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Cavare gli occhi alla persona che aveva osato scag...

Cavare gli occhi alla persona che aveva osato scagliare contro di me la sua definizione egocentrica e brutale di bellezza

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La consultazione di artefatti elaborati da attivist* impegnat* nella prevenzione della violenza sessuale ha fatto sì che un imperativo si sedimentasse in me: ascolta la voce della tua saggezza matrilineare; trust your guts.

È una sensazione difficile da descrive.
Percepire la minaccia nell’aria prima che si manifesti, visualizzarla con chiarezza, per poi osservarla dispiegarsi esattamente come si era sentito che si sarebbe dispiegata.

Qualche sera fa stavo tornando verso casa, quando l’ho odorata lungo la principale via del centro storico di Trento. Prima che l’aria si facesse pesante e vischiosa, ero quieta. Pensavo con soddisfazione alla serata trascorsa suonando con i miei amici, al modo in cui ero riuscita ad espormi senza vergogna.
La comparsa della minaccia mi ha bruscamente strappata alla contemplazione del modo in cui ero stata fino a qualche minuto prima. Mi ha costretta a tornare animale selvatico e diffidente.

Ho dapprima visto tre ragazzi che avranno avuto più o meno della mia età. Li ho riconosciuti come ubriachi e molesti senza sentirli, vedendoli solo di spalle. Camminavano molto lentamente, per cui sapevo che di lì a poco mi avrebbero registrata nel loro campo visivo. Ho valutato la possibilità di cambiare strada ma, dato che in lontananza avevo scorto un altro gruppo di persone, ho proseguito circospetta, senza guardarli.
Non appena mi hanno vista, uno di loro mi si è avvicinato e ha cominciato a parlarmi. Anche se mi ero detta di ignorarli, mi sono tolta le cuffie per sentirlo, mossa dalla paura che il mio rifiuto di prestargli orecchio potesse peggiorare la situazione, dato che mi si era avvinato così tanto.
Mi ha chiesto dove stavo andando e poi perché stavo andando a casa.
Gli ho risposto nel modo più neutro possibile, implicando che volevo essere lasciata in pace.
Solo allora ci siamo guardati in faccia. Ho visto i suoi occhi liquidi e la smorfia che si stava formando sul suo viso. In quel momento ho pensato agli altri due ragazzi, che non avevo il coraggio di mettere a fuoco, e che rimanevano in silenzio, sullo sfondo.

Ciò che mi è stato detto allora:
“Beh, in realtà non sei neanche così carina, ma se vuoi possiamo andare a bere da qualche parte”.

Due giorni dopo, quando ho raccontato ciò che mi era successo alla mia coinquilina Pamela, ho messo in disordine la sequenza dei miei moti interiori e di ciò che ho effettivamente fatto.
Le ho detto della rabbia e del disprezzo che mi hanno assalita, e del modo in cui in essi ho trovato la forza per estrarmi dalla situazione mandando quel ragazzo affanculo, rimettendomi le cuffie, e accelerando il passo. Le ho detto di quanto avevo desiderato di cavargli gli occhi, di come mi ero immaginata intenta a farlo con un coltellino svizzero. Le ho detto quanto detestavo l’idea di essere stata scossa dall’esperienza, quand’era evidente che quel ragazzo l’aveva archiviata in contemporanea con la mia scomparsa dal suo campo visivo.
Poi Pamela ed io abbiamo parlato dei modi in cui incontri con uomini molesti hanno contribuito a plasmare lo stile con cui ci spostiamo, ci vestiamo e ci sentiamo quando siamo sole per strada.

In un certo senso è vero che non è successo niente quella sera, perché nessuno mi ha toccata, nessuno mi ha seguita. Eppure quell’incontro è stato violento sul mio corpo. È stato doloroso e traumatico.
Se sono riuscita a reagire in quel modo, ad andarmene dando l’impressione di non essere stata scalfita neanche per un secondo da ciò che mi è stato detto, è solo perché ho dedicato tantissime energie e tempo a fortificare la rappresentazione positiva che ho di me stessa. Anche se in quei momenti ho sentito che stavo correndo il rischio di crollare, anche se sono stata attraversata da un’enorme ondata di sconforto nel momento in cui è stato fatto un commento sul mio aspetto fisico, ho agito fingendo che ciò non stesse accadendo.
Mi è capitato un sacco di volte di essere apostrofata con aggettivi che mettevano in dubbio la mia bellezza e la mia moralità, solo perché non ero stata affabile e senziente. Sono cose che succedono di continuo; sono il pane quotidiano di moltissime ragazze, al punto che c’è chi arriva a dire di averci fatto l’abitudine.

