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Zines: Scritti rari su argomenti taciuti

Zines: Scritti rari su argomenti taciuti

Negli ultimi tempi mi sono appassionata ad un tema decisamente poco popolare, al punto che quando provo ad esprimere le mie opinioni a riguardo, non è raro che i miei interlocutori mi lancino occhiate sconvolte o esplodano in boati d’ira pudibonda. Ciò di cui sto parlando non è altro che la concretizzazione della malvagità del demonio: il pelo sui corpi femminili.

Come ho già spiegato in un post dedicato all’argomento (una parziale risposta a quest’altro scritto sul pelo ascellare), la questione pare ossessionare un gran numero di persone. Da un lato c’è chi dedica molto tempo, energie e denaro a sbarazzarsene, dall’altro chi reagisce con disgusto di fronte ad una gamba non depilata sotto ad una gonna svolazzante. Le eccezioni naturalmente esistono, ma restano rare.
Dato che il pelo è spesso descritto da sterminate distese di ragazze e donne cresciute come una persecuzione, ho cominciato a chiedermi come mai fosse così raro imbattersi nella discussione di questo tema sulla carta stampata. Eccettuati gli approfondimenti sulle nuove rivoluzionarie tecniche depilatorie che spesso si incontrato nei periodici “femminili” e qualche testo femminista molto molto di nicchia, non ho ricordi di scritti che affontassero la questione. In prima battuta, mi stupisce la disparità tra l’onnipervasività del fenomeno della depilazione e la mancanza di una riflessione a riguardo che vada oltre certa retorica un po’ stantia e spesso dipinta come il Delirio della Pelosa Femminista. Ma, a pensarci bene, il pelo sul corpo femminile è un qualcosa che, stando a quanto ci viene insegnato, va nascosto o rimosso. E’ dunque ragionevole che il discorso cada, se il rischio che si corre articolandolo è quello di svelare segreti che veri segreti non sono (“Anche le donne hanno bulbi piliferi!”), o di venire additata come l’incarnazione della Pelosa Femminita di cui sopra.

Ma, dato che a questo mondo c’è sempre speranza, permettetevi di segnalarvi una delle mie più recenti scoperte: le fanzine dedicate al pelo e alla depilazione. Come ho già osservato nella scorsa puntata, esistono fanzine più o meno su ogni singolo argomento che vi verrà mai in mente, quindi era ragionevole che anche quest’area dell’umano agire e dei nostri tanto dibattuti corpi fosse stata coperta. Ciò che mi ha stupita e, in taluni casi, deliziata, è la qualità degli scritti sull’argomento in cui mi sono imbattuta, prima a caso (all’edizione di quest’anno del Feminist Zine Fest di New York) e poi consapevolmente (nella sezione Zines di Etsy). Non è dunque corretto affermare che di pelo femminile si parli poco e male sulla carta stampata; è necessario sottolineare che nel mondo dell’editoria indipendente e autoprodotta esistono delle valide e accattivanti eccezioni.
Di seguito trovate una minuta selezione di fanzine che ho acquistato e letto mentre ero negli Stati Uniti e che affrontano in tre modi diversi la questione della presenza o assenza di peli sui corpi femminili e trans.

Femme à barbe (volume 1)
Femme à barbe è una fanzine collettiva curata da Jenna Bee. Non mento quanto affermo che questo primo volumetto di sole quarantatré pagine contiene quanto di più illuminante io abbia letto sui peli umani, e sia al contempo un’ottima antologia dedicata alla più ampia questione del controllo che esercitiamo sui nostri corpi, come reazione a pressioni esterne e come forma di autodisciplinamento, nonché al rapporto tra pelo e desiderio. La fanzine contiene dodici scritti, alcuni dei quali sono ascrivibili a forme della narrativa, mentre altri si presentano piuttosto come piccoli saggi. Devo dire che sono tutti scritti molto bene e assai gradevoli. Il mio preferito è opera di Guy Friday, un ricercatore trans che si occupa di fonti storiche in cui compaiono sante barbute. Femme à barbe contiene poi diverse storie di persone che, essendo o non essendo dotate di una barba, si sono trovate a combattere od assecondare un corpo cozzante con la visione dicomitica dei generi che permea la nostra società. Da un lato, ragazze e donne con barbe o baffi più o meno folti, spesso ostracizzate, medicalizzate e derise; dall’altro, storie molto eloquenti e degne di attenzione di persone transessuali quotidianamente tormentate dal problema della rimozione della barba e delle conseguenze sociali associate al presentarsi in pubblico esponendo tratti corporei e abiti ambigui, non chiaramente definitibili come maschili o femminili.

