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Il conforto e le sfide della poesia – Andrea...

Il conforto e le sfide della poesia – Andrea Gibson Appreciation Moment

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Alla scuola dell’obbligo – le mie medie inferiori, in particolar modo – devo due significative opere di rimozione. La prima: nel raccogliere con costanza voti vergognosi in educazione artistica, imparai ad odiare ciò che disegnavo, per poi abbandonare alla prima occasione la mia scarsa collezione di matite. La seconda: quando mi costrinsero a scrivere poesie a comando, stando entro certi limiti formali e tematici, mi ritirai con violenza altrove.

Non potevo sopportare l’agilità con cui, dopo un o più pomeriggi di esperimenti falliti, “i compiti per casa” che consegnavo a scuola venivano bollati con un’insufficienza. Quello che avevo conosciuto come un campo libero da standard, classifiche ed esclusione era diventato sede privilegiata di noia, vergogna e ansia da prestazione.

Credo di aver smesso del tutto di leggere poesia dopo aver vissuto la congiunzione tra lezioni pedanti e aride di letteratura, compiti per casa che si rivolgevano con sistematicità a chi, diversamente da me, non scriveva mai di sua spontanea volontà, e l’aver constatato che le esperienze e i desideri che mi avrebbero forse ispirato la stesura di qualcosa di degno non erano adatti all’ambiente scolastico.

Solo di recente ho ricominciato a cercare attivamente il conforto e le sfide della poesia, dopo anni di assestamento nello stile che spesso si pretende scarno e scevro da metafore della letteratura scientifica.
Credo di essermi arresa, di aver abbandonato le mie corazze, il giorno in cui feci la conoscenza della voce di Andrea Gibson.

Ai miei occhi, i video che documentano le performance di Andrea Gibson – spesso registrati durante le competizioni chiamate poetry slam – funzionano per contrasto con tutto ciò che ho lungamente associato alla poesia. Vanno assorbiti senza pedanti soste analitiche sulla metrica. Sono densi di contenuto, e spesso veicolo di forti messaggi politici. Sono vividi, e gravidi di un’umanità disarmante.

A differenza di molta della poesia il cui studio mi è stato imposta negli anni, quella di Andrea Gibson è in primo luogo densa di messaggi destabilizzanti e fortemente critici nei confronti del sistema patriarcale e delle istanze di oppressione delle minoranze, i quali sono spesso veicolati dal richiamo a vicende personali e traumi passati.


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  1. ita

    7 maggio

    Esistono dei sottotitoli o delle traduzioni? Il mio inglese non è così progredito.
    Io comunque spezzo una lancia a favore della metrica, non è soltanto pedanteria 🙂

  2. Ele

    7 maggio

    Sottoscrivo per quanto riguarda l’inglese.

  3. Margherita

    8 maggio

    ho provato a cercare, ma non ho trovato nulla in italiano. esistono però delle trascrizioni delle sue poesie. magari così risultano più semplici

  4. Elisa_bett

    9 maggio

    Grazie per avermela presentata, non l’avevo ancora incrociata sul mio cammino 😉 ho visto solo il primo video, è una voce che ti afferra ti scuote e ti lascia spossata e senza forze. Non da tutti i giorni! Ma sicuramente approfondirò prossimamente <3

  5. Ilaria

    20 maggio

    Bello, anche se in realtà per scrivere una poesia non basta andare a capo ogni tanto. Questo non lo dico riferito alla poetessa che nomini ma a chi pensa di scrivere poesie senza conoscere il linguaggio e le regole poetiche e appunto semplicemente andando a capo dopo ogni frase o alla cavolo… (scusa, so che le precisazioni di questo tipo sono odiose ma amo il linguaggio poetico e non posso non intervenire, è più forte di me anche se con questo non voglio inibire i tuoi tentativi poetici (penso ai tuoi ultimi post)).

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