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Ho riletto il Club delle baby-sitter da adulta e l...

Ho riletto il Club delle baby-sitter da adulta e l’ho amato

Ricordo i miei anni da fan sfegatata del Club delle baby-sitter come alcuni dei migliori della mia vita. La serie sembrava interminabile: ogni volta che andavo in biblioteca o in libreria, c’erano almeno un paio di volumi inediti ad aspettarmi. Ancora meglio era quando a prestarmeli erano le mie amichette e potevamo poi discutere per ore delle avventure delle nostre adorate protagoniste.

$T2eC16RHJGsFFMtr+K8vBRUu!nz-b!~~60_35Il Club delle baby-sitter è una serie che non solo sembrava interminabile alla me undicenne, ma lo è veramente: tra i libri scritti dall’autrice “ufficiale” Ann M. Martin e quelli prodotti da vari ghostwriter, ci sono quasi 200 volumi in cui tuffarsi. All’epoca devo averne divorati almeno una quarantina, ma nelle ultime settimane ho riletto i primi sette volumi e sono stata molto soddisfatta dalla qualità dei prodotti che ho consumato nella preadolescenza.

Forse la mia opinione è influenzata dall’attaccamento che ho verso la serie, ma i libri del Club delle baby-sitter resistono ampiamente il test del tempo: la storia racconta di ragazzine intelligenti e vivaci in cui è facile immedesimarsi, e i valori che vengono insegnati ai lettori sono più che condivisibili.

Le protagoniste (almeno all’inizio) sono Kristy, Mary Anne, Claudia, Stacey e Dawn. Abitano tutte nell’amena cittadina di Stoneybrooke, Connecticut. Alla veneranda età di dodici anni decidono di mettere su attività e aprire un business di baby-sitter, che diventa popolarissimo nel loro quartiere.
Le cinque hanno caratteristiche molto diverse che coprono una gamma di situazioni e personalità. Kristy è testarda e poco interessata alla moda e ai ragazzi; Mary Anne è una secchiona ed è la più razionale del gruppo; Claudia è un’artista e va male a scuola; Stacey viene da New York e ama la moda; Dawn è un po’ hippie e viene dalla California. Anche le loro famiglie e i loro problemi variano: c’è chi ha la famiglia troppo numerosa, la sorella bisbetica, i genitori divorziati, il padre vedovo e molto restrittivo. Anche se non ci fosse stata una baby-sitter in cui rispecchiarsi completamente, sarebbe stato impossibile non rivedersi in alcune situazioni, interessi, idee.

Le storie raccontate da ogni volume non sono certo delle più complesse: di solito si svolgono nell’arco di qualche giorno e si focalizzano su un solo evento, ad esempio un bambino particolarmente difficile o il matrimonio della mamma di Kristy. Sono più capitoli di un librone che romanzi che si reggono da soli.

$T2eC16hHJIQE9qUHu0VFBRUuBUE9Sw~~60_35La serie ha innumerevoli pregi, a partire dal fatto che delle ragazzine davvero decidano di darsi da fare: dopo aver letto i libri del Club delle baby-sitter, le mie amiche ed io avevamo progettato di tutto, dall’aprire un campeggio al fondare una rivista. Siccome nessuno affiderebbe dei bambini a delle ragazzine di seconda media, ci accontentavamo di “fare finta”, ma intanto il nostro spirito d’iniziativa era comunque stato stimolato.

Il Club delle baby-sitter ha un’attitudine estremamente positiva verso l’amicizia femminile: anche quando il gruppo litiga, trova sempre un modo di appianare le divergenze. Non sono mai loro a cercare rogne con altre bambine; anche se poi devono scegliere soluzioni belligeranti, quando un altro gruppo di ragazzine apre un club concorrente loro tentano prima di risolvere la situazione pacificamente. Il club funziona perché le cinque ragazzine sono amiche, si vogliono bene e sono pronte a suddividere e condividere incarichi e guadagni. Sono pronte ad aiutarsi a vicenda in qualsiasi momento. Nonostante le loro differenze siano molte, non si giudicano mai a vicenda.

Tutte trovano le altre bellissime e si incoraggiano a vicenda. Prima che venga rivelato [spoiler!] che Stacey ha il diabete, la seguente conversazione avviene durante una riunione del club:

…You?” I cried. “You’re skinny already!” Stacey was the first person my age I knew who was on a diet. “How much do you weigh?” I demanded.
“Kristy!” Claudia exclaimed. “That’s none of your business.”
“But it’s not safe to diet if you don’t need to. My mom said. Does your mother know you’re dieting?”

Il libro è costellato di piccole perle di saggezza che miglioreranno la vita di qualsiasi lettore. In un libro successivo, Dawn dà una lezione ad uno dei bambini con cui sta giocando e che sta fingendo di sparare alla sorellina:

…Because real guns are very dangerous. They are not toys. And I don’t think we should ever pretend they are toys. There are plenty of other things we can pretend instead.

Non so se queste piccole cose abbiano influenzato il mio modo di comportarmi — dopotutto, sono le stesse cose che mi insegnavano i miei genitori — ma trovo che di sicuro male non avranno fatto. La mia rilettura del Club delle baby-sitter è iniziata come impresa ironica, ma mi sono resa conto di essermi davvero appassionata di nuovo alle avventure di Kristy e socie, tanto che penso potrei continuare a leggere uno o due volumetti — si finiscono in un’ora — ogni tanto, finché non mi stufo.


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  1. Federica

    1 aprile

    Bellissima recensione, anche io mi sto rileggendo tutti quelli che ho in mio possesso e devo dire che mi sto appassionando di nuovo.

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