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La dura vita del “maschiaccio”

La dura vita del “maschiaccio”

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Non so se vi sia mai successo. Sicuramente sì, specialmente se siete donne.
Non so se vi sia mai successo, dicevo, di entrare in un luogo chiuso – una stanza, un autobus, un ascensore – con altre persone, e sentirvi insistentemente gli occhi dei presenti addosso. In quel momento, nel mio cervello si accendono un milione di campanelli di allarme, mentre allo stesso tempo immagino uno ad uno tutti i pensieri che devono passare loro per la testa. Tutti i giudizi, le domande.

Lasciate che chiarifichi meglio. Non sono una ragazza particolarmente femminile. La maggioranza delle volte preferisco fare shopping nel reparto maschile dei negozi, seppur non esclusivamente. Non mi trucco. Non indosso gonne. Sono allergica al rosa. Ho i capelli corti. Tuttavia, a parte un paio di occasioni in cui mi è stata fatta la fatidica domanda – fonte d’immensa ilarità per me, di sconcerto per i miei amici – si vede chiaramente che sono una ragazza. Insomma, fra le strade di una metropoli europea non dovrei causare il minimo scalpore. Ah, ma l’Italia è sempre così particolare. Nei paesini piccoli, poi, dove tutti conoscono tutti da quando tutti non esistevano neanche, non vi sto neanche a raccontare.

Anzi, sapete una cosa, sì che vi sto a raccontare. Vi sto a raccontare, perché mi sono veramente rotta il cazzo. Mi sono rotta il cazzo del fatto che, dopo tutti questi anni, io provi ancora nervosismo e paura del giudizio altrui quando cammino per le strade principali del mio piccolo paesino sulla costa abruzzese.

maschiaccioAnni, ci ho messo. Ci ho messo anni a far capire alle persone che mi circondavano che non mi interessava mettere gonne o truccarmi. Ci ho messo anni, anni di liti e urla e lacrime e porte sbattute, per far smettere mia madre di comprarmi vestiti che non mi piacevano. È da quando avevo cinque anni circa, che questa crociata di mia madre contro il mio amore verso l’abbigliamento maschile va avanti, e ancora oggi, ancora oggi, ben sedici anni dopo, devo sentirmi dire cose come “perché devi imbruttirti così?!”. Compleanni passati, quand’ero più grandicella, a lottare – letteralmente – e tentare di sfuggire dalle mie “amiche” che volevano “giocosamente” farmi rientrare nei canoni estetici femminili precostituiti da questa società del cazzo che dicono che una donna deve truccarsi, altrimenti non può considerarsi tale (o è brutta, che, agli occhi di questo mondo, forse è peggio).

Dopo un’adolescenza passata a ignorare i bisbigli e le voci e i risolini, a spingere via le mani che ancora cercavano di impormi il loro concetto di bellezza, a tentare di ignorare le voci interiori che mi dicevano che forse forse ero io che ero fatta sbagliata, che avrei potuto almeno provare, che non c’era niente di male nel voler sentirsi inclusi; alla fine sono riuscita a scappare e mi sono salvata.

C’è voluto un po’ di tempo, ma mai più di adesso mi sono sentita così a mio agio con il mio corpo e il modo in cui mi vesto e mi presento agli altri.

Tuttavia, quando torno in paese – e tornare è inevitabile – mi scopro ad essere sempre un po’ spaventata. Entro nell’autobus e cerco di non incrociare gli sguardi della gente, anche se li sento su di me. Sento delle risatine provenienti da delle ragazzine sedute lì a fianco e prego, prego, che non siano rivolte a me. Incrocio dei ragazzi che camminano per strada e abbasso lo sguardo a terra quasi d’istinto. Faccio un salto alla mia vecchia scuola superiore a prendere mia sorella e sento gli occhi dell’intero corpo studente che mi scrutina e analizza e grana gli occhi a tratti perché mi riconosce e guardo nervosamente l’orologio sperando che mia sorella si dia una mossa.

