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Io viaggio da sola

di Alessandra Pradelli

Cosa succede se una notte di mezza estate i colleghi, amanti della vita in quanto tale, si mettono d’accordo per un aperitivo + cena + riunione di gruppo e ti coinvolgono a tua insaputa, dando per scontato che anche tu sia assolutamente elettrizzata all’idea di una grandiosa serata tutti insieme a discutere dei massimi sistemi dell’universo? E se tra loro c’è una specie di ex che vorresti vedere sbranato da tanti squali bianchi molto affamati?
Succede che in nemmeno un’ora hai volo, albergo e parcheggio di Orio al Serio prenotati pur di avere una valida ragione per mancare all’appuntamento di fine estate. Un viaggio. Da sola. Di pochi giorni, è vero, ma da sola. Nessuno nemmeno ad aspettarmi all’arrivo.

Oddio.

Tempo fa mi sono fatta suggestionare da un articolo di Zingarate.com, dove tra le 30 cose da fare prima dei 30 anni c’era segnalato, appunto, il viaggio in solitaria. Quale migliore occasione, mi sono detta, per spuntare un’altra casellina nella mia personalissima lista, visto che ho meno di 4 anni ancora a disposizione? Ecco. Un viaggio. Da sola. A Porto.O_Porto_(visto_da_Ponte_Dom_Luis_I)

Entusiasmo, convinzione e autocontrollo da tutti i pori: “Io viaggio da sola”. Ebbene sì. Io sono indipendente, mi sono detta. E anche avventurosa, toh. Fino a quando la newsletter di Tripadvisor ha ben pensato di segnalarmi i migliori posti dove mangiare proprio in quel di Porto. Ho vacillato, lo ammetto. Il pensiero di MANGIARE DA SOLA mi ha fatto scendere una mestizia che neanche la nebbia agli irti colli. Lasciamo stare poi che tutti i ristoranti segnalati, almeno dalle foto, mi sono sembrati quanto mai romantici e dotati di quell’atmosfera che è indispensabile essere in due per apprezzare.

Ho subito pensato agli sguardi di compassione degli altri avventori, a me nascosta tra le pagine di un giornale portoghese di cui non capisco una sola sillaba, eccezion fatta per “boa sorte”. Boa sorte un corno. Ho pensato di dover rinunciare a quei locali così suggestivi ma inadatti ad una donna (o quasi tale) non accompagnata neanche da uno straccio di amica.

Ho pensato a me come Mattia Pascal, dolente mentre passeggio sul ponte Dom Luis, fissando il mio triste riflesso nell’acqua scura, lo stesso posto dove stavano finendo tutti i miei propositi di indipendenza. Ed è stato lì che ho ripensato a un libro che, per ragioni ancora da chiarire, non ho mai finito di leggere e che devo assolutamente riprendere in mano: Io viaggio da sola, di Maria Perosino. «Viaggiare da sole non significa affatto essere sole. Significa che vi dovete arrangiare a portare la valigia» tranquillizza l’autrice.
Ma io so farlo, arrangiarmi con la valigia, so arrangiarmi con mezzi, trasporti, lingua, senso dell’orientamento, organizzazione, pianificazione. Tutto. Tranne gli imprevisti, il groppo in gola che ti coglie alla domanda “Come sarebbe se ci fossi venuta con…?”.

Il fatto è che io, in questo preciso momento della mia vita, non ho un nome con cui riempire il vuoto di quei puntini di sospensione. Nessuno con cui vorrei condividere tempo, energie, emozioni. E, sorpresa, sto bene. E allora perché mi sto preoccupando? Perché quella foto di un tavolo apparecchiato per due con un muro di sassi a vista sullo sfondo e luci soffuse a fare da contorno mi spaventa così tanto? E’ colpa, ne sono convinta, di tutti gli stramaledetti film e telefilm sdolcinati e a lieto fine made in USA che mi hanno propinato fin dalla più tenera infanzia. E’ colpa loro e io DEVO emanciparmi. DOBBIAMO emanciparci.
Quello che devo fare è trovare il libro e ricominciarlo da dove l’ho lasciato e poi smettere di avere paura di quelle foto. Ho ancora un mese di tempo.

 

Immagine da Wikimedia Commons.


