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La presunta castità delle (foche) monache

La presunta castità delle (foche) monache

Lo studio dei Promessi Sposi non mi ha mai esaltata, per usare un eufemismo, e sicuramente mi è rimasto ben poco di Renzo e Lucia, dell’addio ai monti, dell’Innominato (che confondevo puntualmente con “l’Innominabile” Voldemort di Harry Potter) e della peste.
Un dettaglio in particolare che però ricollego immediatamente è la frase “La sventurata rispose”. Forse perché il mio professore di storia delle medie, nonché rettore, ne era così ossessionato da citarla a sproposito in qualsiasi discorso, a scapito di qualsiasi logicità. Venendo da un istituto di impronta cattolica, presumo che questa parabola venisse raccontata con un intento ben preciso, forse non così chiaro a una classe di tredicenni imberbi. Solo a distanza di tempo infatti venni a conoscenza di un ulteriore significato nascosto dietro questa frase ellittica, ovvero il riferimento all’argomento della castità. La famosa monaca del convento di Monza, tentata da un giovanotto dalle losche intenzioni, cede alle sue lusinghe e si lascia sedurre. Gertrude non è la sola responsabile della sua caduta in disgrazia; l’appellativo “sventurata” per l’appunto le dispensa parte della colpa, lasciando intendere che essa ricada anche sulla perversa mente maschile che la trae in tentazione, di fronte alla quale la debole volontà femminile cede inevitabilmente. (Hey, dove ho già sentito questa storia?).
Letta in questi termini è evidente che la castità di Gertrude non ha solide basi nella sua vocazione monastica. Sappiamo in seguito che le era stata imposta dal padre e che ella non era mossa da una sentita fede religiosa. L’episodio assume quindi le sembianze di un fatale cedimento dopo un lungo corteggiamento, quando ormai la sventurata sembra essersi convinta ad abbandonarsi all’allettante idea.

Se mai c’è stato un periodo d’oro della castità, di questo non sono affatto sicura, ma pare che in questo periodo stia tornando di moda, e finisce al centro di seri dibattiti. Una giornalista francese ha sollevato l’attenzione pubblica in patria su questa tematica, al centro del suo libro, L’envie, che attinge direttamente dalla sua esperienza. A cinquantanni, divorziata, ha deciso di non rincorrere affannosamente relazioni occasionali e – permettetemi l’ironia – di chiudere i battenti. Certo, sembra un discorso molto anacronistico rispetto ai nostri tempi, in cui di liberazioni sessuali ne abbiamo attraversate molte e in realtà ci sarebbe ancora molto da fare perché si arrivi ad accettare una sessualità libera per tutti i generi. Alla liberazione dei corpi (dove è effettivamente avvenuta) forse non è seguita un’autentica liberazione degli affetti, e la crisi si esprime anche come una difficoltà nel trovare una persona con cui intrattenere una relazione soddisfacente. Allora la presunta castità è solo un pretesto per giustificare una chiusura nei confronti del sesso, inteso come quello occasionale, svincolato da un certo coinvolgimento affettivo. Il periodo in cui il libertinaggio costituiva una pruderie da rotocalco è finito, quando aveva ancora un senso spingere in là i limiti della decenza perché era un gioco inedito; ora siamo talmente abituati a tutto che ci scandalizziamo raramente. E non è certo perché le nostre vedute si siano ampliate.
Pare che anche alcuni personaggi famosi italiani vadano rivendicando un’attività sessuale “alternativa”. Costantino della Gherardesca ad esempio ha dichiarato di praticare una sorta di astinenza coatta, dal momento che non trova nessuno che incontri le sue aspettative in merito. La castità maschile risulta forse ancora più inconsueta perché non è letterariamente presentata come una virtù come quella femminile. Anche se qui andrebbero definiti meglio i termini, innanzitutto perché non si tratta di una castità per motivi religiosi e di conseguenza non si traduce in una rinuncia di qualsiasi contatto (per esempio l’autoerotismo) quanto del rapporto sessuale genericamente inteso. Da questo punto di vista, l’astinenza diventa la “scelta” virtuosa di chi non si vuole accontentare, o che banalmente aspetta l’occasione giusta. Per dare spazio al mio lato citazionista, come commenta quel furbone di Ovidio, “casta è colei che non è mai stata sollecitata”. Perché non dovrebbe valere anche per gli uomini? In altre parole, come l’occasione fa l’uomo/donna ladr*, lo fa anche libertin*. Quindi un conto è trincerarsi dietro la definizione di castità per motivi personali (religiosi, etici etc.), un altro è farlo perché quello che “offre il mercato” non ci soddisfa. Dando per assodato che un rapporto sessuale non dovrebbe essere mai banale, né mai del tutto svincolato da un certo tipo di coinvolgimento emotivo, considerato che il corpo è il mezzo privilegiato per esprimere i sentimenti umani. Chi si dichiara casto può far pensare a delle persone che rifiutano la propria sessualità, al contrario il fenomeno che si osserva in questi casi parla di una sessualità esercitata in maniera molto consapevole, ponendola al termine di un processo di intima condivisione con un’altra persona.


