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In un futuro non meglio precisato, le guerre sono state abolite. A sostituirle c’è invece la Grande Caccia, un’attività a cui chiunque può prender parte, a patto di sottostare alle regole. La Grande Caccia prevede che gli iscritti partecipino a dieci cacce, di cui cinque da cacciatori e cinque da vittime, uccidendo a seconda dei casi la propria vittima o il proprio cacciatore (in quest’ultimo caso bisogna essere certi che sia proprio lui/lei, perché se si uccide la persona sbagliata si è condannati a trent’anni di carcere). Chiunque riesca ad uscire vivo dalle dieci manches riceve un’onorificenza e vince un milione di dollari. In questo modo i potenziali suicidi, i violenti, gli amanti del rischio e quelli che odiano l’idea di invecchiare non solo trovano una valvola di sfogo, ma contribuiscono anche a mantenere in equilibrio il livello della popolazione mondiale. In fondo, come recita un altoparlante al Ministero della Grande Caccia, perché attuare il controllo delle nascite se si possono avere più decessi?
Questa è la premessa di La Decima Vittima, film di Elio Petri girato nel 1965, una delle prime commedie sci-fi italiane. In esso, Caroline Meredith (Ursula Andress) e Marcello Poletti (Marcello Mastroianni) si ritrovano rispettivamente nei ruoli di cacciatrice e vittima, o perlomeno, questo è quanto stabilito dal selezionatore automatico di Ginevra, che si occupa di assegnare a ciascun cacciatore la sua vittima. La realtà potrebbe infatti rivelarsi ben diversa.

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Caroline, ambiziosa giovane donna americana, è a un passo dalla vittoria; la sua fama è tale che il the Ming si offre come sponsor per la sua ultima caccia, trasformandola così in un evento mediatico simile ad un kolossal cinematografico. La sua decima ed ultima vittima è Marcello Poletti, italiano piuttosto indolente che partecipa alla Grande Caccia per noia, con la speranza di ricavarne qualche soldo. Nonostante abbia varie occasioni per colpirlo, Caroline evita di uccidere Marcello, cercando invece di attirarlo presso il Tempio di Venere, che secondo il suo team di agenti, registi e produttori é il posto ideale per completare la sua impresa. Marcello, dal canto suo, sospetta che Caroline sia la sua cacciatrice ma, temendo di sbagliarsi, preferisce non ucciderla. I tentennamenti di entrambi fanno sì che fra i due sorga una certa attrazione…o è solo una farsa per indurre l’altr* a scoprire le carte?

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Il film è stato interpretato spesso come una satira ai danni dei mass media e della società consumistica, che tratta le persone come pezzi intercambiabili; non mancano le frecciatine agli americani (“Voi siete sempre così avanti…”) né agli italiani (varie allusioni alla burocrazia, alla società tradizionale e patriarcale e alla pigrizia “tipica” degli italiani), spesso basate su stereotipi. La Decima Vittima è davvero interessante, sia per il modo in cui rappresenta il futuro ‘immaginato’, che per lo humour nero che lo contraddistingue. Altri aspetti notevoli sono la colonna sonora (accattivanti motivetti jazz composti da Piero Piccioni ed interpretati da Mina), la scenografia ed i meravigliosi costumi dallo stile ‘futuristico’, ispirati a Courrèges ed a Pierre Cardin.

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Quello che mi interessa analizzare è però il rapporto fra Caroline e Marcello, o meglio, fra cacciatore e vittima. In un primo momento, si potrebbe dire che i ruoli sono ben definiti: Marcello sembra essere la vittima per eccellenza, braccato non solo da Caroline, ma anche dai media (in una delle prime scene in cui compare, una schiera di giornalisti lo assilla con domande di ogni tipo) e da Olga, la sua amante che lo tormenta affinché ottenga l’annullamento del primo matrimonio e la sposi. Marcello invece cerca Lidia, la sua ex moglie, che ha ritirato il premio a lui destinato, lasciandolo al verde. Lidia e Olga compariranno anche nella scena finale, in cui, coalizzate, inseguono Marcello per ucciderlo.

