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I veri alternativi bevono una betoniera al concert...

I veri alternativi bevono una betoniera al concerto dei RadioSboro

Se dovessi inventarmi un motivo per cui sono andata al concerto dei RadioSboro, band autodefinitesi “el grupo più de merda del mondo”, sarebbe che è una cosa da veri alternativi. Poiché chi cerca di essere alternativo al giorno d’oggi passa giorni difficili – qualcuno potrebbe sempre voler scoprire quello che stai indossando/ascoltando/guardando – l’unica soluzione è farsi piacere qualcosa che fa talmente schifo che nessuno vorrà imitarti, andando oltre il trash. Oppure, potrei addurre la motivazione di uno studio sociale dei bassifondi. Ho molte scusanti a disposizione.

radiosboro_2009

Chi ha fatto le scuole medie in Veneto li conosce sicuramente. Per chi ne fosse ignaro, i RadioSboro sono un gruppo musicale dialettale, la cui principale attività da ormai 20 anni è “rifare” le canzoni in voga al momento con testi in dialetto, infarciti – c’è bisogno di dirlo? – di bestemmie, parolacce e riferimenti sessuali. Andavano tantissimo tra i truzzi delle medie, coloro che portavano i capelli col gel, i pantaloni a zampa, e bucavano la marmitta del motorino per fargli fare più rumore possibile. I numerosi album della band (uno all’anno!), composti da suddette cover e da finte e volgarissime telefonate in radio, passavano sottobanco a scuola, contrassegnati dalla scritta RADIO SBORO in indelebile nero sui primi cd taroccati.

Il misfatto è accaduto in data 23 febbraio 2013 a Torrebelvicino (Vicenza), presso un’osteria malfamata e sempre vuota, da alcuni  soprannominata “Dalle cagne” a causa della grazia delle uniche due avventrici femminili, che peraltro vi lavorano. Pur essendo un concerto gratuito, ho pagato 5 euro per entrare, dato che c’era una consumazione obbligatoria di 5 euro – ma l’ingresso era gratuito eh!, come testimoniato da un cartello all’entrata.

La soglia era come un portale per un’altra dimensione – un universo parallelo in cui non vorresti stare. Era pieno di gente mai vista, persone che nemmeno pensavo potessero esistere! Sapendo che i RadioSboro non sono più in voga da circa un decennio, proprio non immaginavo come potessero essere i loro fan attuali. La realtà è stata comunque sorprendente. La maggior parte degli avventori era ancora composta da ragazzini delle medie, ma acconciati come potevano esserlo i ragazzini delle medie di dieci anni fa. Caschetti ossigenati per le ragazze, capelli tirati su col gel per i ragazzi, giubbini della Free-Globe… sembrava di essere tornati indietro nel tempo! Un altro tipo di ascoltatori erano gli adulti solitari: quei personaggi un po’ strani che stanno sempre al bar da soli, borbottando. L’unica cosa che accomunava questi due generi di pubblico era l’uso disinvolto dell’alcool e della bestemmia. Gli outsiders della situazione – ed esemplari unici della loro specie – erano invece un bambino e una signora anziana, che tuttora mi chiedo che diavolo ci facessero lì.

Dopo un primo momento di smarrimento, superato facendo finta di trovarmi allo zoo, ho mandato il mio ragazzo a chiedere cosa fosse la betoniera, un drink pubblicizzato al bancone. Dopo aver saputo trattarsi di un liquore all’arancia a cui si dava fuoco e i cui fumi alcoolici si dovevano poi aspirare con una cannuccia dopo averlo bevuto in un sol colpo, ho preso una birra. Però, devo dire, ho apprezzato molto il nome betoniera, trovandolo delicatamente in linea con lo stile dell’evento.

Dopo un bel po’, quando il concerto doveva essere iniziato già da parecchio tempo, la fiumana di gente strana in arrivo non accennava a smettere – vengono fuori dalle fottute pareti! Allo stesso tempo l’olezzo di fluidi corporei aumentava sempre più. La saletta in cui i RadioSboro dovevano suonare era piena di gente accalcata; alcuni individui si erano addirittura sistemati in piedi su sedie e tavoli, per poterci stare.

radiosboro_band

Era passato ancora svariato tempo quando, dopo aver represso più volte l’istinto di andar via ripensando ai 5 euro sganciati, qualcosa è cominciato. Non si vedeva niente, ma dalle bestemmie cantate che volavano nell’aria densa di sudore e secrezioni si capiva che il concerto era iniziato. Uno dei primi pezzi che mi è rimasto impresso è stato “Stasera te trombo”, evidentemente un pezzo forte. La folla era in deliquio, e gridava tutti i testi a memoria, tanto che si faticava a sentire i due cantanti. Lasciando perdere i testi delle canzoni, incredibilmente insensati e volgari, devo dire che sono stata piacevolmente sorpresa dalla simpatia dei cantanti, una volta abituatami al loro modo di parlare. Tra rutti e bestemmie, a volte raggiungevano anche apici sublimi – come quando hanno espresso la gioia per le dimissioni di “Maledetto XVI”.