I corpi delle ragazze, i corpi delle donne diventano spesso oggetto di discussione come se non appartenessero a nessuno in particolare. Vengono giudicati con eguale crudeltà indipendentemente che il loro aspetto sia modificabile o meno dalle dirette interessate. Si attacca con identica forza la ragazza grassa e la ragazza con il trucco “troppo pesante”.
La scorsa estate un sacco di ragazzi si sono sentiti in diritto di venire a dirmi in faccia che trovavano poco desiderabile o semplicemente orribile l’idea di una ragazza con le gambe non depilate, dato che avevano letto o sentito parlare del mio articolo su questo tema. Me l’hanno detto in faccia come se la loro opinione dovesse contare a tal punto da spingermi a cambiare idea, a rivalutare la mia tesi secondo la quale siamo noi a doverci sentire bene con il nostro corpo, e non gli altri. Me l’hanno detto in faccia sapendo benissimo che in quel momento le mie gambe non erano depilate.

Viene sempre dato per scontato che io sia forte, che sia accettabile dare ad intendere che le mie scelte mi rendono brutta e poco desiderabile. Si parla implicitamente ed esplicitamente del mio corpo come se non mi appartenesse, ma al contempo come se fosse mio dovere adattarlo ai capricci degli altri.
Viene dato per scontato che, a differenza delle “ragazze deboli”, io non abbia passato anni a detestare il mio aspetto, a sentirmi da meno, a desiderare di essere più magra, più simile alle ragazze che ricevevano complimenti sul loro corpo, mentre io al massimo venivo sfottuta per come mi vestivo.
Viene dato per scontato che non abbia mai avuto problemi con l’alimentazione. Viene dato per scontato che il mio corpo non porti i segni del periodo in cui avevo perso la capacità di mangiare con innocenza, e che questi segni non siano ancora vivi su di me.

Quando quel ragazzo ha reagito al mio rifiuto usando un insulto per deprezzarmi e sminuirmi, la prima sensazione che ho provato è stata equivalente ad un salto indietro nel tempo. Sono tornata a sentire, anche se solo per pochi istanti, tutto il disprezzo che rivolgevo a me stessa. Sono tornata a vedere il mio corpo come se non mi appartenesse, e come se fosse mio compito correggerlo.
Non sono ancora riuscita a trovare un modo per fermare questi flashback, perché non sono così forte da ignorare del tutto i commenti negativi sul mio aspetto fisico.
So che li devo ignorare. Razionalmente mi dico di farlo e razionalmente sono riuscita ad intervenire sul mio corpo e la mia autostima in un modo che ha modificato in modo radicale la mia idea di bellezza, fino a renderla molto più inclusiva e relativamente scevra da ansie. Ma ciò non significa che io non sia suscettibile a ciò che mi viene detto – anche se a dirmelo sono persone di cui non mi interessa niente, anche persone orribili come il ragazzo che ho incontrato per strada – o alle situazioni che mi trovo a vivere.

La violenza sta nel modo in cui apprendiamo il concetto di bellezza.
La violenza sta nella sua definizione limitata, pensata per strutturare gerarchie ed escludere.
La violenza sta nel modo in cui viene continuamente negato il diritto di presentare il proprio corpo secondo modalità che implicano una critica all’idea di bellezza che viene calata su di noi.
La violenza sta nelle condizioni che fanno sì che una persona che sfidi apertamente i canoni estetici dominanti, nella migliore delle ipotesi, sia chiamata coraggiosa.

La violenza sta nel fatto che io sia costretta a scrivere di quello che mi è successo per esorcizzarlo.
La violenza sta nel fatto che io abbia raccontato questa cosa solo ad alcune persone, per timore di come mi sarei potuta sentire ascoltando le imbarazzate risposte di chi non è abituato a mettere in discussione il concetto di bellezza.

Quando mi sono rimessa le cuffie, lasciandomi alle spalle quel ragazzo, la prima cosa che ho sentito è stata l’incipit del secondo verso di Three Peaches, una canzone del primo album dei Neutral Milk Hotel.

