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Al cuor non si comanda, o forse sì: un viaggio nel...

Al cuor non si comanda, o forse sì: un viaggio nel poliamore

poliamore

L’abitudine uccide la passione, il dare per scontato uccide la relazione. Su questo, credo, potremmo essere d’accordo in molti, ma che cosa succede se decidiamo di non dare per scontate le formule relazionali “tradizionali” e di uscire, almeno con la fantasia e in un semplice gioco d’ipotesi, dal rassicurante modello monogamico al quale siamo, da secoli, abituati? Succede che entriamo in luoghi non ancora esplorati e battiamo sentieri che sembrano decisamente accidentati.

Lungo uno di questi sentieri ho incontrato il termine polyamory (poliamore in italiano) e ho deciso di avventurarmi nell’esplorazione di quella che potrebbe sembrare la nuova frontiera del “diverso” relazionale. Partiamo dalle basi: il termine poliamore indica, come da etimo, un tipo di relazione amorosa multipla. Attenzione, primo avvertimento: amorosa non necessariamente o esclusivamente sessuale. La prima comparsa di questo neologismo viene fatta risalire al 1990, quando il termine venne utilizzato nell’articolo A bouquet of lovers (cliccate qui per alcuni articoli sul tema) ma, come ricorda Wikipedia, già Charles Fourier aveva descritto (nel suo Il nuovo mondo amoroso) rapporti di tipo poliamoroso nel 1967.

I poliamorosi si suddividono in tante sottocategorie, fra le quali ricordo a titolo di esempio i polifedeli, i poligami, la coppia aperta, le relazioni miste (in cui un partner è monogamo e l’altro no). All’interno della grande famiglia dei poliamorosi rientrano dunque tipologie relazionali molto differenti e che hanno o meno, a seconda delle diverse culture, un riconoscimento legale. In Europa attualmente l’unico paese ad offrire uno status legale alle relazioni multiple è l’Olanda che permette le unioni civili fra più persone. Nel resto del mondo la situazione è molto varia: molte società africane e orientali (in particolare di matrice islamica) prevedono la poligamia legale, mentre la poliandria è prevista soprattutto in contesti tribali arcaici, come fra gli Inuit canadesi.

Il poliamore tuttavia nasce come contenitore ampio e non fa riferimento a legislazioni o credo religiosi specifici. I valori fondanti della relazione poliamorosa sono la fedeltà (da intendersi non come fedeltà sessuale, ma come rispetto delle regole assunte all’interno della relazione: patti chiari amicizia lunga, direbbe qualcuno), la lealtà, l’onestà, il dialogo e il non possesso. Già a partire da questi elementi risulta difficile equiparare, come sovente è stato fatto, le relazioni poliamorose allo scambismo o alla semplice promiscuità sessuale. Indipendentemente da qualsiasi giudizio di valore siamo in mondi diversi, ma chi sono i poliamorosi? Quali personaggi popolano questo universo? In un paese dove la prima risposta al nuovo è la censura e la diffidenza è una reazione di gran lunga preferibile alla condanna a priori, ho deciso di andare direttamente al cuore della questione ed intervistare due poliamorosi (Alessandro e Jade) che pazientemente hanno deciso di rispondere alle mie domande*.

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Prima di tutto grazie mille per la disponibilità. Vado subito al dunque e parto con la prima domanda: che cosa significa per voi poliamore e come declinate il vostro essere poliamorosi?

Alessandro: Per me? Parecchie cose differenti. Principalmente, essere sinceri: non credo che si desideri una sola persona, sempre, e preferisco che la mia compagna me lo dica e si viva il desiderio. Preferisco negoziare, modulare, decidere. Sapere. Diciamo che è una scelta di libertà, e la libertà (mia, e altrui) ha un costo. Anche: non venire lasciato per un altro, non venire sottoposto allo shopping comparativo sentimentale, “se voglio lui non posso volere te”. Certo, e se ti piace il sushi, non può piacerti il ragù alla bolognese, sono io che sono un diverso e mi piacciono entrambi (e il curry verde tailandese, per di più). Vuol dire anche avere (quando ce l’ho) una relazione principale, ma anche permettermi di conoscere persone nuove e scoprire dove ci porta l’interazione, senza avere un muro frangifiamma di “ho una compagna, possiamo ballare assieme ma non baciarci” o anche “non possiamo ballare assieme”. O anche “non possiamo esistere contemporaneamente sullo stesso pianeta perché alla mia compagna l’idea che esistano altre donne non piace”. Cose del genere.

Jade: Il mio essere poli significa principalmente vivere relazioni autentiche e lasciare che ognuna di queste di evolva e cresca in maniera spontanea e senza troppi preconcetti, aspettative e proiezioni. Quello che mi godo di più dell’essere poli è proprio assaporare ogni relazione per quello che è in maniera diversa. Quindi magari con una persona la cosa più autentica che si sviluppa è vedersi per quattro week-end all’anno per fare delle passeggiate nei boschi e con un’altra vedersi tutti i giovedì per guardare un film di un regista stranissimo che non piace a nessun altro e così via. Quello che ricerco è proprio l’autenticità. Quindi non fare le cose perché si deve o si pensa che si debba, o perché è giusto così, o perché lo ha fatto tizio o caio – ma perché c’è un vero sentire autentico che viene da dentro di te. Per esempio: preferisco mille volte che una persona disdica un appuntamento 5 minuti prima di incontrarmi se per caso gli è cambiato l’umore o semplicemente non ha più voglia di vedermi. Quello che non voglio è fare cose per obbligo. Non ne vedo proprio il senso.

 

Quando siete entrati in contatto con l’universo poliamoroso e come avete scoperto di essere poliamorosi?

