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La tempesta dentro

di Sara De Deo

[…] Soprattutto non lasciatevi sconcertare da nulla – continuò in fretta il capitano – e fate sempre fronte al vento. Possono dire tutto quel che vogliono, ma le più grosse ondate corrono sempre in direzione del vento. Fronte al vento – sempre fronte al vento – è il solo modo di cavarsela. Voi siete giovane. Fate fronte. Non occorre altro. E sangue freddo. – Tifone, Joseph Conrad

È stato il mio professore di Counseling a consigliarmi questa lettura qualche mese fa, perché la Tempesta era ovunque ma soprattutto dentro.

Ho 36 anni, sono disoccupata da 6 mesi ma negli ultimi 3 anni sono stata costretta a lavorare in nero altrimenti non c’era altro.

Da marzo 2013 ad oggi ho spedito 1025 CV, ma ancora niente. Il problema principale è che sono fuori età per qualsiasi tipo di contratto che possa assicurare al datore di lavoro qualche sgravio fiscale e preferiscono un neolaureato a me. Ho la fortuna di non essere sposata e non avere figli, perciò l’anno scorso a quest’ora stavo facendo la Ragazza alla Pari a Roma, per 35 euro al mese.

Possono dire tutto quello che vogliono, ma le più grosse ondate corrono sempre in direzione del vento.

Il problema vero è quando la Tempesta – o il tifone – strappa via anche un pezzo d’umanità.

Due giorni fa hanno riaperto gli asili e le scuole materne, per alcune famiglie questa sarà l’ultima settimana di ferie, perciò mi sono munita di flyer e nastro adesivo, per fare il giro del quartiere e propormi come baby sitter.
Ho attaccato il volantino nei punti strategici, tra cui la cabina dell’elettricità davanti ad un asilo a pochi passi da casa ma quando ieri sono ripassata il flyer non c’era più.
Ho guardato nel cestino della spazzatura vicino al cancello d’entrata e l’ho trovato lì, tutto accartocciato sul fondo. L’ho tirato fuori, ripulito e stirato con le mani e a quel punto ho deciso fosse meglio attaccarlo ad un palo della luce, lì di fianco. Oggi, però, ripassando non l’ho trovato più.

Non lasciatevi sconcertare da nulla e fate sempre fronte al vento.

Snow Storm - Steam-Boat off a Harbour's Mouth exhibited 1842 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851

È stata una donna quella che ha gettato per due volte il mio volantino, una dipendente di un asilo pubblico che si chiama “Il Bruco”. Una donna che si occupa di bambini, una donna che dovrebbe essere empatica, una donna che magari è anche madre, zia, nonna. Chissà da quanto tempo lavora in quell’asilo, quanti bambini ha visto crescere, quanti contributi le sono stati versati. Quei bambini sono diventati adulti e ora sono alla ricerca di un lavoro proprio come me. Magari lei con il suo stipendio ha potuto dar da mangiare ai suoi bambini. Magari uno dei figli ora è alla ricerca di un lavoro, proprio come me. Chissà cosa penserebbe di un’altra donna che strappa via il volantino di suo figlio e glielo getta nel cestino della spazzatura, per due volte.

Fronte al vento – sempre fronte al vento – è il solo modo di cavarsela.

I miei dicono che è colpa mia, che sui pali – tra l’altro pieni di annunci di ragazze e donne che si offrono come badanti, aiuto compiti e tate – c’è divieto di affissione, potrebbero multarmi per 200 euro e loro non hanno “soldi da buttare”.

Oggi la Tempesta vera non è là fuori, dove la crisi economica fa sentire i suoi morsi nelle tasche, portafogli, casse e conti bancari. La Tempesta vera è dentro, nella testa e nel cuore delle persone, che non hanno pietà per nessuno, sono in guerra e se magari vanno a Messa tutte le domeniche mancano però di spiritualità.

Voi siete giovane. Fate fronte. Non occorre altro.

Oggi mentre attaccavo un volantino sul cestino della spazzatura di un giardino pubblico una giovane coppia mi ha fermato e chiesto se qualche sera posso tenergli i bambini, così possono uscire.

E sangue freddo.

Immagine: Snow Storm – Steam-Boat off a Harbour’s Mouth di Joseph Mallord William Turner


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  1. ilaria

    12 Settembre

    Solidarietà a Sara per la sua ricerca di lavoro… Però non capisco due cose:
    1. Perché dovrebbe essere empatica perché donna? L’empatia non è una virtù femminile ma una qualità umana e se vogliamo dirla tutta trovo più spesso empatia e comprensione da parte degli uomini (forse perché sono una donna?). Inoltre un gesto come quello di strappare il flyer lo trovo molto più “femminile”, volendo generalizzare…
    2. Parli di questa donna come se la conoscessi; è così? Altrimenti come fai a sapere che versa contributi da anni e che ha una vita così solida? Anche se lavora in un asilo pubblico non è detto. Non è per far polemica ma per dire che il sentirci in lotta con gli altri x uno straccio di lavoro e l’essere poco empatici o spicci nei giudizi è qualcosa che, in questo spietato mondo del lavoro (e, soprattutto, del non lavoro) può insinuarsi facilmente anche in noi.

  2. Sara

    12 Settembre

    Ciao Ilaria, grazie!

    Provo a risponderti:
    1. Quando ho scritto “una donna che dovrebbe essere empatica” pensavo ad un essere umano, a una persona, non al genere. Ma dato che nell’asilo in questione lavorano tutte donne ho usato il nome “donna”.

    2. Conoscenti hanno fatto tirocinio in quell’asilo. Ad ogni modo non parlavo di “vita solida” ma di prospettive di vita migliori e di possibilità che a molte di noi oggi vengono chiaramente negate. Hai ragione, l’amaro in bocca, le delusioni, la lotta per la sopravvivenza insinua giudizi facili in me come in tutti noi. Ma siamo esseri umani no? 🙂 Infatti anche chi osserva la mia situazione da fuori e non riesce a mettersi nei miei panni può incorrere negli stessi giudizi.

    Se pensi che questo post è nato da un gesto che voleva negarmi deliberatamente una possibilità ed in risposta me ne sono creata un’altra è un bel modo di affrontare la tempesta. 😉

  3. Andrea

    12 Settembre

    scrivi un libro!

  4. Sara

    12 Settembre

    Andrea ma ormai in Italia ci sono solo scrittori! 😛 Piuttosto difendiamo i lettori che sono in estinzione.
    E poi mi piace scrivere per Soft Revolution. 😉

  5. ilaria

    12 Settembre

    Grazie per la risposta 🙂 E complimenti per come scrivi, mi è piaciuto molto come hai strutturato il post.

  6. Sara

    12 Settembre

    Di niente! Grazie ancora, anche per aver letto e lasciato un tuo intervento. 🙂

  7. SARA

    4 Maggio

    Complimenti per il post Sara! Spero inoltre che in questi anni qualcosa sia migliorato nella tua situazione lavorativa….
    Comunque quello che più manca nella società di oggi è la solidarietà. Chi tra noi, quando sente qualcuno parlare delle proprie difficoltà lavorative o economiche, pensa “cosa farei se fossi nei suoi panni?”? Risposta: pochissimi, e certamente non io. Impariamo un po’ di empatia!

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