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La ragazza senza piedi (ma con parecchio fegato e ...

La ragazza senza piedi (ma con parecchio fegato e cervello)

La ragazza senza piedi non è, come lascerebbe presagire la copertina, la storia della vita quotidiana di una ragazza senza piedi, fatta, come si potrebbe intuire, di cose normali che diventano un po’ più difficili e che prende inevitabilmente la piega del “ma è comunque una bella sfida e si riscoprono tante cose belle della vita che noi coi piedi ci siamo dimenticati, l’importanza di impegnarsi, di avere delle persone accanto che ci aiutino e che ci vogliono bene etc”. La storia di una vittoria sul proprio handicap come, per fortuna, se ne leggono o vedono tante. Storie di persone che hanno un handicap ma che riescono non solo a vivere bene con il loro handicap, anche a vivere meglio.

Il fatto è che in parte anche questa storia è un po’ così, ma è allo stesso tempo molto diversa. Perché non è una storia di accettazione, è la storia di un cambiamento, di una scelta attiva. La scelta apparentemente folle (per chi le stava vicino – medici inclusi – e per il lettore) di farsi amputare i piedi che la fumettista finlandese Kaisa Leka ha preso dopo una vita passata sotto antidolorifici e difficoltà deambulatorie dovute a una malformazione congenita. Il fumetto racconta la sua operazione, dalla decisione alla riacquistata capacità di camminare sulle protesi.

L’autrice riesce a orchestrare un racconto agile, disegnato e sceneggiato con una semplicità disarmanti ma senza paura di scendere nei particolari sgradevoli. Rappresenta se stessa come un topolino, forse più un richiamo a Maus di Spiegelman che non a Disney. Infatti dietro all’apparente naiveté si legge un messaggio molto coraggioso. Prima dell’operazione Leka era già affermata come fumettista, aveva già un fidanzato e poteva condurre una vita normale nonostante la fatica, le difficoltà e i farmaci. Non si può dire che la sua scelta così radicale sia stata dettata da una necessità oggettiva. Eppure dopo l’operazione Leka ha ottenuto la possibilità di vivere in modo più indipendente, comodo e sereno, mentre apparentemente tutto ciò a cui ha dovuto rinunciare non è che l’approvazione degli altri. Qualcosa di cui ha deciso di poter fare a meno.

Una delle parti più interessanti del fumetto è quella in cui l’autrice riflette sulla sua femminilità dopo l’operazione: con il consueto candore osserva “Ora che sono amputata la maggior parte degli uomini probabilmente non mi troverà più attraente” ma poi si risponde “Ma ora non riesco ad immaginare niente di più patetico di un uomo che molla la sua ragazza perché è diventata disabile”. Come esplicita il titolo originale I am not these feet, Leka è consapevole di “non essere i suoi (vecchi) piedi”, e quindi di potersene liberare senza troppa nostalgia né remore, ma anche di “non essere i suoi nuovi piedi” (le protesi): si rende conto cioè che la gente non dovrebbe giudicarla né rapportarsi a lei in base a quelli. Non mancano riflessioni dolorose sulla sensazione (probabilmente universale) di essere in lotta con una parte del proprio corpo. Ma diversamente da quanto accade nella favola di Andersen “Scarpette rosse”, in cui l’amputazione dei piedi finale è il tragico epilogo e la metaforica punizione per aver preteso troppo, Leka la vive come un premio per aver preteso quello che è un suo diritto. Non solo una vita più semplice, comoda, serena, ma anche la possibilità di disporre del proprio corpo come ha ritenuto che fosse giusto.

Dalla copertina del libro l’autrice, senza piedi, ma felice in vespa col suo ragazzo, sembra ricordarci che certo, ogni scelta comporta una rinuncia, ma scegliere ciò che è meglio o giusto per noi stessi è possibile solo se sgombriamo il campo dai pregiudizi e ci ricordiamo che le scelte importanti vanno prese in modo autonomo.


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  1. Margherita

    31 gennaio

    veramente interessante. l’ho messo in wishlist.

  2. Tom

    2 febbraio

    caspita!il soggetto mi ricorda un film che sono stata costretta a guardare dall’autista durante l’ultimo lungo viaggio in autobus, Men of Honor, solo che lì la scelta consapevole dell’amputazione è intrisa di sentimentalismo americano a sfondo razziale. hai presente? e si, ti ho scritto un commento.

  3. Elisa Cuter

    6 febbraio

    fallo più spesso Thompson <3

  4. […] per rompere il silenzio e la vergogna che circondano le malattie e le infermità (avevamo già parlato brevemente di lei, se ricordate). Nel romanzo autobiografico a fumetti I Am Not These Feet, uscito casualmente nello […]

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