queer as folkQueer as Folk è un telefilm della normalità. Ora che l’ho detto posso dedicarmi con più serenità alla disamina di genere di questo serial americano (ma ne esiste anche una versione made in UK) datato ormai 2000.

La trama della prima stagione è piuttosto semplice e cercherò di renderla senza eccessivi spoiler che mi costerebbero una notevole serie di maledizioni: al centro della vicenda troviamo i tre protagonisti principali (Brian, Justin e Michael), giovani gay che vivono a Pittsburgh in Pennsylvania. Brian e Michael sono migliori amici sin dall’infanzia, ma hanno caratteri diversi e un diverso approccio alla loro sessualità: Brian è una vera e propria sex machine, capace di far cadere ai suoi piedi qualsiasi maschio; disinibito, festaiolo, vive una vita da eterno adolescente pur avendo 29 anni suonati. Michael è più riservato, ama i fumetti e sogna di aprire un coomic book store. Justin è un giovane liceale alla scoperta della sua identità sessuale, problematico come problematica è la sua famiglia, si confida soltanto con la sua compagna di classe Daphne. Dopo aver incontrato Brian in un locale e aver perso la sua verginità con lui inizierà ad intessere con lo “sciupauomini” una complicata relazione nella quale finirà per giocare la parte dell’innamorato poco ricambiato. Al loro fianco troviamo la coppia lesbica Lindsay/Melanie, amiche di Brian, padre in provetta del loro bambino.

Un quadro “irregolare” dunque, dove le coppie “normali” scoppiano a suon di complicati divorzi e dove l’amore, il sesso, la famiglia vengono declinati unicamente in chiave gay. Giammai un telefilm del genere potrebbe entrare a far parte del palinsesto di prima serata di una delle reti nazionali italiane. Giammai potrebbe sostituire il sano sesso occasionale di Sex and the city o i tradimenti intricati di Desperate Housewives e via dicendo. Il problema non è il sesso dunque e nemmeno l’ostentazione di una società in cui la morale monogama viene dipinta sempre più come perdente, in declino, portatrice in rari casi di happy end, molto più spesso di pianti e lacrime davanti a una vaschetta di gelato formato gigante. Il problema è la declinazione “sbagliata” del genere.

queer as folk
Osservando da vicino Queer as Folk ci accorgiamo che non si tratta di un serial particolarmente trasgressivo. Il sesso fa parte della narrazione (ma non appare nel titolo ad esempio e non tematizza in modo così marcato la vicenda), ma viene affiancato da tanti altri spunti legati, ad esempio, al tema della genitorialità (il conflitto genitori/figli adolescenti, la maternità e i primi mesi di vita del bebè con i conseguenti cambiamenti nella coppia…), al tema della malattia (l’accompagnamento, doloroso, di un malato incurabile, la vecchiaia incipiente dei cari…), dell’età che avanza e vede in alcune persone il rifiuto di “crescere” (siano troppo impegnate in storie da una notte e via o in estenuanti letture delle avventure dei supereroi).

Normalità dunque: persone normali che amano, soffrono, godono, hanno paura, fanno progetti. Il fatto che questo telefilm sia incentrato maggiormente su gay piuttosto che su lesbiche è a suo modo interessante: la società infatti tende a condannare con maggior vigore l'”alterità” sessuale maschile piuttosto che quella femminile. Due donne che si baciano, che fanno l’amore, che vivono assieme scambiandosi tenerezze possono creare un sottile disagio, raramente ribrezzo e condanna senza appello. La donna “virile” non è vista come un problema perché nel suo voler essere “altro” procede verso “il meglio”: dal sesso debole al sesso forte. Quale uomo tuttavia dovrebbe voler passare dal sesso forte a quello debole? La relazione fra due uomini gay viene ancora recepita, dalla parte più istintuale della società, come qualcosa di degradante. La domanda incivile che scatta di fronte ad una dichiarazione d’amore gay è “Chi dei due farà la sposa?”. Ciò che disturba il pubblico medio in Queer as folk non è l’ostentazione del sesso e di certo non può essere la narrazione di fatti banali del vivere quotidiano: quello che disturba è che questa “normalità” sia propria di persone giudicate “anormali”. Ci si aspetterebbe quasi che la persona gay vivesse in modo strano, disordinato, deviante, fuori dalla società. I personaggi di Queer as Folk invece sono degli integrati. Sono normali, hanno lavori normali, case normali, amici normali.

queer as folkQuando “deviano” lo fanno come farebbe qualsiasi banale eterosessuale: tradiscono, si ubriacano, fanno nottata, attaccano briga con qualche provocatore. La loro virilità poi non appare assolutamente intaccata. Sfido qualsiasi donna eterosessuale a guardare qualche episodio “piccante” del telefilm e non pensare, almeno per un minuto, che Brian non sia papabile come sex symbol o che Michael non potrebbe essere tranquillamente il fidanzato ideale, con i suoi modi gentili e il suo atteggiamento equilibrato. La carta vincente di questo serial sta nella sua assoluta banalità. Osservato da vicino Queer as Folk è originale solo per l’orientamento sessuale dei suoi protagonisti, diversamente sarebbe stato un serial scontato e di scarso interesse, uno fra i tanti.

La banalità di queste vicende però porta (o dovrebbe portare) a una domanda di fondo: in che cosa risiede la differenza nella mascolinità di questi personaggi? Che cosa caratterizza il maschio in sé? Abbiamo il macho, bello e dannato, mai vittima di amore e sempre pronto a spezzare cuori. Abbiamo il romantico educato, un po’ bambino un po’ amico del cuore. Abbiamo il ragazzo che deve maturare, alla furiosa scoperta di sé e della vita. Li possiamo definire diversi? Da chi? E in cosa risiede allora la supposta devianza del maschile gay? La risposta dovrebbe essere scontata, non abbastanza forse da permettere la messa in onda di questo telefilm in prima serata. Che qualcuno abbia ancora paura della normalità maschile di chi ama al maschile?