Dal mio punto di vista riuscivo a scorgere solo le ombre dei componenti del gruppo proiettate sul muro del bar, il sedere di qualche truzzo, la vecchia spaesata in piedi sul tavolo e – con la coda dell’occhio – una ragazzina con i capelli iper-piastrati e l’eyeliner messo male che mi fissava. Come se non bastasse, l’aria impregnata di ormoni impazziti dava il voltastomaco. Così, abbiamo provato ad uscire dall’entrata principale e ad entrare dalla porta di servizio; fortunatamente, dall’interno qualcuno stava uscendo per fumare, quindi ci siamo intrufolati senza problemi. La grande panza pallida del cantante tremolava alla luce dei riflettori, malamente coperta da un gilet scuro. L’altro cantante, più esile e con i capelli ricci e lunghi, ha attirato la mia invidia indossando un fantastico gilet leopardato sul torso nudo. Quelli che suonavano – batteria, basso e chitarra – erano piuttosto normali, e non suonavano neanche malaccio.

I componenti del gruppo facevano evidentemente fatica a contenere l’entusiasmo del pubblico, pur essendo chiaro che si stavano divertendo moltissimo. La folla di ragazzini ballava, cantava, limonava, gridava bestemmie, rumoreggiava, chiedeva canzoni, ed era stranissimo il contrasto con la loro cortesia: tra il pubblico ho sentito solo “scusa, posso passare?” “tieni, ti è caduta la sciarpa” “ti spiace se sposto la sedia?”. A volte la folla attaccava autonomamente a cantare qualche pezzo che i RadioSboro non stavano suonando, sconcertando i membri della band, che non sapevano se continuare con la loro scaletta o darsi in pasto agli spettatori. Una canzone richiestissima era “Autospurgo”. Ragazzine vestite attillate ballavano sulle sedie, attirandosi dal palco un “quante belle sboldre ci sono stasera!” e “se qualcuna non si limona il nostro bassista in questo momento, ci fermiamo!”.

Il concerto è scivolato via, devo dire,  in modo piuttosto simpatico, tra rutti e canzoni storpiate. Queste ultime erano onestamente inascoltabili, ma con certe trovate divertenti da quanto assurde (“Ai se eu te pego” è diventato “Dopo cago”). Quando la band ha intonato il coro “Noi vicentini / siam dei gran bevitori…” devo ammettere di aver provato un moto d’orgoglio, e di essermi unita al coro con ardore. E via così, fino al bis finale della canzone più amata: “Come mai” (per l’occasione suonata sulle note di “Walking on the Moon” dei Police), il cui testo, alla fine, si è trasformato in una sequela di bestemmie a caso, con il pubblico in delirio più che mai.

Appena finito il tutto, e dopo aver a malincuore deciso di non comprare le magliette per fare in fretta, siamo scappati via. Quella che si era preannunciata come una serata da incubo mi aveva lasciato nel cuore una piccola bestemmia e tanta allegria, e devo ammettere che era da tanto tempo che non vedevo gente divertirsi così tanto, e in modo così spontaneo. Di sicuro è stata una serata alternativa.


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  1. Marta Corato

    26 Marzo

    CHE RICORDI MI FAI RIAFFIORARE! Da giovane cattolica di stampo vittoriano che li odiava, mi fai venire voglia di tornare nelle nostre lande natie solo per andare a vederli live.

    Che poi: ormai, quanti anni hanno? 200 per gamba?

  2. Bianca Bonollo

    27 Marzo

    Mah, mi sa che hanno iniziato presto, perché sono piuttosto giovanili… oppure è quello che fanno che li mantiene giovani, tipo patto col diavolo 🙂

  3. cristian

    28 Marzo

    39..

  4. serecchia

    30 Luglio

    e fra i tag, piccola piccola, si mescolava alle altre la parola SECREZIONI. ho riso fino a domani.

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