Alessandro: La metafora che utilizzo è di norma l’essere un ragazzo omosessuale cresciuto in un paesino isolato nell’800. Ovvero ho sempre (circa, dai) saputo che c’era qualcosa che non andava, che desideravo/accettavo qualcosa che gli altri consideravano assurdo, ma credevo che fosse semplicemente qualcosa di strano in me. Chiesi alla mia prima ragazza di dirmi se aveva storie con altri, in quanto preferivo sapere invece che venire ingannato. (E preferivo che usasse il preservativo, e decidere se c’era qualcosa che non andava tra noi). E ovviamente, a 18 anni, mi rispose che ero matto. Ho scoperto del concetto di poliamore attorno ai 23-24 anni, grazie alla Santa Internet. Tramite articoli su hacking e open source, ovviamente.

Jade: Il mio primo grande amore a 19 anni era un guru del Colorado, capellone, hippy, che voleva fondare una comune. Con lui ho provato subito a stare in relazione aperta e devo dire che ne ho subito visto i vantaggi e svantaggi. Vantaggi: avevo un sacco di tempo per me stessa ed i miei viaggi e che non sentivo la pressione di fare cose che non mi andava di fare. Svantaggi: lui aveva un’altra relazione che gestiva malissimo con problemi di comunicazione e alla lunga pesava anche su di noi. Però è stato un buon esercizio per me di lavoro sulla gelosia; mi sono accorta dopo qualche anno che io ero molto più poli di lui e che in fondo era una cosa che io cercavo molto più di lui. Fondamentalmente l’idea mi ha sempre stuzzicata perché sono molto indipendente, viaggio molto e l’idea di stare con un ragazzo mi ha sempre dato un po’ di senso di soffocamento – più che altro per gli obblighi che comporta.
Fin da ragazza le mie relazioni migliori sono state quelle in cui ci lasciavamo un sacco di libertà e sono quelle che sono durate alla fine 10-12 anni con legami molto profondi nel tempo. Quindi per me è stato più che altro un accettare questo mio modo di relazionarmi. Direi che più che scoprire di essere poliamorosa ho scoperto di non essere per niente monogama! Questa è stata la grande scoperta. Dopo aver tradito tutti i miei fidanzati sono arrivata ad un punto in cui ho detto “basta, non voglio più dover tradire”. Non ha senso. Ci deve essere un altro modo. Nonostante tutte le mie amiche mi dicessero “No no, tradisci, e non dire nulla mi raccomando, si fa così!”. Anche quelle sposatissime, cattolicissime, con il vestito bianco e l’anello con un diamante nuovo per ogni anno che stavano con il marito, cornuto!

 

Immagino che alle spalle della vostra presa di coscienza poliamorosa ci sia stata una profonda riflessione e una messa in discussione del concetto di “normalità” così come proposto dalla società in cui viviamo. Quali sono state le difficoltà che avete incontrato in questo confronto con voi stessi? Avete avuto problemi nell’accettarvi in quanto poliamorosi?

Alessandro: Stranamente, accettare me stesso è sempre stato facile. Dico, per questo, mica per tutto il resto. Farmi accettare da amici e altri (soprattutto compagne, al tempo in cui ci provavo) invece è stato un lavoraccio, con infinite conversationi su: “Sì, posso essere innamorato e non *sessualmente* geloso” e “no, resto così anche se la *amo veramente*” e compagnia cantante. Inoltre, ho ovviamente passato lunghi periodi a chiedermi se “in questo modo non avrò mai una relazione duratura, meglio far finta di essere ‘normale'”. Perché trovo molto bella l’idea di invecchiare assieme a una persona. Per altro, sia per questioni politiche che religiose che di genere, non trovo la normalità una categoria molto accogliente. Accettare il non credere in Dio e il non essere molto a mio agio nella maschilità italiana è stato *molto* più difficile del poliamore. Il poliamore, almeno come concetto, mi è sempre parso ovvio.

Jade: Si – per me è stato un lungo percorso. Sono cresciuta prima con una mamma sola in una comune in Svizzera, poi ci siamo trasferite in Italia (Bologna) quando avevo 8 anni per vivere tutti insieme amorosamente sotto una capanna di paglia (si fa per dire) e fare la famiglia ‘normale’ – che poi comunque normale non era, per gli standard bolognesi. Non entro in particolari, ma anche solo essere ‘donna’ per me in Italia non è mai stato facile per cui non mi sono mai sentita molto ‘normale’. I miei primi problemi con la normalità sono sorti a 8 anni quando alle famose scuole sui colli di Casaglia di Bologna venivo chiamata ‘barbona’ perché avevo degli scalda muscoli peruviani fatti a mano e non gli stivali firmati della Timberland – tra l’altro ridicolo, visto che ora a Bologna vanno molto più di moda gli scalda muscoli fatti a mano. Ironia.
Comunque a parte gli scherzi, per me essere fuori dalle norme è sempre stato la norma. La difficoltà più grande per me è stata avere amici, un gruppo, una comunità di persone con cui condividere. Per cui stavo molto sola e viaggiavo molto in posti che mi piacevano. Finché un giorno ho detto “Ma ci saranno altri come me a Bologna?” e mi sono letteralmente messa a chiedere a ogni amico che avevo se conosceva qualcuno che stava in coppia aperta, finché qualcuno non ha detto sì. E gli ho chiamati. Erano una coppia. Siamo diventati amici, ed eravamo già in 3. Poi abbiamo continuato la ricerca finché non ci siamo trovati in tanti. Avere un gruppo di riferimento, amiche con cui parlare di questi temi è la cosa che mi è mancata di più crescendo. Ora che c’é un bel gruppo di persone in Italia mi sento molto più serena.

 

I vostri amici e famigliari sanno della vostra scelta? In caso positivo, come avete presentato loro il vostro percorso e come hanno reagito?

