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Intervistare Ricardo Cavolo, parlando di Daniel Johnston

Quando ti rendi conto che non è uno scherzo, ma che El desorganismo de Daniel Johnston è un oggetto reale e che un illustratore che stimi ha davvero realizzato un libro su un musicista che apprezzi particolarmente, la vita che negli ultimi mesi ti teneva il broncio, torna a sorridere con denti bianchissimi.

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Lui è Ricardo Cavolo, illustratore spagnolo con uno stile ispirato ai tatuaggi old-school, in grado di raccontare la vita di una persona realizzandone un semplice ritratto stipato di dettagli e particolari. Diviso tra la Spagna e il Regno Unito, Cavolo lavora per brand internazionali come Nike, Google, Urban Outfitters, per citarne alcuni. Questo è il suo primo libro, ma non certo la prima volta che i suoi disegni appaiono su carta stampata (le collaborazioni con magazine ed editori stranieri ormai non si contano più).

Il soggetto del libro è invece Daniel Johnston, musicista e cantautore americano, che ora ha cinquant’anni e ancora suona, ma i cui esordi risalgono agli anni Ottanta, quando portava in giro le sue audiocassettine, riempiva qualche locale e provava a sfondare su MTV. Un uomo che ha anche combattuto tutta la vita con la schizofrenia e la depressione cronica che gli erano state diagnosticate. Che ha realizzato nell’83 l’album Hi, how are you?, la cui t-shirt venne poi indossata da Cobain facendo il giro del mondo e rendendolo un po’ più popolare (mai una star, quello non lo è mai stato), ma senza che lui avesse idea di chi fosse questo Kurt. Che per tutta la vita ha anche disegnato, realizzando opere che ora hanno ottenuto la dignità che meritano e vengono anche vendute/esposte oltreoceano. A Daniel è stato dedicato anche il bellissimo documentario “The Devil and Daniel Johnston”, (trailer), che potete trovate sia online sia in dvd (region 1).

Ho recuperato il volume che Ricardo ha realizzato per Edicions de Ponent  (colori, 112 pagine, brossurato) e poi l’ho contattato per parlarne un po’. Avevo saputo da fonti autorevoli che era anche riuscito a regalare a Daniel una copia del libro, quando lui era venuto a suonare in Spagna, di recente, e volevo farmi raccontare anche quell’episodio. Ragazzo di gran cuore, ha risposto alle mie domande con rapidità e somma gentilezza. Vi invito a visitare il suo sito, più tardi, e seguirlo perché merita.

Sono certa che molti sanno già chi sei, ma vorrei che ti presentassi brevemente a quella fetta di pubblico italiano che ancora non ha avuto il piacere di fare la tua conoscenza.
Ho 31 anni, vengo da Salamanca (Spagna). Vivo sempre lì, ma per lavoro mi reco spesso anche a Brighton, dove ho un altro studio. Disegno da una vita, ma è da soli 5 anni che lo faccio come lavoro. In questi ultimi anni ho lavorato come illustratore professionista e da allora non ho più un giorno di riposo (eheh). Quando riesco a staccare un po’, mi metto a guardare il calcio (Ricardo è un gran tifoso del FC Barcelona, Nda).

Quanto del tuo lavoro è devoto a Daniel? Se compariamo i tuoi disegni coi suoi, vediamo alcune somiglianze, soprattutto nella ripetizione di piccoli dettagli e nella tendenza a riempire l’intera pagina con essi. Potrà sembrarti strano, forse hai sviluppato il tuo stile ben prima di conoscere Daniel, ma volevo ne parlassimo lo stesso.
Il fatto è che ho sviluppato un mio stile, un mio modo di fare le cose, prima di conoscere il lavoro di Daniel. Ma quando l’ho scoperto, sì, ho trovato una connessione tra i nostri lavori. Combino il mio vocabolario col suo (ma sempre all’interno di un mio stile personale). Lo ritengo un buon modo di parlare di lui e della sua vita.

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Questo è il tuo primo libro, se non erro. Come ti fa sentire? Quando hai deciso di lavorare sulla storia di Daniel?
Questo è il primo libro cui lavoro interamente da solo, già. Mi fa sentire bene, è un lavoro davvero duro, mantenere lo stesso flusso di energia dall’inizio alla fine è piuttosto complicato. Ne vado fiero, ma so anche che il prossimo sarà migliore.
Avevo questo progetto in mente, di un libro per bambini che parlasse di chi è Daniel Johnston; l’ho tenuto nel cassetto per qualche anno. Alla fine ho ricevuto una proposta da un editore, per preparare qualcosa, così ho recuperato il progetto e ne ho fatto un libro a fumetti.