And you seem so bruised and it’s beautiful
As it’s reflecting off from you as it shines
And you’re in the bathroom carving holiday designs into yourself
Hoping no one will find you but they found you
And they took you
And you somehow survived

È stato allora che ho immaginato di tornare indietro e cavare gli occhi alla persona che aveva osato scagliare contro di me la sua definizione egocentrica e brutale di bellezza, così che anche il suo corpo fosse marchiato, così che anche lui potesse godere del privilegio di passarsi le dita sulla pelle e sentirla coperta da cicatrici, così anche lui potesse avere il piacere di ricordarsi di me, così come io mi ricorderò di lui fino all’ultimo giorno in cui avrò memoria.

(nella foto: il vestito che indossavo la sera dei fatti che ho raccontato e uno dei miei angoli del conforto)


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  1. Vicky

    5 giugno

    penso che purtroppo spesso le persone non pensino abbastanza alle conseguenze delle proprie azioni e a come fanno sentire le persone.. la cosa che mi fa tramutare in un bufalo inferocito è quando qualcuno dice che le ragazze dovrebbero sentirsi lusingate dai commenti e dagli apprezzamenti che ricevono anche se questi sono somministrati da ubriachi per strada ecc ecc senza rilevare la differenza tra un complimento sentito e un commento fatto spesso solo per bulleggiarsi con gli amici.. ecco poi che rabbia mi fa pensare a quanto ci vengano inculcate delle idee esclusive invece che il più possibile inclusive e tutta la fatica che ho dovuto fare per liberarmene..
    sì vabbè non si capisce niente, scusate ma in questo momento non sono in grado di scrivere nulla di più articolato, in ogni caso volevo solo dire che la toppa sul vestito è bellissima ma poi mi dispiaceva non dire niente sull’articolo, molto bello anch’esso, si potrebbero scrivere tomi e tomi sull’argomento, uno almeno da dedicare esclusivamente alle bestemmie..

  2. Paolo1984

    6 giugno

    è lecito che ognuno abbia dei gusti estetici, è lecito che esistano canoni estetici maschili e femminili (ma è bene che diventino sempre più inclusivi)è lecito e giusto anche curare il nostro aspetto per stare bene non solo con noi stessi ma anche col prossimo (anche depilandosi se si ritiene) cosa che più o meno facciamo tutti, non solo le donne..non è lecito umiliare qualcuno solo perchè non è esteticamente gradevole..insomma se una persona trova poco desiderabile una ragazza dalle gambe pelose ne ha tutto il diritto così come un’altra ha tutto il diritto di adorarle..non ha il diritto di usare i suoi legittimi gusti come un’arma di offesa.

  3. Paolo1984

    6 giugno

    “anche depilandosi se si ritiene”

    e se non lo si ritiene va benissimo. Insomma se uno viene a dirti, sapendo che non sei depilata, che per lui trova orrende le ragazze non depilate è ovvio che vuole umiliarti, il mio consiglio è di dirgli di farsi gli affari suoi e che i suoi gusti pur legittimi non sono legge universale.

  4. Paolo1984

    6 giugno

    nessuno può prescindere dallo sguardo altrui ma è ingiusto umiliare una persona solo perchè non ci piace il suo aspetto fisico

  5. Ilaria

    6 giugno

    Allora, lasciamo un attimo perdere la molestia per strada con relativa paura, senso di ingiustizia ecc. e concentriamoci sul tuo punto (quello su cui focalizzi più l’attenzione in questo post), che è: hai ricevuto un commento negativo sul tuo aspetto fisico e ti sei sentita ferita.
    Razionalmente sai benissimo che il commento di un cretino per strada dovrebbe scivolarti addosso come acqua tiepida ma emotivamente ci rimani male. Il ragazzo ti ha detto così dopo che tu avevi già fatto chiaramente capire che “non ci stavi”. In quel momento potevi anche essere Belèn ma lui avrebbe fatto lo stesso quel commento, era solo la reazione al tuo rifiuto.
    Detto ciò, resta il fatto “politico” che tu sollevi, cioè il modo in cui in questa società si viene spesso giudicati in base al proprio aspetto fisico o alle scelte etiche/estetiche rispetto al proprio corpo (depilarsi o meno; essere grassi o magri ecc.). Lì, più che l’educazione, la riflessione sui mass media e sul loro potere e così via, c’è poco da fare, il mutamento saràb lento. Ma più di tutto conta l’esempio. Tu a volte vai nelle scuole, o comunque sei in giro, scrivi sul blog; sei un esempio. Una ragazzina ti vede, vede le tue gambe non depilate e il tuo trucco accurato, il tuo modo di indossare un abito, magari riconosce nel tuo sguardo o nei segni del tuo corpo la sua stessa sofferenza, un disagio che conosce. O navigando per caso arriverà qui o sul tuo blog e ti leggerà. Tu per lei sarai importante. Noi non sappiamo mai a chi cambieremo la vita a volte semplicemente essendo/mostrandoci come siamo. E’ quel che mi tiene a galla nei momenti in cui mi sento controcorrente e vado un po’ giù (a volte succede, come a te). Di fronte a questa ricchezza che porti con te, cosa conta il commento frustrato di un idiota? L’esempio è un modo (doloroso) di lottare contro questa e altre violenze, affinché quegli idioti diminuiscano, possibilmente, o non possano più fare tanto male perché si troveranno di fronte persone sicure di sé. Dici: non dovrebbe essere così, non dovrei essere “coraggiosa” perché non mi depilo o cose simili. Eh, ma è così, purtroppo questa realtà c’è.

