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Essere amici con i chilometri (e i minuti) contro

Essere amici con i chilometri (e i minuti) contro

Crescere ti sbatte in faccia un sacco di disillusioni sull’amicizia.

Ad un certo punto, non sai bene quando, scatta un interruttore nel tuo cervello e capisci che l’amicizia non sarà mai quella che pensavi fosse da bambina. Perdi la sicurezza con la quale definivi amica una persona, l’ingenuità con cui facevi piani in un lontano futuro, la fiducia assoluta nel raccontare te stessa, la certezza di essere presa se in caduta libera.

La verità è che ho avuto il cuore spezzato più volte dall’amicizia che dall’amore. E come ogni cuore spezzato che si rispetti, dopo essere stato buttato a terra e preso a pugni, calpestato e lasciato lì dolorante, ha iniziato a crearsi dei meccanismi difensivi. E qui entrano in gioco il cinismo e la disillusione.

Le trappole per topi che continuo a mettere via ogni volta, dimenticando ottimisticamente perché le avevo messe. E così finisco giù ancora, in mezzo alla polvere, puntualmente. Di amicizie finite o lasciate morire ne ho avute davvero tante. E data la mia natura malinconica, ci sono momenti in cui me le sento tutte addosso, tutte con i loro se e i loro ma, i loro forse e i loro però. A volte dimentico perché sono finite e immagino continuino ancora oggi, se le cose fossero state diverse. Tendo a vedere solo i momenti belli, come se quelli brutti non ci fossero mai stati. La cosa che mi mette tristezza più di tutte è pensare all’importanza che quella persona ha avuto per me in un dato momento, e poi, poco (o molto) tempo dopo, tutto va via. Non c’è più niente. A volte risentimento, a volte (la maggioranza) solo indifferenza. Cosa c’è di più triste dell’indifferenza?

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Nella vita mi sono scelta un mestiere futuro piuttosto difficile. Quello di sentire costantemente la mancanza di persone a me care. Viaggiare significa questo. Ma significa anche correre il rischio di veder morire alcune delle amicizie che credevamo più forti. Che sarà mai un po’ di distanza, pensiamo. Ma con i chilometri e gli oceani non si scherza e i rischi di attacchi di malinconia da perdita di amici aumentano proporzionalmente al numero di ore di volo che vi separano.

Che problema c’è, ci diciamo, se l’amicizia è vera reggerà. Ma se io non avessi voglia di testarla? Se ci tenessi troppo per rischiarla? Con alcune persone abbiamo un’amicizia talmente fisica e presenziale che è difficile trasporla su uno schermo e spazio digitale. Ci scriveremo sempre, c’è Skype, c’è Facebook, c’è inseriscinomedisocialnetwork, pensiamo. Ed è vero, ci sono. Ma c’è anche la vita reale, quella che scorre fuori dalla tua finestra, quella che, volente o nolente, ti travolge e ti trascina e i fatti iniziano ad accumularsi e diventano talmente tanti che alla fine avresti così tanto da dire che non dici niente. È triste ma succede anche questo.

Poi ci sono quelle amicizie che nascono inaspettatamente e proseguono altrettanto inaspettatamente. C’è un click da qualche parte e nessuno dei due mette in dubbio che siete amici. E magari vi conoscete online o in vacanza, non vi siete mai visti o vi si siete visti per così poco che la distanza la conoscete già bene. Si inizia da lì, e da lì si riparte. Non sempre, va detto. Ma alcune volte hai la fortuna che succeda anche a te.

Sono quegli amici con cui non parli per mesi, e poi un giorno saltano fuori inaspettatamente ed è come se fosse passato un minuto dall’ultima volta. Ci sono persone con cui il legame rimane nonostante tutto, la cui amicizia si è sviluppata e creata attorno a quel legame, quella fune, esposta alle intemperie ma che non si spezza.

Tuttavia, il mestiere rimane piuttosto rischioso. Ci sono domande a cui non riesco (o non voglio) rispondere. Tutte le amicizie e i rapporti che sto costruendo ora, all’università, sono storie che iniziano, ma che non hanno tempo di avere uno svolgimento come si deve perché non si hanno più anni a disposizione. Nella mia facoltà sei fortunato se riesci a fare due anni di seguito con una persona. Prima vai via tu (Erasmus), poi vanno via loro, poi magari vanno via ancora (o vai via tu di nuovo), e poi finisce, e ti rimane quel primo anno leggendario che non sai bene dove mettere. Un po’ come avere tutti questi promettenti incipit di libri senza riuscire mai a leggere la storia completa (Calvino docet).