Furr zine (volume 1)
Furr è una 12 hour zine, ovvero una fanza realizzata nell’arco di tempo di dodici ore. L’autrice si chiama Midge Belickis. Il formato è abbastanza inusuale, in quanto consiste in un mezzo foglio A3 piegato come un piccolo depliant e copertinato con uno svolazzante foglio dotato di un foro. Come recita la prima pagina, questa fanzine è stata realizzata dalla prospettiva di una femminista che si depila regolarmente e che aveva voglia di analizzare il rapporto che, da donne, intratteniamo con il nostro pelo e con i nostri corpi in generale. La parte testuale della fanzine è abbastanza ridotta e spesso compare in formato collage all’interno di foto ed illustrazioni che ritraggono rasoi, ascelle, gambe e peli visti al microscopio. Lo scopo dell’autrice è chiaramente quello normalizzare il pelo femminile e di proporre la radicale idea che esso non sia indice di sporcizia o di trascuratezza, bensì una parte naturale della nostra corporeità. Come tante femministe oggi sostengono – e tra di esse c’è chi sceglie di depilarsi, chi di non farlo, chi di agire in base all’umore e le circostanze – sarebbe importante che il rapporto con il pelo femminile cambiasse e che fosse effettivamente possibile scegliere di conservarlo o meno, senza andare incontro ai più bassi insulti e a continue umiliazioni.

Stigma (volume 2 – Bodies)
Stigma è una fanzine collettiva curata dalla sopraccitata Midge Belikis (andate a recuperarvi i suoi lavori, è una donna piena di talenti). Essa contiene i contributi di quattro autrici a proposito di diversi tipi di stigma associati alle apparenze corporee. Non si tratta, dunque, di una fanza strettamente dedicata al tema del pelo sul corpo femminile, ma di un progetto più ampio che ingloba anche questo tema. Il formato è quello di un foglio A3 piegato in quattro parti. Come nel caso di Furr, all’interno di Stigma coesistono disegni, fotografie, testi. Ognuna delle autrici presenta uno stigma che ha vissuto in prima persona. Le loro analisi sono immediate e sintetiche, ma non per questo prive di profondità. Sullo sfondo si intravede il potere del messaggio del movimento riot grrrl e dell’abbandono della logica che ci vuole personalmente colpevoli di non incarnare irraggiungibili ideali di bellezza. La mossa che le autrici compiono è quella di decostruire la dimensione situazionale e sociale dello stigma loro attribuito, sottolineando la necessità di rispettare i nostri e gli altrui corpi, e ritrovando in essi una bellezza alla quale siamo spesso cieche.


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  1. chris

    27 luglio

    cara marghe sono un maschio etero per cui ti posso dire che effetto mi fa a me il pelo sul corpo di una donna per punti:
    la figa: in genere mi piace sia depilata che pelosa ma quando stan per ricrescere i peli mi fa incazzare duqne preferirei che le fighe non fossero depilate anche se da vedere son più ordinate ma non più belle alla fine…mi è capitato di vedere ragazze coi peli della figa fino a fare la riga fino all’ombelico come gli uomini…ti dirò che ho trovato molto sexy grattare i peli della figa sulla pancia (tipo grrrr!)
    le ascelle: l’ascella depilata è bellissima e se ha i peli molto meno però alla fine si sopporta anche coi peli tnto le donne in genere nonne han tanti…i peli delle negre ricciolini ricciolini mi piacciono un tot.
    le gambe: i peli nelle gambe non sono mai stati molto sexi ma alla fine spesso non ci fai neanche caso e se ne ha te ne accorgi quando sei già mezzo innamorato
    le braccia pelose della donna sono brutte e conferiscono un aspetto scimmiesco
    ma la cosa che più dispiace è quando li vedi nel buco del culo e allora lì ti scende…
    ma la cosa più brutta sono i peli in faccia se una ragazza ha i peli nella faccia non sempre mi piace…hai presente quelle tipe con quei pelozzi bianchi su tutta la faccia? sulle guance? ecco quel genere lì non ce la faccio proprio
    spero di esserti stato utile

  2. Margherita

    28 luglio

  3. Duccio

    28 luglio

    Gioco-partita-incontro per Chris

  4. lezbus

    29 luglio

    Chris..wtf?!