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  1. francesca

    28 Agosto

    ciao! io spesso ho viaggiato da sola, è vero che ho trentanni da un pezzo, anzi, quasi 40 ormai!!viaggiare da sole è BEL-LIS-SI-MO, anzitutto tieni conto che all’estero non c’è la mentalità italiana che vede appunto come una sfigata una donna seduta al tavolo di un ristorante da sola a mangiare. la mentalità italiana la lasci in italia, e vivaddio!!!poi una donna sola in viaggio davvero in pochissimo tempo conosce. io ti suggerisco di dormire in ostello (camerata) o stanza in affitto in casa abitata anche da altre persone. vedrai che nel giro di 2 gg ti creerai la tua crew. a me è sempre successo così. Vedrai che sarà un’esperienza bellissima!!!!

  2. francesca

    28 Agosto

    PS: magari non andare proprio a mangiare nel ristorantino pittoresco e “romantico” (mamma quanto odio questa parola!!) suggerito da tripadvisor!consiglio: fai la spesa e mangia nella cucina dell’ostello/nella cucina della casa presso la quale avrai affittato la stanza. secondo me pranzerai/cenerai una volta, massimo 2 da sola…vedrai!

  3. Chiara B.

    28 Agosto

    E’, forse, un po’ diverso, ma le esperienze all’estero più lunghe – dall’Erasmus a un mese in Germania per imparare quella lingua ostica – le ho fatte sempre da sola. Certo, avendo più tempo a disposizione sei certa che la solitudine non durerà più di una settimana, perché è quasi inevitabile stringere qualche legame. Però, ad esempio, di quel mese in Germania ricordo una cosa in particolare. Le ultime settimane son state accompagnate da persone nuove e piacevolissime, ma la prima settimana ero davvero da sola e, per quanto la cosa mi piaccia, anch’io avevo il mio smarrimento. Poi è arrivato il venerdì, erano tre giorni che andavo al corso, facevo una passeggiata, tornavo nella mia stanza, mangiavo nel cucinino, leggevo un libro in camera bevendo un tè. Quel venerdì mi sono vestita in modo da sentirmi a mio agio, sono uscita e a piedi ho raggiunto un quartiere che la lonely planet segnalava come giovane e grazioso. Ho trovato un pub, bellissimo. C’era un concerto gradevole e, dopo un attimo di esitazione, ho fatto quello che in Italia avrei trovato molto più difficile fare: sono entrata, ho ordinato una birra, mi sono seduta agli sgabelli del bancone e ho ascoltato il concerto fino alla fine.
    Questo per dire che viaggiare da sole richiede, almeno secondo la mia esperienza, molta voglia di spronarsi da sé a non restare nell’angolino (dove, intendiamoci, va anche benissimo stare; solo, a volte non è male uscirne): ciò può essere a volte un po’ faticoso. Però, è anche il lasciapassare per una serie di modi essere che le conoscenze pregresse non ti permettono di esplorare, perché, anche quando sono le più care al mondo, ti ancorano necessariamente alla “te” che sai di essere. Invece, là fuori ci sono un sacco di altre “te” che puoi scoprire… anche sedendoti a un ristorante carino con un libro a farti compagnia, usando i tempi morti per studiare la gente, oppure prendendoti una birra in un pub pieno di musica.
    Parere personale, insomma, ma… il tuo viaggio da sola sarà bello, e Porto in particolare sarà deliziosa!

  4. Sandra

    28 Agosto

    Tripadvisor è il male. Premesso questo ti consiglio di vedere, se non l’hai già fatto, “Viaggio sola” di Maria Sole Tognazzi. Di certo non un filmone, ma ha il pregio di evidenziare quanto siano assurdi e retrogradi certi stereotipi sulle donne che viaggiano sole e fanno scelte di vita che non prevedono pargoli e camicie altrui da stirare.
    Io questa cosa che bisogna essere almeno in due per essere sicuri e tranquilli oppure in un’orda, rigorosamente jeep munita, stile donna avventura non l’ho mai capita. C’è una bella differenza tra essere da soli e essere sociopatici. Vogliamo poi parlare del’agonia di essere in vacanza con qualcuno il cui solo modo di respirare ti manda ai matti?
    Citando il film, se in questo momento, come scrivi, ti trovi nella triangolazione favorevole “Con io, con me e me stessa” vedrai che il viaggio a Porto sarà piacevole e sorprendente.

