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Adolf mon amour – Storie di cani abbinati a ...

Adolf mon amour – Storie di cani abbinati a scarpe e altri scorci di provincia a Nord-Est

di Ilaria Vajngerl

Ho mangiato pane e pelo per tutta la vita. Mia madre ha sempre cucinato il pranzo tenendosi vicini i cani, non proprio piccoli e neanche troppo educati. Il più grande è un terranova che vorrebbe essere un chihuahua per stare in braccio a mio padre e guardare insieme la televisione, la sera prima di dormire. Qualche volta lo fanno.

Vengo da una famiglia bestiale, che ha sostituito ai parenti, morti troppo presto o malauguratamente lontani, cani, gatti, conigli e pesci. Una volta abbiamo comprato pure una capra, incinta e incazzata, aveva occupato il garage e passava il tempo a incornare chiunque le passasse vicino.

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Coi cani ho sempre avuto un rapporto fraterno, fino a quando un pastore tedesco a cui evidentemente piacevo poco, non ha provato a staccarmi il braccio.
Prima il mio più grande terrore erano le locuste. Soprattutto quelle grosse e marroni, che vedi volare a fine settembre e scambi per passeri .
Una cavalletta sarà anche brutta, ma quando cominci ad avere paura di un cane ti rendi conto che è meglio un insetto schifoso di un toro coi denti e senza guinzaglio.

Dalle mie parti se non hai un pitt bull o un dogo argentino non sei nessuno. Ok, benissimo, e comprati sto cazzo di cane, ma fammi il piacere, lascialo in giardino.
E invece no.
Lo porti all’aperitivo, hai scelto il dogo perché è bianco e lo vuoi abbinare alle scarpe. Così vieni all’aperitivo camminando nelle tue Superga immacolate e insieme cercate il bar più affollato. Finalmente lo trovi: tutto il paese è compresso nella stessa stanza, piccola e con la musica a palla.

Ora, visto che il tuo cane è astemio, a quanto ne so, mi domando se sia proprio necessario portarlo a guardarti bere una randellata di spritz-Campari che ti toglie dagli occhi anche l’ultimo residuo di dignità. Sei talmente ubriaca che ti dimentichi di avere un cane.
Se tutto va bene il tuo amico si accuccia rassegnato, sopporta la tua faccia e l’essere continuamente calpestato con la pazienza di un martire. Se qualcosa va storto ti faccio i miei auguri.

Un cane corso che vedo spesso vicino al bancone il sabato sera, una volta ha addentato la caviglia di una tipa che gli aveva pizzicato una zampa sotto la sedia. Fortunatamente aveva gli stivali di pelle, che comunque si sono bucati.
Il padrone del cane ha tirato il guinzaglio e ha rimproverato la ragazza, la prossima volta guarda cosa fai, le ha detto.

E insomma anche tu, che ci raccontavi che mai l’avresti fatto, lo scorso ottobre ti sei comprato un cane, te ne sei innamorato subito, è così buono, ripeti.
Decidi di andare al parco e di lasciare a casa il guinzaglio, perché tanto il tuo cucciolo non farebbe male a una mosca.
Solo che al parco ci sono io, che faccio jogging perché voglio rimettermi in forma visto che quest’estate mi sono data all’amaca un tantino troppo spesso.
Quando vi incontro faccio finta di non conoscervi, il tuo cane, un rottweiler che somiglia a un tricheco, scodinzola e mi guarda accelerare il passo per squagliarmela il prima possibile. Poi comincia a venirmi dietro. Mentalmente prego e bestemmio, così che dio si svegli in qualche modo e per magia compia un miracolo facendo sparire la bestia.
Arrivo a una gelateria, entro, sbatto la porta e solo allora grido: AIUTO, un cane mi sbrana!

La gelataia si sporge a guardare, il mostro è aldilà della vetrina che le sorride con i suoi centottantamila canini luccicanti e la sua lingua a penzoloni. Che carrriiiiiiiiinoooooooooooooooooooo, la sento dire, lo vuole un po’ di gelato per questa creatura?
Spero che un fulmine la disintegri all’istante e invece la vedo mettere una pallina di creme caramel, il MIO gusto preferito, in una coppetta di cartone blu. Te la porge gentile e ti chiede, come si chiama?

Adolf, le rispondi ha un anno e mezzo, è buonissimo.

Ora, spero che questo sia l’incipit di una grande storia d’amore, ma porca eva.

Uno, nessuno ti ha spiegato che se chiami Adolf un rottweilr non risulti lontanamente credibile quando elogi la sua docilità?
Due, probabilmente userai il guinzaglio per altri esperimenti con la gelataia il prossimo sabato sera, ma lo sai che il tuo rottweilr alle calcagna mi costerà almeno un migliaio di euro di psicologa, per cercare di elaborare il trauma subito?
Tre, e a me niente creme caramel?

