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Di bollori (mancati), menopause (chimiche) e turbo...

Di bollori (mancati), menopause (chimiche) e turbolente frustrazioni notturne

di Simona

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Una volta conoscevo il significato della parola libido. Ora è stata sostituita dalla parola Tamoxifene. Non si parla mai di sessualità e cancro, anche perché basta solo nominarla, la parola cancro, per far scappare a gambe levate un qualsiasi potenziale amante appena conosciuto, come succede nei cartoni animati quando rimane un buco nella porta con i contorni della sua sagoma. Vorrei parlarvene io. Se non siete già scappati pure voi.

Per chi non lo sapesse, il tamoxifene è un farmaco che inibisce l’effetto degli estrogeni e si usa in caso di tumori al seno ormono-dipendenti. Che sarebbe a dire che alcuni tipi di tumori al seno sono ghiotti di estrogeni e quindi, per bloccarne la proliferazione, il farmaco taglia loro i viveri. Ovviamente, come per la maggior parte dei farmaci, chi l’ha inventato non sembra aver preso in considerazione un piccolo dettaglio. Che toglierli al tumore, significa toglierli anche al nostro corpo. E, in caso qualcun* non lo sapesse, gli estrogeni stanno alla patata come il testosterone sta al cetriolo: se si eliminano i primi, si compromette seriamente il funzionamento dei secondi.

La chiamano menopausa chimica. E i fastidi e i problemi che comporta, specialmente in giovane età, sono innumerevoli. E te la becchi per 5 anni, se tutto va bene. Praticamente una sentenza ingiusta, manco avessi tentato di rapinare un sexy shop, soprattutto perché, dopo quello che hai passato, meriteresti casomai 5 anni di trombate da sogno. E, nel malaugurato caso ti venisse in mente di lamentarti di tutto ciò, neanche quello ti è concesso perché, altrimenti, la frase standard che ti senti sciorinare è immancabilmente:
“la menopausa chimica serve a salvarti la vita” e poi tutto d’un fiato: “Cosa Sono 5 Anni Di Atarassia Rispetto Al Valore Intrinseco Della Vita Che Dovresti Aver Scoperto Dopo La Tua Esperienza Ravvicinata Con Il Cancro?”

Niente. Davvero niente. Anche perché, diciamoci la verità, se della (vera) sessualità femminile non sembra fregargliene a nessun*, figuriamoci quanto gliene può fregare della libido di una ex malata di cancro. Tanto tu ha riscoperto il VeroValoreDellaVita. Anzi, sei pure un’ingrata e, visto quello che hai avuto, dovresti pure vergognarti di volere una vita sessuale appagante, brutta svergognata.
Se dico tutto ciò, non è per svalutare l’importanza della vita. La questione è molto più semplice: vorrei poter trombare. In maniera decente, intendo. Senza dover raccontare il mio vissuto ogni volta. Senza dover temere domande sul perché invece di due tette ne ho una e mezza (la chiamano “chirurgia conservativa”). O sul perché ho bisogno di usare (tanto) lubrificante (e magari mi fa male comunque). O sul perché, spesso, il mio corpo non risponde al desiderio mentale.

Mi sono sentita dire da più persone, incluse alcune malate, che questa “situazione” può servire a scremare gli “uomini sbagliati”, ossia interessati solo a “divertirsi”. Praticamente un modo efficace per scartare quelli da una botta e via. Verrà mai in mente, alle persone di cui sopra, che anche a me potrebbe interessare la trombata occasionale? O che rivorrei indietro il mio diritto (inalienabile) di poter trombare con chi voglio? Ah no, io ho riscoperto il VeroValoreDellaVita, quindi ormai posso volere solo robe con un significato profondo. Niente sesso occasionale. Anzi niente sesso.
I miei bollori mentali sono quelli della frustrazione.

