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Ed ecco che, senza preavviso, la femminista della ...

Ed ecco che, senza preavviso, la femminista della situazione sei tu

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Non l’avreste mai detto, ma alla fine è successo. Siete diventate “la femminista” della situazione. In ogni situazione. La naturalezza con la quale vi siete riappropriate di tale qualifica ha stupito e schifato innumerevoli persone convinte che nessuno potesse essere così autolesionista da farlo. Stormi di donne più o meno giovani vi hanno dichiarato di essere sostenitrici dell’uguaglianza di genere, ma di non sentirsi a proprio agio con la parola femminista. Qualcuna vi ha detto: “Essere per l’uguaglianza è diverso dall’essere femministe”. E voi avete risposto, come al solito, dicendo che non esiste un modo univoco di essere femministe.

Siete diventate “la femminista” della situazione, in ogni situazione, nel momento in cui vi siete liberate della vergogna entro la quale si tenta di costringere chiunque scelga per sé questa parola. Vi siete rese conto che la vostra auto-identificazione, la chiara collocazione politica e ideologica dei vostri discorsi fungeva da filtro, da cartina al tornasole.
Un modo rapido ed efficace per individuare nella folla le persone con cui conversare amabilmente di questioni problematiche e stimolanti e quelle con cui, invece, logorarsi il fegato.

Siete diventate “la femminista” della situazione, in ogni situazione, perché il vostro attivismo non si riduce allo sfoggiare silenzi eloquenti di fronte a battute sessiste, omofobe, transfobiche e razziste. Un tempo questa era la vostra linea, ma poi vi siete rese conto che non era più sufficiente. Avete cominciato ad alzare la voce, perché non potevate sopportare oltre. Non potevate tollerare il ripetersi di patetiche scenette in cui persone dotate di ogni privilegio si facevano belle mediante il ricorso alla battuta politicamente scorretta, allo squallore dell’ironia sull’ironia dell’ironia che su certe bocche è pura vacuità.

Ad un certo punto, le persone semi-sconosciute desiderose di porvi Grandi Domande hanno cominciato a venire a cercarvi.
“Mi hanno detto che tu sei quella femminista. Quindi odi gli uomini, giusto?”.
Oppure: la mattinata dell’intervista in diretta per la radio dell’università, e i commenti comparsi su Facebook, che dicevano, “c’è una femminista in radio? L’avessi saputo, sarei venuto a parlarci io”.
Il tono di presunzione di chi ritiene di conoscere la formula per farvi cambiare idea, come una sberla ben assestata, perché dev’essere un processo rapido, che non faccia perdere tempo. Una manciata di frasi che dovrebbero rivelarvi che ciò che per voi è importante, fondamentale, consiste in realtà di una bazzecola, un artificio retorico. E a dirvelo sono persone che non si sono neanche mai poste i problemi che voi vi trovate a sollevare di continuo, perché è il contesto in cui vi muovete ad imporvelo, e tante volte ne fareste volentieri a meno.

Dbeth6opo un po’ avete cominciato a sentire la solitudine di quella che, in tante occasioni, pareva una lotta impari contro un esercito di sordi, perché la vostra comunità e il vostro femminismo sono organismi delocalizzati, sono immagini appese al muro della vostra stanza, sono lunghi scambi di mail con amiche e amici che avete a malapena incontrato un paio di volte, sono ambiguità incorporata ed indossata, onde comunicare ogni cosa senza dover aprire bocca.

Vi siete scoperte fluttuanti, desiderose di fare ricorso a risposte diverse da quelle ben argomentate ed educate, che ormai conoscete a memoria, perché gli stimoli sono pochi e sempre identici a se stessi.
“L’aborto è omicidio”
“Quella là è una troia”
“Una persona così grassa/brutta/spiacevole dovrebbe avere la decenza di starsene a casa e non contaminare il paesaggio con il suo corpo”.

“Perché questa gente si crede così originale, quando viene a dirmi una cosa che non posso che aver sentito già centinaia di volte?”, vi siete chieste. “Possibile che non ci arrivino?”.
“Come cancellare quel sorrisino malefico dal loro volto senza usare un coltellino svizzero?”

Diventa difficile non assimilare le patetiche sfide retoriche che vi vengono lanciate alle battutine e ai commenti sul vostro aspetto, quelli che in modo inoffensivo dovrebbero farvi vergognare e condurvi, finalmente, sulla retta via della “normalità”.
Uomini che si sentono in diritto di farvi sprecare tempo nell’ascoltare cosa pensano di voi, perché la loro opinione è così importante. Così fondamentale. Così assoluta.
Donne che manifestano preoccupazione per il vostro futuro. Donne che vi regalano trucchi, dicendo “truccati”. E voi dovreste anche provare gratitudine. Donne che vi guardano con diffidenza, perché siete troppo truccate, non avete senso della misura. Donne che coprono di vergogna altre donne perché “non si sanno truccare, e allora dovrebbero fare a meno”.

Come convivere con la rabbia che questi richiami all’ordine risvegliano in voi? Come continuare a fare la vostra parte, a rispondere con educazione, onde nascondere la furia che covate dentro? Come conciliare la necessità di preservare intatti i vostri nervi e di trasmettere il vostro messaggio?