Alessandro: I miei amici da più tempo, quelli storici, sono passati da “è lo strano” a “passerà, è solo una fase dopo una relazione di 6 anni con una isterica gelosa infedele” a “è fatto così, gli vogliamo bene”. Un paio hanno iniziato a praticare. Tutti gli amici degli ultimi 8 anni mi hanno conosciuto quando già esplicitamente poli, ergo, mi hanno accettato così dall’inizio (o non accettato, e non sono miei amici). I famigliari, per lo meno i genitori, lo sanno, cosa introdotta pian piano, con “ma la tua morosa lo sa che hai passato la notte con X?” “Sì, lei l’ha passata con Y” “Ah”. (pausa significativa) Al momento, accettano increduli. Ogni tanto mi chiedono se “con questa, come ti comporti?”.

Jade: Sì – ora lo sanno tutti. Qualche anno fa nascondevo questa cosa perché lavoro con i bambini e non volevo che si potesse fare l’associazione poliamore-sesso-bambini quindi poliamore-pedofilia. Però ora credo di avere la tranquillità di non avere niente da nascondere ed essere in buona fede. Mi sono anche stufata di dovermi adattare io al mondo esterno e fare finta di essere come devo essere. Credo che sia venuto il momento anche per il mondo esterno di adattarsi al fatto che ci sono modi diversi di stare in relazione. Le persone che mi conosco spero che mi stimino per come sono e anche per questo. Se qualcuno non rispetta questo mio stile di relazione preferisco non essergli amico, sinceramente. Come non mantengo amicizie con chi ancora crede che essere gay sia una malattia. C’è un detto di uno scrittore per libri per bambini che mi piace molto ma non riesco a tradurlo in Italiano: Those who mind don’t matter, those who matter don’t mind. La mia famiglia lo sa. Nessuno si è sconvolto. Del resto ci hanno sempre incoraggiato a fare di testa nostra e non accettare le cose come sono quindi è anche colpa loro!

 

Credete che ci sia un’ostilità di fondo nei confronti dei poliamorosi? E se sì, a che cosa ritenete possa essere dovuta?

Alessandro: Vivo a Berlino, dove chi non è poli si scusa e spiega che al momento non se la sente. In Italia, nel complesso, trovo aggressività da parte di: a) chi avrebbe voluto farlo, e al solito odia chi fa quello che lui/lei non si arrischia di fare e b) chi lo fa di nascosto, e non vuole essere messo/a in dubbio sul suo modo di relazionarsi. Considerando la fatica che si fa ad essere omosessuali, o a viversi i comportamenti non-normati, credo sia dovuto all’intero impianto sociale. Forse le cose stanno cambiando, ma non so, non ho il polso delle evoluzioni in 30 anni.

Jade: No, in Italia, ostilità non credo – solo ignoranza, tanta. E mancanza totale di supporto e sostegno per chi è poli. Quindi se ti trovi in una situazione difficile, i tuoi amici difficilmente ti daranno consigli poli, ma diranno “Beh, sei poli, è normale che hai dei casini”. Quindi empatia zero. Per questo è utile avere un gruppo di riferimento. E poi credo che ci sia tantissima paura. Quasi mai sento ostilità, ma paura di quello che facci,o tantissima. Molte persone con cui mi confronto devono dirmi che non funzionerà perché hanno paura e devono convalidare il loro stile di vita. Trovo che ci sia poca curiosità. A me verrebbe da fare domande, informarmi, chiedere, anche se poi non è una cosa che mi interessa, sarei perlomeno curiosa. Qui invece tropo che ci sia molto negatività e spesso in una discussione la prima osservazione è “Ma tanto non funziona!”. Passo molto tempo a San Francisco e questo mi aiuta a trovare quello di cui ho bisogno. In quella città trovo che la curiosità sia molto alta e generalmente quando parlo di me e della mia vita il primo commento è “Ahhh, interessante”.

 

Molti di coloro che criticano i poliamorosi sostengono che la loro sia una “non scelta di comodo”, che sia un modo semplice per giustificare l’egoismo relazionale e i tradimenti amorosi. Come rispondete a questa affermazione? E’ davvero “più semplice” la vita affettiva dei poliamorosi?

Alessandro: (appena smetto di ridere) Più semplice? Senti, se potessi premere un pulsante e farlo, diventerei monogamo. Più semplice. “Normale”. Una relazione affettiva è complicata: come può essere più semplice averne 5? Siamo umani: facciamo cavolate. Rimaniamo male per cose idiote. Feriamo senza volere. A più persone ti apri, più persone prima o poi ferirai senza volere, più persone ti feriranno senza volere. Resta il fatto che, dato quello che sono e credo e sento, questo è circa l’unico modo. Ovviamente quindi il possibile è “più semplice” dell’impossibile, ma credo che sia una questione terminologica e scolastica.

Jade: Scusa anche io concordo con Alessandro – appena smetto di ridere! Sfido chiunque a gestire 3 o 4 o anche 10 relazioni simultanee con relativi su e giù emotivi, lunghe conversazioni perché qualcuno sta male, occuparsi del cane di tizio e andare a prendere il figlio di caio a scuola perché è malato o anche beccarti i pidocchi perché la madre del figlio del tuo nuovo partner non si è rifatta il trattamento! Ah ah ah! Più semplice dove? Poliamore significa per me più impegno, più consapevolezza e più presenza in ogni momento perché non si da per scontato nulla e le relazioni sono in continuo divenire. Quindi no, semplice no, un sacco di lavoro si, ma anche un generale benessere e serenità interiore. Perché alla fine posso essere autentica e sincera e dire quello che provo e sento e penso senza paure. E alla sera dormo meglio, anche se ho i pidocchi!

 

Alcuni credono che fra poliamorosi non sussista un vero e onesto rapporto sentimentale, che – insomma – non si possano amare veramente due o più persone alla volta e che il vero amore sia unicamente quello che unisce due soggetti in un rapporto monogamo. Qual’è la vostra posizione in proposito?