E, nonostante tutto, mi ritrovo a sognare a occhi aperti. Sogno lo sguardo di un uomo, in un locale. Si avvicina a me. Iniziamo a parlare. Discorsi che nessuno dei due ricorderà il giorno dopo, perché entrambi vogliamo solo una cosa. Nella scena seguente si vede la contorsione dei nostri corpi. E la mattina dopo, noi che ci guardiamo, scoppiamo a ridere e all’unisono diciamo: “ma come ti chiami tu?” e ridiamo, ridiamo di gusto, finché non giunge l’ora di salutarci. E ci tiriamo bacini in aria con promesse di rivederci nella prossima vita. Non sogno mai principi azzurri, o storie serie. Dopo il cancro, la cosa che mi manca di più è l’amante occasionale. Il sesso fine a sé stesso, frivolo, quello da “cattive ragazze”. Quello libero. Quello leggero. Quello che non so se per me esisterà ancora.
E gli unici bollori che sente il mio corpo, nelle lunghe notti insonni, sono quelli delle caldane della menopausa.


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  1. Chiara B.

    19 luglio

    Se in una frase c’è cancro, raramente c’è un “e”. Il cancro e l’infanzia. Il cancro e la scuola. Il cancro e i concerti. Il cancro e il sesso. Il cancro e il dopo. E’ come se fosse un punto fermo.
    Ho cercato per anni il modo di aggiungere quella congiunzione dopo la parola cancro. Un anno fa ho trovato una prima risposta in un blog che affrontava l’argomento in maniera quotidiana, priva di fronzoli, ed è stato un uragano di sollievo lungo tutto il corpo.
    Il tuo articolo mi ha dato più o meno la stessa mano, anche se parla di un problema che per ragioni anagrafiche non mi ha riguardato a suo tempo.
    Grazie. E, anche se è una citazione, spaccherei volentieri bottiglie con te una sera, senza parlare, magari bestemmiando e qualche volta ridendo.

  2. Stefania Prandi

    19 luglio

    A me questo post ricorda tantissimo un post molto simile dell’Amazzone furiosa che è girato molto online http://amazzonefuriosa.blogspot.it/, di due giorni fa. Magari vi siete ispirate a lei? Credo che allora sarebbe corretto citare la fonte dell’ispirazione, se è andata così. Ma magari è stata solo una COINCIDENZA!

  3. Marta Corato

    19 luglio

    Ciao Stefania,
    Come potrai immaginare i nostri pezzi non vengono certo scritti un giorno per l’altro, visto che non siamo un sito di news. Questo era in bozza da qualche tempo.

    Ad ogni modo non c’è bisogno di fare polemica inutile e poco rilevante nei commenti: abbiamo una mail a cui puoi scriverci se hai qualcosa da ridire.

  4. Simona

    20 luglio

    @Stefania: in realtà è stata una coincidenza. Io il post l’avevo scritto prima che l’amazzone scrivesse il suo. Se non fosse piaciuto, lo avrei comunque pubblicato sul mio di blog.
    @ Chiara: fa piacere sentire le tue parole. Fantastica citazione 🙂

