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A 11 anni gestivo Il Club delle Ragazze

A 11 anni gestivo Il Club delle Ragazze

È nato tutto con Il Club delle baby-sitter. Dev’essere quella sorta di spirito sororale, di solidarietà femminile che trasuda da quelle pagine e che a me era sempre mancato. Qualcosa che mi faceva intravedere la possibilità di formare una società, o meglio un gruppo tutto al femminile. L’avevo pensato alla bell’età di 11 anni.

Diciamo le cose come stanno. Avevo un bisogno smodato di fare amicizia con delle mie coetanee, essendo finita in una classe di sole cinque bambine su un totale di 18 alunni. Una maggioranza schiacciante, in ogni senso. Nell’ambiente oratoriale non trapelavano possibilità migliori, vista la mia scarsa propensione, per non dire il disagio, verso gli sport e i giochi di squadra (non partivo proprio con i migliori presupposti). Trassi spunto dai libri e dalle riviste “per femmine”, in particolar modo le rubriche di posta; sapevo che nel mondo c’erano altrettante bambine bramose quanto me di mettersi in contatto con altre.

L’idea era semplice, un “concept” di invidiabile efficacia diremmo oggi, liberamente ispirato al mondo letterario di cui mi nutrivo avidamente. Le letture “di genere” che imperversavano tra battelli, ragazzine e giovani baby-sitter avevano fatto il loro dovere alimentando la mia fantasia (e non esiste idea che non possa essere realizzata a quell’età). Una rete di contatti tra coetanee, con la voglia di scambiarsi lettere e non solo. Il nome, neanche a chiederlo, Club delle Ragazze. Come fare a reclutare le aspiranti partecipanti? Il piano era questo: per richiamare l’attenzione bisogna servirsi di spazi visibili anche da occhi lontani. Cosa meglio di un annuncio su una di quelle riviste sopracitate? All’opera. Scrivi un annuncio, mettici entusiasmo e spirito di condivisione (me ne dovrei ricordare oggi mentre scrivo CV), imbusta, affranca, spedisci. E ora?

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C’è da attendere con fiducia l’uscita del giornale con l’annuncio, in nemmeno un paio di settimane ecco che si riversano fiumi di lettere nella cassetta della posta. I parenti, a vedere tutto questo via vai di posta, si sbalordiscono e vogliono sapere: da lì in poi si può dire siano stati loro i finanziatori del progetto, rifornendomi di leziose carte da lettera nonché di penne profumate e stickers di gattini a pioggia. Lo scopo del club non era solamente scambiare indirizzi; una parte importante consisteva nel tenere al corrente le giovani iscritte tramite una sorta di bollettino ufficiale, un luogo dove conoscere le relative esistenze e sapere come ci si muoveva nell’avamposto generale.
Il bollettino diventa una rivista (oggi la chiamerei fanzine ma le conoscenze di allora non arrivavano a tanto), realizzata con Word e un programma per impaginare a mo’ di quotidiano e tanta buona volontà. Ah, come dimenticare i primi scleri davanti allo schermo di un computer e le infinite ore perse per impaginare!

Uno degli spiriti guida di quel periodo

Uno degli spiriti guida di quel periodo

Ero diventata esperta di buste, pesi e francobolli, e spedivo il tutto con un’attenzione maniacale. Di contro ricevere una busta era ogni volta una festa: potevo capire dal colore, dalla consistenza e dal mittente se quella busta avrebbe contenuto più della semplice lettera manoscritta.

Grazie al Club del Ragazze ho imparato la fremente attesa della risposta, ogni tanto non arrivava mai e un’amicizia di penna si interrompeva, così, nella solitudine di una cassetta vuota. Ho imparato la differenza tra P.S. (Post Scriptum) e N.B. (Nota bene), e che condividere pezzi di carta scritti per me significava di più che condividere intervalli e merenda con alcune compagne di classe.
Non ho mai e poi mai incontrato nessuna di loro, nemmeno quelle più vicine a me, nemmeno la corrispondente più duratura, ho perso le tracce e gran parte dei nominativi. Qualche nome risuona ancora nella mia mente dalla scarsa memoria, ma il tutto è rimasto come un grande e bellissimo ricordo di aver fatto qualcosa di grandioso e irripetibile.

A quelle bambine-ragazze non finirò mai di essere grata.
Poi tutto è finito, non so bene come, credo fosse per via degli esami di terza media, e poi l’inizio del liceo e internet, MSN, l’adolescenza, e poi il resto.

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P.S. Se fra chi sta leggendo qualcuna dovesse ritrovare in questo post qualcosa di familiare, o se per caso vi è mai capitata una cosa di questo genere, vi esorto a condividerla qui con noi!


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  1. caterina

    16 dicembre

    Che meraviglia!
    Io non sono mai arrivata a questi livelli di organizzazione e professionalità ma ricordo con sospiri di nostalgia la “posta interna” delle mie scuole medie. Era una vera e propria cassetta postale dove chiunque poteva imbucare la propria lettera (unica regola: nome e cognome di mittente e, ovviamente, destinatario), una volta alla settimana il prof incaricato passava, raccoglieva e recapitava direttamente in classe. Io mi scambiavo letterine con le amiche delle altre sezioni che vedevo solo il sabato o la domenica e ricordo carta da lettera a fiori e micini, adesivi gommosi, cruciverba inventati nell’ora di geografia, penne con i brillantini, romanzi a puntate a quattro mani e qualche (rara) dichiarazione d’ammmmore. Ne avevo una scatola piena, chissà dove è finita.
    Grazie per avermi riportata indietro agli anni gloriosi del Club delle Baby Sitter!

  2. Laila Al Habash

    16 dicembre

    Che cosa geniale, davvero

  3. Nicolò

    16 dicembre

    No, allora io ho letto “sororale” alla seconda riga e ho baciato lo schermo. Ti amo. <3

  4. Martina

    6 ottobre

    Che idea fantastica! 🙂 Anch’io ero una lettrice del Club delle Babysitter! Ho trascorso un periodo della mia vita con il pallino di crearne uno uguale. Senza risultati. ahah!

  5. martina

    19 gennaio

    io avevo creato un club di amici di penna…. come capisco…. mi ci ritrovo alla grande

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