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Il metodo John Waters per contrastare la crisi delle vocazioni

Prima di andare all’università non mi ero mai fermata a riflettere sul concetto di secolarizzazione. Da studentessa segregata per buona parte dell’infanzia e dell’adolescenza presso ridenti istituti scolastici cattolici, l’idea che la società intera stesse attraversando un processo di risveglio razionale mi sembrava quanto mai balorda. La mia esperienza urlava il contrario, pur sapendo che il mio tormento giornaliero – suore e preghiere mattutine – era tutt’altro che condiviso.
Anni dopo, trovandomi tra le mani svariati chili di teorie sul processo di secolarizzazione, fui costretta a sacrificare il mio punto di vista di caso estremo e ascoltare le ragioni di chi, per tirare acqua al proprio mulino, citava fenomeni quali il calo della partecipazione alla messa domenicale e dei matrimoni religiosi, nonché la cosiddetta crisi delle vocazioni.

Secondo la più banale delle interpretazioni, la causa dietro la crisi delle vocazioni religiose andrebbe cercata nei processi di mutamento culturale che hanno investito il nostro ridente Paese a partire dal dopoguerra. “Processi di mutamento culturale” è una espressione grossa, lo so, ma lasciamo alla letteratura scientifica il compito di approfondire la questione.
Una tesi diversa è quella proposta da Marco Marzano. Nel libro Cattolicesimo magico, il sociologo mette in discussione l’idea stessa di processo di secolarizzazione, osservando che per anni ed anni si è fatta ricerca nei luoghi sbagliati, ovvero attorno alle sottane del Papa*. Marzano spiega che, anziché continuare a focalizzarci su vecchi indicatori ormai poco eloquenti (come la sopraccitata partecipazione alla Messa della domenica), vale la pena di uscire dalla cornice del Cattolicesimo tradizionale e buttare l’occhio laddove si consumano i rendez-vous dei Movimenti Carismatici.

Parlando di carisma, il mio amico Max Weber è uno di quelli che hanno scritto alcune delle cose più interessanti sul potere attribuito alle figure dotate di questo attributo. Uno degli esempi che faceva, era quello della setta religiosa. Come avrete notato, spesso le sette sono guidate da un leader. A seconda dei casi, questa persona può essere un grande retore, un performatore di miracoli, un pazzo visionario, uno sterminatore di vite innocenti o tutte queste cose insieme. L’importante è ci sia gente a dargli retta.

Mettendo insieme quanto esposto finora, viene da pensare che l’unica soluzione alla crisi delle vocazioni che affligge il mondo della cristianità sia la costituzione di sette religiose guidate da un gran numero di leader carismatici antiabortisti e fuori di testa. Sulla carta funziona perfettamente. Ma sappiamo fin troppo bene quanto poco accattivante questa soluzione suoni alle orecchie di noi gente di mondo. È qui che entra in gioco il metodo John Waters.

Nel libro Role Models, il noto regista di Baltimore dedica un intero capitolo alla figura del leader carismatico (lì chiamato “cult leader”). Waters esordisce esponendo alcune considerazioni critiche sulla mancanza di appetibilità del “cattolicesimo dei palazzi” e su quanto tediosa sia stata la sua esperienza di studente in una scuola superiore cattolica. La sua controproposta non tarda a venire: in quanto artista incoronato da William Burroughs come “il Papa del Trash”, Waters richiama lettori e lettrici alla necessità di entrare a far parte della sua personalissima setta. Essa, spiega, è dedita al culto dell’indecenza (“filth”, per chi ha familiarità con la sua opera) e persegue la via della “santità radicale”.
A differenza delle sette e dei gruppi carismatici che vi hanno sempre fatto venire il latte alle ginocchia richiamandovi alla castità e al conservatorismo sguaiato, Waters suggerisce di seguire l’esempio di Caterina da Siena, che egli definisce “la più malata di mente dei santi”. Come forse saprete, fin da piccola Caterina aveva visioni e arrivò a fondare un gruppo giovanile di autoflagellazione. È inoltre citata come fulgido esempio di proto-anoressica in molti testi scientifici dedicati all’evidente correlazione tra santità femminile, visioni mistiche e digiuno.
Secondo Waters, questo è uno degli ottimi modelli da seguire per divenire degni cultori dell’indecenza, ma nel suo olimpo entrano anche molti altri lunatici fuori di testa, come Madalyn Murray, una comunista americana che negli anni ’60 riuscì a far rimuovere la pratica della preghiera mattutina nelle scuole pubbliche di Baltimore, e che anni dopo fu sequestrata da un fanatico religioso, tenuta in ostaggio per mesi e infine ammazzata e fatta a pezzi. La risposta alla crisi delle vocazioni dell’amico John è tanto lungimirante da proporre anche un modello estetico di riferimento per i propri militanti. Vestiti completamente neri, con impercettibili dettagli rossi a richiamare suggestioni sataniche, accompagnati da scarpe di ottima fattura, ultime vestigia dei suoi adepti quando verrà il momento dell’autocombustione. Sono inoltre richieste unghie sporche, capelli lunghi, unti e pieni di nodi, nonché disegni di stigmate sul corpo realizzati per mezzo di “un uso creativo del make-up per occhi”. Come ogni buon osservatore che si rispetti, Waters mostra di aver inteso come accalappiare giovani dotati di menti labili come la mia: con lo stile e il gusto per la profanazione. Non a caso, i membri della sua setta, pur disdegnando il cibo o facendosi grassi con il solo scopo di offendere i benpensanti, dovrebbero nutrirsi solo di dolciumi dai nomi sessisti e razzisti, onde modellare il proprio corpo secondo l’archetipo dell’eroinomane.

Queste sono solo alcune delle indicazioni che John Waters dà al lettore e alla lettrice interessata a divenire parte della sua setta e a farsi esempio lampante dei processi di desecolarizzazione in atto.
Non so voi, ma io lo trovo divino.

*chiedo perdono a Marco Marzano per questa ridicola presentazione del suo splendido libro.


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  1. asanisimasa

    13 febbraio

    metti insieme sociologia, john water e sozzume. grazie.

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