Non ho una risposta chiara e nitida.
Ho la mia rabbia e l’abbandono con cui mi immergo nei discorsi che sono davvero importanti per me. Ho il senso di appartenenza e di gratitudine che provo al cospetto di altri esseri umani che in me, prima di tutto, vedono un altro essere umano, e che sanno quanto il mio femminismo sia materia luminosa e aperta alle possibilità.
Ho la mia rabbia e i momenti in cui ho scelto di mostrarla alzando la voce, incurante di ciò che gli altri avrebbero pensato, perché ai loro occhi ero comunque nient’altro che una figurina piatta, una ragazza poco accondiscendente.
Ho il senso di liberazione provato negli istanti in cui ho smesso di preoccuparmi di passare per “la femminista incazzata”, perché a conti fatti sono una ragazza femminista e non è raro che mi incazzi, soprattutto quando chiedo di essere lasciata in pace, e mi trovo invece perseguitata da patetici emissari del Patriarcato desiderosi di ricondurmi sulla retta via.

Ho i miei momenti di latitanza, durante i quali mi circondo di pensieri, persone – vicine e lontane – e oggetti che hanno il potere di farmi stare bene, talvolta addirittura di farmi dimenticare perché mi è stato necessario abbandonare la piazza per ricompormi.

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Ho il mio attivismo, i miei scritti e le persone meravigliose che ho incontrato dopo aver trovato il coraggio di espormi fino in fondo.
Ho il mio attivismo, i miei scritti e l’ardua ricerca dell’equilibrio tra l’apertura nei confronti di chi mi percepisce come una figura ostile e la necessità di continuare a tutelare me stessa, perché sacrificandomi, rispondendo con gentilezza ad ogni affronto, ad ogni battuta dolorosa, finirei per diventare nient’altro che una creatura amara, e lì anche il mio attivismo verrebbe meno.

Come diceva quella persona straordinaria e saggia che è Beth Ditto:

“Don’t hang out with people who don’t love you. Don’t try to impress people who aren’t worth it. Don’t try to win people over who aren’t worth it. Focus on yourself, and focus on the people who are really awesome and who love you. Don’t hang out with people who make you feel like shit. Don’t spend your energy on them. There is so much pressure to be part of the right thing: well, you should create the right thing. If you don’t see it, create it. If you don’t see what you want, be the change you want to see.”

(collage di Beth Hoeckel)


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  1. sofia

    10 luglio

    <3 verita'!

  2. marta

    10 luglio

    amen <3
    ( e tanta commozione)

  3. Elisa

    10 luglio

    Grazie per l’ottima riflessione, condivisibilissima! La faccio mia! Elisa

  4. Paolo1984

    10 luglio

    una persona che ne umilia un’altra, la insulta perchè non si tricca o perchè si trucca, perchè cura il suo aspetto in un modo o in un altro è una persona che non merita alcuna risposta educata

  5. Roberta

    10 luglio

    Ottimo!
    Grazie.

  6. Paolo1984

    10 luglio

    e le battute politicamente scorrette vanno sapute fare..e non tutti sono come gli autori di South Park

  7. LOLA

    11 luglio

    L’unico commento che posso fare a questo bellissimo post è: “Sì!”.

  8. tiziana

    11 luglio

    Brava per aver espresso così efficacemente il pensiero di molte-i (spero)
    tiziana

  9. Valerio

    11 luglio

    Tiziana non so se sia il pensiero di molti, sicuramente è il pensiero di alcuni che pochi non sono: andiamo avanti insieme, gli uomini sono con voi!
    Valerio

  10. Christabel

    11 luglio

    Grazie, grazie, grazie.
    Christabel

  11. virginia

    11 luglio

    E’ vero. Ho conosciuto, conosco, tanti uomini razionali, umani, rispettosi dei diritti e pronti a fare la loro parte… Continuo a provare in primis un senso di stupore quando si manifesta -fino al delitto- la tragica incomprensione/separatezza di quelli rimasti indietro.

  12. paolam

    12 luglio

    che bella scoperta 🙂

  13. Artemisia

    14 luglio

    Non capisco perché farsi tanti problemi. Io sono femminista e sono orgogliosa di esserlo.

  14. Martina

    18 luglio

    Solo, grazie.
    Una voce nella mia testa.

  15. […] tempo sprechiamo spiegando alle persone moleste o anche semplicemente curiose che cosa vuol dire essere femministe e perché scegliamo questa qualifica per noi stesse? Nel mio caso, un sacco, tanto che a volte […]

  16. […] Ed ecco che, senza preavviso, la femminista della situazione sei tu – Non era la cosa femminista da dire e io l’ho detta lo […]

  17. […] Identificarsi senza vergogna come femministe dà luogo ad una lunga serie di effetti perversi, i più fastidiosi dei quali sono i disinformati moti di spirito di molti uomini eterosessuali (e non solo), che ritengono sia originale e brillante fare dell’ironia sulla questione. […]

  18. paola

    11 febbraio

    grazie per aver trovato le parole perfette per dirlo. comunque anche io mi definisco femminista, non è un’etichetta, è un modo di porsi nei confronti del mondo.

  19. rebecca

    12 febbraio

    Grazie mille per aver messo per iscritto quello che penso, in maniera così chiara!:)

  20. […] Articolo pubblicato il 10 luglio 2013 su Soft Revolution […]

  21. pixelrust

    3 marzo

    grazie per questo bel pezzo!

    > […] siete diventate “la femminista” della situazione,
    > in ogni situazione, perché il vostro attivismo
    > non si riduce allo sfoggiare silenzi eloquenti
    > di fronte a battute sessiste, omofobe, transfobiche
    > e razziste. Un tempo questa era la vostra linea,
    > ma poi vi siete rese conto che non era più sufficiente

    e da maschietto faccio anche mie queste parole.

  22. […] sono estranea al ruolo di “femminista della situazione“: spesso capita che quella che ferma i discorsi sessisti rivelandone la natura, quella degli […]

  23. […] Puoi leggerlo in italiano qui. […]

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