Una paura poco considerata se non la butti in ridere diventa paranoia e sono comunque sempre e solo cazzi tuoi.

Illustrazione di Laura Nomisake


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  1. Chiara

    5 novembre

    Deh, meglio se non commento la carrellata di pregiudizi :’) però è vero, povere bestie agli aperitivi, vai piuttosto a camminare in bosco con loro. E la tizia che ha pizzicato la zampa del cane nella sedia, beh, ma avete presente il dolore? Altro che mordere, l’avrei sgozzata col bicchiere dello spritz!

  2. anna

    5 novembre

    si, forse quando morderanno te cambierai idea.

  3. Federica

    10 novembre

    Concordo con Anna. Sappiamo che i nostri adorati cuccioli per noi sono tenere pallottine di peli che non farebbero male a una mosca, e forse è pure così davvero, però semplicemente non puoi imporli alle altre persone. Non puoi far correre loro il rischio di essere morse o inseguite, anche se il cane è effettivamente innocuo.

  4. Chiara

    12 novembre

    Ma va da sé che nello specifico caso del cane del parco la colpa è tutta del padrone che avrebbe dovuto stargli dietro ed evitare qualsiasi cosa, ma è anche vero che il cane ha una mentalità predatoria puramente istintiva per la quale quando vede qualcosa che palesemente scappa da lui in preda al panico gli parte quella dell’acciuffarla. Fosse solo per giocare, tanto più che se manda segnali chiarissimi come lo scodinzolare non c’è davvero pericolo di essere sbranati. Sta molto al buon senso del persone, non ci piove, ed è responsabilità loro curarsi dei loro cani. Ma è vero che in ambienti pubblici sta anche agli altri usare un po’ di giusta precauzione, soprattutto perché un cane che buca uno stivale non è un cane di taglia piccola: lo si vede, si può evitare di calpestarlo scatenando una reazioni più che legittima a quella che viene vissuta come un’aggressione del tutto ingiustificata. Il mio adorato cucciolo, nello specifico un labrador di quasi trenta chili, è tutto tranne che una pallottina di pelo: è una creatura con un patrimonio genetico ben definito, selezionata per avere determinate caratteristiche e si, buona e pacioccona, ma pur sempre un cane che va trattato come tale. Sta a me tenermela vicina nelle situazioni affollate, ma sta anche agli altri fare la loro parte onde evitare situazioni sgradevoli – specie perché appurata l’ignoranza abissale in materia di approccio ai cani a rimetterci è sempre il cane che, pur reagendo in maniera del tutto legittima agli stimoli che riceve, viene tacciato di aggressività/follia e soppresso. Quando in fondo basterebbe un po’ di umano buon senso per evitare qualsiasi tipo di problema. Questo voleva essere il senso del mio commento. E comunque io non posso imporre a nessuno il mio cane, ma neppure gli altri possono imporre a me i bambini che cercano di colpirlo sul muso col monopattino o le tirano la coda. Ma guarda caso i bambini maleducati sono socialmente accettabili, “sono solo bambini”. Un cane che fa il cane non è mai “solo un cane” ma automaticamente diventa pericoloso. Il tutto a prescindere dalle cause scatenanti.

  5. Ila

    13 novembre

    Ciao Anna, sono d’accordo. Il pezzo prende in giro i padroni, mica i cani. E la moda, che qui è sempre più diffusa, di comprare un cane aggressivo senza sapere bene dove portarlo. Per quanto mi riguarda se ti fai accompagnare da un pitt-bull in un locale zeppo di gente, il sabato sera,in cui sai già che sarai ubriaco marcio, sei un coglione. Non è il cane che vuole bersi l’aperitivo, quello lascialo in giardino.
    Fai del male alla bestia che a sua volta potrebbe far del male agli altri.
    E se gli altri si incazzano hanno ragione.
    Ogni cosa al suo posto,insomma, il cane come i bambini. Almeno quelli non azzannano nessuno.