Il titolo. Nel frontespizio la parola “desorganismo” è cancellata, cosa significa questo? Qualche esitazione nella scelta del termine, o si tratta di un vezzo grafico? 
Di tutti i titoli possibili, apprezzo il fatto che tu abbia scelto di usare proprio “desorganismo” per descrivere l’analisi speciale che fai del comportamento della mente e del corpo di Daniel. Pur avendone compreso il significato, mi sono spinta a cercare la sua esatta definizione nel dizionario spagnolo, ma non l’ho trovata. Si tratta di una parola di slang? Perché questa scelta allora?
La parola è cancellata perché mentre la stavo scrivendo ho fatto male una lettera, così l’ho sbarrata e ho ricominciato da capo. Non ho levato quel ghirigoro perché mi sembrava dare bene l’idea di prodotto “fatto a mano”, genuino.
“Desorganismo” non esiste in spagnolo. Ma sapevo che tutti avrebbero capito cosa intendevo dire, usando questa parola inventata. Volevo giocare con i due significati: da una parte l’organismo umano e dall’altra il concetto di confusione e disordine.

So che sei riuscito a consegnare di persona il libro a Daniel. Ti va di raccontarci questo magico incontro?
È stato incredibile. Sono andato ad un suo show e ho deciso di provarci. Quando è terminato il live ho dato il fumetto al bassista, di modo che lo desse lui a Daniel (non volevo disturbarlo, balzando come un fanatico sul palco e lanciandogli il libro). Sapevo che lui sarebbe stato di parola e avrebbe fatto la consegna come si deve. L’indomani, mentre facevo colazione, qualcuno mi ha chiamato al cellulare dicendomi che Daniel aveva effettivamente ricevuto il libro e voleva incontrarmi! Gli era piaciuto moltissimo e prima di lasciare la città voleva vedermi per fare due parole. Così feci una corsa in stile Forrest Gump (l’ha detto veramente, Nda) attraverso la città per vederlo. Parlammo un po’ e fu perfetto perché lui era felice di tutta questa situazione e io ero fuori di me dalla contentezza. È stato il finale perfetto per questo progetto.

Perché hai scelto la rana come simbolo del male?
È Daniel che usa la rana per indicare un certo tipo di presenza malvagia, io ho preso in prestito questa simbologia per far sì che il libro si avvicinasse il più possibile al mondo che lui aveva creato.

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Qual è la tua canzone preferita di Daniel Johnston? Personalmente amo molto Don’t let the sun go down on your grievances, la trovo positiva e stimolante, conformemente al lato del carattere di Daniel che stimo di più, quello del “lottatore”. Come hai osservato giustamente tu alla fine del tuo libro, gliene sono successe di ogni, ma lui è sempre riuscito a rimettersi in sesto ogni volta.
Per me, una delle sue migliori canzoni è Devil Town: è così rude e pura… C’è lui, da solo, che canta versi a cappella, versi spettrali ed evanescenti. Oltre a quella mi piace ascoltare anche My life is starting over again, un pezzo che ha fatto con la sua band Artistic Vice. È un bel punto di arrivo, un punto di vista ora positivo, come quello che hai scelto tu.

Quale Daniel ti piace di più? Il musicista o l’illustratore? Non vale rispondere “entrambi”! Ti voglio mettere in difficoltà.
Non ho problemi a risponderti: preferisco il Daniel illustratore! Mi piace la sua musica, ma non è esattamente il mio genere preferito in assoluto. Il suo lavoro da illustratore invece lo trovo perfetto. Amo l’outsider art, e questo rientra esattamente in quel tipo di mondo.

Curiosità da editor. È stato difficile farsi pubblicare questo tipo di lavoro in Spagna? In Italia questo genere di produzione verrebbe etichettato come “interessante, ma difficile da vendere”. Riconosco questo tipo di mentalità sia terribile, ma si tratta della realtà del nostro paese. Manchiamo di lettori, di amanti del prodotto libro.
Guarda, come ti ho detto prima, ho ricevuto un’offerta per fare un libro a fumetti e quando ho proposto il lavoro su Daniel Johnston ho ricevuto praticamente subito un “sì” come risposta. Dunque, per me è stato facile. Ma so bene che non è un progetto facile; non parliamo di un libro sui Beatles o su Bob Dylan.

Come dargli torto? So comunque che il libro in Spagna è andato bene, e ora aspettiamo che qualche anima pia lo pubblichi anche in italiano. Se non potete aspettare, lo potete comprare qui. Il sito ufficiale di Ricardo Cavolo è questo, lasciatevi emozionare dai suoi disegni: http://ricardocavolo.com/

ricardo cavolo - vimeo

E visto che la prefazione del libro dice di ascoltare la musica di Daniel mentre si legge, vi lascio coi due pezzi menzionati da Ricardo prima: Devil Town e My life is starting over again.



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