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Ada Lovelace and the Adding Machine

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Ada Lovelace abbandonò questa terra durante l’inverno dell’anno del Signore 1852, raggiungendo quel luogo molto molto lontano di forma circolare, dove siamo state anche noi un paio di volte.

A diciassette anni, Ada si era guadagnata l’appellativo di Incantatrice dei Numeri. Fu il matematico Charles Babbage a ribattezzarla  così.

A detta della madre, i numeri l’avrebbero salvata dalla follia che le scorreva nel sangue. Temeva che potesse diventare come il marito fedifrago, quel signore dai mille nomi, il più noto dei quali è Lord Byron. La matematica l’avrebbe regimentata, contenuta.

Da piccola, Ada era scossa da frequenti emicranie e problemi alla vista. Forse già allora aveva visitato quel luogo molto molto lontano di forma circolare. Capito quale? Babbage l’aveva inteso quando le scrisse:

“Incantatrice dei numeri, dimentichi questo mondo e tutti i suoi guai e se è possibile, con tutti i suoi numerosissimi ciarlatani perché ogni cosa ha una breve durata”.

Ada amava la matematica, la bestia che avrebbe dovuto evitare che la sua mente prendesse il volo, ma fu solo sul suo letto di morte che la madre riuscì a contenerla. Forse credette di aver sedato quella che per anni le era parsa come avvisaglia di follia della figlia.

Ma era davvero follia? Talento e visioni le permisero di rompere le convenzioni che la volevano moglie, compagna, soprammobile grazioso. Con il passare degli anni, fu Ada stessa a darsi nuove qualifiche: poetical scientist, analyst (& metaphysician).

Ora è ricordata come la creatrice del primo programma informatico della storia. Immaginatelo: un algoritmo attraverso il quale programmare la macchina analitica, un calcolatore a schede perforate grande più del vostro monolocale, più del parcheggio di quel centro commerciale annegato nelle luci fluorescenti, più dell’Oceania intera. O forse no.

Molteplici erano le passioni di Ada. Il gioco d’azzardo, ad esempio, che visse come esperienza in bilico tra il rigore della procedura scientifica e l’istintualità della belva affamata. E gli uomini, ma solo quelli che sapevano riconoscere il suo genio.

La notte scorsa Ada è venuta a trovarmi. L’ho trovata seduta accanto al mio letto, quando il cigolio della vetrinetta della libreria mi ha svegliata. Indossava uno dei suoi abiti blu lunghi fino ai piedi, con piccole stelle color dell’oro ricamate sul corpetto. Stringeva tra le mani la mia copia dell’album eponimo di Major Organ and the Adding Machine. Se ne stava ben composta, senza proferire verbo. Siamo rimaste in silenzio per un po’, guardandoci di tanto in tanto. Nella quiete della notte riuscivo a sentire che Ada stava bene, ora che la sua casa era in quel luogo molto molto lontano. Dopo un po’, dato che non accenava ad appoggiare il cd sul comodino, le ho chiesto se voleva ascoltarlo con me. Mi ha risposto annuendo, così le ho fatto un po’ di spazio sul mio letto e lì siamo rimaste fino all’alba, con le orecchie vicino alle casse del portatile, per non svegliare le mie coinquiline.

Ada Lovelace from softrevzine on 8tracks Radio.

Major Organ and the Adding Machine – When Father Was Away On Business
Tunng – Mother’s Daughter
The Flaming Lips – The Magician vs. The Headache
Cats On Fire – Mesmer and Reason
The Apples in Stereo – Non-Pythagorean Composition 3
Violent Femmes – Add It Up
Television Personalities – Painting By Numbers
Minutemen – God Bows To Math
Guided By Voices – I Am a Scientist
The National – Ada
The Olivia Tremor Control – Combinations
Neutral Milk Hotel – Engine
Circulatory System – The Spinning Continuous
Yeah Yeah Yeahs – Machine
Camera Obscura – Tears For Affairs
Vivian Girls – Going Insane
Simon & Garfunkel – Roving Gambler (demo)
Sonic Youth – Doctor’s Orders
Cat Power – Good Woman
Jeff Buckley – Lover, You Should’ve Come Over

(img credits: the reconstructionists)


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