Crea sito

Il mio amico ventolin

ventolin

La prima volta che ti ho visto devo aver avuto cinque anni, forse sei.
Eri in compagnia di mia cugina quella più piccola, e lei ne andava stranamente fiera. Non capivo proprio che ci fosse da essere fieri nel passare le giornate insieme a te, ma lei era felicissima di conoscerti. Valla a capire.
Noi ci siamo conosciuti 16 anni dopo, quando io di anni ne avevo ormai ventuno. Un po’ tardi, ne converremo tutti.
Nei primi anni novanta, il tempo dei Goonies e di ET, tu eri ovunque. Nel taschino e negli zainetti di un sacco di bambini, puntualmente quelli con gli occhiali e un po’ di ciccetta in più, quelli con l’apparecchio ai denti e scarse conoscenze in campo calcistico.
Io sono stata una bambina sanissima, e anche discretamente sportiva se comparata alla pigrizia di adesso.
Correvo, saltavo, tiravo con l’arco. Tu e e mia cugina ve ne stavate in un angolo, a confabulare di inalazioni/quanti spruzzi e no, non posso giocare a ce l’hai che poi mi viene il fiatone, la mamma non vuole.
Ho passato un buon terzo della mia vita senza conoscerti.

Ad ottobre 2006 me ne stavo rannicchiata sul divano, avvolta nel piumone cercando di non tossire troppo per non svegliare tutti e facendo zapping con quel che resta della tv alle 5 del mattino (Mork e Mindy, prevalentemente). Avevo ogni giorno il fiato un po’ più corto e non sapevo darmi una spiegazione. Ogni mattina mi svegliavo, e un decimo del totale se n’era andato chissà dove. Ci sono voluti sette giorni (sette decimi, in pratica, insomma ormai respiravo non più con una trachea ma con una stringa per scarpe) prima che tu ti facessi vivo.
Sarà il raffreddore, mi dicevo. Uno di quelli fortissimi, debilitanti. Prossimi alla sinusite. Sarò quei germi maledetti in quelle aule maledette. Maledetta università, mi dicevo. Maledette lezioni, bofonchiavo. Maledetta programmazione notturna e le sue infinite repliche di Mork e Mindy, nano nano.

La mattina in cui ci siamo incontrati era un lunedì e ormai mi ero autodiagnosticata un cancro al polmone. Ho un peso qui *si indica il petto* che non so spiegare. Se fossi un gatto sarebbe una palla di pelo, ma siccome non sono un gatto non può che essere un cancro al polmone, questo peso qui.  Allora sono uscita dal piumone e sono andata dal medico, perché il peso si era fatto insopportabile, da pensare che non avrei più respirato in maniera normale. E lì sei arrivato tu.
Asma. Asma cronica, di quelle severe, di quelle che tagliano un po’ della capacità totale di respirare e ti riconsegnano dei polmoni che non è che funzionino male, ma potrebbero decisamente funzionare meglio. Quel tipo di asma che ce l’hai e te la tieni a  vita.
-C’è una cura? -No, ma c’è il ventolin.
Splendido, azzurro, rilucente ventolin.

Un ventolin è per sempre. Più di una qualsiasi storia d’amore, di qualsiasi tatuaggio, di un anello da sopracitate storie d’amore: un saldo, sincero, infrangibile rapporto d’amicizia. Nell’esatto momento in cui il ventolin, in tutto il suo splendore, entra nella vita dell’asmatico, l’asmatico saprà che quello sarà un rapporto che durerà per sempre.
È difficile spiegare una crisi d’asma a qualcuno che non l’ha mai provata. Più o meno, è come stare incastrati sott’acqua ed avere qualcuno che vi impedisce di risalire. Voi vi agitate, sbattete le braccia, cercate di riemergere, ma tutto quello che entra nei vostri polmoni è solo acqua, d’aria nemmeno l’ombra. La sensazione d’impotenza è quella lì, il panico lo stesso. L’aria sta finendo, a breve non ce ne sarà più, e tutto quello che voi potete fare è solo agitarvi ulteriormente.
E lì entra in campo il ventolin: liscia le increspature sull’acqua, vi riporta in superficie regalandovi un boccata d’ossigeno che saprà sempre e solo di buono nonostante il retrogusto di medicinale, calma i nervi e rinfranca lo spirito. La crisi è passata, i polmoni sono tornata alla normalità, la vita può proseguire.

Il ventolin è il primo da chiamare quando esci, e non importa quale sia la destinazione, lui verrà con te. Ottime o pessime notizie, il ventolin sarà lì, perché, sappiatelo, può venirti una crisi d’asma anche se ridi troppo forte. Gite, scampagnate, viaggi, puntatine al supermercato perché hai finito birre e semi per popcorn: il ventolin sarà sempre lì, in tasca, in borsa, in mano se son brutte giornate, a ricordarti che la vostra amicizia è cosa indissolubile, sancita dalla paura che ti prende se ti accorgi che lui non c’è e dal sollievo che ti pervade quando a tentoni lo cerchi, e lui è lì, sempre azzurro, sempre presente. Riposa nella sua fedele custodia in attesa che tu abbia bisogno di lui, senza negarsi mai. Un fedele amico ed alleato.

Grazie, amico ventolin. Un’altra serie di repliche di Mork e Mindy non le potrai mai sopportare.

Illustrazione di Ester Rossi


RELATED POST

  1. Garnant

    18 dicembre

    Io ogni tanto mi lamento che con tutta la ricerca, i telethon e gli animali morti, io devo ancora usare lo stesso farmaco che usavo nel 1980. Ma forse il salbutamolo è già tanto perfetto così, che non è possibile migliorarlo.

    Tra l’altro la versione brandizzata Ventolin è stata la prima a togliere i CFC, mentre Broncovaleas ha tardato (e forse li ha ancora visto che nei farmaci sono legali). Per questo pago 1 euro per avere il Ventolin griffato e non il generico che passa il SSN.

    Funziona talmente bene il Ventolin che quando scrivi in un software di primo soccorso “non funziona più il ventolin” ti esce la scritta lampeggiante “pericolo di morte”.

    Infatti una notte ho chiamanto il pronto soccorso e ho dichiarato:

    “il ventolin non mi sta funzionando più da ore”

    In meno di 10 minuti mi è arrivato a casa un individuo allarmatissimo, con le scarpe infangate, mi ha capestato il tappeto, mi ha attaccato ad un ossimetro, ha strabuzzato gli occhi e mi ha iniettato una siringa di Bentelan.

    Poi mi ha fatto tappare la siringa. Buffa prassi. Mi ha fissato a lungo. Dopo un quarto d’ora mi ha chiesto: “si sente meglio?”. E io: “no, sono molto preoccupata”. E lui “perché? Ha figli?”

    Ancora mi chiedo se intendesse dire “quindi puoi anche schiattare tranquilla” oppure “domani non deve portare nessuno a scuola/calcio/catechismo quindi può riposarsi e riprendersi”

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.