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STRESSED is just DESSERTS spelled backwards: ode a...

STRESSED is just DESSERTS spelled backwards: ode ai palindromi ed altre amenità

Prologo (il cui senso e scopo vi saranno chiari entro la fine dell’articolo):

M: Bella questa maglietta, ti sta bene!
C: Grazie, ma…è strano, pensavo non ti piacesse…
M: Certo che mi piace, perché?
C: Beh, sai quando ti ho mostrato una foto in cui la portavo mi hai detto che non ti piaceva! [C fa parte di quelle persone che, quando sono indecise su un qualche capo d’abbigliamento, si immortalano nei camerini per poi meditare sull’oggetto in questione, talvolta richiedendo pareri esterni, Nda.]
M: Ah, beh, sai, stavo, uhm, cercando di, ahem, DISSUADERTI dal comprarla – ne hai già così tante simili…

Quando ho saputo che il tema di questo mese sarebbe stato “1991”, la prima cosa che ho pensato è stata che nel ’91 avevo quattro anni; la seconda, altrettanto significativa, è che 1991 è un palindromo – un’osservazione simile a quando ci si accorge che sono le 13:31, o le 22:22, o che la data è 06.06 e si pensa “Che coincidenza!”, arrivando, in alcuni casi, ad attribuire al fatto particolari valenze scaramantiche.
Che siano o no di buon auspicio, i palindromi sono un argomento tanto interessante quanto inesplorato: una breve ricerca su Google ha fruttato risultati che non avrei mai immaginato, e di cui vorrei quindi rendervi partecipi.

Inizio, banalmente, dall’etimologia: palindromo deriva dal greco antico ed è un composto di palin (“di nuovo”) e dromos (“percorso, direzione”). Possono esserci parole palindrome, ma anche numeri, frasi e sillabe e, secondo Bartezzaghi, può esserci anche l’aibofobia, o paura dei palindromi – se ne soffrite, evitate di leggerne il nome nel senso opposto.
I palindromi sono diffusi in moltissime lingue, ma non saprei dire se siano o meno “applicabili” a tutti gli alfabeti (sto pensando, per esempio, agli ideogrammi). Uno dei più antichi e, sembrerebbe, noti palindromi è il quadrato del SATOR, contenente una frase che può essere letta in ogni direzione, e sul cui significato e simbolismo si sta ancora dibattendo (c’è chi sostiene sia un anagramma di Paternoster, chi insiste nel vedervi una svastica…).
Altri palindromi celebri sono 11 Luglio 1982, palindromo di 4587 lettere compilato da Giuseppe Varaldo, Penelope (sempre di Varaldo) e un palindromo di 5000 lettere, il più lungo esistente, ad opera di Georges Perec. Seguendo il link a 11 Luglio 1982, troverete altre chicche quali IN AMOR IO DIFFIDO I ROMANI (scritto, a parer mio, da un politico dimissionario), IL BURINO CON I RUBLI (Mosca ladrona! Secondo me è sempre lui), ALLA BISOGNA TANGO SI BALLA (potrebbe essere un’idea argentina per un flashmob) e infine il mio preferito:

AVIDA DI VITA, DESIAI OGNI AMORE VERO, MA INGOIAI SEDATIVI, DA DIVA.

Fra i palindromi stranieri, mi piacciono particolarmente DOGMA: I AM GOD, ma anche MAY A MOODY BABY DOOM A YAM? (Può un bebè lunatico maledire una patata dolce?) e DOC NOTE: I DISSENT. A FAST NEVER PREVENTS A FATNESS. I DIET ON COD (Nota del dottore: Dissento. Un digiuno non previene mai la grassezza. Seguo una dieta a base di merluzzo). Ne potete trovare altri qui.
Anche se fino a poco tempo fa ne sapevo ben poco, i palindromi ed io abbiamo una strana relazione; sarà che sono figlia unica e che per forza di cose (2) ho imparato a trascorrere molto tempo da sola senza annoiarmi; sarà il fatto che a casa dei miei La Settimana Enigmistica arrivava, e continua ad arrivare, religiosamente ogni venerdì; sarà che da sempre ho la tendenza a pormi interrogativi tanto astrusi quanto irrilevanti, e “Perché alcune parole si possono leggere da entrambi i versi?” è uno di questi; ma il succo del discorso è che da molti anni i palindromi esercitano su di me un certo je ne sais quoi.
Uno dei primi palindromi che ricordo mi arrivò sotto forma di bigliettino, passatomi dal banco davanti e accompagnato dal sussiegoso imperativo di scoprire il segreto contenuto nella frase, è questo:

