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Le cose che ci sono piaciute di più nel 2013, pt. ...

Le cose che ci sono piaciute di più nel 2013, pt. 5

Days are gone delle Haim
haim-days-are-gonedi Veronica Tosetti – Quando ti ricapita di trovare un gruppo rock composto da tre sorelle, vagamente maliarde, dalle lunghe chiome? Days are gone, uscito a ottobre, è un album che ha convinto critica e pubblico: le Haim mescolano abilmente sonorità indie-rock al soul, risultando in un pop di tutto rispetto. Divorato.

 

Couchsurfing
couchsurfing_logodi Martina Del Romano – Per chi fosse nuovo al termine, Couchsurfing.org è un meraviglioso sito dove l’insperato succede: persone in giro per il mondo mettono a disposizione il proprio divano (o pavimento) e aprono la propria casa a perfetti sconosciuti in cambio di… beh, niente, materialmente parlando almeno. La moneta di scambio su couchsurfing è in realtà la più bella: la propria storia. Io ti dico la mia se tu mi dici la tua. Uno scambio di storie ed esperienze, di divani, cibi, consigli e idee sulla vita, l’universo e tutto quanto. Il modo perfetto di viaggiare, anche in solitaria, senza essere mai davvero soli e senza spendere un centesimo. Dopo aver ospitato persone delle più disparate nazionalità ed essere stata ospitata a mia volta, posso dire onestamente che il mondo non è così pieno di brutte persone come pensiamo a volte. Anzi.

Jiro-Dreams-of-SushiJiro Dreams of Sushi
di Margherita Ferrari — Chi mi conosce bene sa che sono un’avida consumatrice di reality tv e documentari sull’arte culinaria. Nonostante non abbia mai mangiato cinghiale o una ciotola di phở in vita mia, traggo grande gioia dal guardarne la preparazione sullo schermo del mio portatile. Che il mio sia un caso di dipendenza dal food porn mi pare abbastanza innegabile, fatto che sta indugiandovi mi sono trovata a guardare parecchi documentari di gran pregio.
Jiro Dreams of Sushi di David Gelb è uno di questi. La pellicola racconta la storia di Jiro Ono, uno dei maestri dell’arte della preparazione del sushi, e della sua attività commerciale. Si tratta di un film che tocca indirettamente temi come il sistema patriarcale giapponese, i meccanismi di globalizzazione culinaria e il rapporto tra affetti familiari e lavoro.

The Hunger Games: Catching Fire
Capitol-Portraits-The-Hunger-Games-Catching-Firedi Sofia Guiotto – Ho aspettato questo film per 2 anni e ne è valsa completamente la pena. Attori immensi (Jennifer Lawrence, ti amo forever), costumi da perdere il fiato, scenografie affascinanti e una storia che riesce sempre a rimanere con il fiato sospeso, nonostante la lunghezza della pellicola. Questo è uno di quei film che mi ricorda perché voglio lavorare nel mondo del cinema.

Concerto di Amanda Palmer a Milano
amanda-palmerdi Marta Magni – Il momento più bello del concerto di Amanda Palmer non ha avuto a che fare con la musica. “La cosa bella di Miley Cyrus” ha esordito – e un paio di fischi si sono levati al nome di Miley – “è che donne in tutto il mondo ora stanno parlando di femminismo”. E giù applausi. E una performance che dire trascinante è dir poco. Grazie Amanda, per avermi ricordato quanto è bello andare ad un concerto quando chi sta sul palco ha affettivamente voglia di suonare, e per aver chiuso con una versione di Hallelujah che se ci penso mi vengono ancora i brividi.

Vellutata di verdure
vellutatedi Marta Corato – Fino a qualche anno fa, odiavo le verdure e non le avrei mai mangiate. Obbligandomi a ingurgitarle, ho cominciato ad apprezzare alcune cose. Mai mi sarei immaginata di diventare una fissata delle vellutate (con grande sconforto del mio ragazzo, che le odia) con il frigo pieno di tupperware di zuppine varie. La mia preferita rimarrà per sempre la vellutata ai porri.

Andare in piscina
Swimming-Pool-by-Rufino-Uribe-via-Wikimedia-Commonsdi Caterina Ghobert – Al sesto trasloco nel giro di due anni, la mia povera schiena da giovane vecchia ha iniziato a chiedere pietà. Anche il cervello si è associato a questa richiesta. Così per fuggire alle infinite sessioni delle coinquiline di Farma, la versione serbo-bosniaca della fattoria, allo smog che imperversa e forse anche un pochino da me stessa, ho (ri)scoperto il piacere della piscina. Vuoi che qui costa proprio poco, vuoi che gli unici a frequentarla oltre la sottoscritta sono i giocatori di pallanuoto che si allenano, vuoi che è così vicina a casa, la piscina è diventata la mia salvezza. La cosa bella di quest’anno infausto.

