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“My whole body I love I love” – ...

“My whole body I love I love” – Amare il proprio corpo da bambine

Quando si comincia a vedere il proprio corpo come un involucro perfettibile? Da che punto le pressioni esterne che ci spingono ad appiattirci su modelli estetici chiusi e poco vari ci entrano in testa come pulci da un orecchio? Dipende, ovviamente, dato che ogni persona è diversa dalle altre.

Risulta però interessante e auspicabile chiedersi attraverso quali tappe il dubbio che il nostro corpo fosse imperfetto e fallato si insediò in noi. Fare un esercizio di memoria per tornare indietro nel tempo ai momenti della nostra infanzia in cui i pensieri che ci occupavano la mente e le mani erano altri, poiché forse in quel passato sta la chiave per tornare a guardarci con accoglienza e una ritrovata innocenza.

Di recente Interrupt Magazine ha condiviso un progetto di Marie C. dedicato proprio a questo tipo di esplorazioni. Dopo aver preso atto delle statistiche tra l’ovvio, il banale e l’allarmante che ci comunicano che già durante la preadolescenza moltissime ragazze cominciano a individuare difetti nel proprio aspetto e a desiderarsi diverse, Marie C. ha avviato un’indagine artistica su un campione diverso, ovvero quello delle bambine.
Il suo progetto consiste nella presentazione delle risposte che ha ottenuto dopo aver chiesto a diverse bambine dai 4 ai 9 anni cosa amano del proprio corpo. Eccone alcune che possono ispirare anche noi che l’infanzia ce la siamo lasciata alle spalle da un po’.

Sofia1
“I like my body because it’s magic.” – Lola, 5 anni

Layla
“My whole body I love I love.” – Layla, 4 anni

Lana
“Something I like about my body is how fast I can run, and how healthy I am.” – Lana, 9 anni

Le altre le trovate qui.


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  1. Valeria

    19 luglio

    Riporto da facebook: Di solito quando affronto discorsi di questo genere mi dicono: “sì ma che male c’è a voler essere più carine? Anche tu lo fai: tagliandoti i capelli in un certo modo, scegliendo un vestito piuttosto che un altro a seconda di come ti sta, mettendoti lo smalto, etc”. Il che è vero. Esiste però una sottile differenza tra il dire: “le mie mani smaltate mi piacciono molto” e il dire “le mie mani senza smalto sono brutte, devo smaltarle o nasconderle”. E difficilmente riesco a farmi capire 🙁
    A voi cosa accade quando parlate di questi argomenti con le vostre amiche?
    Ah, e tutte mi dicono che il femminismo non c’entra…

  2. Valeria

    19 luglio

    Ah, comunque, io ho iniziato a detestare il mio corpo tra la quinta elementare e la prima media. Ero un pochettino tonda (avrò avuto 2.3 kg in più), avevo i capelli ricci e gli occhiali e la pelle bianca che non si abbronza: tutto questo era sufficiente per sentirmi brutta. E poi c’era un ragazzino che mi piaceva, era la fine della prima media quindi avevo 13 anni, che disse ai suoi amici, ma a voce abbastanza alta perchè io sentissi: no, Valeria, con quegli occhiali, quei capelli, no, per carità!
    E difatti io ho iniziato immediatamente a portare le lenti a contatto e a stirarmi i capelli. Ed ero supportata dalle altre ragazzine e donne: mia madre è quella che “senza occhiali stai meglio”, “se ti trucchi sei più curata”, molte mie amiche mi hanno ripetuto per anni come stessi meglio coi capelli stirati, etc etc….
    Mi sono riappropriata del mio corpo a pezzettini: i capelli al liceo, gli occhiali e la pelle all’università, tutta me stessa 3 anni fa 🙂

  3. ilaria

    19 luglio

    È vero che da piccoli non ci facevamo paranoie di per sé. E non solo riguardo al corpo ma riguardo a tante cose. Io ricordo come sentivo *perfetto* il mio corpo (ma a dire il vero mi sono sempre vista bella, anche in piena adolescenza). Però poi mi viene in mente una mia compagna delle elementari, chiamata ufficialmente “la rospa” per cinque lunghi anni e costantemente derisa per la sua miopia, la sua magrezza, insomma per il suo aspetto fisico. Idem un compagno dell’asilo chiamato “botolo” perché grasso, a 5 anni. E gli esempi sono tanti. Per questi bambini il momento in cui hanno cominciato a soffrire per il proprio corpo deve essere arrivato molto presso. Magari tra sé e sé potevano anche vedersi belli ma se esci da casa e tutti ti chiamano botolo…

  4. ilaria

    19 luglio

    P.S.: mi piaceva di più il template rosa, era più ironico… a meno che non sia lo smartphone che me lo fa vedere bianco.

  5. Margherita

    19 luglio

    siamo in fase di transizione perché abbiamo avuto dei problemi tecnici. questo template è temporaneo e conto che presto torneremo a quello vecchio

  6. Margherita

    19 luglio

    concordo, difatti l’idea di fondo è che siano le pressioni esterne a far arrivare prima o dopo il momento in cui cominciamo a vederci attraverso lo sguardo altrui.

