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Il migliore amico di Betty Draper

di Martina Ioriatti

Sono negli Stati Uniti da qualche mese, e i primi tempi non sono stati semplici. Complice l’assenza di internet appena arrivata, e la difficoltà di comunicare con il mondo, ho rivisto di un fiato 5 stagioni di Mad Men salvate sul mio computer. Mi è penetrato sotto pelle. Trovo questo show ipnotico e catartico, un’immersione purificatrice in un tempo scomodo e allo stesso tempo affascinante: gli anni ’60.

In mancanza di amici con cui parlare per giorni, Betty Draper ha monopolizzato la mia attenzione.

Apparentemente non è facile simpatizzare per Betty Draper. È di una bellezza sconvolgente. È di un contegno glaciale. È arrabbiata, furiosa, ma non lo sa nemmeno. È semplicemente bellissima, e propaga il suo mondo di carineria e charme da perfetta padrona di casa all’infinito, lungo i viali residenziali di un sobborgo dello stato di New York, in un’epoca in cui fumare in gravidanza non era un tabù. E nemmeno fumare in faccia ai tuoi bambini. L’unico vero tabù era infrangere questa preziosa cortina di fumo elegante e mostrare qualcosa di diverso.

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Mi è riuscito naturale entrare in empatia con Betty perché per una donna all’inizio degli anni ’60 l’amicizia è un misto di distanza, distacco, buone maniere e apparenza. Esattamente quello che succede quando si cambia paese: le amicizie sono educate, socievoli, ricche di attività da svolgere con qualcuno che conosci a malapena, e raramente irrorate da confidenze apri-cuore/apri-ferite. Indolori, semplici da gestire, e pratiche. Il tempo può spingere ad approfondire i rapporti, a capire chi può essere veramente interessato a sentire il tuo umore, chi vuole sentire veramente “how you are”. La maggior parte delle volte però, un po’ per comodità, un po’ perché il carattere si forgia e indurisce, non c’è bisogno di dire come si sta veramente ai nuovi venuti.

Ma alla tua migliore amica? A lei puoi dire come stai veramente?

La migliore amica ufficiale di Betty Draper è Francine Hanson, una vicina di casa. She’s like a sister, dice Betty al marito. Francine è lo specchio di Betty, ma meno glam. Meno bella, meno attraente, meno ricca. Ma è una casalinga, ha due bambini, un marito, e giornate intere da riempire con le incombenze domestiche di una donna benestante e sposata, proprio come Betty. Graziose pause sigaretta da condividere con Betty in cucina, prima dell’arrivo dell’uomo di casa, della cameriera, dei bambini. Truccate, eleganti e crudeli fino al limite della sopportazione verso donne che conducono vite diverse dalla loro.

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La nuova vicina di Betty è Helen Bishop. Divorziata, con due bambini a carico, un lavoro, politicamente impegnata. Spinta da un misto dell’ennesima carineria femminile e curiosità morbosa, Betty si presta a fare da baby-sitter ai bambini di Helen. Glen ha 9 anni, e una fascinazione simile alla mia nei confronti di Betty. La studia, le fa domande da adulto, la vede a fondo. Sembra sapere quanto Betty sia in realtà triste. Glen irrompe nella stanza da bagno dove si trova Betty, violando la sua privacy elegante. La coglie letteralmente in mutande. Qualcosa scatta nella testa di Betty, che asseconda la bizzarra richiesta di Glen di donargli una ciocca bionda dei suoi capelli. Glen l’abbraccia, disperato, forse innamorato, senza ritegno. Qualcosa sembra muoversi dentro Betty.

Passa del tempo. Betty mente a Francine: mente sulla apparentemente favolosa serata di San Valentino con il marito, rattoppa parti della sua vita con il filo della neutralità e del contegno. Certe cose non si possono dire neanche alla propria migliore amica, se questo andrà a sconvolgere l’immagine di sé che si vede nell’altra. Betty si rifugia nel confortevole conformismo di Francine quando Hellen Bishop la redarguisce per aver dato una ciocca di capelli al piccolo Glen: Helen è la diversa, e viene schiaffeggiata in un supermercato davanti a tutti da una furiosa, disarmata Betty. Ma è Betty ad essere nel giusto, a venir consolata dall’amica Francine, ad affermare con veemenza quanto odi perfino i pamphlet politici di Helen (I hate that Kennedy!) e quanto sia giusto escluderla dalla vita sociale del quartiere. Betty è stata colta in flagrante ad essere una se stessa più vera di quanto perfino lei possa accettare.

Hellen Bishop_lo schiaffo

Francine aiuta Betty a risprofondare lentamente nella coltre del lucido per mobili, dei vestiti francesi per bambini macchiati di cioccolato e delle scappatelle del marito da ignorare fra lacrime di frustrazione e vergogna. Francine però sconvolge la superficie ordinata dell’amicizia con Betty quando, in lacrime, le confessa di aver scoperto il tradimento del marito. Le chiede cosa deve fare, dato che Betty sembra aver passato la stessa cosa. Betty è sconvolta. Nega. Betty non sa niente del dolore della migliore amica, e non accetta l’ipotesi che questo possa anche essere il suo agli occhi di Francine.

Il piccolo Glen è seduto in auto nel parcheggio di un supermercato, in attesa che la madre esca con la spesa. Betty gli si avvicina e gli chiede di abbassare il finestrino. Il bambino le dice che non gli è permesso parlare con lei. Betty dà per la prima volta segno di manifestare una propria volontà: I don’t care, risponde. Improvvisamente la fronte si corruga, e la sua bellezza si sgretola in un singhiozzo di tristezza così inatteso che perfino Glen è turbato. E poi, la frase più vera che Betty pronuncia in tutte le stagioni di Mad Men: I can’t talk to anyone, I’m so sad. Glen prende la mano di Betty, e con una tenerezza infinita le risponde I wish I was older.

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Il piccolo Glen compie il miracolo quotidiano, nel mondo di Betty Draper e nella mia enorme, vuota casa americana. Guardo quella faccina tonda, e mi sento assalire di una tale voglia di essere meno abbarbicata nel mio voler non pesare sugli altri, sugli amici, e di metterli alla prova più spesso coi miei momenti pessimi. Senza poi vergognarmi della mia debolezza momentanea.

L’amicizia implica rompere le barriere del contegno. La differenza serve ad aprirsi. A toccare il fondo e risalire aggrappandosi alla mano di qualcuno. Indipendentemente da quanto “strano” e poco conforme al tuo mondo sia il tuo amico. Serve a venire in contatto profondamente con qualcuno, purché si tocchi quel fondo assieme. Purché si veda qualche lacrima. Si condivida qualcosa di così immensamente difficile da trasportare da soli che si cede, e si ammette di avere bisogno di qualcuno, di quella persona. Senza preoccuparsi dei giudizi, o di vedere sgretolare l’immagine di sé che gli altri hanno.

Senza facciate.
Senza carinerie.
Senza nessun ritegno.


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  1. Paolo1984

    6 dicembre

    tutti mi hanno parlato molto bene di Mad Men e leggendo questo interessante articolo (e le come sempre interessanti riflessioni sull’amicizia) sono sempre più spinto a vederla anch’io questa serie. Comprerò i cofanetti dvd se li trovo

  2. Martina I.

    6 dicembre

    Confermo: è una serie densissima di contenuti ed interpretazioni – oltre ad essere uno spaccato di comportamenti umani portentoso. Merita davvero di essere vista e (nel mio caso) rivista! 🙂

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