Un po’ troppo fissata su me stessa, dite? Forse. Probabilmente. Ma anni di prese in giro e battutine sarcastiche sul tuo modo di essere, di vestire, di camminare, di sederti, e ovviamente sulla tua sessualità, farebbero un brutto effetto a chiunque.

Cos’ho imparato da tutto questo? Che alla gente, soprattutto alla gente di paese, non importa un fico secco con chi vai a letto, fin tanto che rientri nei canoni socialmente accettati di femminilità (e mascolinità).
L’importante è stare all’interno della tua casellina, non far venire dubbi alla gente che ti incontra per strada, non far sentire a disagio le persone che ti stanno vicine. Fin tanto che rispetti i loro criteri stabiliti per cos’è donna e cos’è uomo e non vai a fare un macello mischiandoli perché le maglie da uomo sono più fighe (come moltissime ragazze ammettono, anche se non si azzardano a comprarle), tutto va liscio come l’olio.

E lo so benissimo che sono tutte stronzate e che mi basta prendere un treno e andarmene per stare meglio, ma fino a quando continuerò a provare quel leggero senso di vergogna e paura di essere giudicata ogni volta che entro nel reparto maschile di un negozio, saprò di essere ancora in trappola.

Chissà se andrà mai via.


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  1. Simona

    11 ottobre

    Hai tutto il mio appoggio e la mia stima. Sarà un po’ poco, ma riesco a capirti benissimo. Ho passato l’estate dei 21 anni a disprezzare tutti gli uomini e a leggere libri di femminismo coi capelli alti un centimetro, immagino fosse una sorta di bandiera e difesa allo stesso tempo. Ho dovuto affrontare un matrimonio di parenti a Bari ed è stato un trionfo di commenti e disapprovazione, ma i vent’anni sono belli proprio per l’incoscienza con cui li affronti, forte dei tuoi credo. Dalla provincia bisogna partire perché ti possa mancare, lei e la sua gente. In bocca al lupo e un abbraccio!

  2. Valeria

    11 ottobre

    Bari! Io vivo a Bari e a sto punto non posso che commentare XD
    Trovo così difficile spiegare il mio punto di vista sulla mascolinità e sulla femminilità che il più delle volte le persone non mi capiscono.
    Perchè per me non esiste maschile e femminile. Presi alla lettera, indicano semplicemente qualcosa di inerente al maschio e alla femmina, e allora ogni gesto che una donna compie è femminile di per se’, no?
    Presi come canoni, sono semplicemente odiose gabbie.
    Che significa dire di una bambina “è un maschiaccio”?
    Che significa dire ad un bambino “non fare la femminuccia”?
    E quando mi ritrovo con un bimbo sui 6 anni che mi chiede se può usare una saponetta rosa perchè il rosa “è da femmine”, sinceramente vorrei urlare.
    Non è affatto vero che siano tutte stronzate.
    Io ho discusso varie volte con una cara amica perchè mi rifiuto di sentirmi dire (o di sentir dire ad altre donne) che se non mi trucco sono “poco curata”, “meno bella”, “meno sicura di me”.
    Continuerò a discutere finchè il concetto di libera scelta non entrerà nella testa dei miei interlocutori.
    Sono molto arrabbiata quando si parla di questi argomenti e la rabbia maggiore nasce dal fatto che, alla fine, tutti mi chiedono: sì, ma cos’è che ti fa tanto arrabbiare? Mica si capisce.