Alessandro: Rielaboro la domanda: “Alcuni pensano che respirare ossigeno sia una cattiva idea, in quanto provoca ossidazione nei tessuti. Visto che respiri ossigeno, qual’è la tua posizione?”. Sono esplicitamente poli da anni. Ho perso belle relazioni (che sono rimaste amicizie) perché l’altra persona non poteva accettare che io “avessi prima o poi, nel futuro, voglia di qualcun altro”. È una scelta in cui credo… o per lo meno, credo sia necessaria per me. Per cui: abbiamo amici a cui vogliamo bene? Genitori? Famiglia? In ogni momento ne amiamo solo uno? Ok, mi va di lusso che sono figlio unico: ma per chi ha fratelli e sorelle, chi è quello che viene amato “veramente”? E se i miei genitori mi amano, non si amano tra loro? E se parliamo invece di “amore con desiderio sessuale”, ok, se davvero esistono persone che non desiderano mai altri: wow. Rispetto. I miei amici più monogami hanno sempre e comunque tentazioni che rifiutano. Oltretutto: cosa è un “vero e onesto rapporto sentimentale”?

Jade: Per me amare veramente significa amare una persona per quello che è e per come è. C’entra poco con il sesso. Significa vederla così nella sua semplicità e complessità, accoglierla e sostenere l’altro ad essere esattamente quello che è, far vivere le passioni che gli bruciano dentro. Questo per me è amare e questo cerco nell’amore. Il sesso è una delle tante cose che si possono fare insieme per dimostrarsi amore. Ma ci sono tanti che fanno sesso senza amore e tanti che amano senza fare sesso. Io ho tanti rapporti amorosi non sessuali e questi mi hanno insegnato moltissimo ad amare e a rispettare i confini e i limiti dell’altro. Anche questo è amore. Accettare che l’altro abbia dei confini e poterlo amare proprio per questi limiti. Credo che molte dinamiche legate al sesso e monogamia (perché è la monogamia che usa il sesso come la misura dell’amore non il poliamore) siano legate al problema della paternità del figlio e a questioni di proprietà e comodità – quindi questioni politiche che poi ci sono state abbellite dai film di Hollywood e dall’amore romantico che è piuttosto recente. Una volta non ci si sposava per amore. Quindi la monogamia non è nata per tutelare due persone che si amano, ma per accertarsi che i figli propri rimanessero in casa: molto poco romantica come visione. Però ci siamo dimenticati ci questo negli anni. Consiglio la lettura “Matrimonio e Morale” di Russell che scriveva 100 anni fa ed è ancora – ahimè – molto attuale.

 

In un’ottica sociale, come pensate di poter vivere il tuo rapporto poliamoroso? Penso ad esempio ai riti di passaggio della vita “tradizionale” e alle occasioni ad essi legate; come vi comportate, ad esempio, se venite invitati ad un evento in cui tradizionalmente si va accompagnati dal partner se si ha una relazione?

Alessandro: Ci vado con la mia compagna principale (se ne ho una), o da solo. Considera che: a) non vengo invitato di norma a tali eventi, e se vengo invitato, mi annoio quasi sempre b) tendo al poliamore con relazione principale, quindi il tipo generalmente presentabile in pubblico. “Sì, è la mia compagna. Sì, abbiamo relazioni che vanno dall’amicizia all’affetto al sesso con altri, voi no?”

Jade: Generalmente faccio quello che mi fa di fare e vado ad eventi con chi mi va di andare. Ormai la mia filosofia è che sono tutti problemi di chi se li pone. Se qualcuno ha difficoltà a vedermi ad eventi diversi con persone diverse ed è confuso sarà un suo problema farmi domande. E generalmente alle domande tipo “Ma è il tuo ragazzo?” rispondo “Perché ti interessa saperlo?”. Perché fondamentalmente mi sono stancata di rispondere a questo tipo di domande per rassicurare i dubbi e le incertezze degli altri. Viviamo in un mondo dove tutto deve essere incasellato, capito, stabilito, chiaro, nitido. Alcune cose non lo sono e non devono esserlo. E a me l’ambiguità e l’incoerenza non hanno mai fatto paura. Se fanno paura a qualcuno mi dispiace e cercherò di rassicurarli se posso, ma anche non troppo. Quindi di solito faccio quello che voglio e poi tendenzialmente rispondo sul vago perché spesso la risposta non c’è. Quello che mi preme di più capire è perché le persone hanno bisogno di sapere con chi faccio sesso? Vogliono fare sesso con me? Vogliono loro fare sesso con altri e vogliono sapere come si fa? Cerco di andare dritto al punto, ma cambiare il mio stile di vita – no questo no.

 

Pensate che l’Italia, che ancora si arrovella sulla questione delle coppie di fatto e dei matrimoni gay, sia pronta ad una messa in discussione del legame monogamo (sia esso etero o omosessuale)? E se sì, da quale assunto politico e sociale partireste per avanzare una proposta di riconoscimento della legittimità delle unioni poliamorose?

Alessandro: Rivoluzione sociale? Trasferimento della sede ufficiale della Chiesa Cattolica a Malta? Non ne ho idea: io mi sono tolto dal contesto, non ho idea di come cambiarlo da dentro. In bocca al lupo. Per altro: data la mia ottica politica, l’unico motivo per cui mi interessa un riconoscimento politico di una mia unione è per eventuali figli, se serve a loro per avere un passaporto, quindi non ho problemi a sposarmi una americana per un passaporto sexy. Credo che le cose cambino piano piano. Spero. Credo che anche noi, con generazioni abituate ad apertura ed internet, ci stiamo spostando da un “lo fanno tutti ma non lo dicono” a un “perché farlo e nasconderlo?”. Ma forse mi illudo.

