Tanto per continuare sul filone del nostro precedente consiglio filmico, ecco un altro documentario che vi toglierà il sonno. Jesus Camp, del 2006, parla di un summer camp organizzato da un gruppo ultracristiano in North Dakota.
Dopo aver visto questo film, non vi lamenterete mai più dei campi estivi della parrocchia; la predica quotidiana di don Enrico vi sembrerà una sciocchezzuola rispetto a bambini che vanno in estasi mistica dopo ore e ore di estenuante preghiera. Sentire certe considerazioni dalla bocca di bambini — sermoni anti-aborto, anti-gay, creazionismo — è ancora più spaventoso che vedere degli adulti bigotti che gliele insegnano.
Il camp in questione è stato chiuso per via dei vandali che ha attratto dopo l’uscita del documentario, ma ad oggi ci sono più di 500 milioni di persone che fanno parte di gruppi carismatici (protestanti o cattolici che siano), su due miliardi di cristiani. A quanti bambini viene insegnato che il riscaldamento globale è un’invenzione dei politici? Quanti vengono addestrati — militarmente, non spiritualmente — ad essere la Army of God contro il nemico musulmano?
Full disclosure: Alcuni membri della mia famiglia sono parte di un movimento carismatico cattolico. Ho sempre vissuto la cosa solo marginalmente perché i miei hanno voluto starne il più lontano possibile, ma — seppur non in maniera così estrema, credo — sì, questa gente esiste davvero e sì, è da brividi come sembra.




2 commenti
pao986 dice:
26 feb, 2013
in una fase di ricerca di una mia dimensione religiosa ho provato a frequentare un movimento, capendo che la cosa non era adatta a me e trovandomi sempre più spesso a sentirmi come una spettatrice di fronte a esperimenti di sociologia.
Ricordo la visione di Jesus Camp come qualcosa di doloroso e terribile, soprattutto perché – pur in versione più soft – conteneva scene e discorsi che avevo visto mettere in atto e vederli fare a dei bambini rendeva il tutto ancora più agghiacciante.
Valeria Righele dice:
6 mar, 2013
Ho guardato questo documentario nel pieno della paralisi. Non riuscivo a credere a quello che vedevo e le poche volte che riuscivo a sgusciare fuori dal maledetto torpore, sbraitavo solo parole come “Ma questi son fuori!” “No… vabbè!” “Criminali” e altre preziosità/banalità da vocabolario di strada che forse hanno infastidito la persona che lo guardava con me. Nonostante la sofferenza credo sia doveroso vederlo, e sono contenta tu ne abbia scritto, Marta. Ancora non mi capacito del fatto che accadano cose simili nel 2013. La parte in cui mostrano il bambino che viene istruito a casa è terrificante.