Per cui mi chiedo, di quali di questi inizi riuscirò a trovare le pagine, sparse magari in giro per il mondo? Ma soprattutto, ci riusciremo? In inglese si dice “it takes two to tango” ed è vero: alcune cose si possono fare solo in due. Se la fune non viene tirata da entrambi i lati il legame si spezza e allora chi si è visto si è visto. Possiamo fare tutti i tentativi che vogliamo ma non servirà a nulla.
Crescere è anche accettare questo. Accettare che alcune amicizie sono perdute ed è impossibile recuperarle, per quanto si voglia.

La rassegnazione è triste e perciò è proprio una cosa da adulti. Tuttavia si può trovare del buono in tutto, anche in questo. Per esempio, io, con la professione che ho scelto, che mi porterà lontano non appena mi avvicino alle persone, devo già iniziare a rassegnarmi. Rassegnarmi alla mancanza, rassegnarmi alle chiamate su Skype, alle lunghe narrazioni dopo mesi di silenzio (che soddisfazione!), agli abbracci e i saluti in stazioni e aeroporti, alle cartoline e i regali via posta. Rassegnarmi alla malinconia di quando la fune si spezza, ma mai rassegnarmi allo spezzarsi, e provare almeno all’inizio a recuperarla. Almeno finché si può.
Rassegnarmi, insomma, alle amicizie a distanza e a tutto ciò che esse comportano: l’instabilità, l’insicurezza, la dipendenza da mezzi di comunicazione a volte fallaci. E sperare: sperare che funzioni. Che si voglia far funzionare tutto. Mettendo da parte l’orgoglio e le cretinaggini. Siamo amici. We’re in this together. Che sia per ora o fino all’anno prossimo, posso solo godermela e crederci. Ecco, direi che, come sempre, l’importante è crederci.

Illustrazione di Ester Rossi


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  1. Bonnie

    11 Dicembre

    Anche io mi sento così, magari perchè appunto iniziando l’università si comincia già a vedere che gli amici dei tempi delle superiori cominciano già ad allontanarsi e questo meccanismo comincia ad individuarsi…bel post!

  2. camilla

    11 Dicembre

    Quando una di quelle amicizie storiche” di cui ci si orna il petto(a mò di medaglietta scintillante) arriva al termine e sei giunta al pit-stop in cui ti fermi,rifletti e cominci ad accettare che “tutto scorre”,”così è la vita”, “checcevoifà” ecc;ci si consola pensando che è sicuramente un’esperienza comune all’intero genere umano(sì,anche per gli uomini-culo) ma quest’ accettazione “da grandi” non la metterei nella scatola degli apetti positivi,tanto meno in quella delle ‘dolci conquiste’.Semplicemente nella scatole del ‘prendo atto e vado avanti’. Forse la positività risiede nella capacità farsene una ragione, riuscendo comunque a mantenere un pò di magica e scintillante e speranzosa fiducia nel prossimo incontro che ti vivrai.

  3. Thulera

    11 Febbraio

    Ti capisco tanto. Non ho mai scritto qui, nonostante io legga spesso, ma tra tutti i temi fondamentali e profondi che vengono trattati, l’amicizia è in assoluto quello che mi sta più a cuore. Frequento l’università, sono stata un’erasmus, in tempi diversi dai miei amici. Ora siamo sparsi per l’Europa, e ne vado molto orgogliosa. I viaggiatori, le persone simili a me, si sono rivelate portatrici di amicizie più coriacee e salde di molte precedenti, con persone che vedevo tutti i giorni. Mi hanno sempre detto di essere infantile e chissà, forse per questo sono sicura che non accetterò mai che nessuna amicizia sia persa per sempre (anche se a volte sembra irrimiediabile). In questo caso, non vedo niente di male nell’essere infantile. Perciò ho un martelletto che cerco di usare ogni volta che mi spunta una ‘trappola per topi’. Essere sinceri ed aprirsi agli altri, per esperienza, allevia le ferite (senza cancellarle) meglio di ogni muro. Gli amici veri sono un dono inestimabile, e ne troverai – lo giuro – e dureranno per sempre. E anche quelli che non senti da tanto, quelli a cui non ti azzardi a scrivere perché ‘non si ricorderanno nemmeno di me’ molto probabilmente saranno felici di parlarti e riaccendere un’amicizia sopita. Abbi fiducia, il mondo è un bel posto (anche per i viaggiatori).

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