ALLE CARTE TALLENI LÌ NELLA TETRA CELLA

Un palindromo, ma non uno qualsiasi! Una frase intera, quando il massimo in cui mi ero imbattuta fino ad allora erano bazzecole tipo “osso”, “otto”, “Anna”- non me ne vogliano le Anna (o gli ossi, o gli otto), ma non si può competere con il vago occultismo di questa frase! Intendo dire, cosa sono queste carte Talleni? Perché si trovano in una tetra cella? E cos’altro, o chi altro, c’è insieme alle carte? E via di film mentali, di prigioni umide e buie, di vecchi prigionieri che sono gli unici a conoscere il segreto delle magiche carte Talleni… (2) Ve l’ho detto, passavo un sacco di tempo da sola a farmi domande cosmiche.
Potrei anche raccontarvi del mitico 45154, numero telefonico di un’emittente locale, che segnò l’inizio di una lunga stagione di dediche e richieste musicali quantomeno imbarazzanti. Fu grazie a questo numero che scoprii che in spagnolo i numeri palindromi si chiamano capicúa, una nozione che, ne converrete, andrebbe inclusa in ogni curriculum scolastico che si rispetti. Sempre a proposito di numeri palindromi, non posso tralasciare il 20. 02. 2002, data palindroma in cui sarebbe caduto il trentacinquesimo compleanno di Kurt Cobain, che mi sarei sicuramente impegnata ad onorare se non fossi stata immersa in uno spleen adolescenziale tale da assorbirmi completamente nella stesura di scritti che guardavano al presente con desolazione e al futuro con… non pervenuto. Risale pressappoco a quella data l’inizio del mio période noir, contraddistinto da un abbigliamento quasi integralmente nero e dalla spasmodica ricerca di uno smalto per unghie anch’esso nero (che trovai, ci tengo a dirlo, nell’ottobre 2003 in un supermercato di Brečlav, in Repubblica Ceca, alla faccia delle commesse super snob delle profumerie italiane che mi dicevano disgustate “Ma non va più di modaaah!!!” (3))

Da un paio d’anni a questa parte, ai palindromi verbali si sono affiancati, stabilmente e senza far rumore, i palindromi visivi: bianco-nero-bianco-nero-bianco, oppure rosa-beige-rosa, o ancora bianco-rosso-bianco-blu-bianco-rosso-bianco. Quelli visivi sono, se possibile, la più alta espressione del mio amore per i palindromi, nonché una spia che denuncia la mia tendenza agli estremi, perché quelli che io chiamo, eufemisticamente e con affetto, “palindromi visivi” il resto del mondo li classifica come “maglie a righe”, o breton top, o, a voler essere chic, marinière.

Bianca a righe nere, nera a righe bianche, bianca a righe rosse, blu a righe bianche, a righe grosse, a righe sottili, a maniche corte, a maniche lunghe, di cotone, di lana… Ad essere onesta, non so nemmeno io quante maglie a righe abbia, e non credo di volermi cimentare nella conta. Sono arrivata a pensare siano una transizione dal nero totale dell’adolescenza, o meglio, che ne siano il corrispettivo nei miei anni “twenty- something”. Molti dei miei vestiti rimangono comunque neri, ma su questo nessuno ha da ridire: forse si sono ormai rassegnati. Le maglie a righe mi piacciono, mi divertono, mi permettono di illudermi, quando le indosso, di avere uno charme e un’eleganza tipicamente francesi di cui, ahimè, non credo essere provvista. M può tentare di dissuadermi, se vuole, ma il mio non è consumismo ne’ collezionismo, e non è nemmeno mania compulsiva; io soffro, semplicemente, di passione per i palindromi – o dovrei forse chiamarla ailifilia?

Nota al titolo: per amor di precisione, stressed/desserts non costituisce un palindromo, bensì un bifronte, in cui una parola, letta nel verso opposto, forma una parola diversa ma comunque di senso compiuto.

Altre note:

1) Si parla di fattori come pochi vicini di casa con figli della mia età, ma anche la mia innata simpatia, evidente fin dall’infanzia.

2) Dalla chat di Facebook, Valeria mi fa notare che Talleni potrebbe in realtà essere un “t’alleni”. Vorrei quindi complimentarmi con lei per la sua intuizione: la mia mente altamente suggestionabile non ha mai previsto che il bambino sussiegoso potesse essere anche un po’ sgrammaticato. Addio, misteriose carte Talleni, e avanti con la briscola!

3) Sono le stesse che si affrettarono a laccarsi le unghie di Black Satin non appena Chanel lo lanciò nell’autunno 2006


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  1. Gabriele

    7 giugno

    mi permetto di citare il blasfemo palindromo

    “è dio lo gnomo mongoloide”

  2. Martina

    7 giugno

    i miei palindromi preferiti sono “i topi non avevano nipoti” e, per ovvie ragioni, “e poi martina lavava l’anitra miope”

  3. Chiara Puntil

    7 giugno

    Lo gnomo mongoloide…L’anatra miope….Meravigliosi. Semplicemente meravigliosi. Grazie a entrambi!

  4. elisa

    8 giugno

    bellissimo. Ma sul serio non c’eri arrivata al “t’alleni”??? Il migliore è lo gnomo, comunque, l’ho sempre detto io!

  5. Chiara Puntil

    8 giugno

    ehm, Elisa, sul serio. Infatti quando Valeria me l’ha suggerito sono caduta dalle nuvole (e sentita un bel po’ stupida,anche). Ma io ero sicura che fosse il nome delle carte, tipo i Tarocchi….

  6. […] solo fuggire, colonna sonora grunge e new wave, senso di alienazione tipico dell’adolescenza, palindromi, un certo stile anni ’90 nei costumi, Flowers in the attic, bianco e nero ruvido ma poetico. […]

  7. Elettra

    13 luglio

    Palindromo latino: “In girum imus nocte et consumimur igni”, cioè “andiamo in giro la notte e ci consumiamo al fuoco”. Da quando l’ho scopeto il mio preferito, anche perchè ovviamente lo si riferiva a demoni e streghe medievali…

    P.S. Abbiamo una passione in comune

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