  5. Paolo1984

    29 luglio

    Al di là dei casi di scompensi ormonali gravi (se una donna si ritrova con la barbona c’è comunque un problema medico, e se non la vuole ha tutto il diritto di sbarazzarsene) e al di là dei miei “gusti estetici di maschio etero” che esistono ma nulla contano ai fini di questa discussione, io dico questo: una donna che si depila non è meno libera o meno emancipata di chi non si depila, non è per forza una che “insegue 8una bellezza impossibile”, ognuno decide come curare il proprio aspetto e che immagine dare di sè al prossimo (l’aspetto esteriore è la prima cosa che gli altri vedono di noi e che noi vediamo degli altri quindi non possiamo fregarcene), e gli stili di vita “tradizionali” o “maggioritari” sono rispettabili quanto quelli “alternativi” (senza contare tutte le possibili combinazioni tra ciò che è ritenuto “tradizione” o consuetudine e ciò che è alternativo), secondo me non è giusto giudicare la libertà di una persona da come si veste o da quanti peli si lascia crescere.

  6. Paolo1984

    29 luglio

    Comunque, il gusto estetico ce l’hanno gli uomini come le donne (e, fermo restando che la bellezza può essere ed è molteplice, certamente ogni società di ogni epoca ha i suoi criteri di bellezza femminile e maschile anche), tutti/e troviamo attraenti certe cose e non altre sia nei corpi altrui che nei nostri e non c’è niente di male

  7. Bianca Bonollo

    2 agosto

    Per caso ho appena trovato queste pagine, magari possono interessare quindi condivido:

    http://www.vice.com/it/read/vaffanculo-allelitarismo-peloso

    http://www.vice.com/it/read/una-questione-pelosa-a8n5

  8. Lisa

    15 novembre

    Questo articolo (e gli altri legati al tema) sono grandiosi! Grazie ragazze per scriverne e soprattutto per scriverne in questo modo:) (Peraltro le zines sul pelo sono una interessante scoperta)
    Io penso che alcuni abbiano(e anche leggendo commenti agli articoli correlati alla faccenda donnacumpelo) perso il filo del discorso. Almeno per come la vedo personalmente il dibattito non è tanto sull’estetica, quanto sul rapporto con il proprio corpo, il che sta a monte del fare una cosa perchè questione di gusto. La domande sono qui: Perchè lo faccio? Come mi sento quando lo faccio? E’ una scelta autonoma o c’è un condizionamento sotto, più o meno evidente? Qual è origine di questa pratica? Ci sono altre visioni sull’argomento? E se in realtà non mi piace farlo ma lo faccio lo stesso, come posso cambiare la situazione? Insomma il problema è l’impatto psicologico di una pratica che coinvolge tantissime persone. Focalizzarsi su “fate come vi pare, va ben tutto” o “trovo bello/sexy/non appettibile questo o quello” è un pò riduttivo. E con questo non voglio offendere nessuno! Nemmeno sminuire le opinioni degli altri.
    Il dibattito mi ha preso molto, mi ci rispecchio e più volte mi è capito di immaginare la possibilità di un mondo alternativo in cui veramente i peli non siano così malvisti. La pratica di togliere i peli giudicati superflui non è certo una novità di questo secolo, scommetto che se facessimo un’indagine nel passato, potremmo trovare esempi anche all’epoca Egizia. Eppure quello che secondo me è cruciale è il fatto che da un punto imprecisato in poi è diventata una specie di fonte di pressione sociale e psicologica nei confronti delle donne (e lo sta diventando anche per gli uomini) e questo è triste, per essere eufemistici.

  9. […] Revolution Zine, le nostre spillette e altre due splendide zine americane (Don’t Be a Dick e Femme à Barbe #1) che abbiamo deciso di far circolare anche dalle nostre parti, grazie a quelle meraviglie che sono […]

  10. […] Femme à Barbe #1 e Don’t Be a Dick sono entrambe zine americane che ho recuperato lo scorso anno alla Feminist Zine Fest di Brooklyn. Segnalarvele per il loro gran pregio non mi pareva abbastanza, dato che mi rendo conto di quanto possa essere difficile recuperarle. Ho quindi pensato che poteva essere il caso di farne un po’ di copie – grazie alle magie delle fotocopiatrici della mia università e del copyleft – e di renderle disponibili nel nostro negozio alla simbolica cifra di 1 euro. […]

  11. […] L’anno scorso ho avuto l’occasione di leggere due delle tue fanzine (Furr e Stigma #2) dedicate alla femminilità e al rapporto con il proprio corpo. Avevo già una certa familiarità […]

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