    Valeria

  3. Paolo1984

    11 ottobre

    per me la questione è relativamente semplice: ci sono tanti modi di vivere la mascolinità e la femminilità (anche sul lato estetico) e anche di “mischiarle” se si vuole.
    e nessuno di questi modi, a prescindere da quanto sia socialmente diffuso, è di per sè meno o più libero e autentico di un altro. (personalmente credo anch’io che ogni gesto compiuto da una donna sia femminile di per sè)
    In definitiva: una ragazza “maschiaccio” (qualunque cosa si intenda) è da considerarsi libera e autentica quanto una ragazza “femminile” (qualunque cosa si intenda)..ci sono ragazze che amano truccarsi e ragazze che no, ragazze che si vestono con certe maglie e altre ragazze che si vestono diversamente, e hanno la stessa dignità e nessuno deve vergognarsi di ciò che è o di come cura il suo aspetto estetico o delle ragioni per cui lo fa..se più gente lo capisse staremmo meglio. E scusa se ti dico la solita banalità ma non si può vivere nel terrore e nell’angoscia del dubbio se le risatine che sentiamo siano rivolte a noi o no, tu non devi vergognarti di nulla, se qualcuno ti giudica (e non c’entrano i gusti estetici legittimi di ognuno di noi, non abbiamo il diritto di trattare male qualcuno solo perchè non corrisponde ai nostri criteri) è lui/lei ad avere un problema

  4. Shei

    11 ottobre

    Martina, ci conosciamo 🙂 è stato interessante leggere il tuo punto di vista sullo stesso ambiente in cui io sto vivendo la mia prima storia d’amore. So di cosa parli quando descrivi gli sguardi di disapprovazione lanciati verso chi non rientra in determinati canoni estetici. La tua fortuna sta nel vivere per ora lontano da qui. Non fare mai l’errore di tornarci a vivere, io personalmente non vedo l’ora di potermene andare di nuovo. Un bacio.

  5. Bianca Bonollo

    11 ottobre

    Se si fa numero poi la gente si abitua, magari se qualcuno ti vede per strada prenderà coraggio e si vestirà come le/gli pare, vediti un po’ come un’apripista, cammina a testa alta COME se niente fosse! Ti ridono dietro? Sono degli ignoranti, guardali con pena, non vuoi averci niente a che fare!!! Io da adolescente mi vestivo “da rapper” (buahah), braghe larghe e felpona, ma non mi sono mai sentita discriminata perché c’erano molte ragazze che si vestivano così o in modi anche più appariscenti e alternativi, e per questo le ringrazio. 🙂 Forse non capisco bene la situazione di una zona d’Italia tanto lontana da me, ma i cambiamenti dovranno iniziare in qualche modo, indipendentemente dal luogo, no? 🙂

  6. Laila Al Habash

    11 ottobre

    Io sono una ragazza che si trucca religiosamente, mi metto vestiti e molte gonne ma conosco parecchie ragazze che sono diametralmente opposte a me: non si truccano né mettono cose comprate al reparto donna né si curano molto dello stato dei loro capelli, ma io le ho sempre trovate molto interessanti, forse anche più interessanti di chi è considerata una persona “femminile”.
    Non so, ma le trovo pure, anzi a volte quasi le invidio.

  7. Paolo1984

    11 ottobre

    Laila scusa se mi intrometto ma se sei felice di essere come sei con i trucchi e le gonne, se come credo ami ciò che fai non sei meno “pura” di altre (ma poi cosa significa “purezza”? Mah..). Non hai motivo di invidiarle per il look nè loro hanno motivo di invidiare te. L’importante è rispettarsi.
    Comunque sono d’accordo con Bianca quando dice a Martina di fare come se niente fosse (per quanto possa essere difficile sopratutto in un piccolo paese) però secondo me bisogna farlo per se stessi perchè ci sentiamo bene così, a posto (e non tanto per “dare l’esempio”, che se succede non dipende da noi)..se qualcun’altra si sentirà di cambiare il suo look lo farà, se vorrà rimanere com’è perchè le/gli piace così andrà bene lo stesso.
    Se poi il piccolo paese dovesse risultarti troppo opprimente non posso che suggerirti anch’io di continuare a vivere in una grande città

  8. Claudia

    12 ottobre

    Sul tema c’è un libro che consiglio, “Maschilità senza uomini”. E se ti può tirar su di morale, secondo me i maschiacci sono molto sexy! E ci sono un sacco di persone che la pensano così 😉

  9. Laila Al Habash

    12 ottobre

    Paolo, io cercavo proprio di dire che le rispetto molto, come o più rispetto le ragazze che non sono mascoline, e che in un certo senso mi sento “affascinata” da loro. Sono estremamente d’accordo con te per il resto che hai detto 🙂

  10. Ambra

    12 ottobre

    come ti capisco, ogni volta che sono nel reparto maschile di un negozio e mi sento gli occhi puntati addosso. Ma a un certo punto cominci a capire che il problema sia loro, e non tuo, e se per prima sei orgogliosa di come ti senti, mandi un chiaro segnale a tutti intorno a te: sono loro a sbagliare!