Jade: No, l’Italia non è pronta. Ma non sarà pronta finché non ci saranno le triadi e le famiglie poliamorose che fanno figli. Quando ci saranno le famiglie, allora si inizierà forse ad aprire gli occhi e cambieranno le leggi. Ma è sempre così nei cambiamenti: prima devono avvenire nella società e poi avvengono nelle leggi e nelle istituzioni. E’ come per i rapporti gay: in Italia, la maggior parte degli uomini gay non pensa neanche di fare una famiglia perché semplicemente dicono “non possiamo”. Quando più uomini gay faranno famiglie con donne amiche o adottando da single o trovando stratagemmi, poi le istituzioni seguiranno. Io credo nelle rivoluzioni di fatto, non sulla carta. La famiglia cambierà quando le famiglie cambieranno. Se facciamo tutti le stesse cose perché abbiamo paura, non cambierà un bel niente.

 

Quali sono i valori su cui si fonda la vostra/e relazione/i poliamorosa/e? Come rispondete a coloro che ritengono che i valori poliamorosi siano semplici giustificazioni di un comportamento “sbagliato” e “deviante”?

Alessandro: Ok, qual’è questo comportamento sbagliato? Le mie relazioni si basano sul dirsi le cose, l’essere sinceri (nei limiti del possibile). Sull’accettazione che, sì, desideriamo altre persone e no, non per questo devi scegliere tra me e lui. Sui compromessi, a volte, fatti per lo meno alla luce del sole.

Jade: Le mie relazioni si basano sull’autenticità del sentire e la comunicazione onesta e tantissima fiducia e rispetto per questi due valori. Non trovo niente di sbagliato nel mio modo di relazionarmi. Trovo sbagliato mentire, nascondere, manipolare, usare stratagemmi, non dire le cose, ingannare il proprio partner, tenere dei segreti per anni. Se c’è una buona comunicazione diretta e tanto rispetto la libertà dell’altro, io sono contenta. Ma sono cose difficili da praticare. Non trovo tante persone che ti dicono le cose come le sentono in faccia perché non siamo educati a farlo e perché manca molta consapevolezza. La maggior parte di noi non sa neanche esprimere il più delle volte come si sente. Quindi cerco tanta consapevolezza anche se solo ti porta a dire “non lo so”. Preferisco un “non lo so” a delle finte certezze.

 

A prescindere dalle difficoltà sociali che si possono incontrare, credete che la relazione poliamorosa sia più o meno appagante di quella monogamica? E -sempre secondo il vostro punto di vista- esistono differenze fra uomo e donna nella gestione e nella concezione del rapporto poliamoroso?

Alessandro: Per me, sì, altrimenti non lo farei. Per altri: non so. Dipende. Mi interessa la possibilità di esserlo, senza essere un mostro, senza combattere, senza giustificarmi sempre. Non credo sia meglio. È una relazione omosessuale più appagante di una etero? Beh, se sei omosessuale, direi di sì. Se non lo sei, probabilmente no.

Jade: Concordo con Alessandro. Per me è più appagante perché posso essere me stessa e mi sento bene. Posso dire quello che penso senza paure. Non mi devo nascondere. Nelle mie relazioni monogame mi sentivo soffocare e morire, perché nascondevo una parte di me, consciamente. Ora mi sento più completa, più me stessa, e più serena. Quindi per me è decisamente meglio. Posso essere quello che io chiamo ‘autentica’ senza timore, e questo è molto appagante.
Credo che una relazione monogama possa essere molto appagante se è quello che uno sinceramente desidera. La mia migliore amica che adoro è monogama e credo che per lei sia la scelta giusta. Sostengo la sua scelta, il suo matrimonio e credo che lei e suo marito saranno fedeli l’uno all’altro tutta la vita come si sono promessi perché è proprio quello che vogliono e ci sono arrivati dopo un lungo percorso. Per me non lo sarebbe.
Ci sono differenze tra uomo e donna nella gestione del rapporto in Italia perché ci sono differenze tra uomo e donna in Italia e basta. Perché ci sono ancora i ruoli di genere. A San Francisco nelle comunità poliamorose non ci sono queste distinzioni o non sono così marcate. Qui in Italia c’è ancora molto il sei uomo poli: trovi solo donne che si innamorano di te voglio sposarti fare bimbi ed essere monogame; sei donna poli: trovi solo uomini che voglio scopare e basta e credono di aver trovato la gallina dalle uova d’oro Stupidissimo e noiosissimo a mio avviso.
Questo semplicemente perché le donne sono ancora molto educate a cercare marito, a sistemarsi, e gli uomini a scopare in giro e andare a raccontarlo al bar. Sembra stupido ma questa mentalità è ancora profondamente dentro di noi. Donne che si mantengono, fanno carriera e immaginano di crescere un figlio sole ce ne sono ancora pochissime. Mia madre era una di queste e negli anni ’70; le femministe le dicevano di abortire perché l’uomo doveva prendersi le sue responsabilità! Per fortuna ha fatto di testa sua e non ha abortito!

 

Attualmente in quale situazione sentimentale siete? Avete fatto fatica a far comprendere al/ai tuo/i parter/s la vostra visione dell’amore e del legame affettivo/sentimentale? Siete felici della vostra scelta?

Alessandro: Felice della scelta? No, ti prego, voglio smettere ma non so come, dobbiamo fondare la Poliamoristi Anonimi, fermate questa tortura, vi prego… Ehm… No, dicevo. Faccio quello in cui credo e che mi fa stare, di solito, il meglio possibile. Sono anni che una persone diviene mia partner solo se è poli, o se lo accetta. (Ok, c’è una relazione che ha smesso di finire da pochi mesi in cui lei prima ha “accettato”, poi mi ha sempre fatto capire come soffrisse e come sperasse che le cose cambiassero. Visto che la amavo, non è stato facile accettare che no, siamo amici, non possiamo essere di più. Lezione imparata). Comunque: ne ho principalmente due non impegnativissime, alla luce del sole, che si conoscono tra loro. Alcune amiche/ex compagne che a tratti ritornano amanti per un po’. Le ultime relazioni tentativamente principali non sono andate da nessuna parte, rapidamente. E sono felice di poter dire ad una mia compagna “domani sera forse ho un appuntamento con questa interessantissima ballerina svedese”, e ricevere un cenno di complicità, non un segno di paura.

