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Delle pubblicità moleste incontrate nel dossier de...

Delle pubblicità moleste incontrate nel dossier del Corriere della sera

di Caterina Andolfato

In una domenica novembrina sorprendentemente assolata mi capita sotto mano il dossier del Corriere della Sera dedicato alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Urrà – penso io nella mia beata innocenza – ecco una valida alternativa al mio abbiocco post pranzo.
Le giornaliste de La 27ORA, blog del Corriere, da diverso tempo stanno dedicando molta attenzione a quel tema tanto delicato e complesso che è la violenza di genere. Spesso anche con risultati superficiali o vagamente irritanti, tuttavia resta apprezzabile il lavoro di approfondimento di una tematica così scomoda e la ricerca di un filo diretto con l’opinione pubblica.

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Inizio dunque la lettura con inguaribile entusiasmo, armata di tazza di caffè. Fatti, numeri, statistiche, articoli più o meno interessanti, pezzi più o meno ben scritti, prospettive più o meno diverse, qualche passaggio più illuminante di altri.
A pagina 6 la prima nota stonata: la nuova pubblicità della Kinder con “Mamma di corsa”. Per chi non la conoscesse: una giovane mamma molto graziosa che sgranocchia felice il suo Kinder cereali, e qui cito, “tra una corsa e l’altra”. A me proprio non garba: se alla graziosa mamma fosse stato affiancato un altrettanto giovane e grazioso papà, per la serie “genitori di corsa”, probabilmente avrei archiviato il tutto nella serie infinita di pubblicità cuoriciose, di faccie giovani e pulite, di genitori sempre in ordine e felici di essere quello che sono. Ma così? Le donne per il marketing saranno sempre belle e disponibile, saranno sempre madri?
Mi agito innervosita.
E vabbè, andiamo avanti, perché farsi rovinare un pomeriggio di sole e caffè?
A pagina 28 però storco di nuovo il naso: era proprio necessaria la pubblicità della Triumph? Si parla di violenza contro le donne, di sfruttamento e di oggettificazione del corpo, di rappresentazione sbagliata del femminile e mi vedo sbattere a pagina intera una pubblicità di biancheria intima?
Ma è a pagina 30 che la mia bile raggiunge infatti dei livelli stratosferici quando l’occhio mi cade sul riquadro in basso a destra: “Su TV2000 il cuore dei giorni si tinge di rosa… rosa è il momento tutto dedicato al benessere, agli affetti, al costume, al tempo libero delle donne. Esperti e ospiti inattesi intervengono in studio per parlare di salute, diete, hobby e passioni”.
Eh?
Rosa. Benessere. Costume. Diete. Hobby.
Ma che sul serio?
E ceeerto, perché scomodare tante tenere testoline con delle tematiche più in linea con il contenuto del dossier? Perché non sforzarsi di associare il femminile a qualcosa di meno e idiota e di più reale, di più rispettoso delle mille sfaccettature e della complessità che ogni donna, ogni individuo porta con sé?
Ci provo a digerire il groppo che mi è salito in gola ma non ci riesco. Perché quello che ho di fronte è il sistematico vanificare il lavoro di sensibilizzazione che si cercava di fare proprio con quel dossier che tengo in mano. Perché la leggerezza con cui è stata scelta quella piuttosto che l’altra inserzione mi sembra intollerabile. Perché mi sembra l’ennesima dimostrazione di come la sensibilità e l’interessamento di alcuni si vada a scontrare contro l’ottusità di altri. Perché quello che mi osserva dalle pagine colorate non fa che rimandare a tre stereotipi vuoti, i soliti: donna madre, donna in mutande, donna leggera che per definizione si interessa di argomenti leggeri. Perché quelle pubblicità sono tutte dirette a un pubblico femminile, quello che evidentemente la redazione del Corriere o chi per essa ha immaginato essere il target di riferimento.
Come se la violenza sulle donne non fosse anche (e soprattutto?) un problema degli uomini.
Corriere, you’re doing it right.

[Come al solito, nell’ottica di un sensato cyberattivismo, vi invitiamo a fare pressione sul Corriere mandando mail all’indirizzo di redazione, condividendo questo articolo e ritwittandoci]

Immagine presa da qui.


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  1. mary

    9 Dicembre

    Mah a me sembra un po’ un agitarsi per niente questo articolo. Condivido appieno il pensiero del documentario “il corpo delle donne” quindi con annessi e connessi su grechine, mercificazione ecc… Ma tu tu lamenti di una pubblicità sulle mamme “perchè non c’è anche il papà” ok si chiama parità non par condicio non deve esserci per forza una controparte per non renderlo sessista. Parli della pubblicità della Triumph posso anch essere d’accordo ma anche lì un po’ stona visto che parli di mercificazione si parla di mostrare delle mutande, è difficile non farlo nudi. Cmq ok critica passabile. Poi il dramma parlano di rosa e di passatempi e tempo libero. Vorrei farti notare che in generale quello maschile parla di corse e calcio, non a tutti gli uomini piace, non a tutte le donne interessano hobby, diete e affetti ma tendenzialmente (statistica. esiste e non gliene frega del sessismo) i due gruppi di genere si differenziano quindi ha senso proporre due distinzioni. il che non significa ehi donna tu guardi solo hobby e diete perchè sei stupida e uomo tu guardi solo sport estremi perchè sei violento. sono solo i programmi più strettamente dedicati il resto (tipo i programmi di approfondimento appunto) sono unisex. evviva. Mi sembra un articolo sterile. di solito softrevolution ha un punto di vista un po’ meno polemico tanto per andare contro qualcosa e sbandierare femminismo.