    Ciao,
    Ila

  6. Chiara

    14 novembre

    Mi permette un ultimo intervento, poi davvero la smetto perché mi par di capire siamo tutti arroccati su posizioni opposte e punti d’incontro ce ne sono molto pochi.
    La famigerata lista delle razze pericolose, introdotta con un decreto normativo nel 2009 (mi pare, scrivo da cellulare e il 3g questa mattina ha deciso di non collaborare più di troppo) è stata abolita dopo nemmeno due anni per l’insussistenza della tesi alla sua base: non esistono razze pericolose. I cani pericolosi, aggressivi e fuori controllo, lo sono in virtù di un rapporto sbagliato con i loro umani, per deficit di socializzazione che da cuccioli ha instillato loro tutta una serie di fobie (e allora come tu hai paura del cane che ti corre dietro, credendo che voglia sbranarti, un cane che ha paura degli uomini e si vede circondato da nugoli di persone che non sanno approcciarlo correttamente, persone di cui ha paura, reagisce nell’unico modo che conosce e a seconda dell’indole di razza: chiudendo gli occhi e pregando passi presto o difendendosi – e un cane non ha mani per spintonare via la gente insistente eh.) o per effettivi problemi mentali dovuti allo sfruttamento feroce delle madri che devono continuamente figliare per vendere di più, senza nessun controllo né fisico né mentale del padre “che tanto basta sia bello”. Questo è. Il cane NON nasce pericoloso, lo DIVENTA in seguito ad errori umani – parlare di razze aggressive per natura nei confronti dell’uomo è una cazzata madornale. Nello specifico, ti consiglio di andare a leggere qualche articolo sul sito “Ti presento il cane”, dove potrai trovare spiegazioni molto più dettagliate e meglio esposte delle mie sulla falsa informazione che volenti o nolenti siamo sottoposti a riguardo di incidenti tra cani e umani. Interessantissimo quello sul neonato che gioca col suo cagnolone, basato su un video di youtube, dove vediamo un bambino tormentare una bestia che manda fortissimi segnali di stress e i genitori che se la ridono incuranti che persino il più santo dei cani la pazienza potrebbe finirla. Grazie al cielo questo santo cane non la perde e il bambino sta bene, ma è solo un ennesima riprova dell’ignoranza che circola circo il mondo cinofilo e la conseguente mancanza di rispetto nei confronti di creature meravigliose. Tendenzialmente si può dire che se qualcuno, adulto o bambino, viene morso è perché nel 99% dei casi è andato a cercarsela. Non lo credevo neppure io, ma nel momento in cui inizi a notarlo è quasi lampante.

    Riguardo il pitt bull, è un cane che viene selezionato da secoli per NON essere aggressivo nei confronti degli umani. In alcuni casi è addestrato per lanciarsi tra cane e umano in caso di aggressione a quest’ultimo. Con i bambini è un babysitter meraviglioso (alla stregua dell’altro storico cane cattivo per eccellenza, il rottweiler) e viene utilizzato per la pet therapy persino in Italia, dove però la cattiva informazione e il pregiudizio più coatto portano ad episodi allucinanti (ad esempio, ho letto proprio questa mattina l’esperienza di una ragazza, padrona di due pittbull – maschio e femmina incinta – che una mattina ha lasciato in giardino e che poi ha ritrovato sgozzati sotto ad un biglietto che diceva “così impari a far figliare degli ammazza bambini”. Cani che usava per fare proprio pet therapy, per inciso, bestie perfettamente socializzate ed educate che non avrebbero mai fatto male ad una mosca.)
    (Qui la fonte per le le attitudini caratteriali: http://www.tipresentoilcane.com/2011/11/25/ti-presento-lamerican-pit-bull-terrier/)

    Sul dogo argentino, faccio prima a copia-incollare questo:
    “il Dogo non nasce come cane da guardia, né da difesa, né da altri compiti tipici dei molossoidi: nasce come cane da caccia per grossa selvaggina, laddove (in Argentina) per “grossa selvaggina” si intende soprattutto “puma”, visto che agricoltori e allevatori locali spesso devono vedersela con questi animaletti. Ma si intende anche il cinghiale. Il Dogo è stato selezionato di colore bianco NON per fare pendant col divano di casa, ma per poter essere distinto senza tema di errore nelle fasi più concitate della caza mayor, quando la selvaggina non è che stia proprio lì a farsi sbranare serenamente dai cani, ma lotta con tutte le sue forze finché non arriva l’uomo a finirla, appunto con pugnali e affini. […] E’ un cane riservato, tranquillo, affettuosissimo con i suoi familiari, dolcissimo e molto protettivo con i “suoi” bambini, molto tollerante anche con i bambini estranei.
    Gli estranei adulti, invece, li guarda dall’alto in basso, con l’aria di pensare: “Ma tu guarda con che plebaglia mi tocca rapportarmi”. Però non se li mangia.
    Se invece di un umano il Dogo incontra un umano-con-cane-piccolo, l’atteggiamento sarà molto simile: “Tzè, plebaglia”. Annusatina di rito e poi disinteresse totale: proprio cagato zero.
    Se incontra un umano-con-cane-grosso, il Dogo si domanda: “Questo che vorrà?”
    Se l’altro non vuole la rissa, ma vuole fare amicizia, nove volte su dieci succede che il Dogo accetta di farla (specie se l’altro si sottomette subito). Se l’altro cerca la rissa, garantito che la trova. E lì son cavoli amari, perchè tra le millemila razze che sono servite a fare il Dogo ce n’erano alcune da combattimento (e il Dogo lo SA!). In generale, comunque, una volta stabilito chi comanda il Dogo può vivere anche con altri cani. Non per niente è stato selezionato per cacciare in branco e non da solo: e se i cani passassero il loro tempo ad accapigliarsi tra loro, il cinghiale farebbe in tempo ad arrivare in Perù.
    Insomma, niente killer e niente macchina da guerra: solo un molosso di taglia ragguardevole, che come tale avrebbe bisogno di umani dalla ragguardevole intelligenza (ma questo vale un po’ per tutti i cani, a dire il vero).
    […] Chi vuole un Dogo argentino per farne un cane da combattimento è un criminale da galera: chi lo vuole per farne un cane da rissa che “si mangia in un boccone tutti i cani che incontra” è un idiota.
    Chiunque altro, socializzando a dovere il suo cucciolo, potrà godersi un cane giocherellone, simpatico e capace di convivere con chiunque, umani e animali.”
    (qui la fonte: http://www.tipresentoilcane.com/2011/07/02/il-vero-standard-del-dogo-argentino/)

