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“Dio non è grande”, sosteneva Christop...

“Dio non è grande”, sosteneva Christopher Hitchens

La mia vocazione cattolica non è mai stata fortissima. Ricordo come da piccola mi annoiassi a morte durante la messa domenicale e di come, complice la musica, piangessi disperata quando i miei genitori andavano a prendere l’ostia, credendo che mi abbandonassero per sempre (ero una bambina molto ansiosa).  Crescendo, mi è stato imposto il catechismo per anni e anni: era una cosa che ogni bambino che conoscessi odiava. Una amica ed io decidemmo di andare una settimana sì e una no, scontando anche dei bei rimproveri da parte di qualche suora per la frequenza non proprio assidua.
Il catechismo era noioso, tenuto da suore dispotiche (per cinque anni desiderammo di andare nel gruppo della catechista “buona” e per cinque anni dovemmo contentarci di una suora chiamata Mansueta, il cui nome non era un programma) e, più di tutto, mortificante. Le lezioni consistevano nel porre un problema a noi ragazzi e nel chiedere insistentemente: “Ma secondo voi, qual è la risposta di Gesù? Che cosa si deve fare? Che cosa faresti tu?”. Odiavo questo genere di cose perché nessuno dava mai una risposta, tanto meno il religioso che poneva la questione, e così alla fine tutti restavano muti, meno il catechista che ripeteva quanto poco ci impegnassimo. Dopo il catechismo e una cresima quanto mai recalcitranti, mi sono allontanata per anni dalla Chiesa. M’indignavo per le periodiche fuoriuscite deliranti del papa, ma non avevo mai osato definirmi atea, né tanto meno mettere in dubbio l’esistenza di Dio o la fondatezza delle basi della Chiesa Cattolica. Ero anche molto ignorante in materia: storia della religione e/o studio (o anche solo una spiegazione alla buona) dei testi sacri non erano stati contemplati né in chiesa né durante l’ora di religione a scuola. Nessuno parla mai di come la Chiesa giustifichi la sua esistenza. Certo, l’esonero dalla tassa di proprietà, l’otto per mille e tutto quel genere di agevolazioni sono conosciutissime e discusse dall’opinione pubblica, ma la questione teologica, il “perché” vero e proprio della Chiesa non è un tema di grande dibattito. Eppure dovrebbe esserlo, visto che, volenti o nolenti, condiziona inesorabilmente la nostra vita.

Il mio primo passo in questo territorio sconosciuto è stato leggere, dopo averlo trovato per caso nella biblioteca di casa, Dio non è grande di Christopher Hitchens. Alla prima occhiata (tenete conto che conoscevo Christopher Hitchens come conosco la teoria della relatività), ho pensato che fosse il solito esaltato anti-clericale, ma siccome covavo il sospetto che anche un fanatico avrebbe potuto rispondere ai miei dubbi meglio di suor Mansueta (alla peggio, non avrebbe risposto per niente), mi sono data alla lettura.
Duecentosettantun pagine dopo, sono riemersa con la consapevolezza di avere il diritto di dubitare fortemente dell’esistenza di Dio, o almeno di poter escludere in tempi brevi una mia affiliazione a qualsivoglia chiesa.

