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Le cose che ci sono piaciute di più nel 2013, pt. ...

Le cose che ci sono piaciute di più nel 2013, pt. 4

Cat Power live (Luglio 2013, Milano)
Cat Powerdi Tarin Nurchis — Anni di devozione, ore spese ad ascoltare la sua musica ed i suoi album. Più altre ore spese a sfogliare booklet, a leggere testi, articoli, libri biografici; più altre ore ancora a cercare riproduzioni a bassissima fedeltà china sulla mia chitarra. Fino a quando, dieci anni dopo, in un giorno d’estate, finalmente Chan Marshall è davanti a me. Su un palcoscenico solido e verosimile, distante solo pochi metri. È quello che si chiama sfondare una porta aperta, lo so. Ma lo stesso. La sua voce, la sua presenza. Quel miscuglio di grazia e goffaggine. Quei gesti incomprensibili che la proiettano in un mondo parallelo e, subito dopo, senza che te l’aspetti, quei sorrisi larghi e disarmanti che scavalcano le transenne, e anche tutto il resto. È bello essere grati a se stessi.

Esposizione temporanea David Bowie is, Londra
David Bowie isdi Marta Magni – Avete presente quando spendete circa 8 euro per una mostra, entrate pieni di aspettative e uscite dopo una mezz’oretta molto molto tristi e molto molto delusi? Ecco, non questa mostra qui.
Primo perché la sua visione durava ben oltre la mezz’ora, secondo perché ogni sala grondava così tanto amore e dedizione che era impossibile non restarne coinvolti. C’era tutta la vita di Bowie, partendo dall’esordio come principiante assoluto per arrivare alle cose immediatamente odierne. Costumi, quintali di musica, fiumi di lacrime e una bellissima giornata londinese immersa nel sole.
Ha completamente rivoluzionato il mio concetto di “mostra d’arte” ed ora nulla sarà più come prima.

Tumblr
di Chiara B. – Sono in ritardo, sì, lo so. Ma io Tumblr l’ho scoperto solo quest’anno e ancora non mi sono ripresa. Dopo Splinder non credevo che avrei mai più affidato una qualche proiezione di me a uno spazio virtuale, e Facebook mi aveva già tolto tutta la voglia che credevo di avere di social network. Tumblr, però, unisce un sano disinteresse per la vita reale dei suoi utenti – che faccia hanno, dove vanno la sera, cosa diavolo hanno mangiato oggi – a una stupefacente predisposizione a diffondere contenuti pregevoli. Il risultato è che la fascia oraria delle Bermuda (copyright Zerocalcare) è sempre più drammaticamente lunga, per me, però invece di cliccare compulsivamente “aggiorna” su pagine dalla qualità dubbia mi ritrovo a leggere riflessioni sui ruoli di genere, a scorrere immagini di corpi bellissimi in quanto non convenzionali, a decostruire i cliché narrativi dei film hollywoodiani, a sentirmi stranamente accolta dalle parole di molti sconosciuti. (Come? Se uso Tumblr anche per fare fangirling estremo attorno ai film più scemi? Ma naturalmente no! *Si dilegua nella nebbia.*)

Right Thoughts, Right Words, Right Action dei Franz Ferdinand
franz_ferdinanddi Bianca Bonollo — Sono tornati! I nostri amici Franz ci hanno regalato un altro bell’album. Anche se non sono mancate recensioni positive, non si è parlato molto di questo disco. Malgrado l’opinione dei soliti snob, sempre e comunque riassumibile in “l’unico che vale è il primo album”, si tratta di un bell’episodio per il gruppo di Glasgow. Da ascoltare aspettando di vederli dal vivo (se avete visto qualche loro concerto, saprete già che i loro live sono una bomba). Sbav!

La cucina filippina
imgdi Caterina Bonetti – Il ristorante cinese è ormai un must delle serate “poca spesa molta resa”, il sushi è stato ampiamente sdoganato in ogni sua versione, l’indiano rimane una scelta un po’ più elitaria, ma credo che l’oriente abbia ancora molto da darci. La cucina filippina è davvero qualcosa da valorizzare gastronomicamente. Dagli spaghetti saltati con le verdure agli involtini speziati, dai rotoli a base di carne (il cui unico difetto – per me che sono intollerante – è la copiosa dose di aglio), al favoloso dolce al latte di cocco con pezzi di gelatina fruttata, i filippini hanno conquistato il mio stomaco. Peccato che sia difficile poter trovare ristoranti di cucina filippina, davvero peccato.

Orange is the New Black
urldi Marta Conte – Visto il successo riscontrato, confido che questo show non abbia bisogno di ulteriore pubblicità. Tuttavia, essendo che stiamo ricapitolando tutte le cose belle che ci tengono in vita nonostante tutti i nonostante, OITNB non poteva mancare all’appello. Questo show è un tripudio di girl power, in nessun modo che possa sembrare ovvio o scontato. Il girl power non è presente sotto forma di eroina bianca che combatte per i diritti di chissà quale nobile causa. Non è neanche una lesbica che rimane fedele a se stessa nonostante le avversità, e alla fine ottiene la ragazza. Ma, capiamoci, nel telefilm ci sono sia donne bianche che donne lesbiche. Il punto è che non è questo il punto. Non è questo ciò che le definisce, o le caratterizza. In breve, quando parlo di girl power intrinseco intendo dire che le donne sono protagoniste indiscusse non solo in termine di cast, ma anche nel senso che vengono mostrate come persone, nei loro pregi e difetti. Il tutto sapientemente inserito in un contesto che dipinge un comico ritratto sociale delle diverse culture che popolano l’America, accentuandone le caratteristiche per riderne con i personaggi. Un toccasana per il buon umore, intelligentemente esilarante.