Jade: Sono molto felice della mia scelta – anche se è dura a tratti – ma sono felice. E’ da tempo che non cerco di far comprendere la mia visione dell’amore ad altri ma cerco persone che la condividono e basta. Ho provato a far comprendere ma è come parlare di “Dio”. Non è una cosa che si spiega. O la senti questa modalità tua, o non la senti tua. Non puoi chiedere a un gatto di nuotare nell’acqua insieme ai delfini. E’ dura. Mi è successo, ma consiglio di non farlo e ho smesso da tempo. Al momento ho un partner con cui ho una relazione non-sessuale, che conosco da 3 anni; è gay e stiamo programmando di fare una famiglia. Ho cinque altri partner, quattro uomini e una donna che considero importanti e che frequento più spesso, con cui faccio molti programmi tipo andare in vacanza, e che sento regolarmente. E altri amanti occasionali.

Alla fine di questa serrata intervista molte domande sorgono spontanee: chi di noi non ha mai provato una delle sensazioni descritte da Alessandro e Jade? Davvero i monogami vivono in maniera “naturale” l’adesione ai principi sui quali si fonda il loro tipo di relazione? La monogamia è il modello “migliore” o è soltanto uno dei modelli praticabili e, forse, quello che nei secoli si è rivelato più efficace per il mantenimento dell’ordine sociale?
E se i presupposti che hanno portato all’affermazione del modello monogamo sono legati alla conservazione della prole, alla sicurezza della donna, alla difesa del gruppo familiare/tribù/comunità, siamo sicuri che attualmente sia ancora l’unica chance per conseguire questi obiettivi? Perché per la società contemporanea il tradimento (soprattutto se seguito dal pentimento e dal ritorno alla coppia) è ritenuto accettabile, mentre l’idea di un tipo di relazione che si basa sull’onestà completa e la responsabilità del dialogo costante no?
Meglio cornuti e beatamente ignoranti che poliamorosi in continua autodefinizione? La monogamia esiste per un bisogno “naturale” della specie umana o questo bisogno “naturale” si è modulato a sulla base di secoli di consuetudine? E la consuetudine è davvero una norma accettabile in campo affettivo?

* Ringrazio la redazione del sito poliamore.org per la preziosa collaborazione


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  1. Paolo1984

    4 settembre

    Natura, cultura, storia tutti noi siamo un intreccio di queste tre cose ed è inutile separarle con l’accetta, e non vuol dire che siamo schiavi o incapaci di decidere.
    Per quanto mi riguarda, forse sono raro tra gli uomini italiani ma “scopare in giro” non mi attrae, non mi attraggono le relazioni occasionali (ma uno/a ha tutto il dritto di viversele se vuole)..e sì a costo di essere considerato un dinosauro credo nella monogamia 8nonostante tutto), nella fedeltà reciproca (anche sessuale) e anche nell’amore romantico (e Hollywood non è il Male)..non mi interessa se qualcuno pensa che siano cose superate. Penso che il matrimonio d’amore sia sì relativamente recente come diffusione ma che sia un progresso e che una relazione amorosa non sessuale non sia una relazione amorosa (poi uno/a può chiamarla come vuole), sia semmai una forte amicizia (che è una cosa stupenda, intendiamoci, ma secondo me non è amore)..per come la vedo io ci può essere”sesso senza amore” (ma una storia d’amore può anche iniziare come una storia di sesso), ma non “amore senza sesso”..sarò limitato ma la vedo così.
    Quanto al tradimento..si può perdonare o no, sono scelte..ci sono coppie che riescono a ricucire la fiducia, che tornano insieme altre no. Dipende, ognuno fa le sue scelte. Anche la gelosia..se un amore è sincero ci si fida l’uno dell’altro e l’eventuale gelosia è tenuta a bada. E confesso di avere molto rispetto e ammirazione per chi riesce a rimanere fedele (anche sessualmente) alla persona che ama (e che lo ama) pur provando attrazione sessuale anche per altre persone. E’ così che spero di comportarmi se e quando avrò una relazione amorosa
    Non ho nulla contro chi è poliamoroso, non penso che siano tutti superficiali o egoisti (non più e non meno di chiunque e se sono felici così va benissimo, ma affermare che consapevolezza, libertà, sincerità, fiducia, “autenticità” (questa parola che usano tutti..) sono una esclusiva del poliamore mentre invece i monogami sarebbero tutti “schiavi delle consuetudini” e non diventano poliamorosi “per paura” no non mi vede d’accordo.
    Ognuno si viva la propria affettività monogama o poliamorosa, il romanticismo ecc.. come crede e senza giudicare “meno autentico” chi non vuole o non vuole più per sè quello stile di vita.

  2. Marta Conte

    4 settembre

    Concordo con Paolo184, l’unica cosa che traspare, per me, è che i poliamoristi sono tanto ottusi quanto i monogami. Capisco che le minoranze e le maggioranze siano in contrasto ed inevitabilmente in conflitto, e questo è l’ennesimo esempio di come le prime legittimino la loro ragion d’essere basandosi, se non fortemente quanto meno in gran parte, sulle inadeguatezze degli “avversari”. Senza capire che così facendo non si arriverà proprio a nulla (chiedetelo ai gay, che, giustamente, hanno lasciato la meschina mentalità del “siamo meglio di voi” agli etero).
    Mi sembra più interessante considerare l’eventualità che i rapporti poliamoristi siano la naturale conseguenza dell’implosione (con relativo amalgamarsi) di due macro-categorie di rapporti (esclusi i familiari, owiamente): l’amicizia e l’amore (inteso come rapporto che comprende il sesso). Mi chiedo se il poliamorismo stia prendendo così piede perché sempre più persone non sanno più come relazionarsi con il prossimo, ed il sesso viene elevato a (chiedo scusa per l’orrenda definizione) “merce di scambio”, intesa come modo rapido, veloce e abbastanza inequivocabile per creare rapporti più o meno profondi. Non voglio certo rinnegare l’intrinseca natura di persone che sono “genuinamente” poliamoriste, anche perché il discorso “autentico poliamorista/falso poliamorista” è probabilmente una frattura che andrà a crearsi nel tempo senza bisogno del mio aiuto. Tuttavia, la domanda resta.