  2. Caterina

    9 Dicembre

    In linea di massima hai ragione, non sono pubblicità particolarmente offensive o sessiste (tra l’altro neanche l’ho scritto nell’articolo il termine “sessista”, ho parlato piuttosto di superficialità). In giro comunque esiste ben di peggio e su questo non ci piove.
    Quello che però credo vada sottolineato è il contesto: da un approfondimento intelligente, evidentemente ben pensato e con degli spunti interessanti mi sarei aspettata maggiore sensibilità e coerenza su tutta la linea. E sottolineo tutta: passi il fatto che ogni singola inserzione pubblicitaria del dossier ha come target un pubblico femminile ma a me quelle pubblicità sono sembrate uno scivolone. Potevano esserci pubblicizzate, chesoio, una collana di libri, una crociera, un mutuo agevolato, un’offerta di telefonia e invece no. Sarò esagerata ma a me la cosa ha dato fastidio, parecchio.
    Il sessismo e più in generale una visione stereotipata di genere (sia maschile che femminile, ovvio) passa anche attraverso modelli imposti che ormai non siamo neanche più in grado di riconoscere. Tu parli di statistica ma perchè, statisticamente appunto a un uomo, piace di più il pallone e la birretta e a una donna mascara e hobby? Tv, giornali, pubblicità pesano nella formazione della consapevolezza di genere e la plasmano. Anche a me piacciono smalti, (meravigliosi) brillantini e altri argomenti “”leggeri”” (e ci metto tutte le virgolette che vuoi) e non per questo mi ritengo stupida o mi permetterei di giudicare nessuno, semplicemente mi sarebbero piaciute delle scelte più gender neutral in questo dossier.
    Detto questo, mi dispiace che tu abbia pensato che il mio sia stato un contributo sterile, posso solo assicurarti che la mia indignazione è stata vera e che il mio intento era tutto tranne che essere polemica in modo facilone.

  3. Annamaria Arlotta

    10 Dicembre

    Questo articolo tocca un tasto dolente per me. Col gruppo “La pubblicità sessista offende tutti” abbiamo scritto a Repubblica due anni fa perché nella rappresentazione della donna, soprattutto nella versione online, non venga sempre privilegiato l’aspetto legato alla sollecitazione estetica o erotica, e parlino anche di donne di valore per il loro cervello. Silenzio. In questi giorni, su giornali e settimanali “di sinistra”, accanto agli articoli seri che hanno quasi sempre come protagonisti uomini, le donne sono quelle della pubblicità di abbigliamento e accessori. Allora 1) già il fatto che donna = moda, leggerezza, bellezza, e mai protagonista di un articolo serio significa che la sua funzione è far rilassare 2) siamo assuefatti, ma a ben guardare quasi tutte le immagini sfiorano il porno soft: donne con le labbra socchiuse, la testa reclinata e lo sguardo invitante trasmettono un messaggio di passiva disponibilità sessuale. Lettori e lettrici sono invitati ad ammirare gli uni e invidiare le altre quelle modelle, e ad acquistare quei prodotti per assomigliare a quegli esseri seducenti. Il messaggio trasmesso in continuazione è che il valore delle donne dipende dal fisico! Di loro non si parla negli articoli, di loro si mostrano soltanto foto, le foto sono quelle di un tipo di donna standard, giovane, magra e con la pelle chiara, e fortemente sessualizzata. Magari succedesse solo sul Corriere della Sera! Ahimé, con poche eccezioni le differenze di ideologia si annullano quando l’argomento trattato è la donna.

  4. Paolo1984

    10 Dicembre

    X Annamaria
    però pure questo vedere il “porno” (soft o hard) ovunque mi sa un po’ di paranoia..e al solito mi pare che arlotta tenda a criminalizzare tutto ciò che ha a che fare con la moda e con ciò che lei giudica “frivolo”..si scaglierebbe contro quelle pubblicità pure se stessero dentro una rivista di moda.
    Dopodichè che in un dossier contro la violenza sulle donne ci stessero bene altre pubblicità può essere..anzi io sarei ancora più radicale: l’argomento è talmente serio che pure la pubblicità di una crociera o di una banca o di una collana di libri mi sarebbe sembrata fuori luogo.

  5. Annamaria Arlotta

    10 Dicembre

    Ma allora è vero che sei proprio dappertutto Paolo!

  6. Paolo1984

    10 Dicembre

    ma davvero perchè usare un dossier sul femminicidio per pubblicizzare un reggiseno è peggio che usarlo per pubblicizzare un mutuo agevolato?

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