Le opere di Gaudì
di Silvia Lanotte – Palau Guell facciataQuest’estate a Barcellona mi sono ri-innamorata dell’arte liberty, in Spagna chiamata Modernismo. Il più importante esponente di questa corrente è Antoni Gaudì, di cui ho adorato qualsiasi cosa abbia progettato. Del resto uno che disegna case apposta per far sentire gli abitanti in mezzo al mare o nel ventre di un drago non è forse una persona meravigliosa? Gaudì si occupava di ogni minimo particolare negli edifici che costruiva, tanto che a Casa Batllò gli appartamenti sono distinti da lettere di un alfabeto da lui stesso inventato per l’occasione. Se andate nella città catalana, oltre alle più famose Pedrera e Casa Batllò, visitate anche il Palau Guell: era la residenza di Eugène Guell, il mecenate di Gaudì, nonché il mio casa mia non appena avrò qualche milione di euro in banca.

La salopette
Salopette-e1355733385780di Veronica Vituzzi — Quest’anno sono finita a Londra portandomi dietro una valigia di vestitini ad Agosto. Dopo una settimana strisciavo da Primark tremante per comprare qualcosa di caldo ed è lì che ho scoperto il capo dell’anno: la salopette. Non la mettevo da quando avevo due anni e probabilmente non è considerata canonicamente sexy quando messa addosso a una persona sotto il metro e sessanta che pesa più di settanta kg – la sottoscritta – ma è la cosa più comoda che esista, riciclabile anche come pigiama in inverno. E con un cappello di paglia in testa l’effetto bucolico è assicurato.

Of Monsters And Men in concerto
ofmonstersdi Caterina Bonetti – Sono arrivata all’Estragon di Bologna che faceva un freddo siberiano. Non c’era molta ressa all’ingresso e, a dirla tutta, nemmeno nel locale, ma da subito mi ha colpito il pubblico eterogeneo. Guardo sempre i concerti dalle retrovie perché, essendo alta un metro e un tappo, in mezzo alla calca non vedrei nulla. In fondo al salone si aggiravano ragazzi giovanissimi, finti-giovani come la sottoscritta, e adulti maturi (alcuni anche molto maturi). Un clima calmo, quasi dimesso, che è cambiato non appena i musicisti sono saliti sul palco. Una cavalcata di un’ora e mezza di musica (bellissima e ancora più emozionante live), durante la quale tutto il pubblico ha partecipato con calore. Non si sono risparmiati e hanno percorso tutto l’album inserendo anche le due canzoni non presenti nell’edizione italiana. Commozione vera. Pregio assoluto.

Eddie Campbell
EddieTalking3di Valeria Righele Eddie è un fumettista di origine scozzese, poi migrato in Australia con la moglie (da cui ora si è separato) e i figli, autore di libri matti come Alec (che ha come protagonista il suo alterego Alec MacGarry, e consta di 600 pagine e rotti), Bacchus e From Hell (assieme ad Alan Moore). È venuto in Italia in aprile, in occasione della fiera del fumetto di Torino. Ho seguito la sua permanenza qui, assistendolo durante la sessione firme e traducendo le sue conversazioni con i fan/i curiosi che passavano allo stand. Dotato di uno humour e un fascino che io imputo in parte alla sua provenienza regnounitaria, in parte alla sua età (58 anni), Eddie è stato il primo autore di fumetti straniero che io abbia mai conosciuto “dal vero” e con cui ho fatto amicizia. Gli sto facendo pubblicità? Sì. Se vi fidate di me, procuratevi i suoi libri perché meritano.

 

MUBI (mubi.com)
10di Chiara Puntil — MUBI è un sito/social network che per due sterline al mese vi propone un film nuovo ogni giorno, dandovi trenta giorni per guardarlo. Ogni giorno potete quindi scegliere fra trenta film diversi (dopo trenta giorni i film scadono). Trovo che la selezione di film sia davvero interessante, trattandosi spesso di film poco conosciuti, poco distribuiti o difficili da reperire. A volte ci sono anche classici (tipo Rocco e i suoi fratelli di Visconti e La Notte di Antonioni). Se anche voi siete perennemente indecisi su che film guardare, posso garantire che restringere la scelta a trenta vi aiuterà parecchio; l’unico problema che ho riscontrato è la mancanza di tempo per vedere tutti i film che vorrei. Per il resto, lo consiglio moltissimo, specialmente da quando hanno mandato in onda La Antena, film argentino che amo moltissimo e che purtroppo è sconosciuto ai più.


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