  3. Titty

    4 settembre

    Non mi sembra che il poliamore sia una novità culturale, da come viene descritto dai praticanti mi sembra semplicemente l’amore libero sessantottino. Molto legato all’idea marxista di libertà, ossia non possesso di un “bene” privato. La novità, forse, sta nel non sposare questa ideologia con quella politica.
    E’, comunque, un articolo interessante, che mostra una realtà idilliaca: tutti i partner sono felici per l’arrivo di un nuovo partner, anche se non è il tuo. Insomma, essere felici se una delle persone che amano trova un altro amore, che ovviamente non esclude quello che condividono.
    Teoricamente è basato su una felicità continua, anche perché se ci sono più persone che possono farti felice, le probabilità che tu lo sia aumentano.
    Di mio solo una cosa non riesco a capire: ma dove le trovano persone di cui innamorarsi? Nel senso che io trovo molto difficile incontrare una persona un minimo interessante, figuriamoci 5.
    Scherzi a parte, ben venga chi riesce a innamorarsi sempre. Solo per questo, ha tutta la mia invidia.

  4. Ilaria

    5 settembre

    Concordo coi commenti precedenti e aggiungo una cosa che non vale solo per la situazione descritta qui: quanta smania di etichettarsi al giorno d’oggi! Forse perché suona carino definirsi “poli” ma in realtà queste situazioni, come tante altre, sono sempre esistite solo che fino a poco tempo fa non c’era bisogno di “brandizzarsi” aprendo un sito internet con l’etichetta “poliamore” o di definirsi “poli” sentendosi alternativi. E questa cosa dell’etichettamento vale davvero per tantissime situazioni che sono sempre esistite, magari nel modo ambiguo, sfumato e complesso che attiene all’esistenza umana, e oggi bisogna renderle marchi, definizioni, bandiere. Pensiamoci…

  5. elisa

    5 settembre

    Ilaria purtroppo a volte etichettare uno stile di vita, un pensiero, un modo di essere, è necessario per poter ottenere rispetto e comprensione dagli altri. Anche io odio le etichette perchè tendono a mettere paletti, ma in fondo il termine poliamore, non mette grandi paletti (vedi la definizione esatta su http://www.poliamore.org). Se ci pensi anche il termini monogamia è un’etichetta, ma nessuno se ne lamenta, e sai perchè? perchè è un’etichetta data per scontata…che trovo ancora peggio.

  6. Ilaria

    5 settembre

    Ma no, Elisa… nessuno va in giro a definirsi “io sono mono”. Qui c’è un autoetichettamento di persone che decidono di definirsi “poliamorose”. Ma non hanno inventato niente di nuovo e tra l’altro non vedo davvero nessuna discriminazione verso chi conduce quello stile di vita che è molto di moda oggi. Oggi è molto più strano essere monogami rispetto a amare più e diverse persone.

  7. Skywalker

    5 settembre

    Dico solo una cosa, moralista lo so, ma il termine “poliamore” è una roba così sgraziata che arriva secondo solo dopo “omoaffettività”*.
    Io sono per la monogamia perchè fondamentalmente sono una persona pigra e mi piacciono i “patti chiari”, per cui o sei con me o contro di me.
    Detto ciò sono d’accordo con Ilaria sulla necessità – un po’ sul filone controculturale/subculturale – di appiopparsi un’etichetta per comodità. Cucirsi addosso uno stereotipo, qualunque esso sia, che a suo modo è rassicurante perchè ci si riconosce in qualcosa. Peccato che una eventuale “crisi di identità” in questo contesto non viene vissuta come un fase del processo di maturazione ma come un tradimento nei confronti dell’idea che sia ha di sè stessi. Voglio essere impopolare ma noto che la brandizzazione massima s’è raggiunta proprio col termine “gay” – motivo per cui etero e gay non si capiranno mai – che non indica affatto l’essere omosessuale dal punto di vista scientifico (cosa che il termine etero esclusivamente significa) ma appunto è un brand “controculturale” che indica un vero e proprio lifestyle. Per cui individui “gay” ascolteranno certa musica e non altra, indosseranno certi brand e non altri, guarderanno certi film, navigheranno su certi siti etc, frequenteranno certi locali. Un target commerciale.

    Con gli “etero” non è possibile operare questa semplificazione (molto spesso etero viene usato al posto di familismo) proprio perchè in ballo ci sono due generi che si scornano da secoli per trovare un giusto equilibrio e non è affatto così semplice ridurre etero ad un target commerciale (l’eterna lotta tra gli action movie ed i film romantici, invertiti che a me piacciono gli action)

    *terribile, detto così sembra proprio una patologia, del tipo: “sai ho scoperto di essere omoaffettivo”, “ma no davvero e da quando? E quanto tempo ti rimane?”. No perchè dire omosessuale è troppo scientificamente palese, omoaffettivo ha un che di perbenista ed ipocrita, il tanto che basta per voler passare inosservati.