Pedicure anche d’inverno
Feetdi Chiara Puntil — Non amo molto i miei piedi e per questo li tengo nascosti quasi tutto l’anno; in estate, invece di nasconderli, mi dipingo sempre le unghie con qualche colore vivace, sperando che la gente si soffermi sul colore piuttosto che sulla “buffa” forma dei miei alluci. Quest’anno, complici le vacanze molto tardive, mi sono ritrovata a metà ottobre con le unghie dei piedi color geranio. La cosa mi ha messo allegria, ed ho deciso di continuare a dipingermi le unghie anche in inverno. Devo dire che il mio umore mattutino migliora – non di molto, ma migliora – alla vista delle mie unghie rosse, un souvenir delle vacanze che rende l’inverno un po’ meno arduo.

Instruments Of Darkness di Imogen Robertson
9780755348411di Marta Corato – Primo di una serie con gli stessi protagonisti. Nel Sussex del 1780, il misterioso Gabriel Crowther e la gentildonna locale Harriet Westerman si trovano a investigare una serie di delitti commessi nel villaggio dove vivono. La trama vi terrà svegli di notte, ma lo farà anche l’amore imperituro che proverete per Harriet.

 

 

 

Selfie senza pietà
di Veronica Tosetti – Ho un problema con le macchine fotografiche: non appena ne percepisco la presenza la mia faccia assume una rigidità innaturale. Non essendo quindi un soggetto facile, ho bisogno di consolare la mia vanità scattandomi foto davanti al pc (luogo che frequento spesso e volentieri) e immortalarmi senza pudore alcuno in pose ridicole. Della serie: dai anche tu un senso alla tua webcam integrata.

The Puppini Sisters
Puppini_Xmas_coverdi Margherita Brambilla – Un bel dì un amico mi mandò il link di un video in cui c’erano tre ragazze che cantavano come se fossero nel 1940. M’innamorai. A quel punto la risposta a “Fanno un concerto a Milano, andiamo a vederle?” poteva essere solo sì. Che dire? Non saprei. Sono bravissime, ascoltatele. In più grazie a loro ho trovato l’alternativa femminile a quel mostruoso motto che è “bros before hoes”, un’alternativa che non solo spazza i pregiudizi sull’impossibilità della lealtà femminile ma non è nemmeno iniqua come il motto maschile.
“Lord help the mister who comes between me and my sister
And lord help the sister, who comes between me and my man”

Thai Park
thaipark2di Anita Richelli – Questa estate, in quelle due settimane in cui fu effettivamente possibile godersi una giornata all’aperto (ok, forse sto un po’ esagerando), la mia amica Rachel ci propose un pic nic questo posto dal nome mai sentito. Perché infatti il nome del parco è Preußenpark e la fermata della metro è Fehrbelliner Platz, luogo che per me significa solo “umsteigen” (ovvero scendere e cambiare metro) per andare all’università. Invece scoprimmo un posto meraviglioso, pieno di ombrelloni e teli sparsi sul parco dal quale era possibile comprare cibo thailandese cucinato sul momento da mani sapienti. Tutto genuino e anche un po’ illegale.
La cosa buffa è che questo luogo si trovava a pochi passi dalla mia prima abitazione berlinese, nei paraggi della quale non mi ero mai addentrata, per immotivato snobismo. Quindi Berlino continua a ripetermi la stessa cosa: il nuovo è dove meno te lo aspetti.

Laurence Anyways di Xavier Dolan
affiche_bigdi Martina Del Romano – Scoprire Xavier Dolan è stata una fortunata coincidenza. Il giovanissimo (e geniale) regista canadese di questo film, lo stesso di Les amours imaginaires e J’ai tué ma mère, supera sé stesso e crea un capolavoro che sfugge da qualsiasi etichetta di genere gli si voglia dare. Descrivere Laurence Anyways come un film queer, la cui protagonista è una transessuale (mtf) sarebbe estremamente riduttivo. Vera protagonista di questo film è la storia d’amore fra Laurence e Fred, un amore così intenso da diventare tossico, un amore che va oltre il sesso e il genere e che tuttavia ha dei limiti propri, insiti al suo interno, che non possono essere semplicemente scavalcati. Il film, come tutti quelli di Dolan a mio parere (e forse anche di più) è esteticamente meraviglioso: una fotografia eccezionale, neanche un’inquadratura sprecata, dei colori tenui e vivaci al tempo stesso, un linguaggio visivamente metaforico che a volte sfocia nell’assurdo e che nonostante tutto risulta d’immediato impatto sullo spettatore. Ha segnato la svolta nel mio modo di apprezzare e guardare il cinema.


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