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  1. Eloisa

    20 Febbraio

    “Dando per assodato che un rapporto sessuale non dovrebbe essere mai banale, né mai del tutto svincolato da un certo tipo di coinvolgimento emotivo, considerato che il corpo è il mezzo privilegiato per esprimere i sentimenti umani.” Questa affermazione implica che il sesso sia o debba essere per forza veicolo di sentimento. Perché mai dovrebbe esserlo sempre? perché si da per assodato? il sesso si può fare, nel tutto rispetto del/della/dei partner, per diversi motivi: appetito sessuale, bisogno di contatto fisico,dimostrazione d’affetto e persino per noia. Il punto è che affermando che il sesso non debba essere “banale, mai del tutto svincolato da un certo tipo di coinvolgimento emotivo” significa considerare sbagliato ricercare nel sesso una semplice estasi del corpo.

  2. Margherita

    20 Febbraio

    Sono d’accordo con Eloisa. Ho apprezzato molto l’articolo, ma quella frase mi ha causato qualche perplessità. E’ quel genere di cosa che spesso compare nei discorsi infamanti sulle donne “poco serie” (come la Monaca di Monza, tra l’altro!).

  3. Veronica Tosetti

    20 Febbraio

    Condivido assolutamente la posizione di Eloisa, “il sesso si può fare, nel tutto rispetto del/della/dei partner, per diversi motivi: appetito sessuale, bisogno di contatto fisico,dimostrazione d’affetto”: partendo dal presupposto che la gamma di sentimenti ed emozioni non debba per forza essere unicamente “amore”, ma tante altre sfumature. Probabilmente non ho espresso bene il concetto, e mi rendo conto che possa venire frainteso e anzi apprezzo che sia stata sollevata la questione perché ho l’occasione di chiarire. quello che intendevo dire è che il rapporto sessuale implica naturalmente un desiderio, che io definisco pur sempre come sentimento. Lungi da me esprimere giudizi morali (“considerare sbagliato cercare nel sesso una semplice estasi del corpo” non è per niente il senso che volevo dare alla mia frase), evidentemente nel cercare una chiosa ho calcato la mano su un aspetto come il fatto di non banalizzare l’atto sessuale, ma ciò non implica che debba essere fatto per forza con chi si ama o si vuole portare all’altare (quella è la castità religiosa, appunto!), quanto un’attesa della condizione adatta.

  4. Margherita

    20 Febbraio

    recepito.
    a tal proposito devo dire che leggendo il tuo commento ho riflettuto sul fatto che, personalmente, vedo il desiderio in modi diversi a seconda delle situazioni, quindi non sono portata a pensarlo nella sfera dei sentimenti. come scriveva eloisa, a volte si desidera per noia o si desidera e basta, e questo è innegabile e fa parte della mia esperienza. quindi, ecco, su questo punto ci sarebbe molto di che discutere.