  11. Charlotte

    12 ottobre

    “Che alla gente, soprattutto alla gente di paese, non importa un fico secco con chi vai a letto, fin tanto che rientri nei canoni socialmente accettati di femminilità (e mascolinità).”
    Io mi sento di dissentire.
    Alla gente importa con chi vai a letto, diciamo che per ragazze più mascoline magari si tende più a pensare che siano lesbiche e si può sommare la questione “non rientra nei canoni di genere” con “non rientra nei canoni di sessualità”. Quindi non si è conformi a quella normalità che per alcuni è rappresentata da persona bianca/eterosessuale/cisgender.
    Non dico ciò per cercare di sminuire la discriminazione che subisci, anzi capisco e sebbene non possa dire di averlo sperimentato sulla mia pelle condivido e faccio tesoro della tua esperienza.
    Capisco anche che tu lo abbia presentato come il tuo personale punto di vista, dico solo che dalla mia esperienza (che è differente dalla tua evidentemente) non è così.

  12. xela182

    5 maggio

    Visto che sono stata un maschiaccio e per lo più lo sono ancora (meno a causa del lavoro, dell’età, degli interessi) posso darti la mia opinione? Se ti senti a disagio è perché non sei completamente a tuo agio. Io ho iniziato a truccarmi tardissimo, tipo a 24-25 anni e mi andava bene così, anche se mi guardavano male me ne fregavo. Poi ho cominciato a sentirmi a disagio. Idem per mettere le scarpe da ginnastica in ogni occasione. E lì ho dovuto cercare strade alternative perchéi tacchi li odio 🙂 mi piacciono ancora i giubotti di pelle, magari adesso ogni tanto ci abbino dei vestiti. Tutto questo non lo scrivo per convincerti ad essere più “femminile”, ma per dirti che a volte si cambia, a volte no, l’importante è essere sinceri con se stessi e non nascondere la propria iidentità dietro un’etichetta.

  13. Antonella

    27 agosto

    Ciao…sappi che io sono una ragazza “normale”, per cosi dire, una ne troppo bella ne troppo brutta. Ne troppo strana ne troppo conformista. Una normale ragazza del pianeta Terra insomma
    Eppure, a me capita tutto ciò che capita a te. E ciò accadde in qualunque modo io mi ponga: Trucco, no trucco, cosi, cola’. Non sto giustificando affatto il comportamento sbagliato della gente del tuo paese…ma, un conto e’ se c’è un “motivo” per guardarti male (es. vuoi esprimere la tua creatività coi vestiti gotici ecc…) e conto e’ se lo fanno in qualunque modo tu ti metta. Mi spiego meglio. Un conto e’ se ti guardano male perché ti vesti da maschiaccio, un conto e’ perché sei proprio TU, come persona, a non andar bene esteticamente. Allora li c’è da offendersi sul serio, e molto spesso c’è poco da fare.

  14. Anonimo

    5 maggio

    Scusa se te lo dico, ma se ti senti così a disagio, a mio parere è perché tu non sei in pace con te stessa. Altrimenti non ti importerebbe. Io francamente ho iniziato a truccarmi a 26 anni, i tacchi li metto solo se non posso farne a meno (chiamasi “cerimonie”) e vengo costantemente presa in giro con epiteti come “la camionista”, “miss finezza” o altro. Ma ci rido su, so che non sono lo stereotipo della femminilità, ma mi va bene così.

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