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Ho paura di non sapermi allenare abbastanza

Ho paura di non sapermi allenare abbastanza

foto 4

Ho questa scatola, in camera da letto, una scatola di cartone a righe bianca e rosa, di quelle scatole che ci sarebbero state benissimo in questa rassegna, una scatola di cartone comprata in una certa super catena svedese, che costava poco, ed erano ben due ridicole scatole rosa, una è dedicata a contenere cose-che-non-ci-stanno-più-nell’armadio e l’altra è atta a contenere una cosa che mi fa tremendamente paura.
Nella scatola in questione c’è un servizio da caffè molto barocco, con i fiorellini e il bordo d’oro zecchino, un servizio vecchio stile, tazzine, zuccheriera, piattini, bricchetto per il latte. E un vestito, anche lui a fiori, son più o meno delle rose stilizzate, sono rosa acceso e bianche su sfondo nero. Ampio, di seta. Non è ripiegato bene perché non é una cosa che so fare.
Il vestito aveva un odore che sta andando via, piano piano. Prima aveva un odore netto, preciso, bastava aprire la scatola per sentirlo. Non era un profumo, era proprio un odore. Un odore particolare, non replicabile. Ora per sentire l’odore devi affondare per bene il naso in mezzo alla seta, ed è sempre più flebile. So benissimo, questione di mesi, forse un anno, ma non certo giorni, che l’odore non ci sarà più.
E ne ho paura.

scatola

Io quando penso alla morte di mia nonna non ho in mente la corsa in ospedale, mia madre sul parapetto del balcone che mi dice di non salire che la situazione è brutta, il corpo nella bara, grigio, che non assomigliava per niente alla persona che tanto avevo amato, il giorno del funerale in cui tanto per gradire pioveva  a dirotto. Quando penso alla sua morte, al fatto che non ci sia più, non è più su questa terra in florida carne e ossa ma sta rinsecchendo al cimitero, penso (ma pensa te, fra tutte le cose a cui pensare) a questa foto

sookie grandma cake

Sookie che mangia l’ultima fetta della torta della nonna il giorno del suo funerale, conscia che di quella torta non ne avrà più, che quello è il suo ultimo pezzettino, che il sapore, e l’odore, “la tradizione” se ne sta andando via. Che le resterà solo il ricordo, niente più odore, niente più sapore, niente più nonna.

Mia nonna aveva questa torta che faceva, e la faceva da Dio. La torta nera, o torta di pappina, torta paesana, una torta che qui in Brianza si fa in occasione della festa del paese. Una torta che nasce come piatto povero e finisce per essere una preparazione tanto complessa quanto costosa, che prevede cioccolato, amaretti, pan d’anice, una lista di cose a non finire. Una torta che tanto era buona, più di una volta ho fatto indigestione e poi sono stata malissimo, ho vomitato l’anima. Una torta che non ho mai imparato a fare che tanto c’è tempo, c’è tempo perché immaginare che lei muoia non è una cosa razionale, non è pensabile, non è concreta.
Quando ero piccola mi allenavo al pensiero che mia nonna sarebbe morta. Me lo ripetevo per rendermi conto che prima o poi sarebbe successo, che prima poi non ci sarebbe stato più odore nè vestiti a fiori ne torte, nè nonna. Era una cosa poco concreta, era una cosa di cui avevo paura, era una cosa che sarebbe successa quando ero grande, probabilmente fra 20 anni, sicuramente quando ormai sarei stata pronta a gestire la cosa. Aveva l’alzheimer da qualche tempo, ma è morta di colpo. Prima c’era, poi non c’era più. Puff. Così, in modo completamente improvviso. Nonostante l’allenamento, no che non ero pronta.
Ieri ho comprato le caramelle che mangiava lei, di quelle da anziane, al miele. La scusa ufficiale è che ho un po’ di mal di gola e mi potevano fare comodo in ufficio, la realtà è che sentendomi molto intelligente ho pensato “il mobile dove le teneva aveva quell’odore perché c’erano quelle caramelle. Compro le caramelle, il sacchetto avrà quell’odore”. Ho tuffato il naso nel sacchetto e sapeva solo di plastica. Allora torno alla scatola, ma l’odore sta andando via. Ne resta solo un pochino, giusto una fettina.
Ho paura di non sapermi allenare abbastanza.

nonna1

(Nonno, zio, nonna, Marta a otto anni quando era ancora bionda e prozia in gita a San Pellegrino)


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  1. Chiara

    21 ottobre

    Grazie per le tue parole. Mia nonna e’ mancata ormai quasi dieci anni fa e anche io non ero allenata abbastanza. Si e’ ammalata e’ se n’e’ andata in sei mesi, troppo in fretta per rendersi conto di quello che stava succedendo. Ancora ho un vuoto a forma di nonna dentro me, pian piano si e’ ristretto, pero’ l’ha forma non l’ha persa.

  2. Giorgia

    21 ottobre

    grazie per avermi fatto lacrimare sopra il gatto….

  3. Cryppy

    21 ottobre

    Ho pianto :’

  4. francesca

    21 ottobre

    siete una spanna sopra agli altri, tutti gli altri, pubblicazioni, riviste, fanzine etc. grazie!

  5. vivi

    21 ottobre

    La mia scatola sta sotto il letto, all’altezza del guanciale.
    Mentre le rose bianche, al di là dell’essere secche, sotto la finestra.
    Il vestito è incastrato fra l’armadio e un altro mobile, in una confezione di plastica: ho così il terrore che se ne vada l’odore che l’ho messo in quel posto poco accessibile, così da non annusarlo proprio ogni momento.

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