  5. verdeanita

    20 Febbraio

    “appetito sessuale, bisogno di contatto fisico,dimostrazione d’affetto e persino per noia” io trovo che tutti questi siano sentimenti.

    🙂

  6. Margherita

    20 Febbraio

    in effetti è una questione di definizioni, ma la frase di veronica era un po’ ambigua. comunque abbiamo appurato cosa voleva dire. io ho detto la mia qualche commento sotto.

  7. Elisa Cuter

    20 Febbraio

    Con rispetto parlando, la posizione di Veronica qui nei commenti mi sembra un po’ paracula…Le parole, direbbe giustamente Moretti, sono importanti. Questa è una cosa su cui c’è un dibattito, lo dimostra questo stesso articolo, perciò i termini vanno scelti con cura, se ci sono persone come Anita per le quali la noia può essere considerata un sentimento, è pur vero che con il termine “sentimento” di solito si intende qualcos’altro. Che su Soft Revolution ci sia un pezzo che lascia credere che noi siamo per “il+sesso+con+sentimento” o addirittura che ci sia una frase che suona così normativa (“dando per assodato”, “dovrebbe essere” che sembra implicare che può anche non esserlo, ma che se non lo è sbagliato) francamente mi fa un po’ arrabbiare.

  8. Nicolò

    20 Febbraio

    Ma Elisa Cuter, perché ti arrabbi? Credo sarebbe meglio discuterne piuttosto di fare quella che “queste cose su questo sito non devono entrarci”. -.-‘
    Bisognerebbe invece intensificarne il dibattito, non trovi? Soprattutto alla luce del chiarimento di Veronica.

  9. Nicolò

    20 Febbraio

    Ad ogni modo, io non riesco a scindere nessun tipo di rapporto, anche quello sessuale fatto per noia, da anche un minimo coinvolgimento emotivo. E’ ovvio poi che qui il problema sta su cosa si intende per “coinvolgimento emotivo” “sentimenti”. E’ un bel tema su cui ci sarebbe molto da discutere e non da chiudere porte in faccia della serie “mamma mai che mi tocca sentì!” a maggior ragione quando si fraintende!

  10. Veronica Tosetti

    20 Febbraio

    Elisa, sono d’accordo con te, o meglio sono d’accordo con Moretti, le parole sono importanti, quindi non definirei “paracula” la legittima chiarificazione di una frase fraintendibile. Ribadisco nuovamente la mia posizione, ovvero che con “sentimento” intendevo e intendo l’accezione che ne dà la psicologia spicciola di “moto” interiore, che possiedono tutti pari dignità, quindi persino la noia vale nella mia visione (e non è solo mia a quanto pare). A meno che si parli di sex workers, il sesso lo si fa perché moss* da qualsivoglia istinto, desiderio, passione, interesse, curiosità, e via discorrendo, che io definisco emozioni, sentimenti nel caso si tratti di stati durevoli. Più che chiarire ulteriormente il senso che io ho dato alle mie espressioni, e non a caso l’articolo è pubblicato a mio nome, se ancora sei infastidita posso suggerirti di proporre a Margherita un test d’idoneità per le redattrici di Soft Revolution?!? (questa è chiaramente una provocazione, lo specifico nel caso in cui venissi fraintesa)

  11. Elisa Cuter

    21 Febbraio

    Si ma è un po’ come dire “a me piace solo il mare” e poi aggiungere “anche se io con il termine mare intendo anche la montagna”. Non voglio fare un processo alle intenzioni, sono ben contenta se alla fine siamo tutti d’accordo, ma forse è il caso di fare più attenzione alle proprie argomentazioni, soprattutto se poi bisogna chiarificarle (o smentirle) nei commenti. Questo è quanto.