  6. Paolo1984

    7 giugno

    “è lecito che esistano canoni estetici maschili e femminili (ma è bene che diventino sempre più inclusivi”

    poi certo dei canoni estetici con dei limiti esistono sempre come esistono in ogni cultura e in ogni epoca e ovviamente esistono i gusti estetici di ognuno di noi.al tempo stesso la bellezza anche fisica, ha una sua pluralità

  7. Margherita

    7 giugno

    grazie per il tuo commento. è difficile non provare amarezza, ma a volte basta sentirsi dire cose come quelle che tu hai detto a me per stare molto meglio.

  8. Giacomo

    9 giugno

    resta il fatto “politico” […] in questa società si viene spesso giudicati in base al proprio aspetto fisico o alle scelte etiche/estetiche rispetto al proprio corpo […]. Lì, più che l’educazione, la riflessione sui mass media e sul loro potere e così via, c’è poco da fare, il mutamento saràb lento.

    Mass media? Mutamento? Non e’ mai esistita una societa’ che non abbia giudicato le persone sulla base del loro aspetto fisico o delle loro scelte estetiche.

    Almeno non me ne viene in mente nessuna. TU hai qualche esempio, cercando nel tempo e nello spazio?

  9. Esther

    10 giugno

    Io la trovo una cosa molto maschile. Voglio dire, ho sempre trovato maschi che non sembrava vivessero solo per farmi sapere quanto ero brutta (soprattutto alle medie). Non erano della mia classe e neanche ci parlavo, ma se ci trovavamo nello stesso corridoio ci tenevano a dirmi che assomigliavo a una scimmia, che ero grassa ecc ecc. Magari anche le ragazze pensavano la stessa cosa, ma non ne hanno mai fatto ceno. Ecco, da cosa dipende: da una sensibilità diversa? Dall’educazione? Mettiamo che io incontri una persona (femmina o maschio non importa) che non incontra i miei gusti estetici. Al limite mi viene automatico pensare alla cosa, ma certo non andrei mai a dire “eh ma come sei brutta/o”. Mai nella vita! E non credo dipenda dal fatto che io sono stata “traumatizzata” dai vari commenti del passato. Io non mi permetterei mai e stop. Ma, dicevo, i maschi (certo non tutti) lo ritengono perfettamente legittimo.

  10. Ilaria

    10 giugno

    Certo, Giacomo, solo che a noi oggi capita di vivere in questa specifica società e dobbiamo fare i conti con il suo specifico immaginario. Ci sono sempre stati dei canoni di bellezza, poi non so se oggi rispetto al passato si dia a essa più importanza… l’impressione è che oggi forse rispetto ad altri tempi l’aspetto fisico conti di più però non so se sia solo un’impressione o meno.

  11. Giacomo

    11 giugno

    Mah, a me viene in mente il monte Taigeto.

  12. […] di femminicidio di Margherita Ferrari – Gli uomini non ti proteggono più di Margherita Ferrari – Cavare gli occhi alla persona che aveva osato scagliare contro di me la sua definizione egocentrica … di Margherita […]

  13. […] so che tendo ad apprezzare la vista di certe persone perché dai loro abiti o dalla loro postura capisco che hanno patito. Capisco quando sono creature impavide, e che hanno qualcosa di enorme da dire. Capisco soprattutto […]

  14. Pausania

    7 gennaio

    Per leggere sta roba era meglio se restavo su tumblr (la foto!)
    Taigeto sempre

  15. […] evitare qualsiasi tipo di contatto con gli uomini che periodicamente incontro sulla via di casa, che non mancano mai di invocarmi, fischiarmi dietro e talvolta seguirmi da una certa ambigua distanza, fino a che non mi fiondo […]

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