  5. Greta

    28 Agosto

    Come sempre mi ritrovo a pieno nei tuoi post!
    E anche questa volta eccomi… sono in Nuova Zelanda da 6 mesi, in solitaria e nonostante la lunga lista di brutti imprevisti che mi sono capitati, sono ancora qua e felicissima di aver affrontato il tutto da sola, a soli 21 anni, nel punto piu lontano possibile da casa.

  6. terry

    28 Agosto

    Non posso dire di avere una grande esperienza in fatto di viaggi tout court, ma ho viaggiato diverse volte da sola ed è un’esperienza che mi piace molto. A parte le ovvie questioni legate all’indipendenza (per me fondamentale, specie quando si stanno visitando certi posti/paradisi dello shopping, ehm ehm), penso ci sia un vantaggio legato anche al viaggio interiore che nel frattempo si fa. Lo so, suona terribilmente new age, ma per me è davvero così, ogni volta. Si è da soli, più o meno lontani da casa; si scoprono posti nuovi, culture diverse, e nel frattempo avviene un viaggio approfondito di auto-conoscenza ed auto-consapevolezza. Io sono ormai prossima ai 40 anni, sono sposata con prole, quindi un viaggio da sola è un’occasione preziosa per ritrovarmi con me stessa, un’occasione che spero di cogliere anche nel futuro.

  7. Paolo1984

    28 Agosto

    coi film e telefilm made in USA ci sono cresciuto anch’io e non mi hanno fatto male. Le coppie più o meno felici esistono e vanno raccontate. Il lieto fine non è da disprezzare se è ben raccontato..a volte succedono
    Spesso siamo noi che ci facciamo troppi problemi: viaggiare in due (si tratti di amici o fidanzati) o in comitiva può essere molto bello se ci si trova bene..idem per i viaggi in solitaria (mi viene in mente che io non l’ho ancora fatto).
    E a volte capita di pensare a come sarebbe stato andare nel tal posto con quella persona (amico/a o ex che sia) ma se non capita non c’è da preoccuparsi

  8. Erica

    28 Agosto

    Anche io per il mio Erasmus sono partita da sola. E poi rimasta da sola forse per una notte (non pensate male), ed è ovvio che non è un’esperienza paragonabile, però mi ha sbloccata. Tanto che quando un’amica mi ha paccato all’ultimo (giustificatissimo, aveva trovato un lavoro) per un viaggio ad un festival svedese, c’ho pensato un po’ e non è stato immediato, ma più ci pensavo più mi convincevo che potevo benissimo farcela da sola: andavo a un festival, stavo in un ostello, potevo anche mettere da parte la vergogna che mi tiro dietro dall’infanzia e vedere come andava. Ho fatto amicizia prima che l’aereo atterrasse. E non conto i viaggi che faccio da sola a Londra di tanto in tanto, anche se poi lì c’è sempre qualche emigrato da incontrare.
    Insomma, come avrai capito anche dagli altri commenti qui sopra, difficilmente starai “sola” tutto il tempo. Con il vantaggio di poter stare sola quando vuoi, cosa non sempre possibile quando viaggi in gruppo e sostanzialmente impossibile quando viaggi in due. Per i viaggi che ho fatto nelle città europee che ho visitato, andare in giro da sola mi ha sempre dato grandi soddisfazioni. Ti dai i tuoi tempi, guardi quello che interessa a te, mangi quando hai fame e bevi quando hai sete usw.

    OT ma non troppo: qualcuno/a ha letto questo? http://www.einaudi.it/libri/libro/maria-perosino/io-viaggio-da-sola/978880621283

  9. usadifranci

    30 Agosto

    Io viaggio spesso sola.
    Cinque mesi in Australia. Un weekend a Valencia. Per lavoro o per piacere.
    E non c’è nulla di più bello che non avere orari. Nessuno a cui rendere conto. Neanche l’obbligo morale di vedere la Torre Eiffel se vai a Parigi.

    E mangiare da sole ti consente di goderti i passanti. Di inventarti le storie degli altri. Di chiaccherare con te stessa.

    E saranno ricordi solo tuoi…merce rarissima 🙂

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