alcune gemme da far uscire. Ma siamo sempre in cerca del prossimo capolavoro.

4) Sei parte dei Dixie Blood Mustache, un collettivo artistico vicino all’Elephant 6 che, dalle pochissime informazioni trovate su internet, ha fatto installazioni, tre brani musicali usciti in delle compilation, e il cortometraggio “Oh Hi”. Da dove viene l’idea, e come si è sviluppata?

laura carter zanzithophoneBeh, Dixie Blood Mustache era una palestra per le ragazze del gruppo che volevano fare esperimenti con alcune loro meravigliose idee sonore. Molte del gruppo di amici dell’Elephant 6 cominciarono a interessarsi a forme estreme di musica sperimentale al tempo, stavamo iniziando ad ascoltare Stockhausen, Pierre Henry ed altri… ed eravamo dell’idea che quel tipo di musica è intorno a te nel mondo, devi solo aprire le orecchie per sentirla: il suono della pioggia che colpisce il tetto di lamiera in combinazione con lo sbattere delle scarpe nell’asciugatrice, bambini che urlano in lontananza, e un cane che beve da una ciotola… quel genere di cose… così ci esibivamo ricreando quei suoni. Ci si riconosceva perchè magari usavamo elettrodomestici come se fossero gli strumenti tradizionali di una band; oppure costruivamo installazioni attraverso le quali si poteva camminare, con l’inizio della struttura in una stanza, e poi, attraverso dei tunnel, si attraversavano altre camere che guidavano lo spettatore lungo l’opera. Una volta appendemmo grossi simboli in un locale così che il pubblico doveva sbatterci contro per accedere al concerto.

Il film è stato un esperimento divertente con una pellicola Super8. Avevamo dipinto degli ombrelli e correvamo intorno formando delle figure mentre li aprivamo e li richiudevamo; l’abbiamo filmato da un ponte, guardando vero il basso.

Una parte fondamentale del nostro suono è che (grazie a Eric Harris [batterista degli Olivia Tremor Control, ndr]) avevamo costruito i nostri microfoni a contatto, ognuno di noi ne aveva un po’, così che potessimo registrare di tutto. Rasoi elettrici passati su delle teglie per torte microfonate= un suono più pesante degli Slayer.

In fondo era solo una grande scusa per fare gli scemi.

5) Alla luce della tua ammirevole e poliedrica carriera artistica, hai consigli pratici da dare alle ragazze e ai ragazzi che vorrebbero avvicinarsi al mondo dell’arte indipendente, o che hanno appena iniziato? Ci sono cose che ti hanno ispirata da adolescente che vorresti condividere con loro?

Uhmm, non mi vedo come una persona saggia ma… se dovessi dare qualche consiglio direi: sognate in grande. Perché no, tanto dovrete morire comunque.

Mi piace molto l’idea dell’unschooling; personalmente, ho sofferto molto in tutte le scuole pubbliche che ho frequentato, ma penso che la cosa migliore sia imparare attraverso tutti i metodi. Sono decisamente per il ritorno dell’apprendistato.

Provo ed amo perseguire esclusivamente la cosa che mi farà sentire più realizzata alla fine della giornata, a meno che essa non distrugga i sogni di un’altra creatura. E provo a non diventare troppo indaffarata o stressata, perché penso che quando lo sei, perdi la tua abilità ad essere empatica e consapevole.

In generale, penso che abbiamo bisogno di strappare via il potere dalle grandi corporazioni velocemente, perché stanno distruggendo tutto.

E nella mia esperienza artistica, ho imparato che non importa quanto tu sia demoralizzata… le comunità musicali ed artistiche nel mondo sono meravigliosi e incoraggianti amici e famiglie composte da persone interessanti, quindi è bene dimenticarsi di essere competitive e concentrarsi nel costruire le relazioni comunitarie che resteranno per il resto delle vostre vite.

Le artiste della playlist (in ordine di apparizione):

Hilarie Sidney: The Apples in Stereo, Secret Square, High Water Marks, Von Hemmling

Il frontman degli Apples, gruppo storico dell’Elephant 6, è Robert Schneider, ma la batterista Hilarie Sidney, sua moglie fino ai primi anni 2000, ha scritto alcune delle migliori canzoni del gruppo. È rimasta nella band anche dopo il divorzio, lasciandola solo nel 2006. Nel 1995 collabora con Lisa Janssen formando i Secret Square. Nel 2003 è cofondatrice, insieme a Per Ole Bratset, degli High Water Marks.