In Dio non è grande, Hitchens analizza molto dettagliatamente vari aspetti della religione cristiano-cattolica e di quella ebraica, passando anche per il buddismo, la religione islamica, e per alcuni sotto-culti cristiani, come quello dei mormoni o quello dei testimoni di Geova. Hitchens presenta i vari aspetti assurdi e anacronistici di queste religioni: dal sessismo ordinario della maggior parte delle religioni, all’impossibilità (o alla falsità) dei fenomeni ritenuti miracolosi, passando per la tolleranza di molti religiosi per massacri e altre amenità del genere. Si preoccupa soprattutto di trasportare questi aspetti alla realtà di tutti i giorni, mostrando che i lati oscuri delle organizzazioni religiose sono gli stessi di alcuni secoli fa, solo che ora si trasportano in dimensioni meno appariscenti, cambiando nome. Un esempio edificante in questo senso è quello di Benedetto XVI, che ottocento anni dopo le crociate, benedice molto volentieri Rebecca Kadaga, presidente del parlamento ugandese, e la sua battaglia anti-gay.
La prosa di Hitchens è molto forte, molto convincente: si capisce che è un opinionista, abituato a scrivere articoli impegnati, con un tono “interventista” e fortemente anti-religioso (non a caso il sottotitolo è: “come la religione avvelena ogni cosa”), che tende a provocare indignazione o comunque a smuovere il lettore. Ha il grande pregio (non secondario) di rimanere chiaro e facilmente comprensibile. In particolare, quando si serve dei procedimenti filosofici di grandi pensatori come Spinoza o Hume per sostenere i suoi argomenti, rende il tutto molto semplice da capire, anche per i neofiti della metafisica. È interessante perché, oltre a spiegare il metodo dei vari pensatori, aiuta a capire il vero fine della filosofia, mostrando all’opera i ragionamenti e le teorie che di solito ci si è limitati a studiare per l’interrogazione e a dimenticare il giorno dopo. Tutti questi attacchi, oltre che da uno schema logico, sono sostenuti da moltissime fonti, tratte dai testi sacri tradizionali o da quelli più “recenti” (vedi il libro di Mormon, a proposito del menzionato culto), da pubblicazioni giornalistiche o, come già detto, filosofiche.
Insomma, se siete alla ricerca di un libro che vi spinga a fare quel passo oltre lo stadio di “cattolico-non-convinto-anzi-forse-per-niente-o-forse-no”, leggete questo libro. Ma non fermatevi qua: per quanto Hitchens sia carismatico e (probabilmente) affidabile, per quanto vi convinca, cercate altro, approfondite, leggete Bertrand Russell e le opere dei grandi filosofi atei (non sono poi così difficili come sembrano!). Cerchiamo di capire cosa sia veramente quest’istituzione, se abbia basi divine, se sia una costruzione umana, se abbia ancora dei valori etici che valga la pena trasmettere. Ma soprattutto, cerchiamo di pensare con la nostra testa (o di porre rimedio all’essere ignoranti come talpe, direbbe la mia professoressa di filosofia molto atea e molto cool).


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  1. Margherita Ferrari

    13 Febbraio

    leggendo il tuo articolo mi è venuto in mente un vecchio pezzo di bitch che forse può interessarti: http://bitchmagazine.org/article/the-unbelievers

    per il resto, anch’io ho letto dio non è grande quand’ero alle superiori. all’epoca mi era piaciuto molto, ma poi, leggendo altre cose e documentandomi un po’ su hitchens, devo dire che l’ho declassato. ora tendo ad apprezzare di più le argomentazioni sulla linea del “l’esistenza di dio, così come la sua non esistenza, non può essere dimostrata”.

  2. Bonnie

    14 Febbraio

    in effetti, Hitchens mi piace perchè dimostra che la chiesa può essere attaccata con veemenza E con argomenti decenti, ma allo stesso tempo percepisco in lui troppa veemenza, troppo astio. Comunque leggerò l’articolo, grazie mille per la segnalazione 😀

  3. Paolo1984

    17 Febbraio

    i pamphlet di Hitchens su Madre Teresa e su Kissinger per me sono state letture preziose. Poi per carità aveva mille limiti però qua in Italia al massimo dobbiamo accontentarci di Odifreddi…

  4. […] della sua fede (soprattutto non mi interessano più argomentazioni razionaliste come quelle di Hitchens o di Odifreddi). Penso che ciascuno sia libero di credere in ciò che vuole, e che se la religione […]

  5. Camilla

    2 Marzo

    “L´esistenza di dio, cosí come la sua non esistenza, non puó essere dimostrata.” Tralasciando che filosoficamente non ha senso parlare di dimostrabilitá del non-essere, mi permetto di copincollare questa citazione:

    «Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un’orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente.» (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Teiera_di_Russell )

    Riflettete donne, riflettete.

    P.s. tutta la mia stima per voi e il vostro blog, siete delle grandi!

  6. Anna

    31 Dicembre

    Complimenti per l’articolo!
    Anch’io non ho mai capito bene il nesso fra dio e quello che veniva detto a catechismo, giusto perché la religione è un prodotto umano. In fin dei conti: leggere il libro di filosofia anche delle superiori ti apre molto gli occhi sul fatto che i padri della chiesa siano incappati in molti espedienti strani e conclusioni infantili (Sant’Alselmo in primis). Penso che interrogarsi sull’esistenza di dio sia più una specie di confronto e sarebbe bello che dio venisse inteso ricerca anche agnostica ma basata sul ragionamento di qualcosa che, secondo me, si esprime come spirito nelle persone e non come dogma o storiella istruttiva. Credere nel confronto e nello sforzo ragionato per esprimere qualcosa di vivo che possa essere dio nella storia, volendo in termini hegeliani.
    Mentre voler convertire gli altri è una delle debolezze più evidenti della religione, una specie di conferma della veridicità di quello in cui si crede (la massa fa numero e quindi garantisce più valore alla verità). Complimenti per l’articolo!

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