  7. Skywalker

    19 luglio

    Ad essere sincera ho cominciato a prendere coscienza del mio corpo solo attorno ai 20 anni. Fino a quel momento è sempre stato un involucro verso cui provavo un disinteresse totale. Nonostante, durante la pre adolescenza, avessi un corpo longilineo al mare lo nascondevo dentro un costume intero. Fino ai 20 anni mi ha sempre dato un po’ fastidio il “dovermene comunque occupare”. Mi limitavo quindi alla manutenzione di default. Ora invece il rapporto è completamente cambiato, sono giunta alla conclusione che il corpo non è distante dalla mente, ma anzi la contiene. Non puoi dire dove finisce l’uno e comincia l’altro (il dualismo filosofico – grazie Platone/grazie Aristotele – e la religione – grazie cattolicesimo – han fatto più danni che altro) nè chi dei due è più importante perché non esiste alcun tipo di dualismo. Corpo, mente ed ambiente (giacchè siamo calati in un contesto) fanno parte di un sistema organico. Chiusa la parentesi zen.

    Tornando all’argomento del post, se a 6 anni decisi di essere una femmina (il che significò cambiare abbigliamento, rendendolo più “elegante” e meno sciatto), quando lo diventai davvero (menarca a 9 anni) decisi di chiudere i battenti col mio corpo, non ne volli sapere nulla fino ai 20 anni (cioè quando cominciai a frequentare i ragazzi). Ad un certo punto scendere a patti con sè stessi è inevitabile e quando si è in 2 ció diviene inevitabile.

    Comunque quello che non amo molto leggere è la questione dei condizionamenti proveniente dall’esterno, all’opinione degli astanti. Io, a quasi 30 anni suonati, sono giunta alla conclusione che: magra, grassa, lesbica, etero, vegetariana, atea, ubriacona, astemia, alta, bassa, single, sposata, con figli, senza per sfiga o volontà, adottata, di primo letto, di secondo letto, illegittima, i cazzo di astanti avranno sempre da ridire. C’è una bella favoletta su Maria, Giuseppe e l’asinello (e non sono cattolica) che riguarda proprio l’invadenza delle opinioni altrui e la perenne insoddisfazione generata da tali consigli che se la trovo la posto.

    Bisogna fottersene di quello che pensano “gli altri”. Se avessero una vita non starebbero certo a sindacare su quella altrui. Se non sono mossi da invidia o competizione non hanno granché da lamentarsi.

  8. Marta

    19 luglio

    Che bello 🙂

  9. Paolo1984

    20 luglio

    infatti penso che ognuno abbia il diritto di modificarsi esteticamente come crede,ma se uno odia il proprio corpo non riuscirà neanche a occuparsi sanamente del suo aspetto estetico..io per esempio non mi odio con i capelli lunghi e la barba ispida ma mi piaccio (e ritengo di piacere anche al prossimo) molto di più sbarbato e coi capelli corti

  10. Paolo1984

    20 luglio

    se rifletto sul mio corpo ci sono delle cose che cambierei se fossi meno pigro: andrei in palestra per tonificare i muscoli (sono sempre stato magrolino e flaccido, l’addome piatto ce l’ho solo se mi sdraio), ho pure provato ad andarci in passato ma non ho costanza e ammiro molto chi ce l’ha.
    Però non so quantificare l’importanza delle influenze esterne..io sono dell’idea che, influenzati o meno, alla fine decidiamo noi come occuparci della nostra “dimensione estetica” per noi stessi e per il prossimo

  11. garnant

    20 luglio

    Io ricordo l’esatto istante. Ero in prima media, mi spuntò un bubbone doloroso su un guancia. Era l’inizio dell’acne, un’acne importante. Mi sentivo perfettibile nel senso di eliminare i bubboni.

  12. marta

    6 agosto

    Il giorno della mia prima comunione mia madre decise che in occasione delle fotografie di rito dovessi mettere del correttore per coprire le occhiaie. Non avevo mai pensato prima di allora che quel lieve alone scuro sotto gli occhi potesse essere un problema da nascondere e di cui vergognarsi. E se la mia mamma mi trovava più carina così, allora voleva dire che ero sicuramente sbagliata. Da “correggere”. No?
    Ho passato mezza esistenza a mascherarmi, con il risultato che ora le persone che mi conoscono ricollegano il mio nome ad un viso alterato.
    Oggi con gran fatica mi permetto di espormi come sono alla luce del sole, inghiottendo i “sembri malata” di alcuni ma soprattutto quelli pungenti di mia madre. “No, sono solo fatta così.”
    Probabilmente il modello estetico da photoshop che nega le imperfezioni e la vecchiaia ha talmente attecchito che delle stupide occhiaie possono aprire le porte ai supertabù della malattia e della morte, destabilizzando non poco.
    Bu!

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