Lisa Janssen: Secret Square

È autrice di alcuni pezzi dei Secret Square insieme a Hilarie Sidney. Ha anche suonato il basso su On Avery Island dei Neutral Milk Hotel.

Dottie Alexander: of Montreal, My First Keyboard, Great Lakes

Dottie Alexander è principalmente la tastierista/clarinettista/corista degli of Montreal. Di My First Keyboard, il suo progetto solista, esistono solo due tracce conosciute, una delle quali, quella inserita nella playlist, venne anche infilata in una raccolta di singoli degli of Montreal.

Kay Stanton: Casper & The Cookies, Supercluster

Il folle gruppo della branca newyorkese dell’Elephant 6 presenta canzoni scritte soprattutto dal frontman Jason NeSmith, ma non mancano gemme della bassista Kay Stanton.

Tammy Ealom: Dressy Bessy, The Minders

Tammy Ealom, del braccio dell’Elephant 6 situato a Denver, è la frontwoman dei Dressy Bessy, che ha formato nel 1996, e la sa lunga su come si scrive una bella canzone pop!

Madeline Adams

Madeline Adams è uno degli arrivi più recenti nell’Elephant 6, e anche uno dei più atipici. Infatti il suo folk tradizionale e malinconico è piuttosto inedito nel collettivo (troppo normale???).

Heather McIntosh: The Instruments, Japancakes, Circulatory System, The New Sound of Numbers (e molti altri)

Heather, violoncellista, bassista e cantante, è la stakanovista dell’Elephant 6. Prendendo molto seriamente lo spirito del collettivo, oltre a essere la creatrice degli Instruments e dei Japancakes (con cui ha rifatto per intero Loveless dei My Bloody Valentine), suona in un numero imprecisato di altre band, ha composto la colonna sonora del film indipendente Compliance, cura AUX, la compilation periodica di musica sperimentale di Athens, Georgia, ha suonato in tour con Gnarls Barkley e Lil’ Wayne, nell’ultimo disco di Norah Jones, e in Fall Be Kind degli Animal Collective. Aiuto!

The Instruments: Eric Harris, Laura Carter, Heather McIntosh, Pete Erchick, Will Cullen Hart, John Fernandes

Hannah Jones: The New Sound of Numbers, Supercluster

Musicista e pittrice, Hannah Jones, oltre ad aver formato nel 2005 gli stranissimi New Sound of Numbers, suona anche nei Supercluster, gruppo vicino all’Elephant 6 capitanato da Vanessa Hay, ex star della New Wave con i Pylon negli anni ’80.

Paige Dearmain: Midget and Hairs

Paige Dearmain, anche lei musicista e pittrice, è una delle artiste più misteriose dell’Elephant 6. Fece uscire due singoli lo-fi nel 1996 con i Midget and Hairs, gruppo che viene ricordato anche per folli esibizioni con Jeff Mangum alla batteria, poi un album nel 2007 di cui non ci sono informazioni su internet 🙁

Sasha Bell: The Essex Green, The Ladybug Transistor

Gli Essex green, del ramo newyorkese dell’Elephant 6, sono ahimè uno dei gruppi del collettivo che conosco di meno. Comunque Saha Bell, tastierista e cantante, sembra davvero capace di sfornare una gran quantità di bel pop.

Jill Carnes: Thimble Circus

I Thimble Circus, ossia Jill Carnes e Eric Harris, sono uno dei gruppi più strani che abbia mai sentito. Tenete presente che il pezzo inserito nella playlist è il loro componimento più normale. Jill è anche un’illustratrice, e ha disegnato la copertina dell’edizione inglese di On Avery Island dei Neutral Milk Hotel.
L’ultimo pezzo è una sorta di bonus track: fa parte di un EP che gli Olivia Tremor Control hanno fatto nel 2000 insieme a Kahimi Karie, artista di shibuya-key giapponese.

 

Ovviamente queste non sono le uniche donne dell’Elephant 6, ma solo gli esempi più notabili delle loro composizioni. Oltre a loro c’è Kelly Hart Ruberto, sposata con Will Cullen Hart, che come “storica” e archivista dell’Elephant 6 è parte fondamentale del collettivo, e molte altre persone meravigliose che hanno contribuito alla creazione di tutto questo.

 

Buon Natale!

Fonti immagini: foto 1, foto 2, foto 3, foto 4 (il profondo internet)


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