    Con questo non voglio dire che le persone che hai descritto nell’articolo non sia degli emeriti idioti. Ma va da sé che molte cose le ho trovate false, figlie di pregiudizi, e spero di essere riuscita a spiegarti il perché in maniera molto più chiara. Mi piace discutere, se la discussione è effettivamente utile e non fine a se stessa, e spero di averti chiarito le idee in merito a due razze splendide che una sbagliata opinione comune definisce come pericolose, aggressive e mordaci.
    Per inciso, resto dell’idea che la tizia del bar – involontariamente, per carità – sia l’ennesima conferma del fatto che la gente se la cerca. Il padrone deve essere responsabile per il suo cane, non ci piove, ma anche chi gli sta attorno deve avere un minimo di buon senso e attenzione. Non è che tutti gli altri sono da de-responsabilizzare a prescindere perché non è un problema loro, è un discorso che non sta né in cielo né in terra. Pensa se questo discorso venisse applicato anche tra esseri umani, vorrebbe dire essere legittimati a fare del male agli altri perché sono loro a dover stare attenti a non farsi far male. Ma che roba è? Per cortesia.

    Nella speranza che un cane non mi morda tanto presto (e se mai dovesse capitare, mona io che ho fatto una cazzata), buona giornata 🙂

  7. Ila

    21 novembre

    Mia carissima,

    non capisco perché tu sia così tacchente su un qualcosa che non ho scritto.

    Sono cresciuta con minimo tre cani grossi in casa, le cose sui pitt-bull e sui doghi ecc. le so bene e so come approcciarmi a un cane.

    Nell’articolo parlo di determinate razze perché solo determinate razze, diciamo piuttosto reattive, sono oggi aimè considerate fashion e vengono messe in mostra in circostanze sbagliate, come l’aperitivo.

    Tu scrivi “resto dell’idea che la tizia del bar – involontariamente, per carità – sia l’ennesima conferma del fatto che la gente se la cerca. Il padrone deve essere responsabile per il suo cane, non ci piove, ma anche chi gli sta attorno deve avere un minimo di buon senso e attenzione”.

    Forse non frequenti i pub o i bar in certi orari. Ci sono delle volte in cui devi sgomitare per arrivare al bancone, tanta è la calca. Ora. Secondo te uno pesta la coda al cane volontariamente? Non credo proprio. Semplicemente uno non guarda a terra, molto spesso perché neanche ci riesce e perché a mezzanotte di un sabato sera neanche sospetta ci possano esser cani e code in un locale zeppo di caos. Ripeto, quello che sbaglia è il padrone.

    Dici anche che molte cose le hai trovate figlie di pregiudizi.Sei proprio sicura di non essere arroccata su posizioni idealiste che ti impediscono di leggere quello che ho realmente scritto?

    Sai, io la penso esattamente come te, in linea di principio.
    La realtà però, a mio avviso, è molto più complessa, non ho fatto altro che registrare un costume che si sta diffondendo e che per quanto mi riguarda è molto fastidioso. E che io vivo in prima persona, zero pregiudizi.

    Non credo proprio che tutti i cani che mordono siano serial killer, come non sono convinta che tutta la gente morsa da un cane appartenga a un branco di “mona” sconsiderati.

    Il cane che mi ha aggredito (in circostanze non sospette, con approccio tranquillo) poi ha attaccato molta altra gente. Nel momento in cui vivi un’esperienza del genere diventi tu stessa una padrona molto più attenta e responsabile e pretendi la stessa cura e attenzione anche da parte degli altri.

    ciao
    Ila

    Se in caso vuoi continuare la discussione ti lascio la mail 😉

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