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A quanto pare, la primavera è di nuovo alle porte. Se non riuscite a vederlo affacciandovi dalle finestre delle vostre case o odorando l’aria, sono certa che presto il supposto clima di rinascita e rinnovamento raggiungerà almeno le vostre mutande. Ciò potrà avere conseguenze positive (cosa che vi auguro), nel caso in cui ci siano persone disposte a concupirvi, avendo ovviamente cura di darvi la soddisfazione che meritate. Non è però da escludere che le suddette persone manchino, magari non tanto per carenza di desiderio nei vostri confronti, quanto piuttosto perché voi avete degli standard elevati, cosa che capisco perfettamente.
Quando frequentavo la seconda superiore nel mio ridente Istituto Cattolico, venne il giorno in cui una delle mie compagne di classe, nello spogliatoio di educazione fisica, mi lanciò un’occhiata molesta e disse: “Margherita! Non avevo mai notato le tue tette! Sono enormi (cosa falsa, n.d.r)! Devi smetterla di nasconderle sotto quei vestiti deformi, così tutti i ragazzi ti verranno dietro”.
La mia immediata reazione fu di terrore assoluto. Mi pare di ricordare che non dissi nulla, limitandomi a fare la solita figura della gran sfigata. Ma d’altronde cosa avrei potuto rispondere?
“Grazie per aver appena detto che le mie tette sono la parte migliore di me”.
“Grazie per avermi messa in imbarazzo davanti a tutte le colleghe, quando sai benissimo che tendo a implodere se l’attenzione generale è concentrata su di me”.
“Grazie per aver implicato che io possa essere interessata a ragazzi attratti solo dalle mie tette e non da quello che ci sta attorno, tipo il mio cervello”.
Quindi, sì, ero una gran sfigata, ma avevo degli standard, per altro neanche molto elevati. Per sedurmi sarebbe stato sufficiente sputacchiare due o tre parole chiave, come “Morrissey”, “desolazione” o “Kurt Vonnegut”.

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Durante quell’orripilante periodo della mia vita, la primavera aveva inevitabilmente un retrogusto crudele. I piccioni tubavano voraci sulle grondaie della mia scuola, e le compagne più disinibite raccontavano di aver “quasi scopato” con dei tizi probabilmente osceni. Le uniche persone che conoscevo che non sembravano perennemente a caccia di esseri umani da concupire e/o amare (non necessariamente in quest’ordine) facevano parte del Team dei Seminaristi, ma anche in questo caso c’erano delle eccezioni, e poi sono abbastanza convinta che i pochi puri e casti nello spirito fossero abili attori. Era, insomma, un periodo di merda, durante il quale la mia strategia consisteva nel vestirmi coerentemente con i miei gusti musicali, con la speranza che qualcun* con quegli stessi gusti musicali cogliesse il riferimento e fosse dunque dispost* a spogliarmi.
So che mi potete capire.

Il tema di questo mese, per chi di voi non avesse letto in alto a destra, è caccia. Ecco perché vi ho appena presentato questi raccapriccianti scorci sul mio passato di fallimentare cacciatrice di compagnia carnale. Per le prossime settimane abbiamo parecchio materiale succoso in serbo per voi: interviste colme di saggezza, storie di vita che vi faranno venire seri dubbi su ogni singola cosa che credete vera e assoluta, e soprattutto un bel po’ di articoli su cose che sono diventate oggetto di caccia da parte nostra (cose dimenticate, cose rare, cose pregevoli).

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