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“La questione maschile”, ovvero perché...

“La questione maschile”, ovvero perché alle primarie voterò Civati

Come abbiamo detto molte volte, Soft Revolution è nato (anche) perché pensiamo che il trattamento delle donne in Italia sia rivoltante. Parliamo spesso di cose che ci fanno incazzare: dalle follie che circondano la Legge 194 alle condizioni penose che vengono offerte alle donne sui posti di lavoro. Siamo spesso incazzate, e molto poco spesso contente.

Non mi ricordo l’ultima volta in cui ho trovato un’iniziativa, un decreto, un programma nazionale che mi abbia riempita di gioia femminista, o quantomeno di gioia femminile.
In Italia ci sono le donne, magari anche membri di partiti, e poi c’è La Donna, più distante della Beatrice angelicata di Dante. Una donna che – manco fosse ventunesimo secolo! – vuole diritti che scomodano il patriarcato imperante in Italia, la “famiglia tradizionale”, la Chiesa che è sempre lì con il fiato sul collo dello Stato laico. Diritti che nessuno ha troppa voglia di dare loro. I politici non sanno bene cosa fare con La Donna, o forse hanno solo paura che Dio li fulmini; passano oltre a molte questioni con un “boh” e chi s’è visto s’è visto.

Mentre leggevo i programmi dei candidati alle primarie del PD (con il solito entusiasmo di un condannato a morte che riservo alla politica italiana) ho fatto un triplo salto all’indietro. La fonte di tanto sgomento era la pagina “La Questione Maschile” nel programma di Giuseppe Civati, che vi invito a leggere prima di proseguire. Delle cose sensate! Delle proposte tangibili! Riferimenti alla vita reale! What is this sorcery?

Innanzitutto, penso sia la prima volta nella storia in cui, in un contesto di politica nazionale italiana, la famosa “questione femminile” viene descritta per quello che è: un problema dei maschi. Questo è un programma elettorale che accusa l’Italia di maschilismo diffuso, che suggerisce la “condivisione della responsabilità procreativa”, che non ha paura di parlare di “un’organizzazione maschile del lavoro che punisce le madri con dimissioni in bianco, licenziamenti, interruzioni di carriera”.

La mentalità più diffusa in Italia – a livelli di intensità diversi, ovviamente – è quella di mio nonno, che tutte le mie amiche conoscono come colui che ha dichiarato che i miei genitori erano stati proprio generosi a farmi studiare “anche se sono femmina”. Per quanto sia una cosa completamente folle che nel 2013 ci sia il bisogno di specificare che le donne sono tanto capaci quanto gli uomini, è bello vedere che Civati si impegni a farlo con proposte meno discutibili delle le quote rosa e sottolinei, ad esempio, che in tempo di crisi le donne stanno dimostrando le loro capacità.

È sorprendente vedere un candidato leader politico italiano che si schiera apertamente riguardo alla Legge 194, alla situazione patetica dei consultori e alla necessità di fare qualcosa per i diritti riproduttivi delle donne italiane – questioni che vengono affrontate quotidianamente nella politica di qualsiasi altro Paese del primo mondo, o che non c’è bisogno di affrontare perché, ad esempio, l’aborto è un diritto garantito che nessuno oserebbe mai togliere.

Ma andiamo avanti:

“Quanto alla violenza sulle donne e all’aumento dei casi di femminicidio, ciò costituisce la prova più evidente dell’esistenza di una “questione maschile” e della persistenza di una mentalità patriarcale che nella maggiore libertà delle donne non vede un’opportunità per tutti, ma solo un’insostenibile minaccia. La violenza non può essere affrontata solo con provvedimenti di ordine pubblico e di sicurezza. Il Pd deve porsi in ascolto della decennale esperienza dei centri e delle associazioni antiviolenza, destinando adeguate risorse a queste realtà, promuovendo interventi di sensibilizzazione nelle scuole e nelle Università, cambiando e certificando i libri di testo che continuano a tramandare modelli rigidi e fuori tempo, sulla base dei quali alunni e alunne formeranno le loro rispettive identità di genere e le loro relazioni; promuovendo una formazione delle forze dell’ordine e di tutto il personale addetto; destinando parte delle risorse all’accompagnamento e alla terapia degli stalker e dei sex offender per prevenire l’escalation delle violenze fino al femminicidio.”

Ecco. Ve l’ha detto chiaro e tondo. Ha parlato addirittura di identità di genere. Benvenuti nel 2013!

L’impressione che ho avuto da questa sezione del programma di Civati – in particolare, ma anche dal resto – è quella di una persona che si rende conto che l’Italia è indietro di 100 anni su tutta la linea, e che vuole cambiare le cose. La sua percezione è quella che ho avuto per molto tempo, e che si è solo rafforzata da quando sono andata via e vedo l’Italia dall’esterno.
Quello che Civati mi fa sentire è che tra qualche anno – forse non un paio, ma neanche trenta – potrei tornare in Italia e non sentirmi come se fossi di nuovo nell’anteguerra e il fatto che io sia una donna mi renda l’ultima ruota del carro. Mi piace poterci credere. Ci credo.

Giuseppe Civati ha un sacco di altre idee intelligenti per il PD e per l’Italia su cui non mi sono soffermata.Vi invito a leggere il suo programma e quello degli altri candidati e fare una scelta informata – chiunque decidiate di votare.

DISCLAIMER: Questi sono i pensieri della sottoscritta Marta Corato. Tutte le amabili collaboratrici di Soft Revolution sono individui pensanti che fanno le loro scelte autonomamente; non so e non mi interessa sapere se e cosa hanno in mente di votare. Parlo per me stessa, ma spero che anche voi riconosciate il valore e la sensatezza di queste cose.


  1. Caterina bonetti

    13 novembre

    Che dire…da civatiana della prima ora non posso far altro che sorridere gaudente =D

  2. paolo

    13 novembre

    condivido tutto, la questione e’ maschile

  3. ilaria

    13 novembre

    Anch’io voterò Civati, ma non per la questione maschile; mi convince in generale quello che dice e il suo programma, se c’è qualcuno che può portare il pd fuori dal suo pantano sembra lui, poi chissà…ma vorrei vederlo alla prova dei fatti quindi lo voterò!

  4. Warlordmaniac

    15 novembre

    La Questione Maschile è ben altro (cercate su google). Questa di Civati è propaganda femminista per acquisire voti. Fate caso a questa cosa: i più bravi propagandisti d’Italia, Berlusconi, Renzi e Grillo, fanno una propaganda femminista minimale. Forse pensano che di averne meno bisogno? Dite voi.

  5. Caterina bonetti

    15 novembre

    Warlordmaniac…guarda non credo proprio. Sono stata a diverse iniziative di Civati e lui è stato il solo (il solo) fra i politici italiani a far seguire le tante belle parole sulla partecipazione femminile ai fatti. Al politcamp di quest’estate era prevista un’area bambini con animazione e tata. Le mamme potevano tranquillamente andare al dibattito e i servizi erano adeguati alle loro esigenze. Una banalità? Le cose si cambiano partendo dal dettaglio.

  6. paolo

    6 dicembre

    scusa Davide, la Biancofiore aveva sparato (come sempre) una sfilza di scemenze che se le vendessi al chilo copriresti l’IMU per i prossimi due anni

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