  5. Ilaria

    20 luglio

    E’ un argomento che tocca tutte le donne colpite dal tumore al seno, mi sembra normale (e giusto) che sia ricorrente. Ne hanno parlato anche in passato diverse “cancer blogger” (brutta definizione, scusate), come anche On the widepeak, per esempio. Ne parlava pure mia mamma con le sue amiche, per dire; solo che lei non aveva un blog.
    Detto ciò, non per fare la maschilista, ma non la butterei tanto su una questione di genere. Leggendo il post mi è venuto in mente l’inizio di un romanzo di Philip Roth, La controvita. C’è quest’uomo, che da quando oltre alla moglie ha anche una giovane amante, è molto attivo e felice sessualmente, finché un brutto giorno, per un problema grave al cuore, lo mettono sotto terapia con un farmaco che lo fa stare benissimo ma ha l’effetto collaterale di provocargli impotenza (questo è vero anche nella realtà, cioè non se lo è inventato Roth); tutte le volte che lui si lamenta col cardiologo per questa cosa, il medico gli risponde esattamente nel modo denunciato in questo post… cose del tipo: “Ma cosa vuoi che sia rinunciare al sesso se puoi avere la tua vita?”, “Guarda alle cose importanti della vita” ecc. Il nostro protagonista si ribella perché, proprio come l’autrice di questo bel post, non ritiene il sesso una cosa da poco, qualcosa di cui si può anche fare a meno senza che questo incida sul nostro benessere personale. Che almeno ciò sia riconosciuto… Così, contro il parere di tutti, decide di sottoporsi a un delicatissimo intervento chirurgico che, se riesce, gli risolverebbe il problema al cuore evitandogli così di dover prendere il farmaco, ma potrebbe anche morire sotto ai ferri. Questo personaggio in pratica è disposto a morire pur di riavere la possibilità di fare sesso e non accetta che qualcuno possa dirgli con supponenza: “Ma di cosa ti lamenti? Grazie a quel farmaco sarai anche impotente ma ti permette di vivere bene”. Perché per lui vivere “bene” contempla anche la possibilità di farsi quella sana scopata quando ne ha voglia. Insomma è come leggere questo post al maschile. Tutto ciò per dire che il sesso è “svalutato” in generale, come bisogno. Messo in secondo piano rispetto a Tutto-Il-Resto. Ora, non è che ci si possa fare molto, perché anch’io dico: “Se col tamoxifene preso per questi 5 lunghi anni vivo e senza tamoxifene crepo, ok al tamoxifene e alla menopausa indotta”. Se non c’è alternativa… Però che almeno ci sia la consapevolezza dall’altra parte di ciò a cui una donna deve rinunciare 🙁 Poi magari se la piantassero di investire soldi nella ricerca scientifica su viagra&co. – ché magari i 90enni maschi possono anche accettare il pensionamento dell’attività sessuale – e investissero di più su come per es. ovviare a questi effetti collaterali in donne “castrate” in età ancora giovane, magari un po’ questo problema potrebbe migliorare.

  6. Maliaerrante

    20 luglio

    Il VeroValoreDellaVita, che la malattia ti porta a scoprire, è proprio quello di godersi i piaceri, comprendendone il valore e leggendone l’importanza sotto una luce completamente diversa. Una meritata dormita, del buon cibo profumato preparato con cura, ballare senza pensare a nulla, guidare e sentire le vibrazioni di frizione e acceleratore nelle gambe, fare sesso. Penso che sia proprio grazie a questo fantomatico VeroValoreDellaVita (rammentatoti impropriamente da chi evidentemente non ha idea di che cosa si stia parlando) che, dopo l’inferno, si impara a Godere, in senso più ampio. Il resto sono puttanate new age di chi nella vita non ha fatto alcuna esperienza.
    Ho una storia completamente diversa, Simona, eppure capisco ogni singola parola che hai scritto e da tempo non leggevo qualcosa che mi toccasse così nel profondo, che sentissi così mia.
    Grazie per aver scritto questo post.

  7. dANIELA FREGOSI

    16 gennaio

    Ciao Simona, sei un mito, questo post te lo divulgo a go go……

  8. Daniela fregosi

    17 gennaio

    Fatto, cara Simona, citata nel mio post: http://tumoreseno.blogspot.it/2014/01/la-verita-vi-prego-la-verita-sulla.html. Contattami che mi piacerebbe avere uno scambio con te. Tutte le controvoci mi interessano perchè del tumore al seno i media ne parlano in modo veramente mooolto deformato!!!

  9. Olivia Prevoli

    13 giugno

    Ho cercato per caso e ho trovato qualcuno che finalmente condivide le mie frustrazioni. Cancro a 47 anni 6 di Tamoxifene finito a gennaio cazzo libido a terra peggio di prima e male da morire nei rapporti sex che poi devo interrompere ogni volta perché mi sembra di avere un incendio su per di lì. È ora anche se ho 51 anni mi dico: porca puttana possibile che a nessuno gliene freghi nulla di questo? Non vi dico poi le caldane che mi massacrano da 5 anni a questa parte. Avrò anche compreso il valore della vita, sicuro. Ma stasera mentre scrivo dico fanculo anche a quello. Un abbraccio

  10. Simona

    11 luglio

    Simona sei una grande … Mi opero ad agosto …e il tamoxifene con i suoi 5 anni di barbarie mi inquieta più di 6 mesi di chemio che pare io mi sia probabilmente scansata …. leggo di tutto gia da un po …. ma scrivo oggi per la prima volta… ☺grazie a voi tutte mi rendete la nebbia meno fitta