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Da questo punto di vista Caroline si discosta dagli altri personaggi femminili: è, o sembra essere, una donna che sa quello che vuole e sa come fare per ottenerlo. Non insegue Marcello per motivi economici e, se davvero è innamorata di lui, non esita a farsi avanti. Nonostante l’apparente ruolo di cacciatrice, il modo in cui Caroline si pone verso Marcello sembra smentire l’impressione iniziale: si presenta a lui come una giornalista che, vista la sua esperienza di donna insoddisfatta, vuole intervistarlo per scoprire gli usi sessuali degli italiani. Questa ‘copertura’ può essere interpretata sia come un’ottima esca (Caroline fa leva sulla vanità di Marcello, stuzzicandolo in modo da attirarlo al Tempio di Venere) sia come un riferimento allo status di latin lover di Mastroianni, che trascende quello del ‘semplice’ personaggio Marcello Poletti. Il passaggio di Caroline da cacciatrice a vittima viene ulteriormente confermato in un’altra scena del film, in cui lei racconta a Marcello di essere stata con altri uomini ma di non aver provato niente né a livello fisico né a livello (senti)mentale, dando ad intendere che con lui è diverso. Se tutto ciò è un bluff, Caroline tocca davvero il tasto giusto, ma se invece è la verità, si potrebbe dire che la vera preda è lei, che alla fine cede al fascino del latin lover, lasciando da parte i panni di cacciatrice.
[***Spoiler Alert***]

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Considerando che Marcello si vede obbligato a sposarla in extremis (il prete gli punta una pistola contro, non lasciandogli molte alternative), si potrebbe pensare che è lei ad averla vinta, avendo catturato la sua vittima, ma anche che il sex appeal di lui è tale da averla fatta capitolare e rinunciare al suo premio in cambio dei fiori d’arancio. Dunque, chi caccia chi? Marcello, che è restio al matrimonio e guarda sprezzante alle abitudini della società patriarcale italiana, sfugge alle pallottole ma non alle grinfie di Caroline. Caroline, cacciatrice conquistata dalla sua preda, si dimostra alla fine piuttosto simile ad Olga, visto il finale del film. Credo ci sia spazio pe entrambe le interpretazioni, e forse l’intento satirico si estende anche all’istituzione del matrimonio e alla figura del latin lover (che di per se’ è abbastanza ridicolizzata, visto che Mastroianni, in un improbabile biondo ossigenato, è ben lontano dall’immagine di sex symbol conferitagli da film come La Dolce Vita). Personalmente, trovo che non si salvi nessuno: né la femminilità ‘tradizionale’ rappresentata da Olga, che non ottiene di sposare Marcello nonostante sia il suo unico intento, né quella moderna rappresentata da Caroline, che ottiene quello che vuole (Marcello) ma per questo deve rinunciare al suo status di vincitrice della Grande Caccia. Anche il ruolo maschile viene messo in discussione: Marcello è un tipo che orchestra attivamente (e subdolamente) la sua strategia per sedurre Caroline, o piuttosto uno che si lascia manovrare? Sono le donne a cadergli ai piedi o invece è lui a lasciarsi abbindolare?

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Trovo che il film in questo senso sia molto interessante, specialmente perché ci porta a riflettere sui ruoli e gli stereotipi di genere e la loro evoluzione. Quelli che vediamo del film sono ambientati nel futuro immaginato dal punto di vista del periodo storico in cui sono stati girati, ossia gli anni Sessanta, in cui fenomeni come il boom economico e la crescente emancipazione femminile hanno messo in discussione ed n parte ridefinito i ruoli di genere. In questo contesto, una donna che prende l’iniziativa apertamente ed un uomo che invece si fa corteggiare e sposare sembrano poter esistere solo in un film comico, fantascientifico e ambientato nel futuro. Questo rovesciamento dei ruoli tradizionali, al giorno d’oggi, è possibile, o viene ancora visto come ‘fantascienza’ o potenzialmente destabilizzante? Parliamone.

P.S. Un’ultima nota sui costumi: riguardando La Decima Vittima ho trovato alcuni paralleli fra la scena iniziale al Club Masoch e Bad Romance di Lady Gaga; vorrei inoltre ringraziare Rocco per avermi fatto notare la somiglianza fra le ballerine del the Ming (nella foto con il Colosseo) e Music Is My Radar dei Blur. Probabilmente ci sono altri riferimenti che non ho colto, ma mi sembra comunque notevole.

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