  12. Nicolò

    21 Febbraio

    “Bisogna fare più attenzione se poi bisogna chiarire nei commenti”, ma perché? Ma cosa sono ste’ regole da mestrina e da direttrice di nuove linee editoriali? Bah, sono sconcertato.

  13. Eloisa

    21 Febbraio

    per me rientrano al massimo nelle gamma delle sensazioni, con “sentimento” di solito si intende qualcosa di meno passeggero

  14. Eloisa

    21 Febbraio

    e così è una questione semantica, tanto meglio. sarà, ma ho amici che si mettono d’accordo con altre persone attraverso chat (es. OkCupid, GayRomeo) per fare sesso. che cosa vogliono? soddisfare un appetito: se ho fame improvvisa ordino una pizza a domicilio, se ho voglia di sesso mi metto d’accordo in chat. sono consapevoli di ciò che fanno e sanno ben distinguere una scopata occasionale dal “fare l’amore”, è che a volte si ha voglia di un piatto take-away e non di un manicaretto cucinato da mani amorevoli. in questo caso, i sentimenti sono di troppo, e intendo “sentimento” in senso stretto.

  15. Paolo1984

    22 Febbraio

    sarò banale ma l’unico aspetto che il sesso deve avere è la consensualità. Poi che lo si faccia per noia, per amore, per “trombamicizia”, per puro desiderio, per una combinazione di queste ragioni (sesso con sentimento non vuol dire necessariamente senza passione e piacere, sono cose che coesistono e quando succede è bellissimo..sarò un romanticone ma così la vedo) e per altre ancora va sempre bene..personalmente anch’io considero il desiderio una forma, magari molto “primordiale” di coinvolgimento emotivo e non ci vedo niente di terribile. E comunque da una storia iniziata come puramente sessuale può anche nascere una storia d’amore come anche no e non c’è nulla di male

  16. Elisa Cuter

    25 Febbraio

    “Ma Nicolò, perché ti sconcerta? Credo sarebbe meglio discuterne piuttosto di fare quello che “queste cose su questo sito non devono entrarci”. -.-’
    Bisognerebbe invece intensificarne il dibattito, non trovi?”

  17. Elisa Cuter

    25 Febbraio

    Credo di essere stata fraintesa io. Io non ho niente, giuro niente, anzi trovo che sarebbe fantastico, ospitare sul sito le testimonianze di persone, che ne so, caste fino al matrimonio, o che hanno scelto di essere monache di clausura, o che per tutta la vita hanno fatto sesso solo per amore. Ben venga, A patto che siano, appunto, testimonianze, vale a dire che deve venire esplicitato che si tratta di opinioni personali. Per me, Veronica poteva anche scrivere “secondo me il sesso è una cosa che bisogna fare solo con chi si vuole portare all’altare”, “buon per lei, avrei detto. Scrivere invece che “si da per assodato che il sesso dovrebbe essere” qualcosa, è un altro discorso. Io scrivo su Soft Revolution e lo leggo anche in qualità di rivista che si rivolge a quelle persone che si sentono escluse dal punto di vista standard (etero-normativo, bigotto, esasperatamente sessualizzato e chi più ne ha più ne metta) dei media tradizionali. Se SR smette di essere quell’isola felice che credevo che fosse, forse sono io quella inadatta, che non passerebbe il provocatorio test proposto da Veronica. Perchè a me non piace fare parte di una comunità in cui non siamo tutti d’accordo sul fatto che sul sesso può esserci una pluralità di opinioni (e ognuno è libero di scegliere se lo vuole fare, se no, con chi e perché) ma che non c’è un modo in cui “dovrebbe essere”.

  18. Nicolò

    1 Marzo

    Appunto, mi chiedevo perché richiamare una persona quando questa cerca di chiarire nei commenti se viene fraintesa e, perché no?, apre un dibattito proprio qui sotto… Sempre se le viene data la possibilità senza regole del tipo “bisogna stare attenti se poi bisogna chiarire”. Io sono a favore dell’intensificazione delle idee, tu, in questo modo, non mi sembra.

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