  11. Gianna

    16 novembre

    Salve , anche io sono stata operata al seno 4,5 anni fa ‘e anche io ho gli stessi problemi che avete elencato voi …ho 51 anni e fra 4 mesi finirò il tamoxifene !!! Volevo sapere se ho speranze che mi ritorni il desiderio sessuale .grazie a tutte

  12. Martina

    30 aprile

    Simona cara ti stimo…hai dato voce al mio pensiero, credo di essermi impersonificata fino all’ultimo vocabolo…io finiro’il mio quinquennio di Purgatorio spero quest’anno, nel frattempo vivo…anzi sopravvivo….che se ne dica non vedo l’ora che torni …Spero. ..Il tanto odiato ciclo….operata il 12.10.2012 chirurgia conservativa…25 radio…tamoxifene ed enantone….
    Vedova da un anno e madre 44 enne di una adolescente.
    So bene cosa siano apatia …malinconoia…senso di inadeguatezza.
    Evito gli uomini e non ho più desiderio….ma vorrei tornare all’inizio del mio percorso quando ero passionale e per nulla restia al sesso.
    Vi abbraccio stretta care amiche di uguale esperienza.
    Siamo guerriere….Dopo la battaglia verrà il sereno.
    Marty MIRANO (Ve)

  13. gIULIO

    13 settembre

    Ciao Carissima,
    Sono il marito di una donna che per le stesse tue “fortune” si sta gustando una terapia da sballo fatta di inibitori che a quanto inibire anche le persone più disinibite funzionano benissimo; speriamo funzionino dovutamente anche per il resto.
    Quello che hai scritto, senza tanti fronzoli, ti fa onore intanto per lo spirito con il quale hai affrontato il tema e in secondo luogo perché in un certo caso sembri puntare il dito su quella che potrebbe essere una punizione aggiuntiva impartita da una sorta di tribunale delle inquisizioni che ha già applicato la legge del taglione.
    Ti comprendo benissimo anche se il mio pensiero è apparentemente da uomo che ragiona con quello che le donne spesso ci attribuiscono a sostituzione del cervello.
    Come biasimarti e come non comprendere anche la forse egoistica infelicità di tanti mariti, amanti, frequentatori di bar, che si vedono negato anche solo il tuo sguardo, che si sentono impotenti e disarmati fisicamente e mentalmente nel riportare quella normalità quello che forse in maniera abbusata le case farmaceutiche ci levano quasi a tempo indeterminato.
    Vorrei dire molto altro ma penso che di posizioni, pareri,consigli ecc ecc il web sia già oberato. Credo che ogni “fortunata/o” sia in grado di perseguire il proprio percorso di guarigione, intrapprendendo la cura che ritiene più adeguata ma senza annullare o sminuire mai dimenticare la medicina più potente del mondo quella che Dio ci ha dato fin dalla nascita “L’auto guarigione”.
    Un grande abbraccio a tutte Voi e che Dio osanni chi si prodiga per il bene altrui e condanni chi naviga i propri interessi sul dolore e “fortune” altrui.

    P.S: Vi lascio queste parole di “Nino Salvaneschi”
    Non attendere la fortuna alla porta della tua casa. Forse non passerà di là: va al suo incontro cercando la tua verità. Vivi nella verità, anche se sino ad oggi hai vissuto nella menzogna: solo così potrai vedere i segni del tuo destino. Non dissetarti a tutte le fonti che trovi: la felicità sta nell’avere sempre sete. Se il piacere ti invita per un giro di danza, puoi anche star seduto. Ma se l’amore ti fa cenno, guarda se lo riconosci. Se la sventura ti cerca, non nasconderti: qui o altrove, oggi o domani ti troverà, poiché è fatta per te. Va’ verso di lei invece e chiedile quale è l’ammaestramento che ti reca. Se il dolore ti tocca su una spalla, dàgli la mano e rispondi: son qui.“

    Lasciate dunque che il dolore scavi il suo profondo solco ..potrà poi essere solo che colmato da tanta felicità.

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