  8. caterina bonetti

    8 settembre

    Mah…forse perché ho condotto l’intervista, ma non mi pare che i poliamorosi si autodefiniscano come migliori o peggiori dei monogami, anzi in più passaggi dell’intervista sottolineano la “bontà” di entrambe le scelte a seconda di inclinazioni, periodi di vita e sentimenti delle persone interessate. Credo sia invece molto importante ragionare sul termine “poliamore”: potrebbe trattarsi di un brand, certo, ma le riflessioni possono solo basarsi su un termine e su definizioni, altrimenti non si sa “di cosa si sta parlando”. Certo relazioni simili al poliamore esistono da centinaia e centinaia di anni, ma proprio a partire dai dubbi (più che leciti) di Marta sul significato di tali relazioni credo siano necessari distinguo e discussioni approfondite. Dire che il poliamore è solo frutto di una crisi dei rapporti e dei problemi di un’epoca in cui il sesso è vissuto come merce di scambio sarebbe come dire che, data la moda dell’essere “bisex” fra le teenager, i bisex sono solo un “termine commerciale” e per lo più si tratta di persone indecise fra la parte da interpretare nel rapporto. Per qualcuno può anche essere, ma per altri no. Insomma…penso che oggi come oggi non si possa prescindere da una definizione non tanto per avere delle etichette, ma per poter meglio comprendere un fenomeno antico, tuttavia in corso di ridefinizione.

  9. Caterina bonetti

    8 settembre

    Comunque (al di là che mi scuso per lo stile convulso, ma sono un po’ bollita ah ah) preciserei una questione rispetto al commento di Ilaria: nessuno si definisce monogamo perché è il “dato assunto”. Così come nessuno fa “coming out” con amici e parenti dicendo “ehy sono etero”. Si assume che, in una condizione normale, una persona sia eterosessuale e monogama (almeno nel mondo occidentale). Si assume anche che se ha relazioni extraconiugali siano più o meno celate, comunque etichettate come tradimenti o scappatelle, cose di cui pentirsi e da troncare. Quello che affermano i poliamorosi è che si possono amare più persone e che questa sia una scelta, da dichiarare proprio per uscire dallo schema precostituito di “tradimento-amante-martito/moglie ufficiale”. Non una rivendicazione del tradimento ma il suo annullamento. In fondo la libertà di dire “io amo due persone” e questo alla luce del sole. Molte cose nella nostra società sono date per scontate: che le bambine giochino con le bambole e maschietti con le macchinine, che le donne facciano figli (e quante devono giustificarsi se a 40 anni non ne hanno e non ne vogliono nonostante fatto che siano, ad esempio, sposate), che due persone che stanno insieme da tanto si sposino o vadano a convivere…invece penso che si debba iniziare a dare molto meno per scontato e a ragionare per bene anche su questi temi “esistenziali”.

  10. Bianca Bonollo

    8 settembre

    Vivi e lascia vivere, sempre e comunque!!! Solo una considerazione pratica: vedo difficile regolamentare (da un punto di vista giuridico e dei diritti) situazioni del genere… Non so se sia una risorsa già disponibile da qualche parte, ma sarebbe interessante vedere e capire le proposte concrete su come dovrebbero essere le istituzioni per accomodare questi poliamori. Unioni? non unioni? poli-unioni? comunione-divisione di beni? e i bambini, a carico di chi? solo della madre? di tutti? di un partner? di qualcuno? …Caterina, aspettiamo un altro articolo in merito 😉

  11. Guido Gentile

    8 settembre

    Riporto una frase dell’articolo in cui è presente un’incongruenza:
    “La prima comparsa di questo neologismo viene fatta risalire al 1990, quando il termine venne utilizzato nell’articolo A bouquet of lovers ma, come ricorda Wikipedia, già Charles Fourier aveva descritto (nel suo Il nuovo mondo amoroso) rapporti di tipo poliamoroso nel 1967.”
    Sempre su Wikipedia, si specifica che “Il nuovo mondo amoroso” è un testo pubblicato postumo nel 1967, ben centotrent’anni dopo la sua stesura.
    Charles Fourier morì a Parigi il 10 ottobre 1837…

  12. caterina Bonetti

    8 settembre

    Si mi sono espressa male. Intendevo ovviamente l’anno di edizione del testo.

  13. Paolo1984

    9 settembre

    anch’io sono per il vivi e lascia vivere. Si può ragionare su tutto, ovviamente poi ognuno vivrà l’affettività e le relazioni nelle maniere, considerate “tradizionali” o no, che ritiene. Detto questo, se una coppia che sta insieme da tanto decide di sposarsi o convivere..sarà scontato o meno, ma io sono felice per loro così come faccio i miei migliori auguri ad una persona che vuole un figlio (senza criminalizzare chi non li vuole) e consolo un amico/a che è stato tradito o ha avuto una delusione amorosa.
    Sul tradimento bè mi pare ovvio che dipenda dai valori della coppia, tradimento (con conseguente rottura o riconciliazione) si ha solo nel caso la coppia dia importanza al valore della fedeltà reciproca anche in ambito sentimental-sessuale altrimenti non c’è tradimento se uno si innamora e/o va a letto con un altro poichè fin dall’inizio si è concordi sul fatto che la relazione non prevede quel tipo di fedeltà pertanto non c’è nessuna rottura della fiducia reciproca. Ovviamente io preferisco il primo modello di relazione (è il più diffuso? Vabbè) ma entrambi sono legittimi

  14. Linda

    5 ottobre

    Darsi un “etichetta” secondo me è importante per riconoscersi parte di una minoranza, o di un gruppo sotto-rappresentato, e ti permette di trovare persone simili a te, che come dice Jade nell’intervista aiuta a non sentirsi messi ai margini e soli. Inoltre permette di formare gruppi che possono portare avanti le istanze che sentono più importanti, di lottare insieme per essere più liberi, vedi ad esempio il caso degli omosessuali. Ovviamente le etichette lasciano il tempo che trovano, e ci sono differenze all’interno dei movimenti che ricadono sotto la stessa etichetta, ma hey siamo umani e siamo tutti diversi! Se si partisse dal rispetto reciproco, indipendentemente dalle scelte personali di ognuno, non ce ne sarebbe bisogno, ma finché ci saranno omofobi, razzisti, anti-femministi, ecc non potremo esimerci dal definirci omosessuali, black, femministi, ecc

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